Rifondazione comunista di Perugia

Rifondazione comunista di Perugia Pagina ufficiale della Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Perugia

27/08/2026
Condividiamo l’intervento del Segretario Regionale Franco Cesario in merito al recente dibattito sulla cultura Woke.Buon...
27/08/2026

Condividiamo l’intervento del Segretario Regionale Franco Cesario in merito al recente dibattito sulla cultura Woke.
Buona lettura

Consigliamo la lettura di questo articolo di Stefano Galieni, responsabile dipartimenti immigrazione del Partito della R...
22/08/2026

Consigliamo la lettura di questo articolo di Stefano Galieni, responsabile dipartimenti immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista.

C'è il dato politico, forte, di una Europa arroccata e pavida, ostaggio di un establishment che, in nome della conservazione del potere, smembra le identità e declassa i corpi a merci.

Lo dicevamo all'inizio della globalizzazione, a Genova, che ci sarebbe stato meno posto per la pace in un mondo dove le merci possono girare liberamente, a differenza delle donne e degli uomini, ed eccoci qui.

Ma questo articolo muove anche da una riflessione sul nostro tempo, cercando categorie che parlano più alla storia che alla cronaca.

Ed ecco che all'incrocio tra i migranti, detti Dublinesi, l'universo di Joyce e del suo Ulisse, lo Jetztzeit (il tempo ora) di Benjamin, si incardina un elemento essenziale del nostro passaggio su questo mondo.

E dentro la consapevolezza di essere un prodotto del mondo in cui viviamo, a chi vole vedere si impone la responsabilità di riconoscere che, dentro una vita che non abbiamo scelto interamente, esistono momenti nei quali siamo chiamati a scegliere.

La Storia ci chiederà dove eravamo mentre il Mediterraneo era diventata la rotta marittima più pericolosa al mondo e il trattato di Dublino una macchina repressiva di un regime decadente.
Buona lettura.
transform italia

UN TRANSFORM AL GIORNO

Ulisse si è fermato a Dublino

Fanno indignare, più delle dichiarazioni spuntate del governo Meloni ed accoliti, le reazioni di troppi, sedicenti, progressisti, in merito a quanto sta avvenendo ai cosiddetti “Dublinanti”. Riavvolgiamo il nastro. Il Regolamento Dublino, uno dei pilastri repressivi su cui si regge la fortezza Europa, nelle sue diverse versioni aggiornate come i programmi informatici, stabilisce che il paese in cui una persona proveniente da contesti extraeuropei e che chiede forme di protezione, sia obbligato a farlo nel primo Stato UE in cui approda. Rattrista come il regolamento porti il nome della città in cui è nato uno scrittore come James Joyce, il cui capolavoro, L’Ulisse, rappresenta l’essenza di un mondo, interiore ed esteriore, privo di confini. La destra italiana considerava il regolamento, unicamente come un elemento che penalizzava l’Italia, scaricando sulle sue frontiere un alto numero di “clandestini”. Ovviamente ometteva di ricordare che, con tale dispositivo in vigore, i governi che si sono succeduti, hanno ricevuto sostanziose risorse da Bruxelles. Negli scorsi anni l’Italia risultava essere il quarto paese per numero di arrivi ma saldamente al primo posto per le risorse ottenute e opacamente utilizzate. Chi ha tentato negli ultimi 20 anni di abrogare tale regolamento, partiva da un altro approccio e veniva tacciato di idealismo o di furore ideologico. Con l’entrata in vigore del Patto immigrazione e asilo, festeggiata come una immensa vittoriai da alcuni dei soci della Maggioranza – la destra più estrema si è opposta considerando il Patto troppo morbido – è partito un boato trionfalistico, “Abbiamo ottenuto che ora l’Europa ci rispetti e si mostri più solidale”. Probabilmente, magari per errori di traduzione – capitano – non si è capito che ogni meccanismo “solidaristico” nella redistribuzione dei “pacchi”, o “carichi residuali”, in arrivo, non sarebbe stato obbligatorio e che chi non voleva accogliere poteva evitare di ricevere simili impegni pagando la modica cifra di 20mila euro per persona, pardon per pacco. Dopo la sceneggiata propagandistica su Ceuta, il Patto ha dato i suoi frutti amari. Uno dopo l’altro, i “paesi solidali”, hanno annunciato o iniziato ad attuare il rimpatrio in Italia di chi ci era transitato, avvalendosi anche delle nuove procedure. Prima del 12 giugno, se trascorrevi almeno 12 mesi in un Paese che non era quello del tuo primo approdo, potevi fare richiesta d’asilo, oggi devi restare invisibile per almeno tre anni.
La destra ora tace, ma alcuni commenti beceri giungono da alcuni esponenti di una sedicente sinistra che, sentendo già l’odore del sangue della campagna elettorale, non hanno mancato il bersaglio: “Per colpa di Meloni ora arriveranno migliaia, decine di migliaia di persone che avevano trovato posto autonomamente nel resto d’Europa”. Beh, accettare questo terreno è un segnale pessimo. Significa non voler marcare una reale discontinuità col passato, anche su questi temi. Non voler proporre una alternativa agenda politica. Un approccio, non solo strumentale ma che nega l’evidenza dei fatti. A tentare i viaggi non sono oggetti (pacchi), ma soggetti, che partono con una meta. Ciò che resta di una famiglia, amici, persone con cui ricostruire il presente per pensare al futuro. C’è una volontà, anche nella disperazione, di voler definire un proprio progetto di vita. E invece di lanciare un messaggio di oscena contabilità, si provi a dire altro. Si provi a dire che chi arriva in Italia, o in Spagna, Grecia, Slovenia, arriva in Europa e deve poter scegliere dove andare, non essere spostato come un ingombro fastidioso. E i governi dovrebbero essere obbligati ad accettare quelli che in gergo si definiscono “spostamenti secondari”, ne gioverebbe a lungo andare anche la capacità di costruire reale convivenza e non forme di marginalizzazione. Prendersela con l’attuale governo è più che giusto, non avanzare proposte realmente innovative risulta scomodo. Forse perché il Patto europeo è stato approvato dai socialisti di tutt’Europa tranne – va detto – che dai rappresentanti del Pd che non vi trovavano le necessarie garanzie umanitarie. Forse perché la comunanza di vedute fra socialdemocratici danesi e il governo Meloni è solo la punta dell’iceberg di un’egemonia culturale e politica delle destre europee contro cui si ha paura ad alzare la voce? Eppure, bisognerà alzarla la voce. Apprezzando la scelta del governo spagnolo di non rimandare in Italia nessuno, va riaffermato il diritto di chi arriva a scegliere una propria collocazione e quello di chi è già presente in un Paese, in cui si è costruito una propria rete e una propria sicurezza, a potervi restare, magari senza dover ricorrere unicamente – ne abbiamo già parlato a proposito della giovane Abdirisaq Warsame – all’asilo ecclesiastico. Se l’Europa non ragiona su questo, può arrancare proponendo Patti, accordi, muri, fili spinati, centri di detenzione delocalizzati e qualsiasi altra ricetta. Ma non avrà futuro.

Stefano Galieni

14/08/2026

𝐓𝐄𝐑𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐕𝐎𝐒𝐓𝐑𝐀.

Quando perfino la Prefettura richiama formalmente alla necessità di mantenere durante le sedute del Consiglio comunale un contegno coerente con il decoro dell’organo assembleare, non siamo più davanti all’ennesima polemica di Palazzo Spada.

𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐀 𝐔𝐍 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐎.

Da troppo tempo Terni assiste a provocazioni, scontri e sceneggiate che nulla hanno a che vedere con il governo di una città.

E allora una domanda alla Presidente del Consiglio comunale Sara Francescangeli va fatta senza troppi giri di parole:

𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜?

Il richiamo della Prefettura è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio comunale. Ora quella Presidenza ha una responsabilità precisa: 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐥𝐚 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞.

E questo ruolo va esercitato nei confronti di tutti.

𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐑𝐄𝐒𝐎

Perché Palazzo Spada non è proprietà privata.

𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎 𝐵𝑎𝑛𝑑𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖.
𝑁𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎.

𝐀𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐧𝐢.

Una città che avrebbe ben altro di cui discutere: 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎, 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜, 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑠𝑡𝑟𝑖𝑎, 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑒, 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜.

E invece da troppo tempo il dibattito pubblico finisce per ruotare intorno al Sindaco, alle sue provocazioni e alle sue battaglie.

Chi governa può avere i numeri per comandare.

𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚.

Terni viene da lontano. È stata costruita da generazioni di donne e uomini con il lavoro, il sacrificio e la partecipazione.

E sarà ancora qui quando questa stagione politica sarà finita.

𝗧𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗩𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔.
𝗧𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗘̀ 𝗗𝗘𝗜 𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗡𝗜

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Terni

13 agosto 1926 - 13 agosto 2026: 100 anni dalla nascita di Fidel Castro.Un secolo. Una rivoluzione. Un’isola che è diven...
13/08/2026

13 agosto 1926 - 13 agosto 2026: 100 anni dalla nascita di Fidel Castro.

Un secolo. Una rivoluzione. Un’isola che è diventata simbolo in tutto il mondo.

A 100 anni dalla sua nascita, Cuba è ancora lì. Bloccata.
Bloccata da un embargo che Trump ha inasprito e che oggi Rubio difende a gran voce da Washington: più sanzioni, più isolamento, più difficoltà per chi vive sull’isola.

E mentre si ricordiamo 100 anni di storia, tornano a circolare voci di un’invasione via terra. Minacce che credevamo archiviate.

Si può discutere di politica, di economia, di diritti. Si deve!
Ma farlo mettendo in ginocchio un popolo con il blocco economico, o agitando lo spettro dell’intervento militare, non è politica. È punizione collettiva.

Oggi ricordiamo Fidel, ma soprattutto Cuba: un paese che chiede solo di vivere senza assedi.



  ❤️✊
09/08/2026

❤️✊

Oggi inizia a la Habana il 24esimo incontro dei Partiti Comunisti e Operai, che ha come titolo :«Difendere e onorare l'e...
07/08/2026

Oggi inizia a la Habana il 24esimo incontro dei Partiti Comunisti e Operai, che ha come titolo :«Difendere e onorare l'eredità della Rivoluzione cubana nel centenario della nascita di Fidel Castro e consolidare la solidarietà con la Cuba socialista, rafforzando le azioni congiunte e unendo le forze per la pace e contro l'aggressione imperialista».

Sarà presente, invitato dal partito comunista di Cuba, il nostro Segretario nazionale Maurizio Acerbo, al quale va' il nostro augurio di buon lavoro.

La solidarietà che ci lega all’isola è in questo momento più forte e impegnata a seguito delle azioni del governo fascista di Trump e Rubio che attraverso azioni disumane del blocco hanno stretto la morsa a livelli di un vero e proprio genocidio.

Dopo Gaza, gli USA lo stanno replicando su vasta scala a Cuba, provocando sofferenze ad oltre 9 milioni di abitanti dell’isola tra cui 15.000 bambini e bambine che necessitano di operazioni e medicine, e non possono ottenerle a causa del blocco, così come i 7000 container di merci bloccati nei porti del Caribe. A questo si aggiunge l’assenza dei rifornimenti petroliferi, che lasciano presagire un imminente intervento militare.

È ormai chiaro che Trump vuole prendersi Cuba, con l’intento di cancellare una rivoluzione simbolo di tutte le lotte di liberazione dei popoli del sud del mondo e dei poveri della terra.

La Federazione di Perugia è al fianco della rivoluzione e del suo popolo che non si è mai tirato indietro, aiutandoci durante il periodo del covid, inviando i propri medici per fermare la pandemia, e ancora oggi in Calabria grazie agli oltre 400 medici provenienti da Cuba si riesce a tenere aperti i pronto soccorso della regione ed i reparti.

Come diceva Fidel “Medici e non Bombe”

E noi siamo d’accordo!

Se ne va un compagno, uno di quelli che disegnava affreschi del nostro mondo con le parole.Fa buon viaggio Maestrone ✊❤️...
06/08/2026

Se ne va un compagno, uno di quelli che disegnava affreschi del nostro mondo con le parole.
Fa buon viaggio Maestrone ✊❤️

Francesco Guccini ha rappresentato una parte non marginale della storia, non solo musicale di questo paese. Con tante e tanti, e per diverse generazioni, le sue canzoni hanno costruito connessioni sentimentali profonde. Hanno raccontato di quotidianità e di amore, di Resistenza, movimenti, di Genova e Cuba, di storie di rivolta e di lotta. Buon viaggio Francesco verso l'ultima Thule.

𝐂𝐞𝐮𝐭𝐚. 𝐃𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 (𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚)Un po' di dati per chi vuole capire davvero...
03/08/2026

𝐂𝐞𝐮𝐭𝐚. 𝐃𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 (𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚)

Un po' di dati per chi vuole capire davvero cosa è accaduto a Ceuta, oltre la propaganda.

𝟏. 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨, 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞
Prima ancora della politica ci sono i corpi. Decine di giovani hanno perso la vita tentando di raggiungere a nuoto Ceuta. Sono 67 al momento, ma il numero crescerà. Possiamo discutere di frontiere, sicurezza e diritto internazionale, ma davanti a dei corpi restituiti dal mare dovrebbe prevalere il rispetto di fondo per una vita che non c’è più. Chi parte rischiando tutto non lo fa per capriccio: spesso fugge dalla mancanza di prospettive, dalla povertà o dall'impossibilità di costruirsi un futuro. E chi in cuor suo pensa che questo sia un bene è pregato a maggior ragione di leggere i seguenti punti.

𝟐. 𝐂𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬'𝐞̀ 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐂𝐞𝐮𝐭𝐚
Ceuta è un'exclave amministrata dalla Spagna ma situata sulla costa africana, circondata interamente dal Marocco. È un possedimento che affonda le sue origini nelle conquiste coloniali della Corona sp****la del XVI secolo e che il Marocco continua a rivendicare come proprio territorio. Per Madrid è territorio nazionale; per Rabat rappresenta ancora una questione aperta di decolonizzazione. Ignorare questo elemento significa non comprendere il contesto.

𝟑. 𝐍𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧'𝐢𝐧𝐯𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
In poche ore circa 60 mila di persone hanno tentato di raggiungere Ceuta, di queste circa 50 mila è rientrata rapidamente in Marocco. Altre seguiranno. Parlare di "invasione" permanente significa deformare la realtà. Si è trattato di una crisi improvvisa (provocata) e concentrata nel tempo, non dell'inizio di un esodo senza controllo.

𝟒. 𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐬𝐮 𝐒𝐜𝐡𝐞𝐧𝐠𝐞𝐧
Dal 2021 al 2026 l'Italia ha registrato 478 mila ingressi non legali in Italia, contro 234 mila della pen*sola iberica. Per questo appare paradossale evocare la sospensione di Schengen nei confronti della Spagna. Numeri alla mano dovrebbe essere il contrario. Sono slogan costruiti per il consenso interno, non proposte realistiche di politica europea. Le migrazioni si governano con accordi comuni, non con dichiarazioni propagandistiche.

𝟓. 𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐭𝐞𝐧𝐚𝐧𝐭𝐞
Il 9 luglio il Tribunale Supremo spagnolo ha modificato un equilibrio importante. È stata messa in discussione la prassi dei respingimenti immediati, le cosiddette "devoluciones en caliente", affermando il principio secondo cui chi arriva via mare ha diritto a un esame individuale della propria domanda di protezione. Questo comporta procedure, assistenza legale e tempi più lunghi. È probabile che questa novità abbia alimentato l'idea che attraversare il mare offrisse maggiori possibilità di restare sul territorio spagnolo, contribuendo all'aumento dei tentativi, purtroppo anche di quelli finiti in tragedia. Ed è altrettanto probabile che il governo marocchino abbia lasciato fare, proviamo a spiegare il perché.

𝟔. 𝐈𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐒𝐚́𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳
Il governo guidato da Pedro Sánchez rappresenta oggi una delle esperienze politiche più progressiste d'Europa. È sostenuto da una coalizione tra il Partito Socialista Operaio Spagnolo e Sumar, una formazione della sinistra alternativa che raccoglie l'eredità del movimento del 15M, quello degli Indignados, e che comprende il Partito Comunista di Spagna, esponenti provenienti da Podemos e altre realtà della sinistra trasformativa sp****la.
Per chi ha vissuto l'esperienza italiana dei movimenti, il 15M può essere paragonato, per forza propulsiva e capacità di coinvolgimento popolare, a ciò che avrebbe potuto rappresentare il movimento di Genova 2001 se non fosse stato spezzato dalla repressione. È anche per questo che il governo Sánchez è diventato uno dei principali bersagli della alt right internazionale e dell'estrema destra sp****la.

𝟕. 𝐋𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚
Il Marocco è uno dei principali alleati degli Stati Uniti e di Israele nel Nord Africa e i rapporti tra Rabat e Madrid sono in questa fase utilizzati anche come strumento di pressione diplomatica. Diversi osservatori hanno ipotizzato che il temporaneo allentamento dei controlli alle frontiere possa essere stato funzionale a mettere in difficoltà il governo Sánchez, offrendo alla destra nazionalista e post-franchista un potente argomento di propaganda. Vox, e il leader Santiago Abascal (il Vannacci iberico) è diventato in Spagna uno dei principali riferimenti dell'internazionale sovranista e dell'area politica vicina al movimento MAGA statunitense. Dietro questa crisi pilotata si stagliano le ombre di Trump, Musk e della destra europea. In questa lettura politica, la crisi di Ceuta non sarebbe soltanto una vicenda migratoria, ma anche un episodio dello scontro tra due modelli di Europa: quello aperto, sociale e democratico rappresentato dal governo spagnolo e quello nazionalista e identitario promosso dalle destre radicali.

𝟖. 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞
Negli ultimi anni i rapporti tra Spagna e Israele si sono fortemente deteriorati dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo Sánchez. Anche il rapporto tra Marocco, Stati Uniti e Israele si inserisce in questo quadro geopolitico complesso. Israele, che a breve andrà al voto insieme alle elezioni mid-term Usa, spinge il re Mohammed VI nelle rivendicazioni che portino ad includere interamente in Marocco i possedimenti coloniali trasformati in avamposti europei (Ceuta e Melilla), contribuendo ad inasprire i rapporti.

𝟗. (𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞) 𝐈𝐥 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐞: 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨
Affacciati sul Mediterraneo vivono centinaia di milioni di persone e decine di milioni di lavoratrici e lavoratori. È uno dei più grandi bacini economici e demografici del pianeta, dove si incontrano Europa, Africa e Asia. Parliamo di un pil di oltre 11 mila miliardi di dollari. Da sempre merci, persone, culture e conoscenze attraversano questo mare, facendo del Mediterraneo il cuore pulsante dell'economia mondiale per oltre duemila anni.
Pensare di trasformarlo in una frontiera invalicabile significa andare contro la sua storia e contro la sua vocazione naturale. È una ingenuità economica e una barbarità umanitaria, che si spiega solo con la predatoria estrazione di ricchezza della politica neoliberista e coloniale sui diritti di milioni di uomini e donne. Il Mediterraneo non è una competizione tra popoli: è uno spazio che potrebbe tornare a essere uno dei principali motori dello sviluppo mondiale, fondato sulla cooperazione, sugli investimenti comuni, sulla mobilità delle persone e sul lavoro.
La vera sicurezza nasce dalla crescita economica condivisa, dalla riduzione delle disuguaglianze, dalla cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo e dalla possibilità per milioni di giovani di costruire un futuro dignitoso nei propri Paesi o di muoversi legalmente per studio e lavoro. Chi investe nello sviluppo delle economie vicine investe anche nella propria sicurezza. Chi alimenta soltanto paura e chiusura produce instabilità, tensioni e nuove migrazioni forzate.

𝟏𝟎. 𝐔𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢.
Quando i movimenti sociali riescono a trasformare la partecipazione popolare in rappresentanza politica possono contribuire a costruire governi più democratici, più inclusivi e più attenti alla redistribuzione della ricchezza. L'esperienza sp****la ne è un esempio: il ciclo aperto dal 15M, dagli Indignados e dalle grandi mobilitazioni sociali ha trovato uno sbocco nelle istituzioni, fino a contribuire alla nascita di un governo che ha ampliato diritti civili e sociali, rafforzato il welfare, aumentato il salario minimo e scelto una visione della società fondata sull'inclusione piuttosto che sulla paura.
Quando invece i movimenti vengono spezzati dalla repressione, il risultato è spesso molto diverso. Genova 2001, con la violenza esercitata contro un movimento globale che chiedeva più democrazia e giustizia sociale, rappresenta anche il tramonto di una stagione di partecipazione che avrebbe potuto rinnovare profondamente la politica italiana. Allo stesso modo, le Primavere arabe avevano aperto uno spazio di speranza per milioni di giovani che chiedevano lavoro, libertà, dignità e diritti. In molti Paesi, Marocco incluso, quelle speranze sono state soffocate dalla repressione, dalle guerre civili o dalla restaurazione degli apparati di potere.
Quando le domande di giustizia sociale vengono represse anziché ascoltate, lo si fa per consegnare il governo alle élite autoritarie, nazionaliste o fondamentaliste. Governi che tendono a concentrare il potere, restringere gli spazi democratici e adottare modelli economici nei quali la crescita della ricchezza si accompagna a un aumento delle disuguaglianze. In questi contesti il lavoro diventa più debole, i diritti sociali vengono compressi, i servizi pubblici sono considerati un costo anziché un investimento e la distribuzione della ricchezza favorisce chi già possiede capitale e rendite. E le migrazioni aumentano. È un modello che rende più semplice estrarre valore dal lavoro riducendone il potere contrattuale e trasformando sanità, istruzione e welfare da diritti universali a beni sempre più dipendenti dalle possibilità economiche di ciascuno.
Per questo la repressione di un movimento non colpisce soltanto chi manifesta in una piazza. Colpisce la qualità della democrazia di un Paese e determina, spesso per molti anni, quale idea di società finirà per prevalere. Davanti ai fatti di Ceuta dobbiamo scegliere tra le sirene razziste e securitarie e il futuro della qualità della nostra democrazia e dei nostri figli, che sono i figli del Mediterraneo.

Alessandro Pacini
Segretario Provinciale Rifondazione Comunista Perugia

Indirizzo

Via Campo Di Marte 8m
Perugia
06121

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