28/04/2026
LA NONNA PARTIGIANA CE L’HA INSEGNATO, ESSERE ANTIFA NON è UN REATO!
Anche quest’anno siamo scese in corteo nella giornata di Liberazione del 25 Aprile per unirci al grido collettivo di Perugia è Antifascista.
Abbiamo il dovere di reinterpretare la resistenza come una scelta politica e un atto di ribellione contro il fascismo moderno e il sistema patriarcale.
Le donne non furono, e non sono, solo un supporto, ma combattenti, strateghe che cercavano, allora come oggi, di affermare un’autonomia radicale, e svincolarsi dai ruoli imposti dal sistema.
Resistere non significa solo imbracciare le armi, ma anche costruire reti di mutuo sostegno, proteggerci e difenderci dalle oppressioni, praticando l’autodifesa e la disobbedienza civile. L’idea che la rivoluzione passi per il supporto reciproco e il rifiuto di modelli gerarchici e violenti è il cuore del transfemminismo. La lotta delle donne partigiane ci lascia una memoria intersezionale e inclusiva: celebrare il 25 aprile significa includere tutte le soggettività che sono state, e sono tutt’ora, storicamente emarginate e invisibilizzate: gay, lesbiche, trans, la cui esistenza stessa era una sfida all’omologazione totalitaria.
Il fascismo è ancora attuale, non è un evento storico concluso, ma è mutato in un sistema di potere che continua a sopravvivere attraverso il controllo dei corpi,l’attacco ai diritti di autodeterminazione, la violenza di genere strutturale e i femminicidi.
Trasformiamo la memoria monumentale in memoria attiva, da celebrazione statica a pratica quotidiana, in solidarietà con i popoli che lottano contro occupazioni e regimi oppressivi.
Dobbiamo collegare lo spirito partigiano alla lotta contro lo sfruttamento ambientale, del lavoro, contro il razzismo e il sessismo, rivendicando giustizia sociale, climatica ed economica.
Il 25 aprile deve essere un metodo di lotta permanente per l’autodeterminazione di ogni corpo e per abbattere ogni forma di oppressione
A più di 80 anni dalla Liberazione ci ritroviamo a vivere un momento storico di oppressione che sta spianando la strada al potere capitalista, colonialista, guerrafondaio e patriarcale, in altre parole, Fascista.
Ed è nostra responsabilità rinnovare la lotta contro il sistema fascista che avanza.
Ribadiamo con forza il nostro assoluto dissenso contro il DL sicurezza, una mossa deliberata per consolidare un sistema neoliberista fondato sulla precarietà e sull’autoritarismo. Il decreto non si limita a punire il dissenso, ma rafforza il controllo sociale, impedendo che i bisogni insoddisfatti si traducano in lotta collettiva. Questo DL è parte integrante della fase bellica che minaccia le nostre vite a livello globale. Non si ferma ai confini, ma colpisce maggiormente chi prova a oltrepassarli, forzando il rimpatrio, negando i diritti internazionali di chi migra. Questo sistema securitario criminalizza le nostre pratiche di resistenza e, così facendo, criminalizza la resistenza stessa.
Ci opponiamo con forza al ddl Bongiorno, che vuole cancellare decenni di battaglie sui diritti e sull’autodeterminazione dei corpi.
Il corpo delle donne è sempre stato un campo di battaglia. Essere antifasciste, resistere, significa anche lottare per la libertà dei corpi dal dominio patriarcale.
La guerra usa lo stupro come strumento di dominio: è successo durante la resistenza italiana, dove migliaia di partigiane furono arrestate, torturate, stuprate dalle forze governativa e succede purtroppo nelle guerre odierne.
Ribadiamo il nostro NO alla guerra, massima espressione della violenza patriarcale, che si manifesta tanto nei conflitti internazionali quanto nelle politiche autoritarie che colpiscono chi lotta e resiste, che ridisegna l’economia e il welfare in funzione del riarmo e della mobilitazione bellica.
Non possiamo riconoscerci in uno stato che di queste guerre si rende complice con invio di armi e accordi commerciali.
Mai come oggi è necessario ribellarsi contro un Fronte che esiste ancora e che varia di volta in volta: è la violenza strutturale e di genere verso il nostro corpo e verso la nostra libertà di scelta, è l’economia di guerra e il Riarmo che ci affama, è la molestia quotidiana e il gender gap a lavoro, è il continuo attacco alle vite delle persone trans e non binarie, è la violenza dei tribunali e dei confini, è il DL Sicurezza che ci opprime e silenzia, è il genocidio in Palestina.
Non c’è liberazione transfemminista senza una Palestina libera da genocidio e colonialismo.
Oggi è più che mai urgente gettare le basi per una convergenza antifascista.
Come le nostre partigiane e partigiani, scegliamo da quale parte della storia stare.
Resistenza fino alla vittoria!
Antifascist3 sempre