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L'uguaglianza come motore, la diversità come innovazione (=)

05/08/2022

Come valuta quello che sta succedendo nel centrosinistra in questa campagna elettorale? Riusciranno a trovare un accordo?

Devono smetterla di discutere di cose che non esistono. Come ha detto oggi la segretaria Brignone, devono piantarla con questa "gara al testosterone", per decidere chi è più spaccone. Se avessero voluto costruire una coalizione programmatica come era stato l'Ulivo e come sarebbe stato giusto fare, ci dovevano pensare molto prima. Con la crisi di governo e il precipitare degli eventi tutto questo è impossibile. Il Rosatellum è un sistema elettorale che non amo e per cui ho votato contro, ma che sono costretto ad accettare. Questo sistema prevede un meccanismo per il quale delle forze politiche che vincono ai collegi uninominali hanno un grande vantaggio rispetto al governo del Paese. In questo caso il vantaggio molto grande ce l'ha l'estrema destra. A questo punto nessuna forza democratica può ritenersi fuori da questo richiamo.

Un richiamo all'unità?

Non tanto a un'unità generica, ma ci vorrebbe un'alleanza elettorale che consenta di ridurre quello svantaggio e quella differenza, che adesso ammonta a quasi tutti gli uninominali, che sono un terzo dei seggi, 200 su 600. Ovviamente il pluralismo deve essere garantito in quell'alleanza. Sarebbe ridicolo che uno cambiasse idea ad agosto, dopo aver sostenuto delle posizioni per anni, non convincerebbe nessuno. Se l'alleanza è quella di un campo che va dal centro alla sinistra tutti i soggetti devono essere messi nelle condizioni di sostenere le cose in cui credono. Altrimenti quell'alleanza non si riesce proprio a fare.

E ci sarà anche lei nella partita?

Sì, io non ho mai negato di poterlo fare, non faccio il prezioso. Mi sono dedicato ad altro, ho la serenità d'animo di chi ha da fare anche al di fuori dal Parlamento. Dopodiché se tutte le condizioni che ho detto prima si verificassero, e si desse a Possibile un ruolo riconoscibile, dignitoso e rappresentativo, certo mi farebbe piacere farne parte.

Matteo Renzi ha detto che Meloni non è fascista, e che la demonizzano come fece la sinistra con Berlusconi. Che ne pensa?

Ma se Giorgia Meloni è la prima a chiedere ai suoi di stare attenti e non fare i nostalgici. Excusatio non petita, accusatio manifesta, si dice. Se deve fare questo avviso vuol dire che tra i suoi qualcuno è tentato. Ho anche scritto un libro su questo, continuano tutti i giorni a ricordarci i loro valori, tra nostalgie di carattere culturale a richiami politici e simpatie per l'estrema destra in giro per l'Europa. Lo ha dimostrato Meloni in Spagna al comizio del partito Vox, con questa specie di internazionale dell'estrema destra, dove ha detto cose molto pesanti, che se non sono fasciste ci assomigliano tanto.

08/03/2022

Ci voleva il sindaco (peraltro di destra, nazionalista) di Przemysl per ricordare all'opinione pubblica europea l'ipocrisia di chi stava con Putin fino a cinque minuti prima della guerra e ora va in giro a fare i tour promozionali al confine con l' .

Dopo una figura del genere chiunque si ritirerebbe per sempre a vita privata. Se ha ancora un briciolo di dignità, è quello che dovrebbe fare.

Beatrice Brignone

08/03/2022

Condivido e vi invito a diffondere l'appello del movimento femminista russo, tradotto in italiano da Jacobin Italia. "Siamo tutte a rischio di persecuzione da parte dello Stato e abbiamo bisogno del vostro appoggio."
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Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’«operazione speciale» sul territorio dell’Ucraina per «denazificare» e «smilitarizzare» questo Stato sovrano. L’operazione era in preparazione da tempo. Per diversi mesi le truppe russe si sono spostate fino al confine con l’Ucraina. Nel frattempo, la dirigenza del nostro paese negava ogni possibilità di attacco militare. Ora sappiamo che si trattava di una menzogna.

La Russia ha dichiarato guerra al suo vicino. Non ha concesso all’Ucraina il diritto all’autodeterminazione né alcuna speranza di una vita pacifica. Dichiariamo, e non per la prima volta, che la guerra è stata condotta negli ultimi otto anni su iniziativa del governo russo. La guerra nel Donbas è una conseguenza dell’annessione illegale della Crimea. Crediamo che la Russia e il suo presidente non siano e non siano mai stati preoccupati per il destino delle persone a Luhansk e Donetsk, e il riconoscimento delle Repubbliche dopo otto anni è stato solo una scusa per l’invasione dell’Ucraina con il pretesto della liberazione.

Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può essere dalla parte di una guerra di aggressione e occupazione militare. Il movimento femminista in Russia lotta per i soggetti più deboli e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari.

Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna. Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono i valori femministi devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro paese.

La guerra in corso, come mostrano i discorsi di Putin, è anche combattuta all’insegna dei «valori tradizionali» dichiarati dagli ideologi del governo, valori che la Russia avrebbe deciso di promuovere in tutto il mondo come missione, usando la violenza contro chi rifiuta di accettarli o intende mantenere altri punti di vista. Chiunque sia capace di pensiero critico comprende bene che questi «valori tradizionali» includono la disuguaglianza di genere, lo sfruttamento delle donne e la repressione statale contro coloro il cui stile di vita, autoidentificazione e azioni non sono conformi alle ristrette norme del patriarcato. La giustificazione dell’occupazione di uno stato vicino con il desiderio di promuovere norme così distorte e perseguire una «liberazione» demagogica è un altro motivo per cui le femministe di tutta la Russia devono opporsi con tutta la loro forza a questa guerra.

Le femministe sono una delle poche forze politiche attive in Russia. Per molto tempo le autorità russe non ci hanno percepito come un movimento politico pericoloso, e quindi rispetto ad altri gruppi politici siamo state temporaneamente meno colpite dalla repressione statale. Attualmente più di quarantacinque diverse organizzazioni femministe operano in tutto il paese, da Kaliningrad a Vladivostok, da Rostov-on-Don a Ulan-Ude e Murmansk. Chiediamo ai gruppi femministi russi e alle singole femministe di unirsi alla Resistenza femminista contro la guerra e unire le forze per opporsi attivamente alla guerra e al governo che l’ha iniziata. Chiediamo anche alle femministe di tutto il mondo di unirsi alla nostra resistenza. Siamo tante e insieme possiamo fare molto: negli ultimi dieci anni, il movimento femminista ha acquisito un’enorme forza mediatica e culturale. È tempo di trasformarla in potere politico. Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà.

Chiediamo alle femministe di tutto il mondo:

– Di partecipare a manifestazioni pacifiche e lanciare campagne offline e online contro la guerra in Ucraina e la dittatura di Putin, organizzando le proprie azioni. Sentitevi libere di usare il simbolo del movimento femminista di resistenza contro la guerra nei vostri materiali e pubblicazioni, così come gli hashtag e .

– Di diffondere informazioni sulla guerra in Ucraina e sull’aggressione di Putin. Abbiamo bisogno che il mondo intero sostenga l’Ucraina e si rifiuti di aiutare in alcun modo il regime di Putin.

– Di condividere questo appello con altre. È necessario dimostrare che le femministe sono contrarie a questa guerra e a qualsiasi tipo di guerra. È anche fondamentale far vedere che ci sono ancora attiviste russe pronte a unirsi per opporsi al regime di Putin.

Siamo tutte a rischio di persecuzione da parte dello Stato e abbiamo bisogno del vostro appoggio.

05/03/2022

Il filo che lega Roma a Mosca va oltre la dipendenza energetica: una mappa degli interessi italiani nel Paese

03/03/2022
25/02/2022

Anche oggi, soprattutto oggi.

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Non dimenticare è il primo passo per non cadere negli stessi errori
27/01/2022

Non dimenticare è il primo passo per non cadere negli stessi errori

È il nostro stesso augurio
27/01/2022

È il nostro stesso augurio

"Ricordo ancora che quando il Presidente Mattarella fu eletto alla più alta carica dello Stato, la prima cosa che fece fu recarsi alle Fosse Ardeatine a rendere omaggio alle vittime della barbarie nazifascista.

Ecco, mi auguro che il prossimo o la prossima Presidente saprà dimostrare analoga cura nel fare della memoria e dei valori antifascisti qualcosa che forgia sempre più saldamente un'autentica coscienza popolare nazionale."

Liliana Segre, oggi in un'intervista a La Stampa. La base.

Oggi si festeggia, in attesa di una festa ancora più grande!
07/12/2021

Oggi si festeggia, in attesa di una festa ancora più grande!

E niente.

Bisogna dire STOP alle trattative con chi non rispetta i diritti umani!
29/11/2021

Bisogna dire STOP alle trattative con chi non rispetta i diritti umani!

"L’accordo risale alla fine del 2014 quanto tre aziende francesi consegnano all’Egitto un sistema di sorveglianza della popolazione, in grado di intercettare comunicazioni telefoniche e internet e di localizzare le posizioni degli utenti.

Un sistema che il Cairo avrebbe usato per arrestare oppositori politici e dissidenti specialmente nel periodo 2014-2021, dunque quando è stato ucciso Giulio Regeni."

Vale per la Francia, come vale per l'Italia: basta vendere armi e sistemi di sorveglianza ai paesi che non rispettano i diritti umani. Basta.

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