15/06/2026
Una madre ha raccontato che uno sconosciuto, davanti alla stazione Fontivegge di Perugia, le ha strappato dalle braccia la sua bambina. Attimi di paura, urla, l’intervento delle persone presenti, l’arrivo delle forze dell’ordine, che hanno fermato l’uomo. Una vicenda che ha sconvolto un’intera comunità e che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza.
Poco dopo abbiamo appreso che l’uomo è stato rimesso in libertà. Si tratta peraltro di una persona già nota alle forze dell’ordine per diversi episodi. E allora è inevitabile che molti cittadini chiedano quante occasioni devono ancora essere concesse prima che la sicurezza delle persone venga considerata una priorità assoluta.
Perché il problema non è soltanto ciò che è accaduto a Perugia, il problema è il messaggio che arriva alle famiglie, ai genitori, a chi ogni giorno vive quei luoghi e ne conosce le criticità. Quello di una giustizia che talvolta appare incapace di comprendere fino in fondo il senso di insicurezza che attraversa interi quartieri e che rischia di trasformare la paura dei cittadini in una maledetta abitudine alla quale ci si dovrebbe rassegnare.
Matteo Salvini è stato trascinato per anni in un processo per sequestro di persona per aver svolto il proprio ruolo di Ministro dell’Interno nella difesa dei confini nazionali. Anni di accuse, polemiche e attacchi politici che si sono conclusi con una piena assoluzione.
Nello stesso Paese, un uomo che viene fermato dopo aver strappato una bambina dalle braccia della madre, torna in libertà nei giro di poche ore.
È sempre più evidente la distanza tra le preoccupazioni reali delle persone e le priorità di alcuni tra coloro che amministrano la giustizia. La distanza tra il Paese reale e chi è chiamato a giudicarlo, tra chi ogni giorno convive con degrado, insicurezza e paura e chi valuta certe vicende senza misurare fino in fondo l’impatto che esse hanno sulla vita delle comunità. Tra una madre che teme per la propria figlia e decisioni che finiscono per incrinare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Quando una madre non si sente al sicuro mentre tiene sua figlia tra le braccia, significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Ed è proprio da quel rapporto che dobbiamo ripartire, perché una società che si abitua alla paura è una società che, poco alla volta, rinuncia alla propria libertà.