28/05/2026
23 maggio 2026, sul silenzio e altro
C’è un silenzio complice e omertoso. E’ il silenzio delle mafie che si insinua nelle pieghe di luoghi fisici e mentali, che invade spazi e persone. Ma c’è anche il silenzio che dà senso alle cose. E’ il silenzio della musica perché, amava ricordare il mio maestro di composizione, “la musica è l’arte dei suoni ma soprattutto dei silenzi”. Il silenzio, che riesce a dare senso alle “note” della vita, è stata la cifra dell’incontro del 23 maggio nell’Aula Magna del Rettorato dove parole come giustizia, legalità, coraggio, regole, senso dello stato, coscienza … hanno dato vita ad un tessuto contrappuntistico che dialogava con la “sacralità assorta” del silenzio dei numerosi presenti. E tutti noi abbiamo rivissuto pagine di storia che la memoria non riesce e non può dimenticare, riaprendo ferite e immagini mai sopite e mai sanate. E le nostre studentesse, e i nostri studenti, hanno sentito il peso di una storia che non hanno conosciuto, ma che non hanno potuto fare a meno di “sentire” come propria grazie a istituzioni che dialogavano tra di loro per continuare a dare alimento ad una memoria collettiva che cerca ancora spiegazioni e che continua, ostinatamente, a porsi domande. Un’umanità unita nei propri destini come nelle proprie contraddizioni, con una compostezza che assomiglia a quella gravitas che abbiamo studiato tanti anni fa ma che, finalmente, abbiamo sentito appartenerci in una giornata di commemorazioni istituzionali in cui forma e contenuto hanno scoperto, o forse riscoperto, un senso perduto. E abbiamo capito che non abbiamo bisogno di sentirci eroi ma solo essere umani.
Grazie per la condivisione di tutto questo e per quello che abbiamo sentito.
La dirigente Fabiana Cruciani