Equità per Abruzzo e Molise

Equità per Abruzzo e Molise Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Equità per Abruzzo e Molise, Organizzazione politica, Pescara.

Equità è un concetto universale prima che politico ed è spada e scudo con il quale combattere il divario tra nord e sud che da decenni caratterizza il nostro paese.

25/05/2023
25/05/2023

ULTIM'ORA: ANCHE L’EUROPA BOCCIA L’AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA: “ACCRESCERA’ I DIVARI TERRITORIALI”

di Raffaele Vescera*
Dopo la bocciatura del servizio Bilancio del Senato e quella della maggioranza dei cittadini italiani, per l'Autonomia regionale differenziata arriva la solenne stroncatura anche della Commissione Europea che in merito alla delega firmata da Roberto Calderoli osserva: “rischia di mettere a repentaglio la capacità del governo di indirizzare la spesa pubblica” e la possibilità di “fornire gli stessi livelli essenziali di servizi in regioni storicamente a bassa spesa, anche per la mancanza di un meccanismo perequativo“. Aspetti che si tradurrebbero in “un impatto negativo sulla qualità delle finanze pubbliche italiane e sulle disparità regionali“.
Le critiche dell’Ue ricalcano quelle espresse dal Servizio bilancio del Senato nell’analisi, poi ridicolmente declassata a “nota provvisoria e non verificata, diffusa da ignota manina”, per sminuirne il valore ufficiale, che la settimana scorsa ha fatto emergere le contraddizioni in seno allo stesso governo a proposito di una legge iniqua che definire sciagurata per il Paese è poco.
La stessa Commissione Europea rileva quanto i tanti oppositori all’Autonomia differenziata dicono da tempo: Se la riforma Calderoli recita che l’Autonomia dev’essere a costo zero per lo Stato e se le già ricche regioni del Nord potranno trattenersi il 90% delle tasse che i loro abitanti oggi versano allo Stato, i governi dove prenderanno i soldi per offrire i servizi essenziali alle regioni meno ricche che già fanno difficoltà a garantirli ai propri abitanti?
Con la riforma, di fatto secessionista imposta dalla Lega Nord, i divari territoriali aumenteranno ancor di più in quest’Italia che ai cittadini del Nord garantisce il doppio del Pil procapite e dei servizi pubblici, dai trasporti alla sanità, all’istruzione, alla giustizia etc.
Legge iniqua imposta dalla Lega in cambio del presidenzialismo voluto da Fratelli d’Italia, per fare dell’Italia un Paese sempre più ingiusto e diseguale governato da un strisciante “democratura”.
*promotore Carta di Venosa

Così ha funzionato...
30/04/2023

Così ha funzionato...

Il volto del 3 di bastoni.
Liborio Romano, viscido traditore delle Due Sicilie, fu uno dei personaggi più oscuri e vili dell' "unità d'Italia".
E' stato il primo intermediario per la prima trattativa "Stato-Mafia".
Vendette il suo popolo macchiandosi, a sua volta, dei più deprorevoli reati.
Sul 3 di bastoni compare il volto di un baffone che ride; deriva dalla "Guardia Cittadina", in pratica i malavitosi che Liborio Romano ingaggiò dopo l'arrivo di Garibaldi per tenere "tranquillo" il popolo napoletano. Giravano infatti in gruppi di tre, armati di bastoni, con grandi baffi e il sorriso beffardo dell'ex-criminale chiamato a tutelare gli interessi dell'invasore, ormai Regno d'Italia.
E' così che nasce la camorra. Garibaldi arruolò i malavitosi dell'epoca nelle questure e nei vari ambienti di potere pur di conquistare Napoli, la capitale delle Due Sicilie.
La camorra è un prodotto post-unitario. Se all'epoca ci chiamarono "Briganti" e non "camorristi" il motivo è questo, la camorra è un prodotto "italiano", non napoletano.

Oggi più che mai, la trattativa Stato-Mafia è mantenuta in piedi da un centrodestra fortemente anti-meridionale, con la complicità di un finto centrosinistra silente e omertoso.

30/04/2023

E “LIBERO”, PAGATO ANCHE CON I NOSTRI SOLDI, CI INSULTA A GRATIS. MA NON È SOLO CALCIO…

di Raffaele Vescera*
Ecchellà, quel giornalucolo non poteva mancare di gettare fango anche sul primato calcistico di Napoli, e di conseguenza dell’intero Sud di cui la città di Partenope è capitale. Prendendo a pretesto episodi in cui alcuni tifosi del Napoli hanno acquistato bandiere della loro squadra del cuore con la tessera del reddito di cittadinanza, titola in prima pagina “La festa dello scudetto del Napoli pagata con il reddito di cittadinanza”.
E te pareva, non avendo altre ragioni per denigrare lo splendido campionato del Napoli, che s’appresta a conquistare il titolo di campione d’Italia con larghissimo anticipo, quell’illeggibile giornale antimeridionale ha trovato il pelo nell’uovo per insultare un popolo intero. Non dimentichiamo che “Libero” è figlio dell’ideologia fascioleghista sì cara a Vittorio Feltri, già direttore, che definì i Meridionali “inferiori”, sic et simpliciter.

Che vi sia chi ne approfitti per pagarsi qualche sfizio non dovuto, non è una buona ragione per infangare il reddito di cittadinanza, necessario a tanta gente per sfamarsi, e i milioni di tifosi che festeggiano la vittoria del Sud in campo calcistico, partendo da alcuni isolati episodi, con il doppio intento di denigrare Napoli e il reddito di cittadinanza. Un reddito necessario alla sopravvivenza di milioni di cittadini disoccupati e impossibilitati a trovare lavoro in quest’Italia campione di disuguaglianza. Un reddito minimo cancellato dal governo di destra, più sensibile ai richiami della grande finanza che a quelli dei poveri.
Come non è una buona ragione infangare un’intera categoria di cittadini per colpa di qualcuno che non rispetti le regole, siano essi magistrati, uomini delle forze dell’ordine, insegnanti o appartenenti a qualsivoglia istituzione, insultandola e chiedendo la cancellazione della stessa.

A quanto pare, “Libero” (dalla verità e dalla giustizia), che riceve dallo Stato soldi pubblici, alcuni milioni di Euro l'anno per "reddito di giornalanza", dunque anche pagati da cittadini meridionali, schiuma di rabbia per la netta vittoria sportiva di una squadra del Sud, una squadra finora perfettamente in regola con i suoi conti finanziari, al contrario di altre del Nord che fanno carte false per assicurarsi vantaggi immeritati. L’inchiesta sulle plusvalenze farlocche della Juventus docet. Eppure, per i nemici giurati del Sud è inconcepibile che i Meridionali, nella vulgata paraleghista “inferiori a lorsignori del Nord”, possano eccellere in qualcosa. Ricordate il razzismo del passato giornalista lombardo Gianni Brera contro il campione del mondo di velocità Pietro Mennea, pugliese, dunque “inferiore” secondo lor leghisti? Il Brera, buonanima, non capacitandosi dell’eccellenza fisica e mentale di Mennea, cianciava di intrugli misteriosi che il campione assumesse, chiedendo di misurargli il cranio, in perfetto stile lombrosian-nazista.
Ma questi e altri odiosi risentimenti antimeridionali non fermeranno la festa del Napoli e del Sud cui sì bella città appartiene.
*promotore Carta di Venosa

30/04/2023

SOLIDARIETA' A Report DAI COLLEGHI
Della FNSI - Federazione Nazionale Stampa , Controcorrente Lazio: «Avvocati penalisti decidono di querelare Report; ennesimo tentativo di intimidire chi esercita il diritto/dovere di informare»

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Giornalisti e giornaliste di Controcorrente Lazio rilevano con preoccupazione come continui l’abuso dello strumento della querela al fine di intimidire i giornalisti per impedire che svolgano il proprio compito di informare liberamente e legittimamente l’opinione pubblica; compito che la nostra Costituzione riconosce loro, tutelandolo e difendendolo.
Troviamo ingiustificata e intimidatoria la presa di posizione degli avvocati penalisti della Camera penale di Roma di minacciare di querela la trasmissione Report e il suo responsabile, Sigfrido Ranucci: “rei”, secondo quanto affermato dagli stessi accusatori, di avere mandato in onda un servizio giornalistico a loro sgradito. In realtà, si è trattato di una corretta citazione di cronaca di documenti ufficiali esistenti e non secretati della Commissione antimafia e di avere correttamente riportato l’opinione del pm Di Matteo intervistandolo.
Ci saremmo aspettati che la Camera penale di Roma, anziché tentare di intimidire chi sta svolgendo il proprio lavoro, correttamente e legittimamente, avesse prodotto ogni sforzo per portare trasparenza e chiarezza laddove si ipotizzano, in atti ufficiali, preoccupanti opacità e zone d’ombra.
Restiamo pertanto saldamente e decisamente al fianco di Sigfrido Ranucci e della redazione di Report, cui riconosciamo di avere svolto il proprio lavoro in assoluta correttezza e imparzialità

27/12/2022
14/07/2022

COMPIUTO IL PRIMO PASSO VERSO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA. POSTE LE BASI PER LA SECESSIONE DEI “CRAVATTARI”. DISCRIMINAZIONE E RAZZISMO TERRITORIALE POTRANNO DIVENTARE LEGGE SUPERANDO IL PUNTO DI NON RITORNO DEL DIVARIO NORD SUD.

di Alfredo Falletti – Redazione Futuro Meridiano

Oggi sono state poste le basi perché il Meridione, per legge dello stato (la s è volutamente minuscola), venga sottoposto alla chiusura del perverso cerchio della discriminazione e del razzismo territoriale che ha iniziato a stringersi come un cappio settant’anni addietro con il Piano Marshall gestito in modo tale che il Sud e la Sicilia rimanessero penalizzati dopo le devastazioni della guerra.

Come allora, anche oggi, il fronte comune, che convenzionalmente viene identificato dalla sinistra alla destra, ha votato compatto per la realizzazione dell’Autonomia Differenziata senza prima stabilire i presupposti fondamentali di base perché una simile decisione non rappresentasse per il Meridione una autentica catastrofe economica e sociale consegnandolo alla più totale indeterminatezza di diritti soltanto eventuali ed alla più assoluta arbitrarietà delle regioni razziste Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in prima fila alle quali, come remore agli squali, si sono attaccate Piemonte, Liguria e Toscana.

Oggi, in un macabro festival all’insegna dell’ipotetico, dell’auspicato, del “con la quale, per la quale, alla quale e della quale, rimane tutto tale e quale” si manda alle Camere una decisione ormai già presa: intanto ci mettiamo il malloppo dentro casa e poi, per vedere se sia giusto così, si vedrà.
Intanto partiamo dalla “spesa storica” e dalle acclarate esigenze conosciute e per quelle da riconoscere a chi non le abbia, si vedrà.

Al di là di ogni tecnicismo o di vuoti ghirigori da politicante, questo è il risultato di un lavoro certosino di stampo pdleghista iniziato con referendum regionali che riguardavano materie nei fatti di interesse nazionale checché ne possa dire chiunque e addirittura una decisione adottata secondo il “codice bonacciniano” de “il referendum lo facciamo dopo per verificare se questo era quel che volevano gli emilianoromagnoli”.
…e poi c’è chi parla di italica fantasia…

Ma, tra tutti, i comparti che più interessano questo caravanserraglio di Regioni sono quelli dove girano più “sghei”!
Sanità; Protezione Civile; Governo del Territorio; grandi reti di trasporto e di navigazione; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, ecc.

È ben misero alibi richiamare i referendum che hanno registrato risposte plebiscitarie al “vuoi scappare con la cassa, si o no?” perché, solo un paesucolo come questo con istituzioni servili e genuflesse alle lobbies finanziarie garantite da un impresario da circo capace di mettere attorno ad un tavolo tutto ed il contrario di tutto della politica, ha potuto accettare un simile scempio di dignità umana, solidarietà, senso civico, senso unitario, scavando un solco ancora più profondo, una voragine senza rimedio tra una parte “ricca” e la parte non povera, ma devastata del medesimo paese. Unico esempio al mondo, probabilmente, di volontà divisiva piuttosto che unitaria; spirito che troviamo ad esempio in Germania che ancora oggi investe perché la ex DDR possa affiancarsi a tutti gli effetti alla ex Germania Ovest.

Tanti ipocriti bizantinismi in quelle vuote affermazioni in ordine al fatto che l’AD debba rispondere a specificità proprie della regione dove venga applicata.
Infinito cinico interesse quando si statuisca che debba essere immediatamente funzionale allo sviluppo della propria regione ben sapendo che il Sud, che è stato scientemente escluso da ogni genere di sviluppo, dopo avergli negato infrastrutture; investimenti; fondi per sanità, scuole, trasporti, ben difficilmente potrà partire per uno sviluppo reale come al nord che, invece, quello sviluppo lo ha visto agevolato con iniziative di governo che il Meridione neanche riusciva a sognare.

Offensivo per l’intelligenza di un’alce impagliata anche tutta quella provvisorietà, incertezza, tutto quel rimandare alla verifica dei risultati della Autonomia Differenziata dopo anni, quando ormai il meridione sarà stato devastato da impoverimento, emigrazione, ma non solo.

Le gentildonne ed i galantuomini che hanno determinato questo scempio di principi e di valori costituzionali ed umani non si è chiesto quanti saranno coloro che, non potendo affrontare le spese per i “viaggi della speranza” causati da una gestione della sanità né più né meno “privatizzata”, rinunceranno a curarsi né quanti, giovani e meno giovani, privati di ogni opportunità alimenteranno l’emigrazione.

E non si rimandi ad eventuali future modifiche perché, addentato l’osso, i cani non lo molleranno più!
Ogni eventuale modifica e/o aggiustamento dovranno certamente essere concordati con le rispettive Regioni interessate senza che vi possa essere un provvedimento da parte dello “stato” centrale.
Magari si creeranno commissioni sullo stile di quella sul Ponte di Messina che rimetteranno in gioco ogni decisione sulla base delle più fantasiose criticità o soluzioni sempre nell’ottica della cosa “con la quale, per la quale e dalla quale” rimane tutto tale e quale.

Ma la cosa più fraudolenta è il raggiro della teorica provvisorietà della spesa storica che “intanto si mantiene per far partire l’AD e poi, sempre con il principio della “cosa per la quale…” si vedrà come (e se) modificarla.
E come giudicare la base del “fabbisogni standard”?
Viene in mente la frase di una politicante PD, furba come l’alce di cui sopra, che sosteneva che al Sud non sia necessario fare asili perché al Sud sono abituati a farne a meno e quindi si continuasse a farli al nord.
Qualsiasi commento ad una simile decisione è del tutto superfluo.

Ma dove porta tutto ciò? Al federalismo fiscale che per certi versi contraddice tutto questo impianto perverso.

La legge n. 42/2009, infatti, riferendosi alle regioni, pone attenzione ai LEP, i livelli essenziali delle prestazioni per sanità, assistenza, istruzione e trasporto pubblico definendoli per quel che sono e cioè diritti civili e sociali, per le quali è (dovrebbe!) essere prevista la copertura integrale, ma la infame verità è che i LEP continuano a non esistere perseverando nell’applicazione perversa della spesa storica e nell’omertà verso la necessità di determinare i bisogni standard!
Tornando all’inizio di tutto ciò, ne risulta che tutto quel che è vantaggioso e di lucro per le regioni razziste che hanno portato avanti questa secessione dei “cravattari” è tutto pronto per partire ed immediatamente attuabile, mentre il resto, fosse anche qualche aggiustamento per evitare una catastrofe economica, sociale ed umana in un territorio di venti milioni di abitanti, si vedrà.
…insieme al Ponte sullo Stretto…

05/07/2022

COMUNICATO NO AD
Contro ogni Autonomia Differenziata

I Comitati NO AD sono in campo con determinazione da anni contro l’autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei diritti, ritenendo che l’attuazione dell’art. 5 della Costituzione, che recita “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, sia attuabile solo abolendo con Legge Costituzionale il comma 3 dell’art.116.

A tal fine sostengono i DDL e PDL Costituzionali per l’abrogazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione rispettivamente presentati al Senato dai Sen. G. De Falco, E. Fattori, C. Minimo e B. Granato e alla Camera dalle on. S. Suriano, S. Benedetti, Y. C. Ehm, D. Sarli.

I Comitati prendono atto che P. Bersani e V. Errani, già Presidenti (e mai autoproclamatisi “Governatori”) della Regione Emilia-Romagna, assieme al loro partito, hanno espresso l’intento di opporsi alla adozione da parte del governo del DDL Gelmini, intenzione manifestata nel corso della Conferenza Stampa del 29 giugno 2022 convocata per la presentazione della loro lettera “Autonomia Differenziata: così non va”.

Gli stessi P. Bersani e V. Errani hanno criticato la Bozza Gelmini in quanto esautora, delegittimandolo, il Parlamento, non definisce LEP (Livelli Essenziali della Prestazioni) e fabbisogni standard, non prevede il superamento della spesa storica e la perequazione ex articolo 119 della Costituzione, e non vi appaiono riferimenti alle leggi 42/2009 e 68/2011 in tema di fiscalità.

Anche essi, inoltre, hanno rilevato che l’autonomia regionale differenziata, prevista dal DDL Gelmini e presentata ed accettata senza sostanziali rilievi ai Presidenti di regione del Nord e del Centro (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Toscana), comporti il rischio di costituire nuove Regioni a statuto speciale e/o quello di neo-secessionismo mascherato, sì che hanno concluso con una dichiarazione di ferma opposizione a che il DDL Gelmini venga portato nel Consiglio dei Ministri.

I Comitati NO AD, pur nella diversità delle proposte politiche di opposizione alla disgregazione dell’unità della Repubblica e dei Principi costituzionali di tutela dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri di cittadinanza, esprimono l’intento di operare fianco a fianco per:

-scongiurare ogni tentativo di fare oggetto di decretazione governativa una qualsiasi norma in tema di autonomia regionale differenziata in questo fine Legislatura

-promuovere il più ampio e trasparente dibattito nel Paese sui temi del decentramento democratico, con il coinvolgimento delle forze politiche, sindacali, associative e di movimento

Cittadine e cittadini italiani non hanno bisogno di ulteriori atti destabilizzanti in un momento così grave di crisi per la guerra in Ucraina, la siccità, l’inflazione e la pandemia.

Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei diritti


per contatti:
Marina Boscaino, portavoce Comitati no Ad +39328565442 - [email protected]

25/04/2022

FESTA DELLA LIBERAZIONE: IL 25 APRILE DEL '45 INIZIAVA A NAPOLI, NEL SETTEMBRE DEL '43

di Raffaele Vescera*
"Arrivato nel cuore di Napoli dopo un lungo cammino, raggiunse la strada indicata nell’indirizzo ricevuto. Bussò inutilmente alla porta della baronessa e ridiscese quando l’ululo di una sirena mise in subbuglio il quartiere. “Mo’ arrivano, Mo’ arrivano”, travolgendolo gridava un fiume di gente in fuga dalle case per raggiungere i rifugi antiaerei.
Seguì la corrente, laggiù sotto le gallerie borboniche, dov’erano ammassati a migliaia i napoletani. Ma l’allarme non era per gli aerei e neanche per l’eruzione del Vesuvio. Era arrivata prima l’eruzione di rabbia dei napoletani. Gli strazianti violini si fecero pietre, i dolci mandolini pistole, le battenti chitarre fucili, le rimbombanti tammorre bombe a mano, i sapienti cantastorie passaparola. Il coraggio passava di bocca in bocca, con la frase prima pronunciata a denti stretti, “Adesso vi facciamo vedere chi sono i napoletani” e poi urlata a squarciagola da impareggiabili tenori.
Si scatenavano le donne, per riprendersi mariti e fratelli, lanciavano giù dalle finestre mobili, arnesi, pentole d’acqua bollente, coltelli e quanto potesse colpire i tedeschi. Partirono scugnizzi e sciuscià, dalle Vie Pal uscivano guaglioni di quindici, dodici, e ‘uagliuncelli ‘e sei sett’anni, per riprendersi i padri al grido di currete, currete ‘uaglio’, lanciavano pietre con fionde sui soldati e bombe a mano, trovate chissà dove, contro i carri armati. Sbucando dai nascondigli armati di fucili, arrivarono muti gli uomini per tendere agguati mortali ad ogni angolo di strada.
“S’è levato ‘o cappiello”, dicevano i vecchi, parlando del Vulcano che festoso lanciava lapilli per saluto ai figli insorti. Così, per quattro jurnate e quattro nuttate, ommene, fèmmene e criature, assediarono fascisti e tedeschi che sconfitti chiedevano la resa. Napoli si scarcerava da sola, era la prima grande città a farlo, consegnandosi libera agli Alleati, mentre il Vesuvio si placava."
*dal romanzo 'Il Giudice e Mussolini', di Raffaele Vescera, promotore Carta di Venosa

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