Le Pantafiche

Le Pantafiche Siamo un collettivo transfemminista che in tempi di non isolamento forzato si riunisce allo sPaz, a Pescara, ogni settimana.

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LA REGIONE ARRETRA, LE DONNE AVANZANO🔥Dopo le amministrazioni dell'Umbria e delle Marche, anche in Abruzzo l'assessora a...
13/02/2021

LA REGIONE ARRETRA, LE DONNE AVANZANO🔥

Dopo le amministrazioni dell'Umbria e delle Marche, anche in Abruzzo l'assessora alla famiglia Nicoletta Verì comincia la sua battaglia per impedire ai consultori di fornire la pillola RU486, per l'interruzione farmacologica di gravidanza, ponendo così un ulteriore ostacolo a un diritto già fragile con la Legge 194.
Si tratta di "una forte raccomandazione alle Asl regionali affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari" sulla base della mancanza di strutture mediche adeguate all'interno dei consultori.
Velata di un "genuino" interesse verso l'accompagnamento in tutto l'iter in sicurezza della salute di chi ricorre della RU486, la sua affermazione altro non rappresenta che un tentativo di ostacolare la libera scelta.

È così che la violenza strutturale viene riprodotta in una narrazione tossica dell'ab**to come dolore senza se e senza ma. Quella che vive nei percorsi obbligatori per dissuadere chi sceglie di abortire, nel tentativo a tutti i costi di imporre trattamenti dolorosi, obsoleti e assolutamente non necessari. Che trova sfogo nelle forme più coercitive, dagli sgomberi coatti delle case delle donne alle pubblicità aggressive in cui leggiamo una palese colpevolizzazione della donna che decide di procedere con l'ab**to, fino alle dichiarazioni delle giunte regionali cattofasciste e pro-vita.

Poter prendere la RU486 nei consultori è un grande sollievo per tutte, ottenuto grazie al movimento femminista al grido di piuttosto che molto meno, come hanno fatto le ultime amministrazioni regionali tagliando il 60% dei già pochi finanziamenti ai consultori negli ultimi 3 anni, tagli che diventano ancora più consistenti se consideriamo che proprio dal 2017 il 30% dei finanziamenti è dato ai consultori privati.

Quanto è realmente possibile per una donna abortire in tutta sicurezza se consideriamo che l'80,7% dei medici in Abruzzo sono obiettori di coscienza?!
Piuttosto che far girare delle circolari con sopra delle forti raccomandazioni alle ASL, perché non rifinanziare i consultori pubblici affinchè si occupino di tutelare l'autodeterminazione?

Episodi di sessismo e omotransfobia ieri a Firenze che sottolineano, ancora una volta, l'esistenza di un problema di vio...
09/08/2020

Episodi di sessismo e omotransfobia ieri a Firenze che sottolineano, ancora una volta, l'esistenza di un problema di violenza strutturale e ci ricordano da che parte stanno le forze dell'ordine.

Massima solidarietà a* compagn* di Firenze! ✊🏼

COSA E' SUCCESSO IERI :

Ieri tutto è iniziato quando, finita l’assemblea per l’organizzazione della diavola veste pride, una macchina di compagnx è stata fermata dalla digos, trattenuta per impedire a tutti i costi di raggiungere piazza s.spirito, perché lo sceriffo nardella a quanto pare ha deciso che in quella piazza, oltre il profitto, non possa esserci nient’altro.
In piazza s.spirito quindi era pieno di digos nascosta manco troppo bene tra chi era in piazza, pronta a impedire qualsiasi tentativo di far partire la festa.
Decidiamo quindi di ritrovarci in piazza del carmine.
Mentre alcunx di noi si dirigono in piazza s.spirito per portare gente verso la festa, un gruppo di infami inizia a urlare frasi omofobe, e si scatena una rissa.
Uno del gruppo colpisce unx di noi da dietro, la digos ovviamente si schiera a impedirci di reagire.
Da piazza del carmine accorrono tuttx, per mo***re la festa in s.spirito, dopo un attacco omofobo ci sembrava il minimo.
La digos non apprezza e cerca prima di sequestrare la cassa e un pericolosissimo tavolo di plastica, come sempre partono anche calci da parte loro, in particolare a una compagna.
Si crea un momento di piazza a nostro parere molto intenso, dove a decine iniziano a urlare agli sbirri di andarsene, e dove ribadiamo quello che sappiamo benissimo, che la polizia non sarà mai dalla nostra parte, che la polizia difende fascisti, omotransfobici e padroni, e continuerà sempre a farlo.
Oggi è uscito un articolo della stampa fiorentina, dove non solo i fatti vengono narrati completamente a caso, praticamente inventandosi un racconto che non esiste, ma viene anche mischiata la narrazione tossica (perché si sa, se ci attaccano come froce è perché ce le cerchiamo); con razzismo spiccio, usando la nazionalità di uno degli aggressori, come aggravante dell’aggressione..
Perchè si sa, gli italici non sono mai omotransfobici.
A questa narrazione, nell'articolo si aggiunge che la digos sarebbe intervenuta a separare i gruppi, quando invece è stato un chiaro schierarsi dalla parte del gruppo di aggressori, non che la cosa ci meravigli, né avremmo chiesto il loro aiuto/intervento, ma solo per ribadire chi è la polizia, chi è la digos, e in particolare chi sia il capo digos di Firenze.
Rimaniamo comunque determinatx a impedire nuove aggressioni di questo tipo, continuando a viverci la piazza ribadendo con forza, che non c’è spazio nelle nostre strade per m***e omotransfobiche, che continueremo a contrastare la loro presenza, così come contestiamo la presenza sempre più pressante della polizia dentro piazza santo spirito, il cui unico obiettivo è impedire una socialità libera e gratuita.

Intendiamo raccontare come sono andati i fatti perché siamo stanchx dei pennivendoli infami,
perché vogliamo ribadire che l’omotransfobia è strutturale al sistema in cui viviamo, che una legge punitiva come la legge zan è inutile, sopratutto visto che ieri è nuovamente successo quello che succede sempre e ovunque, e cioè che la polizia si schiera con gli aggressori.

Lo stato è omotransfobico nelle sue fondamenta, e lo sarà sempre, e il suo braccio armato, non farà altro che difendere la violenza strutturale dello stato!

Dopo questi fatti crediamo sia ancora più importante la chiamata inaugurata ieri per una pride venerdi 18 settembre!

Rispondiamo alla violenza omotranslesbobituttofobica,

La polizia non è nostra amica, la polizia sta con gli aggressori!

Ci vediamo tuttx venerdì 18 settembre h 17 in piazza s. marco!

VAMOS A QUEMARLO TODO!
FROCE TACCO 12 TOLLERANZA ZERO.

 Dopo circa 10 anni verranno cambiate le linee guida sull'utilizzo della pillola abortiva RU486, dando la possibilità di...
08/08/2020



Dopo circa 10 anni verranno cambiate le linee guida sull'utilizzo della pillola abortiva RU486, dando la possibilità di assumerla fino alla nona settimana di gravidanza e senza l'obbligo di ricovero.

Una buona notizia che però non terminerà la battaglia di migliaie di donne per un ab**to libero, gratuito e sicuro. Ce lo dice il violentissimo dibattito portato avanti dai cosìddetti gruppi pro-vita, e non solo, che nei comuni e nelle regioni continua a produrre aberranti mozioni e decisioni contro l'autodeterminazione delle donne, troppo spesso supportate dall'intero arco della politica istituzionale.
L'ultima in Umbria, a cui il governo ha risposto con l'aggiornamento delle linee guida annunciato oggi, ma la lista è molto più lunga e include anche la nostra città.

Una notizia che ci dice che la lotta paga, ma che non migliora le nostre aspettative verso chi ci governa.

Volevamo e vogliamo , perchè l'obiezione di coscienza è una violenza che impedisce l'IVG, perchè vogliamo cattolici e pro-vita fuori dai consultori, dagli ospedali, dalle scuole e dalle nostre mutande.

🔥LA REALTÀ, LA SLEALTÀ E LO SCONTRO🔥Fuori i cattofascisti e Lealtà&Azione da Pescara e dall'universoIeri, oltre ad aver ...
13/07/2020

🔥LA REALTÀ, LA SLEALTÀ E LO SCONTRO🔥
Fuori i cattofascisti e Lealtà&Azione da Pescara e dall'universo

Ieri, oltre ad aver partecipato alla mobilitazione per la libertà di essere e di amare indetta da varie associazioni in Piazza Sacro Cuore in opposizione alla deriva oscurantista promossa da chi governa questa città, alcune persone disgustate per la manifestazione omobitransfobica e violenta in Piazza Salotto si sono auto organizzate/i per contestarla lì dove si stava svolgendo, cercando di creare una breccia nel clima insostenibile di violenza e repressione che chiude questa città in una bolla irrespirabile.

Ad accoglierle/i le forze dell’ordine che hanno intimidito l’azione di contestazione, ricorrendo a un approccio perlopiù basato su toni aggressivi e verbalmente inappropriato, tra minacce, accuse e derisioni. Il tutto sotto lo sguardo vigile del servizio d’ordine di un gruppo neofascista aderente alla galassia neonazista hammerskin di Lealtà e Azione, che in Italia è nota per il record di pestaggi e omicidi. Parliamo di Audere Semper,
rimasta nelle retrovie della legittimazione comunale e poliziesca. Ciò che ci ha colpito è stata l'aria di profonda amicizia, le strette di mano e le pacche sulle spalle, la solidarietà tra gli ipertrofici fascisti e nazisti di Audere Semper e le facce di chi regola la giostra politica di Pescara e di chi pretende di difenderla, non si sa a questo punto da chi. Fra di loro spiccava Vincenzo D’Incecco, consigliere comunale di questa città.

Oltre alla violenza esplicita, un corteo intimidatorio, costituito da una delegazione abbastanza nutrita di machi italici fieri e impettiti nelle loro magliettine nere, ha accompagnato l* manifestant* verso la stazione, ancora scortati dalle forze dell’ordine, non si sa bene per la sicurezza di chi, fino ad attraversare le vie principali della città senza ostacoli di sorta.

Ecco chi c’è veramente dietro le manifestazioni che rivendicano una certa “libertà” di picchiare e insultare donne e soggettività non eteronormate: fascisti e nazisti con la complicità della polizia.

Non ci resta che la rabbia per le forze del dis-ordine che pretendono di tutelare chi rivendica uno stato corporativista basato sulla violenza ai poveri e sulla persecuzione di chi non si conforma alla famiglia cattofascista. Come abbiamo riportato in Piazza Sacro Cuore, dobbiamo avere il coraggio di dire che questa amministrazione comunale è compenetrata dai fascisti e dobbiamo rivendicare spazi, corpi e desideri liberi, perché non c’è più spazio per chi vuole solo ammazzarci, perché non sarà solo una legge e non sarà la polizia a proteggerci dai picchiatori fascisti.

A chi crede di avere ancora spazio in questa città, a chi crede che dovremmo sparire da questa città rispondiamo che saremo lì, a costruire barricate e a rispondere alla vostra violenza, con tutta la creatività, l’odio e la raje q***r che abbiamo in corpo.
Saremo lì a ricordare, come un pensiero ossessivo che pervade la mente, che non saranno certo episodi come quelli di ieri a frenare la rabbia e la voglia di ri-appropriarci degli spazi e liberarci dai tentativi di repressione e oppressione.

🔥TREMATE TREMATE, LE PANTAFICHE SON TORNATE🔥La SABBA TRANSFEMMINISTA di ieri ci ha restituito la volontà di costruire se...
11/07/2020

🔥TREMATE TREMATE, LE PANTAFICHE SON TORNATE🔥

La SABBA TRANSFEMMINISTA di ieri ci ha restituito la volontà di costruire sempre più spazi safe dove condividere idee, desideri e aspettative.
La raje (la rabbia) di donne e soggettività non eteronormate ha trovato uno spazio di condivisione per contaminare e distruggere la società eteropatriarcale. Ripartiremo dai luoghi dell’oppressione, dalle scuole, dalle università, dai luoghi del lavoro e dalle strade per riaffermare l’esistenza dei nostri corpi, per condividere e per esprimere i nostri desideri.
Vogliamo riprenderci la città, quella costruita solo su locali devoti al consumo in cui si riproduce il controllo biopolitico dei corpi che ci vuole costringere a ruoli di genere prestabiliti, non ci sentiremo più vittime ma soggettività attive che pretendono e cercano di realizzare una società più giusta per tutt*.

Collettivizzare i nostri desideri è il punto di partenza per decostruire una politica basata sul consenso, che guarda più alle risposte del leader di turno piuttosto che ai bisogni reali di chi vive la città. Faremo tesoro della teoria costruita dai femminismi, per prendere quello che ci serve e per aggredire il presente, dai luoghi del consumo ai luoghi dimenticati, dai luoghi che viviamo ogni giorno ai luoghi in cui distruggere l’orizzonte dell’impossibile. Vogliamo costruire quei meccanismi di solidarietà che ci permettono di essere liber* e che ci permettono di costruire gli strumenti materiali per rispondere alla violenza di genere.

Machi, strumentalizzatori, violenti e padroni tremate. Siamo Pantafiche, siamo davvero tornate e non staremo più in silenzio. Organizzeremo altre 10, 100, 1000 sabbe per disturbare il sonno di chi pretende di estinguere le nostre esistenze, costruiremo presìdi in ogni luogo in cui ci opprimete e lo faremo anche in modo giocoso, teatrale e come ci pare, fuori dagli schemi immaginifici in cui volete rinchiuderci: la pacchia per voi è finita, per noi è appena iniziata!

SABBA TRANSFEMMINISTAPer la nostra prima assemblea transfemminista vogliamo liberare i nostri corpi, le nostre voci e i ...
08/07/2020

SABBA TRANSFEMMINISTA

Per la nostra prima assemblea transfemminista vogliamo liberare i nostri corpi, le nostre voci e i nostri desideri da ciò che li opprime, e lo faremo con gli strumenti delle nostre ave.

Venerdì costruiremo tutt* insieme il nostro breve!

Porta con te qualsiasi cosa ti senta di lasciare all'assemblea (es. un ciondolo, un nastro, un'erba), metteremo tutto nel breve per proteggerci dall'eteropatriarcato e per riappropriarci dell'immaginario demonizzato delle nostre tradizioni.

Diventiamo pantafiche, contaminiamo la città!

SABBA TRANSFEMMINISTALa pandemia di CoVid 19 ha rivelato le disuguaglianze insite della nostra società e durante la quar...
07/07/2020

SABBA TRANSFEMMINISTA

La pandemia di CoVid 19 ha rivelato le disuguaglianze insite della nostra società e durante la quarantena è stato difficile trovare degli strumenti di condivisione intima di ciò che abbiamo vissuto.
Non è andato tutto bene: la violenza domestica è aumentata, i servizi di aiuto non sono stati sufficienti, gli attacchi ai nostri corpi sono aumentati e sono diventati più prevaricatori. Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema. Quella che ci costringe all’isolamento, che ci distanzia dalle persone con cui condividere idee e desideri e che ci obbliga a uniformarci a delle scelte impossibili e incompatibili con quello che siamo.

In una città che relega le nostre esistenze in ruoli che le estinguono, che legittima formalmente chi dispensa solo odio e bigottismo, che deve farti sentire in pericolo quando cammini per strada, sentiamo l’esigenza di costruire processi dal basso e di riappropriarci dei luoghi che ogni giorno viviamo per liberare i nostri corpi, le nostre voci e i nostri desideri.
Vogliamo riappropriarci dell’immaginario che ci ha demonizzato e rappresentato come soggettività maligne, così diventiamo pantafiche, le streghe dei monti d’Abruzzo, per difenderci dalla violenza eteropatriarcale e per contaminare la società.

Venerdì 10 luglio, dalle ore 17:30 nel parco Villa Sabucchi, ci incontreremo nella prima Sabba Transfemminista in città, per liberarci finalmente da coloro che ci opprimono o fanno finta di rappresentarci. Parleremo in prima persona di quali sono le pratiche e i luoghi che ci colpiscono, ci organizzeremo per rispondere alla violenza e mostreremo i nostri corpi politici e liberati.

🔥PRIMO MAGGIO TRANSFEMMINISTA🔥L’insorgere della pandemia ha reso più evidente che mai la mancanza di sicurezza e dignità...
01/05/2020

🔥PRIMO MAGGIO TRANSFEMMINISTA🔥

L’insorgere della pandemia ha reso più evidente che mai la mancanza di sicurezza e dignità nelle condizioni di un mondo del lavoro sempre più compresso ed escludente.
Sono venute alla luce in maniera più che inquietante le conseguenze del lavoro precario, che si presenta come realtà quasi maggioritaria tra lavoratrici e lavoratori, e che costituisce un meccanismo ormai perfettamente integrato all’interno del nostro sistema.
Gran parte delle donne ha occupazione a tempo determinato, più del 30% con contratti part time involontari e le percentuali stanno aumentando in tutto il mondo. Ne consegue una sorta di gerarchia di genere nei lavori, figlia della divisione dei ruoli su base biologica, che porta alla scarsa possibilità, se si è donne, di arrivare a svolgere ruoli apicali e di leadership.
Non possiamo poi ignorare le dinamiche di escludenza basate sulla profilazione che avviene nella selezione e nel monitoraggio del personale da parte di tantissime aziende, che in modi più o meno spudorati discriminano soggettività non binarie e persone ritenute semplicemente non conformi, anche in base all’orientamento sessuale o a scelte di vita (come quella di prevedere la possibilità della maternità).
Anche se nel pubblico lo si riscontra in misura inferiore rispetto al privato, il gender pay gap rimane poi un problema tanto reale nel mondo del lavoro, richiamato in ogni discorso politico ma mai affrontato nel concreto.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di valorizzazione sociale e lotta alle gerarchie di genere, protagoniste di oppressioni e disuguaglianze.

Ci è stato messo sul piatto come unico orizzonte quello di fare gli interessi del mercato e ormai è palese che non esista alcuna emergenza se non quella di produrre, violando il diritto alla salute di tant* lavoratrici e lavoratori.
Lo scoppio della pandemia ha dato modo a chiunque facesse comodo di rafforzare la narrazione secondo la quale il lavoro è un privilegio, da difendere con qualsiasi tipo di sacrificio, anche in cambio di una paga poco dignitosa, o di condizioni lavorative poco sicure nelle fabbriche, negli ospedali, e in tutte le attività che non hanno conosciuto lockdown.

Il pensiero oggi va a chiunque abbia continuato a lavorare senza alcuna tutela, a chi un lavoro non lo ha più, a tutt* coloro che si trovano in difficoltà nel pagare le tasse, gli affitti, le utenze e le spese, senza aver ricevuto ad oggi una risposta e un aiuto economico concreto dal governo; a chi si ritrova a doversi dividere tra lavoro e figl*; a chi oggi lavora in smart working, che rende difficile ormai distinguere i margini della sottilissima linea tra tempo di lavoro e tempo di vita; a chi, invece, non è nelle condizioni di difendere il diritto alla socialità e, ora più che mai, al restare conness*; a chi un lavoro lo ha, ma non è legittimato o è in nero.

Ad oggi, mentre da mesi l’auspicio è quello di tenere le strade vuote, le nostre voci si alzano per l* invisibil* che le popolano e che, a causa del mancato riconoscimento lavorativo, hanno proprio lì le sole prospettive di sostentamento e non possono accedere a forme di sussidi o risorse statali; a chiunque rimanga nei margini perché non è in possesso della cittadinanza e continua a subire colpo dopo colpo le falle di un sistema che non vede integrazione.

È in quelli che sono considerati i margini della società che emergono più evidenti le contraddizioni. Lo abbiamo visto nel dibattito sul lavoro de* migranti, troppo spesso diviso tra posizioni apparentemente opposte su mantenimento dello status quo o regolarizzazione per lo schiavismo istituzionalizzato, prospettive ugualmente funzionali allo sfruttamento.
Lo abbiamo visto con le persone detenute sotto pandemia in carceri già di per sé invivibili, e con s*x workers criminalizzate per il proprio lavoro.
L’ipocrisia delle misure governative da questo punto di vista è incommentabile.
Nel frattempo operatrici e operatori del sistema nazionale e le altre reti del civismo attivo e dell’auto-organizzazione delle s*x worker hanno lanciato una campagna di crowdfunding mirata a dare un sostegno economico e meccanismo di mutuo-aiuto per provare ad assicurare la sussistenza di queste soggettività.

L’IMMUNITÀ È LA SORELLANZADurante la quarantena è difficile trovare strumenti di condivisione intima di quel che stiamo ...
30/04/2020

L’IMMUNITÀ È LA SORELLANZA

Durante la quarantena è difficile trovare strumenti di condivisione intima di quel che stiamo vivendo, per collettivizzare la propria esperienza su canali che non siano strettamente individuali e senza il rischio di lasciare la possibilità di esprimersi soltanto a chi non teme l’esposizione personale.

Per questo abbiamo pensato di lanciare una raccolta di testimonianze di vita, pensieri o racconti in tempi di quarantena, ma in forma anonima. L’idea è di estendere questa chiamata anche al campo delle arti, comprendendo anche disegni, fotografie o poesie.
Non solo condividere spaccati di vita attuale, ma anche sentimenti e percezioni, pensieri e paure per il post-quarantena, flussi di coscienza, racconti di sogni e incubi.

La nostra mediazione nella raccolta dei racconti non vuole essere “neutrale”: ci interessa aprire uno spazio safe, di condivisione e consapevolezza su un piano femminista, con una raccolta di racconti eterogenea. Vogliamo tentare di bucare le nostre bolle social ascoltandoci a vicenda, con le storie di chi vive la reclusione in casa, di chi una casa non ce l’ha, chi subisce il ricatto del lavoro in condizioni insostenibili, chi soffriva da prima il non lavorare, chi per strada trova demonizzato più che mai il s*x working e chi nelle carceri non ha voce.

Ti dividi tra smartworking e lavoro domestico? Con la riapertura dei luoghi di lavoro, non sai chi baderà a* bambin* in casa? Hai una persona cara reclusa in carcere? Ti trovi a lavorare con scarse tutele anche per la tua e altrui salute? Sei un’operatrice sanitaria? Lavori con senzatetto e tossicodipendenti?

Se vuoi condividere un pensiero, raccontarci una storia, pubblicare una poesia o una testimonianza scrivici un messaggio su facebook o su questo link: https://forms.gle/LooNMmQuEuMiUvNPA
Se vuoi inviarci un disegno, un video o delle fotografie, mandaci una mail a: [email protected]

🧙‍♀️     🧙‍♀️ La pantàfica è una strega della cultura abruzzese, incarnazione dei fenomeni di paralisi del sonno.Nelle n...
27/04/2020

🧙‍♀️ 🧙‍♀️

La pantàfica è una strega della cultura abruzzese, incarnazione dei fenomeni di paralisi del sonno.
Nelle notti tormentate, quando ci si sveglia in preda al terrore e al soffocamento e l’unica parte del corpo che si riesce a muovere sono gli occhi, la si può osservare seduta sul petto o avvinghiata su un lato, intenta a rubare energie e respiro.

Non si tratta di un fenomeno prettamente nostrano: nel folklore locale, come “pandàfeche” è molto nota anche nelle Marche, come Munacieddu la ritroviamo in Campania, col nome di S’Ammutadori terrorizza la Sardegna.
Con altri nomi e incarnazioni si tratta di una figura ricorrente nelle culture di tutto il mondo, dalla
Old Hag scandinava e anglosassone, alla Uqumangirniq degli inuit, passando per la Phi Am tahilandese e la Kanashibari giapponese.

L’incarnazione più ricorrente di questa figura demoniaca che disturba i sonni è quella di una strega diabolica, nel solco generale delle tradizioni patriarcali che nel tempo hanno legato alla sfera femminile la personificazione di malanni e sciagure varie.

Nel 1781, il pittore svizzero Johann Heinrich Füssli ci ha lasciato una rappresentazione che sfugge a questo schema: ne L’Incubo una giovane donna addormentata ha un mostro che le grava sul petto e il volto di una giumenta affacciato dalla tenda dello sfondo. Lo stesso termine "incubo" deriva dal latino incubus, «essere che giace sul dormiente» (incubare «giacere sopra»), figura mitologica maschile che aveva un equivalente femminile nelle “succubi”.
La tradizione cristiana bassomedievale ha poi ridotto definitivamente questa figura alle sembianze di una donna malefica e fortemente sessualizzata, capace di sottrarre energia dalla persona con cui giace per trarne nutrimento, uccidendo la sua vittima o lasciandola quasi soffocata.

Più in generale, è nel mondo femminile e “deviante” che per secoli è stato relegato l’immaginario delle streghe, da tenutarie dei saperi erboristici magici a strumenti del demonio.
Nel 1497 il Malleus Maleficarum ("Il martello delle malefiche", cioè "delle streghe") fu il più consultato manuale sulla caccia alle streghe, sia da parte degli inquisitori cattolici, sia dei giudici protestanti, fino alla metà del XVII secolo; ma in Abruzzo non operarono tribunali inquisitoriali, furono direttamente i vescovi ad intervenire nei confronti delle stregonerie, delle angherie e dei sortilegi, spesso agendo in modo autonomo.
Il primo rogo multiplo fu quello di Penne, nel 1584. Un lungo processo per stregoneria, sollecitato da Margherita d’Austria, dalla cui corrispondenza con il vescovo di Penne si fa accenno ai “diavoli di Penne”: Cristina Malospirito, Caltelmo della Corvara, Annibale di Montegallo e “altri complici forestieri incantatori”, finiti tutti sul rogo.

Ancora agli inizi del ‘900, nell’entroterra abruzzese, si veniva additate alla nascita come streghe, pantasime, pantafiche, se il destino ci vedeva nascere dopo la mezzanotte del 24 Dicembre, stessa notte deputata alla trasmissione dei saperi sull’ammidia.

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La pantafica me salve è la rubrica gotica che, ogni lunedì, ci porta al centro della ragnatela di superstizione e stregoneria che avvolge la nostra terra, per riappropriarci di tutti quegli immaginari stigmatizzati che costellano le nostre tradizioni e ancora oggi influenzano le nostre vite.
Non saremo più vittime, ma sempre pantafiche e sorelle di nuove narrazioni!

Scrivici un messaggio se conosci altre storie di cui vorresti parlare!

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Pescara
65124

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