30/01/2024
Roberto Di Masci "Da ieri mattina ho iniziato uno sciopero della fame in adesione al Grande Satyagraha 2024 promosso da Nessuno Tocchi Caino, associazione alla quale sono iscritto.
Partecipare a questa forma di lotta senza dirlo a nessuno è poco proficuo, quindi scrivo queste poche righe per dare pubblicità a un’azione che, con costanza, l’Associazione NTC porta vanti da decenni, e che ora trova un ulteriore motivo di rilancio.
Nel settembre 2020 viene depositata, su iniziativa di Roberto Giachetti, una proposta di legge: “Disposizioni in materia di liberazione anticipata di cui all’articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354”, in collaborazione con Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito e dell’associazione Nessuno tocchi Caino.
Non farò la cronistoria delle vicende legate al deposito di questa legge; basti il fatto che dal 22 gennaio 2024 Roberto Giachetti, insieme a Rita Bernardini e via via altri, hanno iniziato lo sciopero della fame affinché il disegno di legge abbia un destino diverso dal rimanere sepolto tra gli atti dimenticati.
Comprendo chi ritiene che il metodo di lotta scelto sia improprio, o inadeguato, o sbagliato; lo comprendo anche se, ovviamente, non lo condivido. Comprendo meno chi sostiene che l’argomento in sé non meriti la priorità che Giachetti, NTC e quanti come me aderiscono al Grande Satyagraha 2024, gli attribuiscono. Per nulla comprendo l’indifferenza per le questioni legate alla giustizia, alla pena e al carcere che considero la principale causa della situazione in cui la giustizia e la gestione della pena versano da decenni, e la misura della nostra civiltà.
Indifferenza, fastidio, o addirittura avversione e senso di rivalsa. Confesso di temere le manifestazioni di persone che in questi anni ho visto, letto e ascoltato dire di tutto, che trovi dappertutto, che hanno paura di tutto, meno che dell’unica cosa che dovrebbero realmente temere: la propria ombra. Li temo perché la loro è la stessa ombra che talvolta riemerge in me e risveglia in desiderio di vendetta. Li temo anche se so che si tratta per lo più di chiacchieroni, gettatori di chiavi, lanciatori di monetine, aspiranti appenditori in varie modalità, ideatori di fantasiosi contrappassi, ribaltatori dell’onere della prova, nostalgici del rito inquisitorio, pedagoghi del patibolo, smantellatori delle prerogative della difesa, anche chi, pensando di saltare a piè pari il processo che considera un artificio utile solo a farla franca, intende la legittima difesa una sorta di licenza di uccidere. Li temo quando diventano anonimi, quando fanno massa, quando, cavalcando derive oclocratiche, qualcuno si fa eleggere e, da posizioni di potere, fa melma del diritto."