Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise

Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise
Dal 1922, qui la natura è protetta!
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Negli ultimi giorni abbiamo inaugurato, presso il Centro Natura di Pescasseroli, il percorso interattivo dell’arboreto: ...
29/08/2026

Negli ultimi giorni abbiamo inaugurato, presso il Centro Natura di Pescasseroli, il percorso interattivo dell’arboreto: un itinerario tra gli alberi dove natura, arte e riflessione si intrecciano.

Un percorso da scoprire passo dopo passo, osservando, leggendo, sperimentando, mettendosi alla prova e entrando in contatto diretto con piante e vegetazione. Un modo diverso per conoscere la natura: non solo guardandola, ma imparando a comprenderla attraverso piccole scoperte, attività e domande.

A percorrerlo sono stati quattro gruppi, per un totale di 10 bambini e 7 adulti: genitori e figli insieme, tra curiosità, divertimento e sensibilizzazione ai temi legati alla natura.

In queste settimane sono inoltre attivi, come di consueto, i turni di volontariato per il Parco, compresi quelli del programma “Family”, dedicato alle famiglie che desiderano vivere insieme un’esperienza di volontariato, condivisione e contatto con la Natura.

Ed è stato particolarmente bello vedere una famiglia di volontari accompagnare altre due famiglie lungo il percorso dell’arboreto. A fare da guida sono stati soprattutto i loro due bambini, come si vede nelle foto. Una sinergia semplice e preziosa a testimonianza di un Parco vissuto insieme, tra generazioni e tra chi lo frequenta con passione ed attenzione.

Grazie a tutte le famiglie e ai volontari che hanno reso speciale questa giornata.

Prime bacche (parte 2) 🇮🇹Dopo pochi minuti, appare Marina col suo collare nero e le orecchie marcate di bianco e azzurro...
28/08/2026

Prime bacche (parte 2) 🇮🇹

Dopo pochi minuti, appare Marina col suo collare nero e le orecchie marcate di bianco e azzurro, il corpo scuro affusolato, il muso appuntito e le zampe lunghe e sottili: «Sembra un topo gigante. Ed è sola, purtroppo», bisbiglia Mario con un mezzo sorriso.

Subito dopo Ezechia aggiunge con orgoglio: «Missione compiuta!». Ci dileguiamo subito dopo, ma io rimango indietro per allacciarmi gli scarponi e perché le pietraie non mi sono ancora familiari. Mentre avanzo come un'equilibrista alle prime armi, sento sbuffare e ansimare alle mie spalle.

Un orso corre nella mia direzione. Ho giusto il tempo realizzare di non essere altrettanto agile e di intuire che l'animale cerca l'unica via di fuga tra me e lui, che l'orso vira frettolosamente, tagliando l'aria. Quando raggiungo Ezechia e Mario, piena di gioia, paura e altre mille sensazioni, li rimprovero per avermi lasciata sola. Mi rispondono: pensavano che quel respiro spezzato e quasi soffocato provenisse da me e fosse il segno della mia stanchezza. «Mario, Elisabetta s'è stracca, n'c la fa chiù», aveva detto Ezechia, mentre vivevo il mio incontro ravvicinato del terzo tipo.

Tornata a casa e al sicuro nel mio letto, ripenso a quell'incontro. Ho formulato solo tre pensieri mentre vedevo l'orso avvicinarsi: «La statistica è a mio favore. Non ho vie di fuga. Se mi succede qualcosa, per una disattenzione mia, l'orso marsicano sarà condannato a una nomea di animale pericoloso».

Ricordando Mario Visci, guardiaparco, poeta e amico

Continua a seguire questa e molte altre storie del nostro libro, con la nuova rubrica 𝑇𝑟𝑎l𝑒𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒𝗢𝗥𝗦𝗢𝗘𝗙𝗢𝗥𝗠𝗜𝗖𝗔..

The first berries (part 2) 🇬🇧

A few minutes later, Marina appears, her black radio collar clearly visible, her ears marked with white and pale blue tags. She has a sleek, dark body, a pointed muzzle, and long, slender legs. "She looks like a giant mouse. And she's alone, unfortunately," Mario whispers with a faint smile.

Almost immediately, Ezechia adds with quiet satisfaction, "Mission accomplished." We set off at once, but I fall behind to tighten my bootlaces, and because I am still unfamiliar with crossing scree. As I pick my way across the slope like a novice tightrope walker, I suddenly hear snorting and heavy breathing behind me.

A bear is running straight towards me. I have only enough time to realise that I am nowhere near as nimble as it is, and to understand that the animal is simply trying to reach the only escape route that lies between us. At the very last moment, it swerves sharply aside, slicing through the air as it disappears.

When I finally catch up with Ezechia and Mario—overwhelmed by relief, fear and a thousand other emotions—I scold them for leaving me behind. They look at me in surprise. They had assumed that the broken, laboured breathing they had heard belonged to me, and that I was simply exhausted. "Mario, Elisabetta's worn out. She can't go any further," Ezechia had remarked, while I was living through my own close encounter of the third kind.

Back home, safe at last in my bed, I replay the encounter over and over in my mind. As the bear came towards me, only three thoughts crossed my mind: The odds are in my favour. There is nowhere for me to escape. If anything happens because of my own carelessness, the Marsican bear will once again be branded a dangerous animal.

Follow this story—and many others from our book—in our new series, Between the Pages of L'orso e la formica.

𝗨𝗻 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.Questa mattina il Parco ha consegnato al Comune di Opi una car...
27/08/2026

𝗨𝗻 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.
Questa mattina il Parco ha consegnato al Comune di Opi una carrozzina elettrica Dorotea, richiesta dal Sindaco per rendere più agevole e accessibile la visita del borgo anche alle persone con difficoltà motorie.

Un piccolo intervento concreto, che va nella direzione di una fruizione del territorio sempre più inclusiva e attenta alle esigenze di tutti.

Alla consegna erano presenti il Sindaco di Opi Antonio Di Santo, il Dr. Claudio Manco, Responsabile del Servizio Educazione e Didattica del Parco, il Vicesindaco Odorisio Boccia, il Presidente del Consiglio comunale Rosino Tatti, i consiglieri Deborah Lo Fazio e Giannicola Ruggiero, Esterina Trella, referente della Pro Loco di Opi, e una delegazione della Croce Rossa Italiana.

Comune e Pro Loco individueranno insieme le modalità più appropriate per la gestione della carrozzina e per l’accompagnamento degli utenti.

Perché l’accessibilità non è un dettaglio: è la possibilità, per più persone, di vivere un luogo in autonomia e sentirsi davvero accolte.

𝗨𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗲𝗱𝘂𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼, 𝗱𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗖𝗮𝗻𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗖𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼Questa mattina si è riunito per l...
25/08/2026

𝗨𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗲𝗱𝘂𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼, 𝗱𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗖𝗮𝗻𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗖𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼
Questa mattina si è riunito per l’ultima volta il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nominato il 13 febbraio 2021.

La seduta ha rappresentato anche l’occasione per presentare ai Consiglieri il Bilancio Sociale dell’Ente, documento che restituisce in modo organico le attività svolte, i risultati raggiunti e il valore generato dal Parco nel corso degli ultimi anni.
Sempre nella mattinata, il Bilancio Sociale è stato presentato anche al personale dell’Ente. Nelle prossime settimane sarà disponibile in formato cartaceo presso i Centri Visita del Parco e consultabile online sul sito istituzionale.

A partire da domani, Giovanni Cannata, fino ad oggi Presidente del Parco, assumerà ufficialmente l’incarico di Commissario straordinario dell’Ente, garantendo la continuità istituzionale e amministrativa fino alla nomina del nuovo Presidente e del nuovo Consiglio Direttivo.

Il decreto di nomina a Commissario straordinario è stato adottato il 10 agosto 2026.

Si apre così una fase di transizione nella quale sarà assicurata la piena continuità delle attività e delle funzioni dell’Ente, in attesa del rinnovo degli organi di governo del Parco.

𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢  “𝗣𝗔𝗥𝗖𝗢” 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗛𝗜.𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗦𝗧𝗜𝗖𝗢.Non avevamo ancora finito di leggere i commenti al nostro ...
24/08/2026

𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 “𝗣𝗔𝗥𝗖𝗢” 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗛𝗜.
𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗦𝗧𝗜𝗖𝗢.

Non avevamo ancora finito di leggere i commenti al nostro post della settimana scorsa che i nostri feed erano già invasi dai video di quanto accaduto a Scanno durante il weekend.

In due diverse occasioni un cervo maschio, circondato da decine di persone che cercavano di fotografarlo, avvicinarlo e dargli da mangiare, ha reagito caricando chi gli si trovava davanti.

Per fortuna, questa volta, senza conseguenze gravi. Ma è proprio quel “questa volta” che dovrebbe farci riflettere.

Perché sappiamo che non si deve avvicinare un animale selvatico. Sappiamo che non si deve alimentarlo. Eppure, quando ce lo troviamo davanti, così vicino, l’emozione di una foto, di un contatto, di poter dire “gli ho dato da mangiare con le mie mani e ho il video che lo testimonia” sembra avere la meglio sulla ragione.

Succede anche perché, davanti a qualcosa che ci emoziona, tendiamo a sottovalutare il rischio. Se poi intorno a noi altre persone fanno la stessa cosa, quel comportamento ci appare quasi normale. E un animale che resta fermo, si avvicina o accetta del cibo viene facilmente percepito come docile, quasi domestico.

Ma non lo è ed è proprio lì che un incontro straordinario diventa pericoloso.

Un animale selvatico non interpreta le nostre intenzioni, non sa che vogliamo soltanto una fotografia e non diventa domestico perché accetta del cibo dalle nostre mani.

Accerchiarlo, toccarlo, alimentarlo significa modificare il suo comportamento e mettere a rischio lui e noi.

Lo diciamo ormai da molti anni e sappiamo che tanti hanno compreso. Ma sono ancora troppi quelli che, pur conoscendo le regole, scelgono di ignorarle perché, in quel momento, l’emozione, la fotografia o il desiderio di un contatto sembrano valere più delle conseguenze che quel gesto può avere per un cervo, una volpe e per le persone stesse.

Le immagini di questi giorni ci ricordano quanto sottile possa essere il confine tra meraviglia e imprudenza.

E prima o poi, se continueremo a ignorarlo, qualcuno potrebbe pagarne un prezzo molto alto.

𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 “𝗣𝗔𝗥𝗖𝗢” 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗛𝗜.
𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗦𝗧𝗜𝗖𝗢.

𝗣𝗿𝗶𝗺𝗲 𝗯𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 (𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝟭)Da giorni cercavamo di osservare Marina, l’orsa discreta, per capire se avesse i cuccioli. Dopo un...
21/08/2026

𝗣𝗿𝗶𝗺𝗲 𝗯𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 (𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝟭)
Da giorni cercavamo di osservare Marina, l’orsa discreta, per capire se avesse i cuccioli. Dopo una lunga frequentazione delle montagne di Villavallelonga, aveva
compiuto uno spostamento repentino di dieci chilometri in poche ore, per stabilirsi sotto i ghiaioni del Grande Granducato, come poi fu battezzato quel ramneto, che ha visto me e i miei colleghi seduti per anni a contare orse con piccoli. L’indomani, Mario, Ezechia e io iniziamo nel primo pomeriggio la faticosa salita che percorre un canalone stretto e alberato. L’aria profuma di fragole, lamponi ed erba umida. Un temporale ha investito la zona nelle ore più calde.

Con un andamento bizzarro, per evitare le rumorose pietraie, raggiungiamo un costone roccioso che separa il versante in due circhi glaciali. Non appena
mi affaccio, noto un orso a poche centinaia di metri. Ci acquattiamo trattenendo il respiro, mentre l’animale smette di mangiare.

Il segnale del collare di Marina ci dice che si trova al limite della faggeta sotto di noi.

Continua a seguire questa e molte altre storie del nostro libro, con la nuova rubrica 𝑇𝑟𝑎l𝑒𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒𝗢𝗥𝗦𝗢𝗘𝗙𝗢𝗥𝗠𝗜𝗖𝗔...

𝗧𝗵𝗲 𝗳𝗶𝗿𝘀𝘁 𝗯𝗲𝗿𝗿𝗶𝗲𝘀 (𝗽𝗮𝗿𝘁𝟭)
For days we had been trying to observe Marina, the elusive female bear, hoping to discover whether she had given birth. After spending a long period roaming the mountains above Villavallelonga, she had made a sudden ten-kilometre journey in just a few hours, settling beneath the scree slopes of Monte Grande, in a thicket that would later earn the name the Grand Duch.

For years afterwards, my colleagues and I would sit there counting females with cubs.

The following day, Mario, Ezechia and I begin the arduous climb in the early afternoon, following a narrow, wooded gully. The air is scented with wild strawberries, raspberries and damp grass. A thunderstorm has swept across the mountains during the hottest part of the day.

Taking a rather circuitous route to avoid the noisy scree, we reach a rocky ridge dividing the mountainside into two glacial cirques. The moment I peer over the edge, I spot a bear a few hundred metres away.

We immediately crouch down, scarcely daring to breathe, as the animal stops feeding.

The signal from Marina's radio collar tells us she is standing at the edge of the beech forest below us.

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𝗙𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗜𝗻𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶, 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗱𝗮𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶!Proiezione fotografica di Enrico Migliaccio.Un viaggio tra i c...
21/08/2026

𝗙𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗜𝗻𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶, 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗱𝗮𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶!
Proiezione fotografica di Enrico Migliaccio.

Un viaggio tra i colori e le forme del mondo naturale, raccontato attraverso l'obiettivo: l'incontro tra fiori e insetti impollinatori, un legame antico e fondamentale per gli equilibri della natura.

📅 22 agosto 2026, ore 17:00
📍 Centro Verde – Ortona dei Marsi

𝗜 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼.Ogni anno, in questi giorni, il Parco accoglie migliaia di persone. Persone che vengono per cam...
20/08/2026

𝗜 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼.
Ogni anno, in questi giorni, il Parco accoglie migliaia di persone. Persone che vengono per camminare, respirare, osservare, scoprire. Per trascorrere qualche ora o qualche giorno in uno dei luoghi più straordinari dell’Appennino.

Ci colpisce sempre osservare come quasi tutti, raccontando la propria giornata sui social, scrivano di amare la natura. Poi, però, ci sono le immagini.

Tende montate dove non si può campeggiare. Persone che oltrepassano staccionate e ignorano divieti indicati chiaramente sui cartelli.
Cervi e volpi avvicinati sempre di più, fotografati a pochi passi, chiamati, attirati e persino alimentati come se fossero animali domestici.
E poi c’è lui, il grande classico: quel bisogno impellente e inderogabile di lasciare un ricordo del proprio passaggio, incidendo un cuore e le proprie iniziali sulla corteccia di un faggio.

Eppure, quasi sempre, tutto questo viene raccontato come amore per la natura.
Forse allora dovremmo chiederci che cosa significhi davvero amarla.
Perché non è amore dare da mangiare a un animale selvatico.

Non è amore avvicinarlo fino a cancellare la distanza che dovrebbe separarci.
Non è amore incidere un albero per lasciare il segno del nostro passaggio.
Non è libertà accendere un fuoco dove è vietato.
Non è “vivere il Parco” ignorare un sentiero, una regola o una distanza.

E poi ci sono le informazioni. Quelle vere e quelle che vere non sono.
In questi giorni abbiamo visto circolare persino immagini di orsi nei paesi presentate come attuali quando appartengono ad anni passati, contribuendo ad alimentare ulteriore confusione e percezioni distorte.

Regole e limiti dei Parchi spesso non sono popolari. Ma proviamo a immaginare cosa sarebbero questi luoghi senza regole: sarebbero ancora belli e integri come lo sono oggi?

Le regole di un’area protetta non sono state scritte per togliere qualcosa a chi viene a visitarla o a chi ci vive. Sono state scritte per custodire ciò che rende questo luogo unico e perché possa continuare a esserlo anche per chi verrà dopo di noi.

I Guardiaparco e i Carabinieri Forestali svolgono ogni giorno un lavoro prezioso di sorveglianza e vigilanza, ma non possono essere contemporaneamente su ogni sentiero, accanto a ogni animale, in ogni bosco e in ogni momento.

I controlli sono necessari. Le sanzioni anche, quando servono. Ma pensare che la tutela di un territorio frequentato ogni giorno da migliaia di persone, soprattutto in questo periodo dell’anno, possa essere affidata soltanto alla repressione significa partire già sconfitti.

Un Parco si protegge anche — e soprattutto — quando non c’è nessuno a controllarci.

Quando scegliamo autonomamente di non avvicinarci e di non dare cibo agli animali. Di non uscire dal sentiero. Di non accendere quel fuoco. E anche di non incidere quell’albero.

Perché questo Parco non appartiene solo a noi, ma anche alle generazioni future.

E allora, nei giorni dopo Ferragosto, forse la domanda da farci è una sola:
quando diciamo di amare la natura, siamo davvero disposti a rinunciare a qualcosa di noi per lasciarle lo spazio di essere semplicemente… Natura?

Perché la regione Adriatico-Ionica ha bisogno della biomimesi?E se l'anello mancante tra le infrastrutture verdi e un im...
19/08/2026

Perché la regione Adriatico-Ionica ha bisogno della biomimesi?

E se l'anello mancante tra le infrastrutture verdi e un impatto reale non fosse più tecnologia, ma una comprensione più profonda della natura stessa?

In tutta la regione Adriatico-Ionica, pratiche edilizie estensive hanno impermeabilizzato i suoli, alterato i cicli naturali dell'acqua e frammentato aree ad alta biodiversità, aumentando il rischio di alluvioni e compromettendo la connettività ecologica. Allo stesso tempo, i cambiamenti climatici e la pressione del turismo stagionale rendono queste sfide sempre più intense.

Sebbene le strategie riconoscano già l'importanza delle infrastrutture verdi e delle soluzioni basate sulla natura, molte non riescono a generare un impatto duraturo perché non emulano fino in fondo i processi naturali. Il risultato è che spesso manca l'equilibrio tra la sostenibilità presente in natura e la sua applicazione negli ambienti costruiti.

La biomimesi può colmare questa lacuna. Imparando dalle strategie funzionali della natura e mettendole in pratica, permette di progettare ambienti non solo sostenibili, ma rigenerativi: capaci di sostenere la biodiversità, migliorare la gestione delle acque e rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici.

Questo significa andare oltre gli approcci convenzionali e integrare la biomimetica nella pianificazione, nella progettazione e nelle politiche, aprendo nuove strade verso una resilienza ambientale e socio-economica di lungo periodo.

Anche per questo il Parco è partner nel progetto IPA-ADRION BIOMIMICRY che promuove un approccio innovativo alla conservazione della biodiversità, dimostrando come interventi "semplici", ispirati al funzionamento degli ecosistemi e condivisi con le comunità locali, possano contribuire alla rigenerazione degli habitat e a una loro fruizione più consapevole e sostenibile.

𝗡𝗶𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲. 𝗩𝗶𝘃𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗲𝗱 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗮𝘁𝗮.Ed è proprio così che vogliamo continuare a raccontarlaNi...
17/08/2026

𝗡𝗶𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲. 𝗩𝗶𝘃𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗲𝗱 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗮𝘁𝗮.
Ed è proprio così che vogliamo continuare a raccontarla

Nina non deve diventare una star, né riempire quotidianamente pagine di social. Perché anche la discrezione è una forma di tutela.

Nelle passate settimane abbiamo letto notizie prive di fondamento, che hanno generato inutili preoccupazioni e alimentato polemiche altrettanto inutili.

Come è naturale per un’orsetta orfana che deve imparare a conoscere un territorio vasto, complesso e non privo di pericoli, non sono mancati momenti più delicati. Anche questo fa parte del suo percorso di crescita, in un ambiente che sta imparando giorno dopo giorno a conoscere.

Nina continua a esplorare i monti del Parco, per ora ben lontana dalle aree antropizzate, ed è seguita costantemente da biologi, Guardiaparco e Carabinieri Forestali attraverso il radiocollare e le fototrappole.

Nel primo filmato, la vediamo intenta a sollevare i sassi alla ricerca di larve, insetti e formiche: un comportamento naturale che mostra quanto siano forti, anche in un’orsetta rimasta orfana, le capacità innate di cercare e riconoscere le proprie risorse alimentari, capacità che l’esperienza continuerà ad affinare.

Vivere da orsa libera per Nina significa anche confrontarsi con i rischi propri della vita selvatica, ma la sua tenacia, la sua capacità di adattamento e la sua naturale riservatezza la stanno accompagnando in questo percorso. Ci auguriamo davvero che possa continuare così.

Indirizzo

Via Santa Lucia N. 2
Pescasseroli
67032

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