01/06/2022
Come si apprende da un articolo pubblicato sul quotidiano Libertà il giorno 31/05/2022, dal 30 giugno venturo le esenzioni del ticket sanitario saranno garantite solo per coloro i quali, pur avendone i requisiti fiscali, si doteranno di identità digitale.
E’ l’ennesima goccia in un vaso che già trabocca da tempo. Come si fa ad essere così cinici e sfrontati da mettere addirittura in discussione la tutela dei più deboli e indifesi per un’infatuazione tecnologica tanto ostinata quanto non necessaria?
“Vergogna” è la prima parola che viene in mente in questo caso.
E’ dunque questa la risposta dell’attuale classe dirigente amministrativa del Servizio Sanitario Nazionale alla penuria di fondi? Obbligare anche i più anziani a dotarsi di apparecchi costosi per reclamare un loro diritto, mentre le liste d’attesa si fanno sempre più lunghe e le persone, almeno quelle che ancora possono permetterselo, cercano una soluzione privata alle loro urgenti problematiche di salute.
In anni di indefesso impegno sono riusciti a distruggere un bene prezioso qual era la sanità pubblica italiana, portando via a poco a poco tutto ciò che di buono avevamo in tal settore, come i piccoli ospedali periferici, il medico di famiglia libero e indipendente, la sicurezza di un grande ospedale cittadino moderno, efficiente e ben dotato tanto dal punto di vista del personale qualificato presente quanto di un adeguato numero di posti letto disponibili.
Tutto questo, grazie ai tagli e alle scellerate politiche messe in atto per compiacere le richieste dell’Unione Europea, è ormai solo un ricordo.
E ora, con questo insensato obbligo che grava sulle esenzioni, ancora una volta i diritti e le garanzie di tutela che si davano per conquistati e acquisiti, sono messi a rischio con la scusa di una presunta efficienza digitale.
Se tale efficienza fosse reale o davvero perseguita dagli enti pubblici, la situazione fiscale del soggetto e i suoi dati anagrafici consentirebbero già di per sé di identificarlo, ad esempio con l’uso della semplice tessera sanitaria, come avente diritto all’esenzione.
Invece, mentre gli apparati pubblici sono ancora afflitti da gravi inefficienze e scarsa intercomunicabilità, si preme subdolamente per fare digerire ai cittadini l’identità digitale come un inevitabile progresso da salutare con gioia.
Il costringere sempre più aspetti della nostra vita e la fruizione di diritti basilari all’interno di rigidi alvei digitali, espone il cittadino all’essere in balia del controllo, della gestione, della sorveglianza nonché di eventuali ricatti governativi.
Inutile fare sciocchi e puerili paragoni con i social i quali, si dice, tanto avrebbero già i nostri dati in loro possesso. Innanzitutto quei dati sono utilizzati per banali scopi commerciali legati alla profilazione di consumatori e potenziali acquirenti di beni e servizi privati, inoltre, cosa ben più importante, non è obbligatorio possedere alcun profilo social per poter accedere ai servizi al cittadino o godere dei propri diritti.
Costringere una persona a comprare e detenere uno smartphone o un computer nonché a saperli utilizzare, è un vero atto di arroganza oltre che di discriminazione verso le fasce della popolazione che più sono in difficoltà con questi strumenti e che stanno risentendo maggiormente della drammatica congiuntura economica.
Un cittadino deve poter essere libero di usare la tecnologia che più gli aggrada se e quando lo ritiene opportuno, non per imposizione dall’alto né per poter godere di una piena cittadinanza.
Di fronte a queste decisioni viene da pensare che non sia allora tanto l’intelligenza artificiale ad avanzare realmente, quanto la nostra intelligenza naturale ad arretrare, insieme al buon senso, all’umana empatia e al sano principio di precauzione.
Di passo in passo, infatti, si stanno predisponendo sempre più strutture e protocolli in grado di sfociare potenzialmente nella cittadinanza a punti e nel credito sociale già sperimentato in alcune regioni cinesi.
I nostri diritti si stanno trasformando rapidamente in concessioni a tempo determinato appese ad un click o ad un codice QR e subordinate magari a determinati comportamenti.
E’ davvero questa la via che vogliamo percorrere?
E quante e quali altre soglie di questo tipo i cittadini intendono varcare con una semplice scrollata di spalle o uno sbuffo spazientito prima di porre davvero un freno a questa deriva?
La lista civica Piacenza Rinasce si impegna fin da ora a fare tutto il possibile affinché la Regione ritiri questo provvedimento iniquo e inaccettabile.