13/08/2026
I “machinon” di Ferragosto
A Piacenza, un tempo, il Ferragosto si festeggiava così.
I Piacentini li chiamavano “machinon”, macchinoni: gigantesche costruzioni pirotecniche che venivano collocate al centro di Piazza Cavalli e incendiate la sera del 15 agosto, nel gran finale delle celebrazioni per la Madonna d’agosto. Erano vere e proprie opere d’arte effimere. Uno scheletro di legno veniva rivestito di cartapesta, stuccato e dipinto con grande cura da artigiani e decoratori. La fantasia non aveva praticamente limiti, palazzi, ville, fontane, chioschi, monumenti, obelischi egizi, templi romani, pagode. Poi arrivava la sera. In un contratto conservato nei documenti d’archivio si parla di una macchina decorata con circa 5.000 candele, 2.000 delle quali colorate. La piazza doveva essere illuminata a bengala, con 12 razzi a paracadute, e lo spettacolo prevedeva persino "l’innalzamento di un globo aerostatico di metri otto circondato da bengala in forma di corona". Insomma, tutti con il naso all’insù. La tradizione del Ferragosto in Piazza Cavalli rimase viva fino agli inizi del Novecento. La festa attirava Piacentini, abitanti della provincia e visitatori dai comuni vicini, e il grande spettacolo pirotecnico con l’incendio finale del “macchinone” era il momento culminante della fiera ferragostana. Di quei festeggiamenti rimangono le cronache, i ricordi dei poeti piacentini – tra cui Valente Faustini – e soprattutto le immagini conservate nel Fondo Mappe, stampe e disegni dell’Archivio di Stato.