Comunisti - Piacenza

Comunisti -  Piacenza Comunisti Piacenza Anche a Piacenza si struttura il Partito Comunista Italiano. Dopo l'assemblea costituente di Bologna del 24,25 e 26 giugno

08/06/2024

Non volevo andare a votare, ma ho ricevuto e letto la lettera di Foti.

Mi ha convinto.

Vado a votare CONTRO di lui e CONTRO il suo gruppo.

Pace e bene 😘

A sostegno del generale Fagiolo e a dispetto delle brutte persone che hanno paura delle divise, chiedo a coloro che hann...
10/04/2021

A sostegno del generale Fagiolo e a dispetto delle brutte persone che hanno paura delle divise, chiedo a coloro che hanno servito il proprio Paese o sono ancora in servizio di partecipare alla sfida pubblicando una foto del vostro periodo in servizio. Solo una foto, nessuna descrizione. L'obiettivo è quello di inondare FB di foto positive invece che di negatività. Copia il testo sul tuo diario, metti una foto

5 marzo 1953 - 5 marzo 2019 Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'...
05/03/2021

5 marzo 1953 - 5 marzo 2019
Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità.
VIVA IL COMPAGNO
GIUSEPPE STALIN
TERRORE DEI FASCISTI E
DEI FALSI COMUNISTI.

09/01/2021

Pubblico il contributo del compagno Antonio Bacchiocchi, pubblicato sul quotidiano "Libertà" il 7 gennaio scorso

In occasione del centenario della nascita del Partito Comunista d'Italia – Sezione della Terza Internazionale Comunista – in quanto fu un evento politico-sociale di grande importanza nazionale e per la storia dell'Italia del '900, per i lavoratori, per l'emancipazione delle classi più bisognose sia dal punto di vista economico che da quello delle libertà e dei diritti in generale. Nacque, il PC d'Italia, il 21 gennaio 1921 a seguito di una scissione avvenuta durante il XVII° congresso del Partito Socialista che si tenne a Livorno al teatro Goldoni dove i delegati della frazione comunista con a capo Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Antonio Gramsci, Nicola Bombacci e altri, lasciarono il congresso e si trasferirono al teatro San Marco per dare concretezza alla nascita del nuovo partito: PC d'Italia, che, come giornale adottò “ORDINE NUOVO” - Quotidiano Comunista -, già stampato dal marzo del 1919, mentre L'Unità fu fondata il 12 febbraio del 1924 col sottotitolo “Quotidiano degli operai e dei contadini”. Successivamente sostituito da “organo del Partito Comunista Italiano”. Quel congresso fu un'assemblea infuocata con momenti tumultuosi, pesanti polemiche tra i delegati della frazione comunista e quelli del PSI, tra chi intendeva conservare un partito di tipo riformista e chi invece intendeva una politica comunista rivoluzionaria che si riferisse all'internazionale leninista. Basterebbe leggere la cronaca giornaliera del dibattito pubblicata dall'Avanti! per rendersene conto di quale livello era la tensione ideologica e personale tra i delegati delle diverse tendenze.
Intendo non affrontare con questo mio scritto il ruolo che il partito comunista ebbe sui grandi temi della politica italiana perché richiederebbe troppo spazio, mi riferisco alla questione del periodo della nascita dei fasci di combattimento datati 23 marzo 1919 organizzati dalle formazioni fasciste che poi con la marcia su Roma e la presa del potere significò l'inizio delle barbarie, assalti alle associazioni, cooperative, case del popolo, e messa al bando della stampa, censure, violenze contro gli antifascisti, in primis i comunisti ed i socialisti. Nel 1943, luglio – settembre iniziò la fine del fascismo e la guerra subì dei risvolti di alleanze dei belligeranti e ciò modificò i rapporti internazionali tra le nazioni. Anche in campo comunista si prese atto della necessità di rivedere alcune questioni di carattere politico e organizzativo. Quindi l'Internazionale Comunista venne sciolta nel giugno del '43 e ogni partito comunista fu indirizzato alla linee strategiche nazionali, la cosiddetta via nazionale al socialismo. “Il PC d'Italia sezione della 3° internazionale” divenne PCI. Ma voglio ricordare, per concludere, un aneddoto riguardo al congresso del PSI del '21: come già ricordato, durante il dibattito, infuocato, il delegato socialista Vacirca (dalla cronaca dell'Avanti ! Del 19-1-21) in risposta ad ingiurie di Bombacci dice: “ è l'uomo del temperino”. Allora si vede Bombacci tirar fuori la rivoltella. Bordiga, Terracini ed altri, che sono sul palchetto, lo trascinarono fuori. Il delegato comunista Roberto dichiara che Vacirca rivolto a Bombacci avrebbe detto “rivoluzionario da temperino” ed avrebbe tratto fuori di tasca un temperino, mentre Bombacci avrebbe tratto fuori di tasca – non sa con quanta opportunità – la rivoltella. Dice Roberto: “Quando vidi l'atto di Bombacci lo stigmatizzai e volevo proporre l'espulsione di Bombacci” Questa la cronaca dell'Avanti!.
Su questo fatto, raccontato da Diego Novelli su “La Rinascita della sinistra” del 19-1-2007 - pag. 15, è diversa la testimonianza di Umberto Terracini che in una conversazione nel gennaio 1971 a Torino, avvenuta a seguito della commemorazione del 50° anniversario del PCI, con Diego Novelli, Franco Antonicelli, Adalberto Minucci, sollecitato, Terracini dice: Vacirca era un personaggio bilioso. Durante il suo intervento attaccò Bombacci che faceva parte della nostra frazione, quella comunista, accusandolo di vigliaccheria, di essere pauroso, di non avere in tasca neppure un temperino. In sostanza di non avere coraggio. Bombacci era seduto accanto a me, in un palco del teatro. Ad un certo punto estrassi dalla tasca della mia giacca una rivoltella che sempre, in quel periodo burrascoso, portavo con me. Dissi a Bombacci: “Mostragliela, fagli vedere che non hai paura. Bombacci si ritrasse spaventato. Poi, dietro mia insistenza (avendo praticamente messogli il revolver in mano) allungò il braccio dal palco e mostrò la mano che impugnava la mia rivoltella. Nicola Bombacci, vero è – conclude Terracini – dopo la marcia su Roma tradì il partito e diventò fascista. Dopo l'8 settembre '43 aderì alla Repubblica di Salò. Alla Liberazione finì, con Mussolini, giustiziato, ed i suoi miseri resti furono esposti a piazzale Loreto a Milano”.
Antonio Bacchiocchi
PCI Piacenza

12/03/2020

Lui è Giuseppe. È un operatore del pronto soccorso dell'ospedale di Piacenza. È un caro ragazzo che si è trasferito anche lui dalla Calabria per lavoro. È uno dei "terroni" che ha preferito rimanere e lottare contro il virus, invece di scappare come hanno fatto altri. La sua professionalità la mette quotidianamente a nostra disposizione, a disposizione di tutti i bisognosi di aiuto, senza eccezioni. Orgoglioso di esserti amico e di condividere con te anche qualche passione comune. Grazie Giuseppe, grazie a tutti gli operatori sanitari che come te fanno grande la nostra Comunità e la nostra Sanità pubblica. Grazie per tutto quello che fate tutti i giorni. Un abbraccio di cuore a tutti voi. Noi faremo la nostra parte.

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