27/08/2026
𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝗦𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮𝘀𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮𝗶𝗼, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢, 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝟴𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗿𝗼𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗺𝗶𝗮𝘁𝗮
𝘖𝘵𝘵𝘢𝘯𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢, 𝘮𝘢 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘰𝘤𝘩𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘰𝘯𝘵𝘢𝘨𝘯𝘢.Ed è forse proprio la montagna, con la sua storia e la sua capacità di attraversare il tempo, a insegnarci come guardare a questo anniversario: non soltanto rivolgendoci al passato, ma assumendoci la responsabilità del futuro.
Nel 1946, appena usciti dalla tragedia della guerra, uomini e donne provenienti da tutto il comprensorio si unirono per ricostruire questa Croce, dopo che era stata abbattuta durante la ritirata dell’esercito tedesco. Fu molto più di un’opera materiale. Fu un gesto di fiducia e di speranza. Una comunità che aveva conosciuto la distruzione scelse di ritrovarsi e di ricostruire. Scelse di dire, attraverso quel monumento: siamo ancora qui, insieme, e da qui possiamo ripartire. È questo, forse, il significato più profondo che la Croce dell’Amiata continua ad avere. Da allora ha visto cambiare la nostra montagna. Ha visto generazioni salire fin quassù, famiglie, giovani e anziani, credenti e visitatori, persone arrivate da vicino e da lontano. È rimasta un punto di riferimento, non soltanto visivo, ma anche umano e spirituale. Ottant’anni fa, nel 1946, la sua luce tornò a illuminare la vetta e a essere vista fin da lontano. Oggi, nel ricordare quella luce, possiamo raccogliere anche le parole che Papa Leone XIV ci ha affidato attraverso il suo messaggio: la Croce, come simbolo di redenzione, è un invito «a guardare verso l’alto, camminando insieme nelle vie del bene, della solidarietà e della pace».
Sono parole che parlano profondamente anche alla nostra comunità. Perché questa Croce rappresenta un patrimonio che non appartiene a un solo paese, ma all’intero Amiata. È il simbolo di una montagna che, nel momento più difficile, seppe ritrovarsi unita.
Oggi quella stessa unità è una responsabilità che ci viene consegnata.
Ciò che abbiamo ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto non ci appartiene soltanto: ci è stato affidato. Il nostro compito non è quindi soltanto conservare una memoria, ma custodirla e consegnarla a chi verrà dopo di noi.
Vorrei che tra altri ottant’anni qualcuno potesse salire fin quassù, guardare questa Croce e pensare: qualcuno, prima di noi, ha avuto cura di questo luogo, della sua storia e della sua comunità.
È questo l’impegno che oggi possiamo assumere.
Che la luce della Croce continui a essere una luce di memoria, ma anche di speranza. Una luce capace di accompagnare l’Amiata nelle sfide del presente e nel cammino verso il futuro.
Buon cammino alle nostre comunità.
Buon cammino alla nostra montagna.