08/05/2025
📌PERCHE' CI PIACE IL CARD. PIETRO PAROLIN📌
Roma, maggio 2025. Le porte della Ca****la Sistina si sono chiuse ieri dietro ai cardinali elettori, sigillando con esse segreti e speranze di un miliardo di fedeli sparsi nel mondo. Mentre il fumo del camino più osservato del pianeta tiene il mondo col fiato sospeso con le due fumate nere di stamattina, nei corridoi del Vaticano si intrecciano voci e ipotesi su chi sarà il successore di Pietro. Tra profili noti e outsider sorprendenti, il conclave si sta rivelando uno dei più incerti e seguiti degli ultimi decenni. Chi sono i papabili più accreditati? E quali equilibri interni potrebbero determinare la fumata bianca?
Facciamo un breve passo indietro (lo ritengo doveroso); Il conclave è uno degli eventi più solenni e misteriosi della Chiesa cattolica. La parola stessa deriva dal latino cm clave (“con la chiave”), a indicare la chiusura a chiave dei cardinali elettori all’interno del Vaticano: nessun contatto con l’esterno fino all’elezione del nuovo Pontefice.
Il cuore del conclave è la Ca****la Sistina, (in foto) dove, sotto lo sguardo imponente del Giudizio Universale di Michelangelo, i cardinali votano in un’atmosfera di raccoglimento e grande responsabilità spirituale. Il metodo è rimasto sorprendentemente invariato nei secoli: scrutini segreti, ripetuti fino a quando un candidato non raggiunge la maggioranza qualificata (oggi i due terzi dei voti). Ogni scrutinio termina con la celebre bruciatura delle schede: un sistema di fumate nere (per indicare che l’elezione non è ancora avvenuta) o bianche (per annunciare l’elezione del nuovo Papa) che tiene il mondo con il fiato sospeso.
Il conclave attuale non è solo un rito spirituale, ma anche un evento che segna una svolta nella storia della Chiesa. Oggi, la Chiesa cattolica si trova ad affrontare sfide complesse: la secolarizzazione in Occidente, la crescita esplosiva del cristianesimo in Africa e Asia, le crisi interne legate alla gestione della Curia, e i grandi temi globali come la giustizia sociale, i cambiamenti climatici e le migrazioni, la transizione digitale e l'era robotica.
La recente rinuncia di papa Francesco (se ipotizziamo questo scenario) o la sua scomparsa ha lasciato un segno profondo: è stato il Papa che ha aperto la Chiesa verso le periferie del mondo, promuovendo un forte impegno per la pace, la fratellanza universale e la lotta alla povertà. Ora, il conclave è chiamato a scegliere se proseguire su questa strada o segnare una nuova direzione.
Tra i nomi più citati e stimati a livello internazionale c'è il simpatico card.Tagle, filippino.
Tagle è amato sia a livello popolare sia accademico per il suo stile umile e vicino ai poveri, in linea con il magistero di papa Francesco. È spesso definito "il cardinale dei poveri", ed è una figura di grande empatia e dolcezza comunicativa. La sua presenza nella Curia romana e il suo coinvolgimento nelle dinamiche missionarie lo rendono un ponte tra l'Occidente e le Chiese in crescita dell'Asia e dell'Africa. Ha una visione progressista su temi sociali; ha sempre cercato un equilibrio tra fedeltà alla dottrina e apertura al dialogo con le realtà complesse del mondo moderno. È molto attento ai temi della giustizia sociale, della migrazione e dell'ecumenismo.
Ma perchè a noi piace invece il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin (in foto)?
Non solo perchè è un moderato, un pragmatico, perchè è un realista attento agli equilibri politic (mai delicati e importanti come adesso).
Parolin è attento ai temi dell'ambiente, ha scritto dei dossier cruciali.
Parolin è (anzi sarebbe) un Papa "geopolitico": il Pontefice delle crisi globali.
In un tempo di guerre e tensioni internazionali, la figura di Parolin sarebbe unica: un Papa capace di usare la diplomazia vaticana, una delle più antiche e rispettate al mondo, non solo per proteggere i cattolici, ma per influire realmente sulla pace globale. La sua esperienza diretta nei negoziati più difficili (basti pensare al ruolo nel dossier Cina o nei colloqui sul clima) lo rende un leader in grado di fare del pontificato non solo una guida spirituale, ma anche una bussola geopolitica.
Parolin sarebbe un "Papa silenzioso" che può sorprendere.
Parolin è spesso visto come un uomo riservato e istituzionale, ma questo potrebbe essere proprio il suo asso nella manica. Nella storia della Chiesa, sono esistiti Pontefici apparentemente "di continuità" che poi hanno sorpreso il mondo con gesti inattesi e rivoluzionari (come Giovanni XXIII con il Concilio Vaticano II). Parolin potrebbe incarnare questa stessa dinamica: un Papa che, forte della sua conoscenza degli equilibri interni, potrebbe realizzare riforme silenziose ma profonde.
Ma soprattutto, nel mondo attuale, dominato dall’apparenza e dalla comunicazione immediata, un Papa come Parolin, che rifugge la spettacolarizzazione, potrebbe riportare l’attenzione sul valore del silenzio, del discernimento e della pazienza strategica. Sarebbe un messaggio potente: la Chiesa non ha bisogno di urlare per essere ascoltata, ma di lavorare in profondità.
Infine, il fatto che Parolin sia italiano, in un periodo in cui molti credono che la Chiesa debba guardare fuori dall'Europa, potrebbe sembrare un passo indietro. Ma proprio la sua esperienza internazionale, la sua visione globale e il suo lavoro instancabile con Chiese di tutto il mondo fanno di lui un Papa italiano solo di nascita, ma globale di vocazione.
Bene, allora per tutto questo Agorà punta e fa il tifo per Parolin!
In un’epoca di fragili equilibri e crisi planetarie, potrebbe servire non un rivoluzionario, ma un mediatore capace di visioni lunghe e mani ferme. Pietro Parolin, l’uomo che ha scritto le pagine segrete della diplomazia vaticana, potrebbe essere il Papa che, senza clamore, cambia davvero la storia."
Buona fortuna!