ANPI Pioltello

ANPI Pioltello L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia è stata costituita a Roma nel 1944. Pioltello è una sua sezione territoriale intitolata a Sandro Pertini.

28/08/2026
Il 16 agosto 1924, nei pressi di Riano, a pochi chilometri da Roma, venne ritrovato il ca****re di Giacomo Matteotti, de...
16/08/2026

Il 16 agosto 1924, nei pressi di Riano, a pochi chilometri da Roma, venne ritrovato il ca****re di Giacomo Matteotti, deputato socialista rapito e assassinato il 10 giugno 1924 da una squadra fascista.
Matteotti era divenuto uno dei principali oppositori del fascismo dopo il suo discorso parlamentare del 30 maggio 1924, nel quale denunciò le violenze, le intimidazioni e i brogli elettorali commessi dai fascisti durante le elezioni politiche. Il suo assassinio rappresentò uno degli episodi più gravi della fase di consolidamento della dittatura fascista e provocò una profonda crisi politica, culminata nella cosiddetta crisi Matteotti.
La tradizione attribuisce a Matteotti la frase: «Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai», divenuta simbolo della resistenza antifascista.
La moglie, Velia Titta, mantenne un atteggiamento fermo anche in occasione del funerale. Chiese che il trasferimento della salma avvenisse senza rappresentanze fasciste, camicie nere o privilegi istituzionali, rivendicando per sé e per la propria famiglia il diritto a un funerale civile e privo di celebrazioni del regime. Chiese inoltre che, qualora fosse stato necessario un servizio d’ordine, questo fosse affidato esclusivamente ai soldati italiani.
La vicenda di Matteotti rimane quindi un momento emblematico della repressione politica fascista, della difesa delle istituzioni parlamentari e dell’opposizione alla dittatura.

SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944Erano le sette del mattino. Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto...
12/08/2026

SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944

Erano le sette del mattino.
Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto a fare da guida. Rastrellarono le case una per una, radunarono le famiglie nelle stalle e sul sagrato della chiesa, e le mitragliarono. Sui corpi gettarono le bombe a mano, poi le panche della chiesa, poi la benzina, e diedero fuoco.
In poco più di tre ore.
560 persone. Oltre 130 bambini.
La più piccola si chiamava Anna Pardini e aveva venti giorni.
Don Innocenzo Lazzeri si offrì al posto dei suoi parrocchiani: lo uccisero con loro. Genny Bibolotti Marsili scagliò uno zoccolo in faccia a un SS per dare a suo figlio Mario, sei anni, il tempo di scappare: Mario si salvò, lei no. Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.
Poi il silenzio, per cinquant’anni. Le carte dell’inchiesta finirono chiuse nell’”armadio della vergogna”, ritrovato solo nel 1994 in uno scantinato della Procura militare di Roma.
Nel 2005 il Tribunale militare di La Spezia condannò all’ergastolo dieci ex SS. Nessuno di loro ha mai scontato un solo giorno di carcere: la Germania non li ha mai estradati e nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato tutto.
Per questo la memoria non è e non può essere un rito.
Oggi Sant’Anna è Parco Nazionale della Pace. Le case bruciate sono rimaste dove erano. Ci si sale a piedi, e si legge una lapide dopo l’altra: interi cognomi ripetuti dieci, dodici volte. Famiglie cancellate in una mattina d’agosto.

Onore ai martiri di Sant’Anna di Stazzema.





Ciao Francesco, ci hai regalato voli di bellezza, passione civile, umanità, amore da vivere fino in fondo. Grazie.
06/08/2026

Ciao Francesco, ci hai regalato voli di bellezza, passione civile, umanità, amore da vivere fino in fondo.
Grazie.

02/08/2026

Bologna, 2 agosto 1980. Ore 10.25. Una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale, gremita di viaggiatori in partenza per le vacanze.

Ottantacinque morti, oltre duecento feriti: la più grave strage nella storia dell’Italia repubblicana.

Ci sono voluti decenni di processi per stabilire quello che le sentenze oggi affermano: la matrice neofascista dell’attentato e i depistaggi messi in atto da settori degli apparati dello Stato e dalla loggia P2 per coprirne gli autori.

A quarantasei anni di distanza, l’orologio della stazione resta fermo alle 10.25. Non è un gesto simbolico: è un impegno. Perché la memoria non muore, e non muore la richiesta di verità piena portata avanti dall’Associazione dei familiari delle vittime.

L’ANPI è a fianco di Bologna oggi come ogni 2 agosto: ricordare le vittime significa difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e chiudere ogni spazio a chi ancora oggi si richiama a quella matrice.

ANPI provinciale Bologna




Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e arrestato.A Campegine, i fratelli Cervi tornarono dai campi e trovarono u...
25/07/2026

Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e arrestato.
A Campegine, i fratelli Cervi tornarono dai campi e trovarono un paese che, dopo anni di oppressione, ricominciava a respirare. Sapevano che la guerra non era finita, che il cammino verso la libertà sarebbe stato ancora lungo e doloroso. Ma compresero che anche la speranza ha bisogno di un gesto per diventare realtà.
Scelsero allora di accendere il fuoco, mettere l’acqua a bollire e preparare una grande pastasciutta da offrire a tutti.
Non era soltanto un pasto.
Era un abbraccio collettivo. Era il sapore ritrovato della dignità. Era la gioia semplice di una comunità che tornava a guardarsi negli occhi e a immaginare un domani diverso.
Così nacque la Pastasciutta Antifascista.
In quel piatto condiviso c’era già l’Italia che sarebbe venuta: un Paese fondato sulla libertà, sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla pace. Un’Italia ancora da conquistare, ma già viva nel coraggio di chi aveva scelto di non piegarsi.
Quel futuro avrebbe avuto un prezzo altissimo. Sarebbe passato attraverso la Resistenza, il sacrificio e il sangue di donne e uomini che non smisero mai di credere nella libertà. Tra loro, i sette fratelli Cervi, che offrirono la propria vita perché quel sogno potesse appartenere a tutti.
Per questo, ogni anno, quella pastasciutta non è soltanto una tradizione.
È memoria che si fa pane condiviso. È storia che si fa responsabilità. È un invito a sedersi alla stessa tavola, riconoscendoci parte di una stessa comunità democratica.
Custodire quella storia significa custodire noi stessi. Significa non dimenticare che la libertà non è mai definitiva, la democrazia non è mai scontata e la pace non è mai un dono acquisito: sono conquiste da difendere ogni giorno, insieme.
Che il profumo di quella pastasciutta continui a ricordarci che i gesti più semplici possono diventare i simboli più grandi.

Buona Pastasciutta Antifascista a tutte e a tutti.

3 Luglio 2026"L'articolo 87 della Costituzione recita: "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresen...
03/07/2026

3 Luglio 2026
"L'articolo 87 della Costituzione recita: "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale". Infatti la sua elezione, regolata dall'articolo 83 della Costituzione, avviene con un meccanismo che sollecita la più ampia convergenza possibile dei votanti. La persona del Presidente ha ovviamente una specifica storia politica, e tanti sono stati i Presidenti con una storia politica di centro o di destra. Ma nel momento in cui viene eletto, il Presidente si deve spogliare di ogni visione di parte.

Non si vota per un Presidente di destra, di centro o di sinistra; si vota per un Presidente che rappresenti l'unità nazionale, cioè in cui si possa riconoscere la stragrande maggioranza del popolo italiano. Affermare, come ha fatto la Presidente del Consiglio, che "è giunto il momento di un Presidente della Repubblica non di centrosinistra", vuol dire affermare che si vuole un Presidente di parte, che non unisce ma divide. Così si tradisce la lettera della Costituzione e si rivela una cultura politica faziosa e totalitaria.

Dopo il tentativo fallito di sovvertire l'equilibrio dei poteri con la legge costituzionale contro la magistratura, ora questo governo ci prova con una riforma della legge elettorale che consentirebbe a una maggioranza del Parlamento che corrisponde a una minoranza di votanti l'elezione del Presidente della Repubblica. È una deriva antidemocratica che va contrastata e sconfitta".

Segreteria nazionale ANPI

25 Giugno 1946Oggi si insediava l’Assemblea CostituenteL’Assemblea Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno ...
25/06/2026

25 Giugno 1946

Oggi si insediava l’Assemblea Costituente
L’Assemblea Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946, dopo le elezioni del 2 giugno che avevano sancito la nascita della Repubblica. I 556 deputati eletti ebbero il compito di redigere la Costituzione della Repubblica Italiana.
Essa era composta da 535 uomini e 21 donne. Per la prima volta nella storia italiana, le donne partecipavano da protagoniste alla vita politica nazionale, dopo aver votato ed essere state elette nelle consultazioni del 2 giugno 1946.
I lavori della Costituente durarono circa diciotto mesi, dal giugno 1946 al dicembre 1947. Il testo della Costituzione fu approvato il 22 dicembre 1947, promulgato il 27 dicembre ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Pur numericamente minoritarie, le 21 Madri Costituenti svolsero un ruolo di grande rilievo nel dibattito e nella definizione dei principi fondamentali della nuova Repubblica. Figure come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin e Angela Maria Guidi Cingolani contribuirono all’affermazione dei valori di uguaglianza, dignità della persona e tutela dei diritti sociali. Grazie al loro impegno, la Costituzione riconobbe con chiarezza la parità tra donne e uomini, superando discriminazioni radicate nella legislazione e nella società dell’epoca.
L’opera delle donne costituenti rappresentò un passaggio decisivo nel processo di democratizzazione del Paese: la loro presenza non fu soltanto simbolica, ma incise concretamente sulla formulazione di articoli che ancora oggi costituiscono il fondamento dei diritti civili, politici e sociali della Repubblica italiana.

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