13/06/2026
INCENDIO DELCA: PER QUESTA CLASSE POLITICA INDECENTE I PROFITTI VALGONO PIÙ DELLA SALUTE PUBBLICA
L'incendio alla Delca Energy di Lugnano di Vicopisano si è prolungato per 4 giorni.
Da giorni i cittadini delle aree immediatamente limitrofe a Lugnano (nel Comune di Vicopisano), Cascina, Calcinaia, fino a Santa Maria a Monte e a Pisa, hanno subito una narrazione tossica da parte di un intero sistema mediatico-istituzionale.
Questo sistema sembra voler coprire ciò che non si può dire, al fine di nascondere il pericolo e i danni di un disastro ambientale che mette in discussione un intero modello: quello della gestione dei rifiuti e del rapporto tra istituzioni, imprenditoria criminale e salute pubblica.
Basterebbe fermarsi al cortocircuito avvenuto nella giornata di giovedì 11 giugno, quando, attraverso i canali di comunicazione istituzionali del Comune di Vicopisano (con l’ordinanza 125 di giovedì 11 giugno), è stato dichiarato che l’incendio era stato spento. Tutto questo mentre il fumo era ancora visibile a tutti e le fiamme hanno continuato a bruciare nella notte, mantenendo l’aria irrespirabile in tutto il circondario di Lugnano. Chi sta "nel palazzo" pensa forse di poter prendere in giro il popolo.
Nelle ordinanze abbiamo visto, appena dopo il primo giorno, l’allentamento immediato del blocco delle attività produttive nella stessa zona di Lugnano e nell’immediato circondario, con una zona rossa di appena 800 metri, fino ad arrivare alla mera “raccomandazione” agli imprenditori di non far svolgere attività lavorative non essenziali. Ma chi definisce quali siano le attività non essenziali? Ricordiamo tutti la pandemia, quando proprio la continuazione dell’attività lavorativa, nonostante il lockdown, favorì la proliferazione del virus: su scala ridotta stiamo vivendo la stessa dinamica. Per questa classe politica, il profitto vale più della vita della nostra gente.
Questo disastro non è un incidente:
È il prodotto diretto di un modello capitalistico che mette sistematicamente il profitto davanti alla salute pubblica, alla sicurezza dei lavoratori e alla tutela dell'ambiente.
È il risultato di anni di privatizzazioni, esternalizzazioni, deregolamentazione e progressiva subordinazione delle istituzioni agli interessi economici privati.
È un sistema nel quale i profitti vengono incassati da pochi soggetti privati, mentre i rischi, l'inquinamento e le conseguenze sanitarie vengono scaricati sulle comunità.
Ancora una volta sono i cittadini, i lavoratori, gli agricoltori e le famiglie a pagare il prezzo di scelte che arricchiscono pochi e mettono in pericolo tutti.
Fin dalle prime ore dell'emergenza abbiamo assistito all'ennesima operazione di rassicurazione istituzionale: comunicati tranquillizzanti, inviti alla calma e dichiarazioni che parlavano di "situazione sotto controllo". Tutto questo mentre non erano ancora disponibili i dati necessari per comprendere la reale portata dell'incendio e delle sue conseguenze.
La realtà, ancora una volta, si è incaricata di smentire la propaganda. Nonostante le dichiarazioni che parlavano di incendio spento o sostanzialmente risolto, dal sito continuano ancora oggi a levarsi fumo ed emissioni visibili. Una circostanza che dimostra quanto sia stata superficiale, insufficiente e in alcuni casi gravemente irresponsabile la gestione politica e comunicativa dell'emergenza.
IL PARADOSSO DELLE RASSICURAZIONI
I comunicati diffusi in queste ore fanno riferimento ai dati delle centraline di monitoraggio, che non avrebbero registrato anomalie significative. Ma questo dato non può essere trasformato in una falsa rassicurazione generale.
L'incendio è avvenuto a Lugnano di Vicopisano, non in un punto qualsiasi del territorio pisano. E lo stesso ARPAT ha chiarito che per individuare sostanze altamente tossiche derivanti dalla combustione di rifiuti e plastica (diossine, furani, PCB e IPA) sono necessari campionamenti specifici e analisi dedicate.
In altre parole: proprio gli inquinanti più pericolosi non sono rilevabili con i soli dati ordinari delle centraline.
Mentre si diffondevano rassicurazioni pubbliche, le verifiche fondamentali erano ancora in corso. Questo è il cuore dello scandalo.
Quando i dati non ci sono, si dovrebbe fermare tutto e applicare il principio di precauzione e prevenzione. Invece si è scelto di tranquillizzare. Ma dovrebbe essere l'esatto contrario: quando non si conoscono gli effetti di una contaminazione, la salute viene prima di tutto. Prima della produzione. Prima degli interessi economici.
ORDINANZE DEBOLI E RESPONSABILITÀ SCARICATE SUI LAVORATORI
Le ordinanze dei comuni coinvolti sono state insufficienti e ambigue. Da un lato la chiusura delle scuole e gli inviti a restare in casa; dall’altro una "zona grigia" inaccettabile per le attività lavorative all’aperto.
Formule vaghe come “limitare le attività non essenziali” o “ridurre le attività ai casi necessari” non proteggono nessuno, ma scaricano la responsabilità della salute dei lavoratori direttamente sulle imprese, invece di assumerla politicamente.
I fumi tossici non rispettano le ordinanze. Le polveri non rispettano i confini amministrativi.
Per questo chiediamo un blocco immediato e totale delle attività lavorative all’aperto nelle aree coinvolte, fino alla disponibilità di dati completi e verificati. La salute non è una variabile individuale: è un diritto collettivo non negoziabile.
LE FAMIGLIE HANNO CAPITO NONOSTANTE LE B***E DELLE ISTITUZIONI
Tanti cittadini hanno dimostrato più lucidità e responsabilità delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerli. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, moltissime famiglie hanno deciso di non mandare i figli a scuola.
Non per panico, ma perché hanno visto la nube, hanno sentito l’odore acre, e hanno capito che mancavano informazioni chiare. E, soprattutto, perché non si sono fidati.
La popolazione ha capito prima di chi governa. La gente non è ingenua, sa riconoscere quando la realtà non coincide con i comunicati fantoccio. Uno scollamento che nasce da anni di minimizzazioni, ritardi e verità omesse.
SCREENING SANITARIO IMMEDIATO E MONITORAGGIO PERMANENTE
Serve un programma straordinario di screening sanitario pubblico e gratuito per tutta la popolazione esposta. Subito. Non tra mesi, non dopo valutazioni lente e burocratiche.
Devono essere coinvolti cittadini, lavoratori, studenti, personale scolastico, operatori dell’emergenza e tutte le persone potenzialmente esposte. Serve un monitoraggio epidemiologico permanente. Servono prevenzione reale e diagnosi precoce. La popolazione ha il diritto di sapere cosa sta succedendo alla propria salute.
DIOSSINE, TERRENI E CATENA ALIMENTARE: SERVONO ANALISI INDIPENDENTI DALLE LOGICHE DI PROFITTO
Le diossine non si monitorano con strumenti ordinari. Servono analisi specifiche su terreni, acque, coltivazioni, allevamenti e catena alimentare. Servono controlli indipendenti e continui. Non comunicati rassicuranti o stime generiche, ma dati reali, pubblici e verificabili.
UNA VICENDA CHE NON NASCE DAL NULLA
Il territorio toscano ha già conosciuto troppi casi simili. Dal caso Keu alle numerose vicende giudiziarie nel settore dei rifiuti, emerge un modello ripetuto: prevenzione insufficiente e intervento tardivo. Ancora una volta, il problema non è l’eccezione. È il sistema.
LE RESPONSABILITÀ POLITICHE DELLA REGIONE TOSCANA E DEL PD
Sarebbe un errore gravissimo fermarsi alle sole responsabilità aziendali. Da decenni la Toscana è governata da una classe dirigente che ha fatto della privatizzazione dei servizi pubblici e della gestione dei rifiuti una linea politica strutturale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: emergenze ambientali ripetute, territori sacrificati e controlli indeboliti.
Il modello è sempre lo stesso: privatizzare i profitti, socializzare i danni. Le aziende guadagnano, le comunità pagano e respirano i veleni. E la classe politica continua a difendere un sistema che ha già ampiamente dimostrato il suo fallimento.
IL PROFITTO DI POCHI, I RISCHI DI TUTTI
Il problema non sono solo i padroni di Delca, che devono pagare i danni ai lavoratori e alla comunità. Il vero problema è il modello: un sistema in cui la gestione dei rifiuti viene piegata alla logica del profitto. Serve giustizia ambientale: chi ha inquinato paghi i costi delle bonifiche ambientali e i danni sociali.
PER UNA RICONVERSIONE PUBBLICA DEL SISTEMA DI GESTIONE DEI RIFIUTI TOSCANO
Serve una rottura netta e un cambio di paradigma. La gestione dei rifiuti, il controllo ambientale e la tutela del territorio devono essere sottratti alle logiche del mercato.
Serve una vera ripubblicizzazione del sistema. Occorre rafforzare gli enti pubblici di controllo, assumere tecnici e ispettori. Serve trasparenza totale e una partecipazione reale delle comunità.
La transizione ecologica non può essere affidata alle logiche di profitto: questa vicenda ne è l'ennesima dimostrazione!
COSTRUIRE LA MOBILITAZIONE POPOLARE
Serve reagire e costruire una risposta collettiva e popolare. Non accetteremo che tutto venga archiviato nel silenzio.
Questo incendio rappresenta per noi un punto di rottura, un motivo di conflitto politico per mettere in discussione un sistema che antepone il profitto alla vita. Occorre dare una spallata a una classe politica complice di un'imprenditoria criminale.
La salute pubblica vale più dei profitti.
Mai più profitto sulla salute pubblica!
Potere al Popolo Pisa e provincia