09/06/2026
Presidenza GEOFOR: fuori dalle guerre di potere, dentro il controllo democratico sui servizi essenziali
La nomina del nuovo Presidente di Geofor è l'emblema della peggiore tradizione di lottizzazione che chi governa i Comuni, tanto del centrodestra quanto del centrosinistra, ancora una volta mette in atto, nel pieno disprezzo di quelli che sono invece gli interessi pubblici e della cittadinanza.
Le società pubbliche che gestiscono servizi essenziali non possono essere trattate come luoghi di compensazione politica o strumenti di equilibrio tra gruppi dirigenti. E invece da oltre un anno i vertici di Geofor sono oggetto dello scontro interno al Partito Democratico che ha paralizzato qualsiasi decisione fino ad arrivare all'esito della nomina a maggioranza da parte dei Comuni del centrosinistra di Braccini: ex sindaco di Bientina per 15 anni come esponente dell'Ulivo, negli ultimi cinque anni capo di Gabinetto del primo cittadino di Cascina, Michelangelo Betti, vicepresidente di Toscana Energia e presidente di Toscana Energia Green: insomma un rappresentante del sistema delle porte girevole che da anni denunciamo.
Geofor gestisce un servizio che incide ogni giorno sulla vita materiale delle persone: raccolta dei rifiuti, qualità urbana, tariffe, condizioni di lavoro, organizzazione del servizio. Per questo riteniamo molto grave sia nel metodo sia nel merito quanto sta avvenendo che ancora una volta non ha nulla a che vedere con la trasparenza, la funzione sociale dell’azienda e quell'esercizio del controllo democratico su una filiera pubblica che troppo spesso viene sottratta ai cittadini e ai lavoratori, e anche agli stessi consigli comunali
Siamo insomma davanti a uno scontro di potere in cui nessuno entra davvero nel merito dei problemi, pur portandone pienamente la responsabilità. In questi anni, tanto il centrosinistra quanto il centrodestra hanno contribuito al fallimento del modello RetiAmbiente, all’aumento costante della Tari a fronte di un peggioramento del servizio, all’assenza di strategie credibili verso “rifiuti zero” e alle criticità gestionali di Geofor, a partire dal sistema degli appalti e dei subappalti. Nel frattempo, si continua a puntare su impianti controproducenti, come l’ossicombustore di Peccioli. In questo quadro appaiono prive di ogni credibilità le dichiarazioni di Renzo Macelloni, tra i principali responsabili, con il pieno appoggio della Regione Toscana, di un modello sbagliato di gestione dei rifiuti.
Assistiamo quindi a uno scontro tutto interno allo stesso sistema e allo stesso modello di governance, condiviso e portato avanti in questi anni secondo logiche meramente spartitorie. In questo caso, semplicemente, i contendenti non hanno trovato un equilibrio nel consueto gioco delle poltrone, dove a ruotare sono sempre gli stessi nomi.
Chi oggi denuncia opacità e sprechi, come il sindaco di Pisa Michele Conti, non può presentarsi come forza esterna al sistema: per anni ha governato, nominato e partecipato alla stessa logica di gestione delle società partecipate. La proposta alternativa a Braccini avanzata dai Comuni del centrodestra, Giulia Palagini, è infatti speculare a quella del centrosinistra: consulente della Port Authority, poi nel CdA di RetiAmbiente e quindi vicepresidente di Geofor.
Anche la richiesta di due diligence e di verifiche sui bilanci — che noi chiediamo da anni, senza esito, anche in Consiglio comunale — appare oggi evidentemente strumentale, come dimostra il momento in cui viene avanzata. Se serve solo a regolare conti politici, non risolve il problema, di cui anche il Comune di Pisa porta responsabilità: semmai lo riproduce. Conti dovrebbe piuttosto rendere conto delle nomine che sta effettuando nelle società partecipate pisane e del sistema di potere a esse connesso.
Di fronte a questa gravissima situazione riteniamo che l'unico atto a tutela dell'interesse pubblico sia l'azzeramento di questo percorso e la revoca della nomina di Braccini, avviando una selezione pubblica definendo criteri, requisiti, curriculum, eventuali incompatibilità, obiettivi assegnati, compensi, risultati attesi, andamento dei costi, qualità del servizio, condizioni del personale, appalti, subappalti e rapporti con l’intero sistema RetiAmbiente.
La domanda decisiva non è “a quale schieramento appartiene il presidente?”, ma: quali interessi servirà? Quelli dei cittadini che pagano la Tari? Quelli dei lavoratori che garantiscono il servizio? Quelli della transizione ecologica e della riduzione dei rifiuti? O quelli degli equilibri tra sindaci, partiti e centri di potere?
Noi non ci schieriamo con chi usa questa vicenda per una battaglia di propaganda, né con chi difende la continuità degli apparati. Stiamo dalla parte di chi paga tariffe alte e pretende un servizio efficiente che ad oggi non ha a causa proprio di questo modo di intendere l'uso delle aziende pubbliche; di chi lavora nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti e chiede sicurezza, dignità e stabilità; di chi vuole aziende pubbliche libere dalla spartizione politica.
La nostra proposta è semplice: gestione pubblica, controllo democratico, trasparenza integrale, centralità del lavoro, tariffe giuste, qualità del servizio e responsabilità politica davanti ai cittadini. Tutto il resto è lottizzazione e spartizione del potere.