Una città in comune

Indicazioni Sito Web

Una città in comune Siamo tutti primi cittadini
Le periferie al centro I nostri consiglieri sono Ciccio Auletta e Marco Ricci.

Una città in comune è una lista di cittadinanza attiva di sinistra che alle amministrative di Pisa 2013 ha ottenuto due seggi in Consiglio Comunale in coalizione con Rifondazione Comunista. Il nostro percorso è iniziato il 22 marzo 2013 alla Limonaia, questo è il video della nostra nascita:

http://www.youtube.com/watch?v=8s5oKh7PdWk

Doposcuola popolare del Cep, Comune immobile e sordo alle richieste. L’amministrazione scarica i volontari: “Nessuna alt...
24/10/2026

Doposcuola popolare del Cep, Comune immobile e sordo alle richieste. L’amministrazione scarica i volontari: “Nessuna alternativa e lavori a data da destinarsi”

A seguito della denuncia pubblica del Circolo Agorà in merito alla chiusura degli spazi di via Bramante, come gruppo consiliare Diritti in Comune abbiamo presentato un question time in Consiglio Comunale per chiedere conto all’amministrazione delle sorti del doposcuola popolare e degli sportelli sociali del Cep.

La risposta fornita dall’assessora competente Virginia Mancini è stata nettamente insufficiente e gravissima. Nonostante i volontari e gli utenti avessero segnalato per tempo le criticità dell’immobile – a partire dai servizi igienici non funzionanti e dal distacco delle utenze (acqua ed elettricità), segnalati fin dal maggio 2025 – l’amministrazione pisana ha dimostrato una totale noncuranza verso le istanze di chi si adopera quotidianamente per offrire un servizio prezioso e gratuito alle famiglie e agli studenti del quartiere.

Dopo mesi di segnalazioni, l’amministrazione è arrivata alla chiusura dei locali senza aver predisposto alcuna soluzione alternativa per il doposcuola e gli sportelli sociali. La responsabilità politica è della Giunta Conti: non basta prendere atto dei problemi di sicurezza, occorre interve**re per risolverli e garantire nel frattempo una sede adeguata alle attività. Rinviare i volontari alle scuole significa scaricare su di loro un problema che l’amministrazione deve assumersi il compito di affrontare.

Nonostante il quartiere Cep sia pieno di fondi e spazi di proprietà comunale inutilizzati, l’amministrazione si è dimostrata incapace (o nolente) di trovare una soluzione ponte, arrivando persino a “consigliare” ai volontari di arrangiarsi con le scuole, dimostrando uno scaricabarile inaccettabile. La prospettiva sbandierata dall’assessora – ovvero quella di attendere la fine dei lavori alla ex Circoscrizione 2, previsti addirittura per la primavera del 2027 – è del tutto irricevibile. Il doposcuola serve ora, non a primavera inoltrata, quando l’anno scolastico sarà ormai giunto al termine e i bisogni delle famiglie saranno rimasti inascoltati. Sulle risorse e sugli spazi di via Bramante, come ammesso in conclusione dalla stessa giunta, ad oggi non ci sono certezze né valutazioni tecniche reali in corso.

Esprimiamo quindi massima solidarietà ai volontari e alle volontarie del doposcuola. Quella che ci troviamo di fronte non è una semplice difficoltà burocratica o tecnica, ma una precisa scelta politica. È gravissimo che l’amministrazione decida di voltare le spalle a quelle attività di utilità sociale – dai doposcuola gratuiti agli sportelli di supporto – che suppliscono quotidianamente alle mancanze delle istituzioni pubbliche nel tessuto dei quartieri popolari.

Come Diritti in Comune continueremo a stare al fianco del Circolo Agorà e delle realtà associative del Cep per pretendere il recupero immediato del patrimonio pubblico abbandonato e il rispetto dei servizi sociali essenziali della nostra città.

𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢: 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨. 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐯𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧...
22/10/2026

𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢: 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨. 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐯𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢

Sosteniamo e siamo al fianco delle assistenti e degli assistenti sociali dei servizi territoriali della Zona Pisana, che hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per il prossimo 10 novembre a causa dell’ormai cronica carenza di personale e delle conseguenze che questa ha sia sulle condizioni di lavoro sia sulla stessa qualità dei servizi per le persone più fragili. Una situazione da tempo insostenibile, come ha evidenziato lo stesso Ordine degli Assistenti Sociali della Toscana in un’importante presa di posizione che richiama pesantemente le responsabilità dei Comuni.

A fronte di tutto ciò, la Giunta è senza vergogna. Non è possibile commentare diversamente la risposta data dall’assessora Bonanno al question time presentato dal nostro gruppo consiliare e discusso nel Consiglio comunale di giovedì 15 ottobre, in cui per l’ennesima volta, anche a fronte della nuova denuncia delle e degli assistenti sociali, abbiamo chiesto conto del mancato raggiungimento dei livelli essenziali del servizio sociale da parte del Comune di Pisa. Si tratta di una responsabilità gravissima dell’amministrazione Conti, ma anche di tutti i Comuni governati dal centrosinistra dell’area pisana, che ha ripercussioni sui servizi per la cittadinanza più fragile.

Lo ricordiamo: dal 2021, per ogni anno, se i Comuni raggiungono il livello di un assistente sociale ogni 6.500 abitanti, possono godere di un contributo strutturale (cioè erogato tutti gli anni) dallo Stato per raggiungere il parametro di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Ciò significa che nelle casse della SdS, ora in liquidazione, ogni anno dal 2021 sarebbero dovuti entrare 360.000 euro a fondo perduto. Ma, a causa delle scelte fatte dai Comuni del Consorzio in questi anni, per cui non si è mai raggiunto questo parametro, queste risorse non sono mai potute arrivare, con un danno gravissimo anche in termini economici.

A fronte di questo palese sfacelo, l’assessora Bonanno ha dichiarato candidamente che ora, stante lo scioglimento del Consorzio, i contributi strutturali non possono essere richiesti e non possono arrivare perché sono destinati agli ambiti e non ai singoli Comuni. Esattamente quello che denunciamo da oltre due anni.

Ma non solo: l’assessora ha anche dovuto ammettere che il Comune di Pisa, insieme con gli altri Comuni, non sa come usare le risorse stanziate con il Fondo Povertà per procedere alle nuove assunzioni e che, per uscire dall’impasse, i Comuni hanno chiesto una consulenza all’ANCI Toscana.

Insomma, ci troviamo di fronte a una situazione pesantissima a poco più di due mesi dallo scioglimento previsto per legge della SdS. Di fronte a questo quadro, non può non colpire la recente uscita pubblica del consigliere regionale del centrosinistra e del territorio pisano Federico Eligi, che dichiara: “L’immobilismo politico pesa direttamente sulla vita delle fasce più deboli”. Eligi parla di stallo bipartisan dei nove Comuni, che hanno chiuso la Società della Salute senza sostituirla.

Purtroppo, le furbizie politiche dell’ultimo momento, con qualche dichiarazione a effetto, soprattutto da parte di un esponente di una forza che governa la Regione e tanti Comuni dell’area pisana, non servono a risolvere i problemi di cui si è corresponsabili. Tutto questo dimostra però ancor di più quanto la situazione che denunciamo da due anni sia sempre più grave. Pretendiamo quindi chiarezza e trasparenza sullo stato della convenzione che ASL e Comuni dovrebbero firmare e di cui nessuno sa nulla.

Per questo sollecitiamo, da un lato, la discussione in Seconda Commissione consiliare sulla terza e ultima parte dello studio redatto dalla Scuola Superiore Sant’Anna sul modello che il Comune di Pisa intende assumere per la gestione dei servizi e, dall’altro, chiediamo pubblicamente di poter avere lo studio commissionato alla Fondazione Zancan dagli altri Comuni ex soci del Consorzio e che questo sia reso pubblico.

Nonostante il coinvolgimento di queste enormi competenze, siamo al collasso. E, in maniera stupefacente, il consigliere Eligi annuncia la mossa del cavallo: obbligare i Comuni “litigiosi e immobilisti” a firmare una convenzione standard con l’ASL per smetterla di fare danni. Una sorta di commissariamento che non risolve in alcun modo le difficoltà crescenti di chi chiede più servizi e diritti.

Oltre 500 persone in bicicletta hanno dimostrato che esiste una Pisa viva, consapevole e determinata a fermare un Piano ...
18/10/2026

Oltre 500 persone in bicicletta hanno dimostrato che esiste una Pisa viva, consapevole e determinata a fermare un Piano Operativo Comunale fatto di cemento, svendite e varianti a misura di rendita immobiliare.

Sosteniamo e rilanciamo con forza i contenuti emersi durante la manifestazione, a partire dalle analisi e dalle proposte portate avanti da Pisa Depredata nel centro storico.

Mentre la Giunta Conti continua a trattare i grandi beni pubblici come un catalogo da regalare ai fondi d'investimento privati e alle catene turistiche — svalutando persino gli immobili del 27% pur di far fare cassa ai privati —, noi rivendichiamo un’idea radicalmente diversa di rigenerazione urbana e di diritto alla città.

🏛️ Il centro storico non è una merce:

Basta turistificazione e gentrificazione coatta: servono alloggi pubblici, servizi e spazi per chi a Pisa ci vive, lavora e studia.

Tutelare la memoria e l'identità: rigenerare davvero gli ambiti complessi del centro non significa costruire l'ennesimo hotel o spazio commerciale, ma restituire patrimonio alla collettività. Lo chiediamo da sempre per luoghi simbolo abbandonati come il Rudere Pampana, per il quale proponiamo la realizzazione di un Museo della Memoria, uno spazio culturale e pubblico integrato nel tessuto del quartiere.

Beni pubblici per beni collettivi: dall'ex Caserma San Vito all'ex Santa Chiara, gli spazi abbandonati devono diventare distretti culturali, parchi verdi e quartieri a consumo di suolo zero.

Pisa non è in vendita ed è tempo di dimostrarlo anche nelle aule istituzionali, dove continueremo a dare battaglia insieme ai comitati, alle associazioni e alla cittadinanza per azzerare questo POC.

Questo POC non lo vogliamo!

Assistenza specialistica nelle scuole a Pisa: l'ASL smentisce il Comune e inchioda gli enti locali alle proprie responsa...
16/10/2026

Assistenza specialistica nelle scuole a Pisa: l'ASL smentisce il Comune e inchioda gli enti locali alle proprie responsabilità. Ora basta scaricabarile: avanti con la Commissione del 23 ottobre per un protocollo chiaro e definitivo.

La risposta ufficiale ricevuta dall’Azienda USL Toscana Nord Ovest in merito alla nostra istanza di accesso agli atti è una pietra tombale sulla narrazione ipocrita fin qui portata avanti dalla Giunta comunale.

L’ASL scrive nero su bianco ciò che era evidente ma che gli amministratori locali hanno cercato di occultare: nessun atto o linea guida formale di riduzione dell’assistenza è stato mai licenziato dall’azienda sanitaria. Al contrario, l'ASL conferma che la titolarità della funzione è degli Enti Locali e che ogni percorso di revisione è stato oggetto di "più momenti di condivisione nelle sedi istituzionali competenti e con l’Amministrazione scolastica territoriale".

Cade miseramente il teatrino dello scaricabarile a cui abbiamo assistito in queste settimane: da un lato l'assessore ai Servizi Educativi Riccardo Buscemi, che in Consiglio comunale ha provato a scaricare le responsabilità dei tagli sulle direttive dell'ASL; dall'altro il presidente della Provincia Massimiliano Angori, che in assemblea pubblica dichiarava di non sapere nulla. Oggi sappiamo che nessuno può chiamarsi fuori: tutti conoscevano i passaggi, ma nessuno si è assunto la responsabilità politica di garantire le risorse e la copertura integrale dei PEI.

È inaccettabile che a pagare il prezzo di questa gestione opaca siano stati gli studenti con disabilità, privati del supporto nelle prime settimane di scuola, e i lavoratori precari lasciati in un limbo vergognoso.

A seguito dell’incontro decisivo svolto lo scorso 8 ottobre tra la Conferenza dei Capigruppo, i genitori attivisti delle Famiglie con Disabilità della Toscana e il gruppo Docenti e Assistenti contro i tagli, è stata calendarizzata con urgenza la discussione in 2ª Commissione Consiliare Permanente per il prossimo 23 ottobre.

Quella commissione – dove abbiamo preteso e ottenuto l’audizione di tutti i soggetti in causa: ASL, Comune, Provincia, Dirigenti scolastici e comitati – deve rappresentare una svolta. Non c'è più spazio per i rimpalli di responsabilità. È fondamentale che ASL, Comune e Provincia si siedano allo stesso tavolo con chi il servizio lo vive (le famiglie) e con chi lo garantisce materialmente (le assistenti e gli assistenti specialistici).

L'obiettivo è duplice: risolvere le criticità emerse che ancora affliggono l'anno scolastico in corso e blindare un protocollo univoco e trasparente che faccia del 2026 l'ultimo anno in cui Pisa assiste a simili vergognosi disservizi e tagli mascherati.

Che nessuno si sottragga al confronto pubblico. I diritti costituzionali e il diritto allo studio non sono negoziabili.

Fermare il cemento, difendere il clima: a Pisa due giorni di mobilitazione per il futuroDallo sciopero globale del Frida...
16/10/2026

Fermare il cemento, difendere il clima: a Pisa due giorni di mobilitazione per il futuro

Dallo sciopero globale del Fridays For Future (16 ottobre) alla Critical POC (17 ottobre): la città che resiste si mette in movimento.
Viviamo un tempo in cui la crisi climatica non è più una minaccia astratta o futura, ma una drammatica quotidianità. L’estate che ci siamo lasciati alle spalle, la più calda di sempre, ha contato decine di migliaia di morti in Europa a causa del caldo estremo, mentre i nostri territori continuano a subire l’alternanza devastante di siccità, alluvioni e nubifragi. Di fronte a questa emergenza, i governi nazionali continuano a puntare sui combustibili fossili, sulla spesa militare e sul consumo di suolo, ignorando gli appelli della scienza e il grido delle giovani generazioni.
Il 16 ottobre le piazze italiane ed europee torneranno a riempirsi grazie allo sciopero globale per il clima promosso da Fridays For Future e supportato dal mondo del lavoro e della scuola. Non possiamo rassegnarci all'inerzia di chi governa. Serve una radicale inversione di rotta: stop alle fossili, riallocazione delle risorse dalle armi al welfare, e piena attuazione della giustizia climatica e sociale.
A questa urgenza globale, come Una città in comune abbiamo sempre contrapposto un’idea di città e di territorio profondamente diversa. In questi anni, abbiamo promosso diverse campagne, ultima solo in ordine di tempo, l'inchiesta Pisa Depredata, e abbiamo dimostrato che altri modelli di sviluppo sono possibili:
Meno auto, più spazi vivi: Disincentivare l'uso sconsiderato dell'auto privata investendo su un trasporto pubblico capillare, economico ed efficiente, e su sistemi di car sharing diffusi.
Stop al consumo di suolo e via all'asfalto (De-paving): Applicare le direttive europee della Nature Restoration Law e del Piano Nazionale di Ripristino per togliere asfalto, aumentare il verde urbano reale (seguendo la regola 3-30-300) e abbattere le isole di calore.
Salute pubblica e approccio One Health: rigettando le logiche negazioniste e difendendo i quartieri dalla speculazione edilizia e dai rischi idrogeologici. Stop alle grandi opere inutili dalla cittadella aeroportuale alla darsena europa, dalla nuova base militare per gruppi d’intervento speciale fino all’Ossicombustore previsto in provincia di Pisa
Questa visione alternativa si scontra oggi con l'emergenza più acuta che la nostra città sta affrontando: l'iter di approvazione del Piano Operativo Comunale (POC) della Giunta Conti. Siamo a un bivio decisivo. Il POC della destra è un disegno urbanistico scellerato, imperniato su colate di cemento, nuovi parcheggi insostenibili (come l'enorme area eventi e maxi-parcheggio da 15 ettari in Viale delle Cascine) e la devastazione di aree verdi e rurali (da Cisanello a San Giusto). Un piano smentito nero su bianco anche dai pesantissimi rilievi tecnici ed ecologici giunti dall'ASL e dalla Regione.
A questa visione di città-vetrina e di rendita privata, la cittadinanza ha risposto con una straordinaria reazione d'orgoglio, depositando ben 773 osservazioni popolari per rimettere al centro i beni comuni, la salute e la tutela del territorio.
Per fermare questo piano scellerato, per pretendere città resilienti e per dare forza alle ragioni della giustizia climatica e sociale, scendiamo in strada, parteciapiamo e invitiamo a partecipare , a scendere in piazza o esplorare la città in bici, saranno due giorni per riprenderci il futuro:
Venerdì 16 Ottobre: Tutte e tutti in piazza per lo sciopero nazionale del clima con Fridays For Future! Dalla mattina con il corteo studentesco in partenza da Piazza Guerrazzi alle 9 fino alla sera con il presidio cittadino alle 18 in piazza Gaza.
Sabato 17 Ottobre: Parteciperemo alla Critical POC, la pedalata collettiva ed esplorativa che che partirà alle 15:00 dal Viale delle Piagge e attraverserà alcuni dei quartieri minacciati dal cemento per mostrare le alternative possibili e difendere i nostri beni comuni.
Non c'è più tempo da perdere: il futuro di Pisa si decide adesso.
Facciamo sentire la nostra voce!

Assistenti sociali verso lo sciopero del 22 ottobre. Diritti in Comune porta la vertenza in Consiglio comunale con un qu...
14/10/2026

Assistenti sociali verso lo sciopero del 22 ottobre. Diritti in Comune porta la vertenza in Consiglio comunale con un question time al Sindaco

Carichi di lavoro insostenibili, personale insufficiente e mancate sostituzioni: servono risposte concrete e un piano di assunzioni per garantire i diritti delle persone e la qualità dei servizi sociali.

Lo sciopero proclamato per il 22 ottobre dalle assistenti e dagli assistenti sociali della zona pisana, dopo l’esito negativo delle procedure di raffreddamento del 9 ottobre, è l’ultimo atto di una vertenza che si trascina da troppo tempo.

Le ragioni della protesta sono note: carichi di lavoro insostenibili, mancata sostituzione del personale assente e una carenza strutturale di organico che impedisce di garantire condizioni di lavoro dignitose e servizi adeguati. Al centro delle richieste c’è anche il raggiungimento del parametro di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.

La zona pisana presenta storicamente uno dei rapporti più bassi tra assistenti sociali e popolazione dell’intero territorio regionale. Da anni denunciamo, insieme alle operatrici e agli operatori, il progressivo deterioramento del servizio sociale territoriale: un presidio fondamentale del nostro welfare, e il primo dei livelli essenziali di assistenza, indispensabile per garantire diritti, sostegno e inclusione alle persone più fragili.

Le condizioni di lavoro sono sempre più difficili e molte professioniste e molti professionisti lasciano il servizio. Il continuo ricambio del personale compromette la continuità delle relazioni di fiducia e della presa in carico, con conseguenze dirette sulle persone più vulnerabili, che rischiano di perdere diritti e opportunità di inclusione.

Per questo, come coalizione Diritti in Comune, abbiamo depositato un question time per chiedere al Sindaco e alla Giunta quali interventi intendano mettere in campo per rispondere concretamente alle richieste del personale. Chiediamo, in particolare, se il Comune provvederà a sostituire il personale assente per maternità e se intenda procedere con le assunzioni a tempo indeterminato necessarie a raggiungere il parametro di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.

I numeri parlano chiaro: a fronte di un fabbisogno di 41 assistenti sociali garantito dalla legge, la zona pisana ne conta 26; quattro professioniste sono in maternità, una è in distacco e due sono impegnate in incarichi di coordinamento zonale.

Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma a un problema noto da anni, sul quale questa amministrazione continua a non dare risposte adeguate.

Nel tempo abbiamo portato la questione in Consiglio comunale, in Commissione e sulla stampa, presentando atti e proposte rimasti senza risposte concrete.

Ricordiamo alcune delle principali iniziative:

2 ottobre 2023: il Consiglio comunale approva all’unanimità un nostro ordine del giorno che impegna il Sindaco ad accelerare il piano delle assunzioni per raggiungere il parametro di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.

Febbraio 2024: il Consiglio approva all’unanimità una nostra mozione che sollecita gli enti locali ad assumere personale sufficiente a garantire i Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS).

15 settembre 2025: inviamo una segnalazione alla Prefetta di Pisa e una lettera aperta ai sindaci della Conferenza zonale, a partire dal Sindaco Conti, che la presiede. Chiediamo la sostituzione immediata del personale in maternità e un piano di assunzioni per arrivare a un assistente sociale ogni 6.500 abitanti entro gennaio 2026.

22 novembre 2025: presentiamo un ordine del giorno per stanziare le risorse necessarie al raggiungimento dei LEPS.

27 marzo 2026: dopo l’audizione di una delegazione di assistenti sociali in Seconda Commissione, denunciamo un ulteriore peggioramento della situazione.

19 maggio 2026: presentiamo un question time per sapere se il Comune intenda aderire all’avviso del Ministero del Lavoro finalizzato all’assunzione di assistenti sociali a tempo indeterminato.

Nonostante gli impegni approvati all’unanimità e le ripetute sollecitazioni, oggi siamo arrivati allo sciopero. A tre anni da quel primo voto, le criticità restano e il personale continua a lavorare in condizioni difficili, mentre le persone che hanno più bisogno dei servizi pubblici rischiano di pagare il prezzo più alto.

Questa non è soltanto una vertenza sindacale: è una questione che riguarda l’intera comunità e il diritto di tutte e tutti a ricevere servizi sociali adeguati, accessibili e continuativi.

Il Sindaco ha una responsabilità politica precisa: garantire servizi capaci di tutelare i diritti delle persone e condizioni di lavoro dignitose per chi ogni giorno li rende possibili.

Con il nostro question time chiediamo risposte chiare, impegni verificabili e tempi certi. Non bastano più le dichiarazioni di principio: servono sostituzioni immediate, assunzioni stabili e un piano concreto per colmare la carenza di personale.

I diritti non si garantiscono con le promesse, ma con servizi pubblici adeguati e con il personale necessario a farli funzionare.

𝐎𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐢: 𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐓𝐎 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐨. 𝐈 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚Il via libe...
13/10/2026

𝐎𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐢: 𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐓𝐎 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐨. 𝐈 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚

Il via libera della Regione Toscana all’ossicombustore di Peccioli non chiude affatto la discussione. Al contrario, apre una fase nella quale diventa ancora più importante la posizione dei territori e dei Comuni dell’ATO Toscana Costa.
Da anni contestiamo un modello di gestione dei rifiuti che continua a considerare la costruzione di grandi impianti come risposta principale al problema, invece di partire dalla riduzione della produzione dei rifiuti, dal riuso, dalla qualità della raccolta differenziata, dal riciclo e dal recupero di materia.

L’ossicombustore di Peccioli rappresenta pienamente questa contraddizione. Parliamo di un investimento stimato nell’ordine dei 125 milioni di euro, con una capacità richiesta fino a 177 mila tonnellate annue di rifiuti solidi, oltre a ulteriori flussi di percolati, e con una prospettiva di funzionamento pluridecennale.
Un impianto di queste dimensioni Una volta costruito avrà bisogno di essere alimentato e utilizzato nel tempo. Il rischio è quello di costruire oggi una dipendenza impiantistica che finisca per condizionare domani le politiche pubbliche: mentre dovremmo lavorare per produrre sempre meno rifiuto residuo, realizziamo un’infrastruttura il cui equilibrio industriale dipenderà dalla disponibilità di rifiuti da trattare.

Non si tratta di una preoccupazione ideologica. Nel corso dell’iter autorizzativo sono emerse questioni che meritano ben altra prudenza rispetto alla narrazione dell’impianto come soluzione definitiva e sostanzialmente priva di conseguenze. ARPAT ha richiesto approfondimenti e prescrizioni sulle emissioni e sul loro monitoraggio e ha evidenziato elementi di attenzione anche rispetto alle cosiddette “perle vetrose”, materiale prodotto dal processo, escludendone tra l’altro l’utilizzo in forma sciolta.
Restano inoltre questioni economiche tutt’altro che secondarie. Dopo la decisione assunta nel giugno scorso, RetiAmbiente non è entrata nella compagine societaria di Novatosc, ma l’ossicombustore continua a essere contemplato nel suo scenario industriale. E, a fronte di un investimento di tali dimensioni, deve ancora essere chiarito in maniera definitiva e trasparente come verrà finanziata l’opera e quali rapporti economici e di conferimento si determineranno con il sistema pubblico di gestione dei rifiuti.

È precisamente qui che entra in gioco la responsabilità dei nostri territori.
RetiAmbiente appartiene ai Comuni. Non possiamo quindi comportarci come se le sue scelte industriali fossero qualcosa che avviene altrove e sulle quali le amministrazioni locali non abbiano voce. I Comuni soci devono assumersi la responsabilità politica di decidere quale modello di gestione dei rifiuti vogliono costruire nei prossimi decenni.
Per questo chiediamo alle amministrazioni comunali dell’ATO Toscana Costa di assumere una posizione chiara contro la realizzazione dell’ossicombustore di Peccioli e di portarla nelle sedi di ATO e nell’Assemblea dei soci di RetiAmbiente.

Chiediamo che venga confermata la contrarietà a qualsiasi futuro ingresso, diretto o indiretto, di RetiAmbiente in Novatosc e che l’ossicombustore venga stralciato dalla programmazione industriale di RetiAmbiente.
Ma questo da solo non basta. RetiAmbiente può rimanere fuori dalla società che realizzerà l’impianto e contemporaneamente diventarne uno dei principali conferitori. Per questo chiediamo ai Comuni di opporsi anche alla sottoscrizione di accordi o impegni di lungo periodo che garantiscano all’impianto quantitativi predeterminati di rifiuti e finiscano per vincolare le future politiche dell’ATO.

La programmazione deve funzionare esattamente al contrario: prima dobbiamo stabilire quanto rifiuto residuo vogliamo produrre tra dieci o vent’anni, mettendo in campo le politiche necessarie per ridurlo; solo dopo possiamo stabilire quali e quanti impianti siano realmente necessari.
È anche per questo che abbiamo presentato nei Consigli comunaliatti di indirizzo contro il progetto. Le mozioni già presentate e quelle che saranno depositate nelle prossime settimane in altri comuni dell'Ato costa possono diventare parte di una battaglia comune che metta in relazione territori diversi e riporti le decisioni sul futuro dei rifiuti dentro le assemblee elettive e tra la cittadinanza.

Il via libera della Regione non rende l'ossicombustore di Peccioli inevitabile.

Adesso devono parlare i territori. E i Comuni dell’ATO Toscana Costa hanno gli strumenti per farlo.

𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢, 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐈𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 (𝐔𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 - 𝐑𝐢𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚) - 𝐏𝐈𝐒𝐀

𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢, 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐮𝐨𝐧𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐋𝐢𝐯𝐨𝐫𝐧𝐨 - 𝐋𝐈𝐕𝐎𝐑𝐍𝐎

𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐁𝐞𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐏𝐨𝐥𝐨 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 - 𝐌𝐀𝐒𝐒𝐀

𝐕𝐞𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐁𝐚𝐠𝐧𝐢, 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐢𝐥𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨 - 𝐒𝐀𝐍 𝐌𝐈𝐍𝐈𝐀𝐓𝐎

𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐩𝐩𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 - 𝐒𝐀𝐍 𝐆𝐈𝐔𝐋𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐓𝐄𝐑𝐌𝐄

𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐒𝐚𝐦𝐮𝐞𝐥𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐬𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞 - 𝐑𝐎𝐒𝐈𝐆𝐍𝐀𝐍𝐎

𝐃𝐞𝐧𝐢𝐬𝐞 𝐂𝐢𝐚𝐦𝐩𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚 𝐚 𝐒𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 - 𝐏𝐎𝐍𝐓𝐄𝐃𝐄𝐑𝐀

Darsena Europa: un mostro che distruggerà il territorio e il litorale. Inammissibile la condotta del rappresentante del ...
11/10/2026

Darsena Europa: un mostro che distruggerà il territorio e il litorale. Inammissibile la condotta del rappresentante del comune nell'Osservatorio ministeriale

Da anni ci opponiamo al progetto della Darsena Europa, portato avanti in maniera bipartisan da centro-destra e centro-sinistra, perché come denunciamo insieme con le associazioni ambientaliste avrà impatti pesantissimi: un progetto mastodontico che rischia di compromettere in modo irreversibile l’equilibrio ambientale e sociale del litorale tra Pisa e Livorno dall'erosione costiera alla perdita di biodiversità, dall'inquinamento atmosferico agli impatti economici, fino alle connesse scelte urbanistiche. Il nuovo allarme da parte dei vertici dell'Ente Parco rispetto alla distruzione delle praterie di Posidonia nelle aree dove sorgerà la Darsena Europa dopo il sopralluogo fatto sul sito da parte dell'Osservatorio ambientale istituito dal Ministero non è che l'ennesima conferma di quanto già purtroppo noto e totalmente ignorato da chi governa a livello comunale, regionale e nazionale.

È facile prevedere un decorso drammatico, visto che i lavori per la realizzazione della Darsena hanno già in preventivo l'assottigliamento della spiaggia per un tratto di almeno due chilometri, tra Calambrone e Tirrenia. Sono previsti, infatti, riflessi negativi sulla stabilità dei fondali e sulle limitazioni all’idrodinamismo costiero e quindi un aumento dell’erosione in forma anche indiretta. Non ci sono purtroppo opere di compensazione che tengano! Come nel caso dell’impatto su ecosistemi e biodiversità, in particolare sulla prateria di posidonia tra porto e Secche che verrà ulteriormente danneggiata, non ci sono opere di compensazione che tengano, al contrario di quanto chiede il Presidente del Parco, Lorenzo Bani, che ancora una volta dà un colpo al cerchio e uno alla botte, confermandosi persona inadeguata a tutelare il nostro territorio. Non avrà quasi effetto la compensazione con il trapianto perché non ricrescerà più.

Continuare a proporre compensazioni a qualcosa che è stato pensato in modo sbagliato, inadeguato, superficiale e che andrebbe con sicurezza a vantaggio di un solo investitore privato è come fare un autogol. Di fronte alla drammaticità della crisi ambientale ed ecologica che viviamo, non è più possibile pensare di giocare sugli equivoci, o fraintendimenti o risibili logiche e richieste di compensazioni. Se vogliamo dare un futuro sicuro e ambientalmente sostenibile al nostro territorio e al nostro mare, è arrivato il tempo di cambiare strada, scegliendo di costruire un futuro diverso: il progetto della Darsena Europa deve essere accantonato. Occorre smettere definitivamente di contrattare fantomatiche compensazioni e occorre chiedere alla Regione e agli altri enti competenti, a partire dal Governo, lo stanziamento di fondi sia urgenti sia di lungo termine per investire sulla tutela del litorale dai fenomeni erosivi e dalle mareggiate.

Le risorse pubbliche attualmente destinate alla Darsena Europa devono essere invece utilizzate per una riconversione dell’economia della costa in modo da garantire lavoro, salute ed elevata qualità della vita alle attuali generazioni delle città di Pisa e Livorno, rigenerazione delle risorse per le generazioni future, contrasto e mitigazione degli effetti del riscaldamento globale. Vogliamo al contempo denunciare il fatto che la Giunta Conti, a dispetto dei continui proclami a difesa del territorio, dà il suo fondamentale contributo ad insabbiare qualsiasi forma di controllo e informazione: è dal 4 novembre del 2024, infatti, che abbiamo depositato la richiesta di ascoltare in Prima Commissione Consiliare Permanente il rappresentante del nostro Comune nell’Osservatorio.

Ricordiamo che questo organismo ha il compito di verificare l’ottemperanza delle prescrizioni ambientali decise con la Valutazione di Impatto Ambientale, garantire il monitoraggio permanente della corretta esecuzione delle prescrizioni, diffondere le informazioni ambientali al pubblico per assicurare una reale trasparenza. È presieduto da Massimo Nicosia del MASE e ne fanno parte rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero della Cultura, MASE, Regione Toscana, Comuni di Livorno e Pisa e Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, dell’ARPAT. Per il Comune di Pisa c’è l’ingegnere Luca Marcinnò, nominato direttamente dal Sindaco Conti che ha scelto una figura esterna agli uffici comunali. Peccato solo che si sia dichiarato indisponibile a ve**re in Commissione per relazionare sul suo operato a nome del Comune, come riferito dallo stesso presidente della Prima Commissione un anno fa nel motivare l’impossibilità di convocare una commissione con la sua audizione.

Ribadiamo che non è ammissibile che un rappresentante del Comune non si presenti in commissione arrivando a dichiarare la propria indisponibilità, senza contare che sono trascorsi 2 anni dalla nostra richiesta. L’audizione dell’ingegner Marcinnò è ancora più importante dopo gli esiti del sopralluogo di questi giorni. Pretendiamo risposte a domande che da anni formuliamo: quali impatti si verificheranno ai danni del litorale pisano, della foce del Calambrone, delle praterie di Posidonia oceanica, dell’area naturale delle Secche della Meloria e delle comunità di coralli di Calafuria?

Contravvenendo al Codice dell’Ambiente, l’opzione di non realizzare la Darsena non è mai stata studiata, e senza dare motivazioni verosimili per questa omissione, tuttavia, si continua a ripetere il mantra che l’opera genererà benefici economici ed occupazione.

Indirizzo

Via Luigi Bianchi, 8
Pisa

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Una città in comune pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi