Una città in comune

Una città in comune Siamo tutti primi cittadini
Le periferie al centro I nostri consiglieri sono Ciccio Auletta e Marco Ricci.

Una città in comune è una lista di cittadinanza attiva di sinistra che alle amministrative di Pisa 2013 ha ottenuto due seggi in Consiglio Comunale in coalizione con Rifondazione Comunista. Il nostro percorso è iniziato il 22 marzo 2013 alla Limonaia, questo è il video della nostra nascita:

http://www.youtube.com/watch?v=8s5oKh7PdWk

Erosione del litorale pisano: serve più tutela e attenzione. Diritti in Comune chiede chiarezza anche sulle attività che...
02/09/2026

Erosione del litorale pisano: serve più tutela e attenzione. Diritti in Comune chiede chiarezza anche sulle attività che si svolgono sull’arenile

Il nuovo Masterplan regionale torna ad accendere i riflettori sulla fragilità della costa pisana, dedicando particolare attenzione a Tirrenia e Marina di Pisa. Le notizie di questi giorni sull'erosione costiera riportano al centro dell'attenzione il nostro territorio: un ambiente fragile, sul quale sono necessari interventi e politiche di tutela di lungo periodo.

È un tema che non può essere affrontato soltanto attraverso le opere necessarie a contrastare l'arretramento della linea di costa. Occorre anche interrogarsi su come vengono gestite le aree demaniali, quali attività vengono autorizzate o consentite sull'arenile, quali controlli vengano effettuati e quali garanzie siano richieste per la tutela dell'ambiente.

È in questo contesto che assume interesse anche la vicenda di uno “schiuma party” organizzato presso uno stabilimento balneare del litorale pisano. Sarebbe utile conoscere, a partire da questo episodio, quali autorizzazioni, comunicazioni e prescrizioni siano state previste e quali verifiche siano state effettuate relativamente all'utilizzo della schiuma sull'arenile e in prossimità del mare, così come quali misure di tutela ambientale siano previste per attività di questo tipo.

La questione è particolarmente rilevante in un momento in cui le stesse istituzioni riconoscono la fragilità del nostro litorale e la necessità di investire risorse importanti per contrastare l'erosione. La tutela della costa, infatti, non è soltanto una questione di grandi opere, ma deve comprendere anche la corretta gestione degli arenili, la salvaguardia dell'ambiente marino, il controllo delle attività svolte sulle aree demaniali e il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa. Per questo riteniamo necessario fare chiarezza.

Abbiamo presentato un accesso agli atti per chiedere all'Amministrazione, all'ufficio Demanio marittimo e all'ufficio ambientale quali autorizzazioni siano state rilasciate per lo svolgimento di attività contenenti prodotti schiumogeni sul litorale nei mesi tra giugno e agosto, quali uffici siano stati coinvolti, quali verifiche siano state effettuate e quali prescrizioni siano state impartite. Chiederemo inoltre quali siano le modalità attraverso le quali il Comune verifica la compatibilità delle attività organizzate sulle aree demaniali con la tutela dell'arenile e dell'ambiente marino.

L'obiettivo non è impedire le attività sul litorale, ma garantire che la valorizzazione e la fruizione della costa siano compatibili con la sua tutela.

In aggiunta abbiamo presentato un'interpellanza per conoscere lo stato dell'arte delle concessioni marittime, una valutazione dei dati presenti e delle prospettive future che intende intraprendere il comune anche eventualmente recuperando i dati necessari dall'Agenzia delle Entrate per capire in quali termini procedere con le nuove concessioni. Chiedendo anche che venga fatta una prima relazione per capire come si sta portando avanti un lavoro di così alto impatto per il nostro territorio. Non vogliamo che Pisa si trovi davanti a operazioni calate dall'alto.

Insomma, in un territorio che oggi torna a chiedere ingenti risorse per contrastare l'erosione, riteniamo doveroso che la tutela del nostro litorale sia una priorità anche nelle scelte quotidiane di gestione del demanio.

LA REGIONE TOSCANA AL MEETING ANTIRAZZISTA. PORTIAMO IL MEETING DENTRO LA REGIONE TOSCANA.Martedì 2 settembre si aprirà ...
01/09/2026

LA REGIONE TOSCANA AL MEETING ANTIRAZZISTA. PORTIAMO IL MEETING DENTRO LA REGIONE TOSCANA.

Martedì 2 settembre si aprirà a Marina di Cecina il Meeting Antirazzista organizzato dall'Arci. Alla conferenza stampa di lancio c’era, giustamente, anche la Regione Toscana.

Crediamo che sia cruciale portare il Meeting dentro la Regione Toscana.

Perché mentre a Cecina si parla di diritti, accoglienza e contrasto al razzismo, poche settimane fa la Giunta regionale ha approvato una delibera che coinvolge il Servizio Sanitario Regionale e i medici di famiglia nelle procedure previste dalle nuove politiche migratorie, dispone la comunicazione degli esiti sanitari alla Pubblica Sicurezza e prevede specifici accordi tra Aziende sanitarie e Prefetture.

Una scelta che abbiamo contestato e che continuiamo a considerare profondamente sbagliata.

La Toscana dice di non volere i CPR sul proprio territorio. Bene. Ma allora non può contemporaneamente mettere pezzi della propria sanità pubblica a disposizione del sistema di controllo, trattenimento e rimpatrio costruito dal Governo e dalle nuove politiche europee sull’immigrazione.

Ci vuole coerenza e ci vuole giustizia. Definire la delibera un “atto dovuto” è un alibi: la Regione Toscana ha l’autonomia per tirarsi fuori. Chiediamo alla Giunta di fermare i protocolli con le Prefetture e di impugnare la norma statale dinanzi alla Corte Costituzionale per tutelare la funzione pubblica del Servizio Sanitario

Il Meeting Antirazzista non deve restare a Marina di Cecina. Portiamolo dentro le politiche della Regione Toscana.

𝗔𝗦𝗟 "𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮" 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗹 𝗗𝗼𝗻 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼: 𝗹𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼?La relazione dell'Asl dopo il sopralluogo al Carcere D...
01/09/2026

𝗔𝗦𝗟 "𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮" 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗹 𝗗𝗼𝗻 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼: 𝗹𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼?

La relazione dell'Asl dopo il sopralluogo al Carcere Don Bosco del 19 Agosto, effettuato a seguito delle dichiarazione al termine delle visite e del nostro esposto depositato in data 27 luglio, non lascia spazio a interpretazioni ulteriori o attenuanti.
La situazione all'interno delle mura carcerarie non è al limite: il limite è stato ampiamente superato. “Come evidenziano i numeri forniti dalla direzione del carcere relativamente alla popolazione carceraria presente” - si legge nella relazione dell'Asl - "si rileva una evidente eccedenza rispetto alla capienza dichiarata. Questo sovraffollamento si traduce necessariamente in un peggioramento delle condizioni di vita delle persone detenute incidendo negativamente sulla fruibilità degli spazi e sulla qualità delle condizioni igienico-sanitarie.”

La valutazione effettuata dall’ASL certifica, inoltre, l’assenza, in molte celle, dei 3 metri quadrati calpestabili per persona, considerati lo spazio minimo indispensabile, oltre al mancato rispetto delle necessarie condizioni di privacy, determinato dalla mancanza di un’adeguata separazione tra i servizi igienici e il restante, già esiguo, spazio della cella.
La relazione rileva infiltrazioni e muffe nelle docce, scarsa pulizia negli ambienti di passaggio e negli spazi comuni, restituendo un quadro che non può essere liquidato come una semplice carenza manutentiva. Particolarmente grave è quanto viene rilevato nella cucina, il luogo in cui viene preparato il cibo destinato a tutte le persone private della libertà ristrette al Don Bosco. Una cucina nella quale, secondo quanto riferito anche da alcuni detenuti, sono stati anche avvistati roditori e che, secondo l’ASL, «necessita di interventi radicali e urgenti di ristrutturazione e sanificazione», poiché «versa in pessime condizioni strutturali e igienico-sanitarie». Se nei mesi scorsi non fossero bastate le numerose testimonianze raccolte, le segnalazioni e i report prodotti dalle associazioni, oggi è un’autorità sanitaria pubblica a mettere nero su bianco la gravità delle condizioni in cui versa il carcere Don Bosco.

Non siamo dunque di fronte soltanto a una situazione nella quale vengono rilevate condizioni ambientali e igienico-sanitarie potenzialmente in grado di mettere a rischio, anche nell’immediato, la salute delle persone private della libertà, ma anche a condizioni di detenzione difficili e degradanti. Tra le persone qui trattenute vi sono, come riferito dalla stessa amministrazione penitenziaria, anche persone con dipendenze e problematiche psichiatriche, quindi persone che presentano condizioni di particolare vulnerabilità e che avrebbero bisogno, ancora più di altre, di ambienti adeguati, sicuri e dignitosi.
Di fronte a un quadro di questa gravità, l’ASL non si limita a rilevare le criticità, ma prescrive che «vengano risolte quanto prima le criticità igienico-sanitarie riportate» e che «si dia corso agli interventi manutentivi e strutturali atti al miglioramento degli ambienti e della qualità di vita della popolazione detenuta».

Le condizioni di detenzione non possono prescindere dal rispetto di quei requisiti minimi che rendono un ambiente compatibile con la dignità umana. Diritti che non possono fermarsi davanti ai cancelli di un carcere e che devono continuare a essere garantiti anche a chi è privato della libertà personale.

Adesso è il momento delle responsabilità: che il Ministero della Giustizia tramite il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP) provveda alla necessaria manutenzione e riqualificazione degli spazi e garantisca il non sovraffollamento dell'istituto, di modo che gli interventi possano davvero risultare efficaci, e che la Regione Toscana, responsabile della salute delle persone che vi sono trattenute, ma anche di chi vi lavora, non solo si faccia carico della questione presso il Ministero per quanto di sua competenza, ma che provveda fin da subito a quegli interventi necessari, non più differibili, e che avrebbero una immediata ricaduta sulla salute della popolazione.
Il Comune, infine, potrebbe fare la sua parte, ma evidentemente la popolazione detenuta è l’ultimo dei pensieri della giunta: dopo aver dichiarato esplicitamente che la tanto richiesta “pensilina” per i familiari non verrà realizzata, continua a rimandare la costituzione di un tavolo cittadino sul carcere, che potrebbe invece rappresentare lo spazio ideale per mettere in sinergia istituzioni, terzo settore e società civile e promuovere quelle misure necessarie a rendere la pena finalmente conforme ai principi costituzionali.

Diritti in comune: Una città in comune-Rifondazione Comunista

𝗩𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗲𝘅-𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮: 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗮𝘀𝘀𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 “𝗣𝗶𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮𝘁𝗮.”  𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝘀...
31/08/2026

𝗩𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗲𝘅-𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮: 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗮𝘀𝘀𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 “𝗣𝗶𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮𝘁𝗮.” 𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝘅𝗶-𝘀𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗮.

Che cosa sta accadendo sulla vendita dell'ex-Santa Chiara? Da qualche giorno si rincorrono voci sulla possibilità che entro l'autunno si possa procedere alla vendita dell'area a seguito della presentazione di una manifestazione di interesse da parte di un gruppo del Nord.

Com'è possibile che su una questione così dirimente per il futuro della città e su un'area che ha una valenza nazionale ed internazionale non si abbiano informazioni certe e trasparenti? Semplice: perché le scelte che ha fatto la Regione Toscana, supportate dal Comune di Pisa su tutta l’area dell’ex-Santa Chiara, sono opache ed esprimono di fatto la rinuncia ad amministrare il territorio. È stato scelto di mettere tutto in mano ai grandi capitali privati, senza garantire alcun controllo e senza imporre alcuna visione pubblica di una porzione così importante del centro storico pisano. In questo modo, ancora una volta, in maniera bipartisan si sta apparecchiando la tavola per una delle peggiori operazioni speculative su un bene pubblico dal valore culturale, sociale ed ambientale unico per Pisa.

Ad ora l'unica cosa certa è che la procedura “Regenerate Santa Chiara”, finalizzata alla vendita e valorizzazione dell’ex ospedale Santa Chiara, era da mesi in una fase di stallo totale. Alla scadenza del marzo 2025, le tre offerte presentate erano state scartate poiché ritenute molto inferiori alla base d’asta di 120 milioni di euro. Insomma, un'operazione che fa acqua da tutte le parti, con responsabilità pesantissime tanto del presidente Giani quanto del sindaco Conti. Ricordiamo infatti che, per far andare avanti il cantiere del nuovo ospedale di Cisanello, si è costruita una surreale operazione finanziario-immobiliare: l'Inail sborserà circa 200 milioni di euro per l'acquisto e la successiva locazione all'AOUP degli edifici 10 e 30.

Chi sarebbe ora l'investitore che vuole acquisire l'area? A quale prezzo? Con quale progetto?

Tutto questo avviene in un momento fondamentale: ovvero mentre la discussione sul Piano Operativo Comunale — nel corso della quale la destra ha rilanciato ancora una volta l'idea fallimentare di realizzare un palacongressi — è ancora totalmente aperta. Sicuramente una reale discussione pubblica e partecipata relativa al futuro dell’area potrebbe portare a scelte più moderne rispetto all’idea di una megastruttura non integrata nel contesto urbano, che comporterà solo un carico urbanistico eccessivo e la definitiva espulsione degli abitanti del quartiere Santa Maria.

Le decisioni che verranno assunte cambieranno i destini di Pisa e diventeranno un modello; proprio per questo non si può lasciare alcuna cambiale in bianco a nessuno, come invece si sta provando a fare a tutela solo degli interessi privati, ma in piena sintonia con gli enti pubblici di tutti i livelli territoriali, a partire dalla Regione Toscana fino al Comune di Pisa. La mancanza di qualsiasi informazione è l'emblema della non trasparenza della procedura, così come manca qualsiasi tipo di pianificazione sulla mobilità e sull’uso delle risorse.

La strategia è tanto spudorata quanto cristallina: si appalta ai privati e ai loro interessi la definizione delle destinazioni affinché possano ricavarne profitti, mentre il pubblico abdica completamente al suo ruolo e alle sue prerogative, assecondando tutti gli appetiti della finanza immobiliare, senza alcuna discussione pubblica né l’elaborazione di strategie ed indirizzi pubblici.

Siamo al ribaltamento del rapporto tra pubblico e privato, tra istanze generali e speculazione immobiliare. L’unica cosa di cui si parla sono i potenziali, quanto infondati, impatti economici positivi, non si sa bene per chi; mentre, dati alla mano, appaiono chiari i danni di questo modello di sviluppo e di urbanistica. Manca qualsiasi idea di un modello di città pubblica, tanto da parte della destra a livello comunale quanto del centrosinistra a livello regionale.

Serve invece – come ribadiamo da anni – una strategia pubblica su cosa debba diventare il Santa Chiara e quale debba essere il suo ruolo nel tessuto urbano cittadino. Una strategia che deve essere definita dal Comune attraverso un preventivo ed irrinunciabile percorso di partecipazione che coinvolga la cittadinanza, l’Università, l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio e le altre forze politiche, sociali, economiche e culturali della città, fissando i requisiti irrinunciabili, le condizioni e le destinazioni per rispondere ai bisogni sociali e pubblici sempre più forti, sottraendosi agli interessi speculativi che seguono solo logiche di mercato.

Ultimamente sta emergendo con forza la necessità di ripensare lo spazio urbano per ridurre l’impatto ambientale e il consumo di suolo. Uno degli obiettivi di un piano di recupero per questa area deve quindi essere quello di creare spazi verdi e percorsi pubblici al posto degli edifici minori non vincolati: una strategia indispensabile per contrastare il cambiamento climatico, esattamente ciò che, finora inascoltati, abbiamo proposto per la caserma Artale.

È indispensabile che il Consiglio comunale approvi un atto di indirizzo, costruito sulla partecipazione, che fissi i requisiti irrinunciabili per rispondere ai bisogni sociali e pubblici sempre più forti, e non agli interessi privati e speculativi secondo logiche di mercato.

Per questo pensiamo sia necessario ed urgente un Consiglio comunale aperto, straordinario e urgente sull’argomento. Non si può aspettare ancora: è in gioco il futuro della nostra città. Ribadiamo che per noi Pisa è di chi la vive, non di chi la compra.

Diritti in comune (una città in comune - rifondazione comunista pisa)

VIA MACCATELLA: TRA ATTI CONTRADDITTORI E TRIBUNE INUTILI, IL PROGETTO CROLLA. DIFENDIAMO IL VERDE PUBBLICOIl giallo di ...
30/08/2026

VIA MACCATELLA: TRA ATTI CONTRADDITTORI E TRIBUNE INUTILI, IL PROGETTO CROLLA. DIFENDIAMO IL VERDE PUBBLICO

Il giallo di via Maccatella si infittisce: tra assessori silenziosi e tribune inutili è arrivata una prima risposta scritta ufficiale da parte degli uffici che mette a n**o tutte le ambiguità della Giunta. Domani mattina, lunedì 31 agosto, alle ore 7:00 saremo al fianco dei comitati Difesa Alberi Pisa e Insieme per le Piagge al presidio organizzato davanti al cantiere di ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) per richiamare il Sindaco a prendersi le proprie responsabilità.

Questo progetto fa acqua da tutte le parti: prima non sapevano i costi, oggi non sanno nemmeno cosa stanno realizzando. Dall'accesso agli atti che, come gruppo consiliare, abbiamo presentato in Comune, emerge una verità lampante: il parere del CONI non esiste. Questa notizia porta con sé diverse conseguenze. Anzitutto occorre notare come oggi, a fronte di questa clamorosa assenza, il Dirigente Ing. Maurizio Iannotta specifichi che "trattandosi del progetto di un'area polivalente attrezzata e non di un impianto sportivo, il parere CONI non è stato richiesto in quanto non necessario".

Ebbene, se questo è vero, allora siamo di fronte a un evidente cortocircuito politico e amministrativo e a pesanti contraddizioni. Lo stesso Dirigente, infatti, firmando il parere di regolarità tecnica sulla delibera di Giunta, lo scorso dicembre, definiva l'opera senza mezzi termini come "Realizzazione di un parcheggio e di un'area sportiva".

Insomma, quel che emerge se si confrontano le dichiarazioni dell'assessora Scarpa e gli atti amministrativi è che per la Giunta l'opera è un impianto sportivo quando deve essere approvata e finanziata, ma si trasforma magicamente in una generica "area polivalente" quando l'opposizione chiede conto dei pareri, che per determinate aree sportive sono obbligatori per legge.

In tutto questo, bisogna anche tener presente che l'assessora allo Sport Frida Scarpa ha ribadito più volte che non è previsto alcun parcheggio, smentendo clamorosamente gli atti ufficiali, mentre l'assessora ai Lavori Pubblici Virginia Mancini, che sarebbe responsabile delle opere pubbliche, ha sempre colpevolmente e gravemente taciuto.

Il quadro diventa grottesco se guardiamo ai numeri e al buon senso. Se l'amministrazione è costretta ad ammettere che non si tratta di un impianto sportivo (e dunque non può ospitare attività o tornei regolamentari, mancando peraltro di spogliatoi e servizi igienici, come già evidenziato nella nostra interrogazione), svanisce totalmente il senso di spendere ben 84 mila euro — circa un quarto del costo totale dell'opera — per la realizzazione delle tribune per gli spettatori. A cosa servono le tribune in un'area che il Comune stesso dichiara non essere un impianto sportivo? È uno sperpero di denaro inaccettabile oltre all'impatto ambientale che le tribune comporterebbero tra impermeabilizzazioni e movimento di terra. In cosa differisce questo campo da basket da quelli già presenti nei vicinissimi Parco di Mau e Parco Europa?

Intanto, a quasi due settimane dalla nostra interrogazione a risposta scritta depositata il 17 agosto, la Giunta Conti continua a tacere, confermando un grave spregio verso la trasparenza e le prerogative dei consiglieri.

Ribadiamo con forza la nostra posizione: l'area deve essere tutelata e deve rimanere a verde territoriale, servizio ecosistemico essenziale per il quartiere e di connessione con le Piagge. Pretendiamo l'immediato stop dei lavori fino a quando:

1. Non saranno date risposte certe, con atti scritti, al Consiglio comunale.

2. Non si terrà l'incontro pubblico richiesto dalla cittadinanza.

3. Non sarà conclusa la discussione e l'approvazione del nuovo Piano Operativo Comunale, evitando forzature calate dall'alto che ignorano le regole e il futuro verde della nostra città.

Scotto Festival: più di centomila euro per una mediocre festa di partitoAnche quest’anno, per la sesta volta, l’assessor...
29/08/2026

Scotto Festival: più di centomila euro per una mediocre festa di partito

Anche quest’anno, per la sesta volta, l’assessore e vicesindaco Filippo Bedini si presenta gongolante alla città per spiegare il programma della sua rassegna culturale, una festa definita come «uno degli appuntamenti più attesi dell’offerta culturale cittadina», «irrinunciabile» in quanto consolida «un legame identitario tra la cittadinanza ed i propri spazi monumentali […] valorizzando l’offerta turistica del territorio». La parola «identità» piace tantissimo al nostro assessore alla cultura: in questo programma «identità» può significare Gabriele D’Annunzio, San Francesco, Dante Alighieri, Galileo Galilei e San Ranieri, ma anche David Bowie, Lindsay Kemp e i vini della provincia. Tutte cose diverse, ma chissà perché tutte identitarie.

Alla stampa però l’assessore ha voluto sottolineare soprattutto un altro concetto: «la libertà di pensiero come stella polare del programma». Qui il messaggio, per quanto da decifrare, è abbastanza semplice: significa che i relatori sono tutti di destra e vicini alla parte politica della premier Giorgia Meloni. Quando Bedini parla di «libero pensiero» infatti non intende un pensiero sciolto dai dogmi della religione e delle costrizioni sociali, anzi. Bedini – che pure ritiene identitario Galileo – è molto vicino alle posizioni più conservatrici e reazionarie della Chiesa, tremerebbe al solo pensiero di opporsi alle gerarchie e al perbenismo più codino. La libertà di pensiero che intende l’assessore è quella che diverge dal pensiero della sinistra, secondo una curiosa convinzione per cui c’è stata una dittatura culturale nel nostro paese che ci ha tenuti imprigionati per decenni.

Ecco quindi il dibattito con Gino Zavalani, direttore di Esperia Italia, un canale social vicino a Fratelli d’Italia, l’intervista a Marcello Foa, nominato dalla Lega a presidente della Rai, lo spettacolo di Fausto Biloslavo, giornalista di guerra con un passato nel Fronte della Gioventù. Lo Scotto Festival è costato la bellezza di oltre centomila euro per le casse comunali. In cambio offre una programmazione “identitaria” e con una libertà di pensiero orientata obbligatoriamente a destra. Oltre che di un livello decisamente mediocre, eccezion fatta per il concerto dell’8 settembre, dedicato a David Bowie e condotto da Andrea Fumagalli dei Bluvertigo. Concerto che, non a caso, è la proposta meno identitaria e di destra dell’intero programma.

Se ha un senso collegare le cose che succedono davanti a noi con quelle che accadono un po' più lontano, allora per noi ...
28/08/2026

Se ha un senso collegare le cose che succedono davanti a noi con quelle che accadono un po' più lontano, allora per noi oggi è importante parlare della vicenda di Spin Time.

Infatti è proprio a noi che devono parlare le immagini di centinaia di persone, anziani e bambini compresi, costrette a dormire in strada nella bella città di Roma, messe sull'asfalto senza possibilità di contrattazione, nell'interesse di un grande padrone senza volto che a Pisa purtroppo conosciamo da tempo: la società di gestione del risparmio InvestiRE SGR.

Nel 2014 il Municipio dei Beni Comuni liberò dall'abbandono l'ex Distretto Militare di Leva in via Giordano Bruno dando vita all'esperienza del Distretto 42. Quell'edificio venne celermente sgomberato per essere alienato e, nel 2017, insieme alla Caserma Artale, un compendio dal valore stimato tra i 22 e i 40 milioni di euro, è passato dal Demanio al fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e comprato da InvestiRE SGR per la cifra stracciata di soli 8,4 milioni di euro. Oggi, su quelle ceneri, InvestiRE SGR sta completando l'operazione di social housing "Borgo San Martino".

Il motivo per cui le immagini di quelle persone ci parlano è che sono in grado di catapultarci nel futuro.

Se, infatti, per opera del centro-sinistra abbiamo perso il Distretto 42 e la Caserma Artale, oggi a causa della destra rischiamo di perdere l'intera città.

Questo è il disegno del Piano Operativo Comunale e delle politiche di vendita al ribasso degli immobili pubblici già concluse sull'ex asilo Coccapani e condotte su altri beni come, tra gli altri, il palazzo che ospitava APES in via Fermi.

Spin Time e il sindaco Gualtieri, inibito dall'inflessibilità dello speculatore, ci insegnano che la risposta non arriva dal buon cuore del mercato ma può arrivare solo dal coraggio della politica.

E a Roma questo coraggio è mancato mentre invece non si è esitato in passato a vendere un bene che era pubblico, come oggi sta avvenendo (e come già è avvenuto) anche nella nostra città.

Chi governa i nostri territori deve smettere di negare l'evidenza che si palesa davanti a noi: la speculazione finanziaria non cederà ad accordi e ha tutte le risorse per comprare i nostri beni e scegliere di tenerli, come è accaduto a Spin Time, per anni nell'abbandono.

Salvare una città significa custodire e restituire i beni immobili alle funzioni primarie per una società divorata dal capitale: quella abitativa e quelle sociali.

A Spin Time una grande realtà collettiva per anni ha dimostrato che questo è possibile, ma quando è stato il turno di chi governa di dare un aiuto concreto (e non fittizio come una trattativa con un colosso che evidentemente non ha alcuna intenzione di cedere) la determinazione è mancata.

A questo non possiamo che rispondere ampliando la nostra mobilitazione con il potere che abbiamo, quello di rifiutare di sostenere una politica che in maniera bipartisan agisce a protezione del mercato e non di chi vive nelle città che pretende di governare.

Verso la manifestazione del 19 settembre "Il tempo di Spin Time è ora".

Condividiamo questa analisi come contributo alla riflessione e al dibattito nazionale.

sulla rivista Per Un'altra Città
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2026/08/26/da-pisa-a-roma-spin-time-distretto-42-e-il-modello-predatorio-dei-fondi-di-investimento-pubblici/

sul nostro sito
https://unacittaincomune.it/da-pisa-a-roma-spin-time-distretto-42-e-il-modello-predatorio-dei-fondi-di-investimento-pubblici/

Galleria A in Viale Gramsci: grazie alla nostra segnalazione il Comune corre ai ripari, ma sul futuro del quartiere rest...
27/08/2026

Galleria A in Viale Gramsci: grazie alla nostra segnalazione il Comune corre ai ripari, ma sul futuro del quartiere restano troppe ombre

Basta poco per dimostrare cura per un quartiere, ed è grazie alla nostra segnalazione che il Comune si è finalmente accorto del cantiere sotto la Galleria A di Viale Gramsci lasciato a se stesso durante l’estate.

Un’azione di presenza e ascolto sul territorio che riteniamo fondamentale: non vogliamo lasciare indietro nessuno e crediamo sia doveroso tutelare la sicurezza di chi vive il quartiere della stazione ogni giorno, così come dei tanti turisti per i quali l’area in oggetto rappresenta il primo biglietto da visita della città.

A seguito del nostro intervento, la Direzione Lavori Pubblici è dovuta correre ai ripari: sono state rimosse le lastre di marmo abbandonate ed è stato ripristinato il cartello di cantiere con le indicazioni di legge. Prendiamo atto di questi primi passi, ma l’intervento messo in campo dall’Amministrazione resta del tutto insufficiente.

Non basta certo una spruzzata di vernice arancione sui pozzetti per risolvere il problema dell’accessibilità: evidenziare i dislivelli a terra non equivale a eliminare le barriere architettoniche che continuano a ostacolare il passaggio di persone con disabilità, anziani e passeggini. Inoltre, la risposta del Comune scarica la responsabilità del blocco dei lavori sui tempi del condominio privato per il ripristino delle linee fognarie.

Ma com’è possibile che un intervento pubblico venga programmato e avviato senza un’accurata verifica preventiva dello stato dei sottoservizi e delle reti sottostanti? Non si possono scaricare i ritardi sui privati quando manca monte una corretta pianificazione dell’opera. Pretendiamo tempi certi e un monitoraggio stretto da parte del Comune affinché questo stallo non si trasformi nell’ennesima opera incompiuta. Se per una transenna o un pozzetto è bastata la nostra denuncia per spingere il Comune a muoversi, rimane del tutto aperta la domanda fondamentale: come intende la Giunta porre rimedio e mettere una soluzione ai fondi ministeriali persi per la riqualificazione della Stazione?

Verniciare i problemi non basta più: servono risorse vere e una visione politica all’altezza della città.

IL CASO DELL’AEREO MILITARE KUWAITIANO AL GALILEI È ORMAI SU TUTTA LA STAMPA. LE ISTITUZIONI, INVECE, CONTINUANO A TACER...
26/08/2026

IL CASO DELL’AEREO MILITARE KUWAITIANO AL GALILEI È ORMAI SU TUTTA LA STAMPA. LE ISTITUZIONI, INVECE, CONTINUANO A TACERE.

La denuncia sollevata da Diritti in Comune sulla movimentazione di un apparato contraereo accanto a un C-17 della Kuwait Air Force è stata ripresa da numerose testate locali e nazionali.

Le immagini documentano la presenza al Galilei del Boeing C-17A KAF343 e di materiale compatibile con sistemi di artiglieria contraerea. I dati pubblici di volo ne ricostruiscono gli spostamenti tra Kuwait, Verona, Stati Uniti, Regno Unito e Pisa.

Rimangono senza risposta le domande fondamentali: che cosa è stato movimentato? Il sistema è stato caricato oppure scaricato? Da dove proveniva e dove era diretto? Sono stati coinvolti Camp Darby, Toscana Aeroporti o personale civile?

Per ottenere risposte abbiamo presentato anche un’interpellanza in Consiglio comunale, a firma della consigliera Giulia Contini, chiedendo al sindaco e alla Giunta quale parte dello scalo sia stata utilizzata, se Toscana Aeroporti abbia autorizzato l’operazione e quante altre movimentazioni di materiale bellico siano avvenute negli ultimi sei mesi.

La notizia è pubblica. Le fotografie sono pubbliche. Le rotte del velivolo sono pubbliche. Ciò che continua a mancare è una risposta pubblica delle istituzioni.

Pisa non può essere trasformata silenziosamente in una piattaforma della logistica militare internazionale. La città ha il diritto di sapere che cosa attraversa il proprio territorio, per quali operazioni e con quali conseguenze.

Adesso Governo, Ministero della Difesa e sindaco rispondano.

𝘙𝘢𝘴𝘴𝘦𝘨𝘯𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘮𝘱𝘢 𝘪𝘯 𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰:

https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/protesta-sullaeroporto-aereo-kuwaitiano-a-2af06c38

https://firenze.repubblica.it/cronaca/2026/08/25/news/pisa_denuncia_armi_golfo_persico_aeroporto_galilei-425546367/

https://www.tgregione.it/ancora-armamenti-militari-allaeroporto-di-pisa-atterrato-un-c-17-del-kuwait/

https://www.ilcuoioindiretta.it/politica/2026/08/25/trasporto-darmi-allaereoporto-di-pisa-ucic-e-rifondazione-pisa-e-un-hub-della-guerra/217309/

https://www.radiocittafujiko.it/ancora-armi-nellaeroporto-di-pisa-le-incognite-sul-volo-dal-kuwait-con-artiglieria-a-bordo/

https://www.facebook.com/share/1DUoDdTu6H/?mibextid=wwXIfr

https://www.quinewspisa.it/pisa-aereo-militare-kuwaitiano-al-galilei.htm

http://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/08/pisa-e-il-trasporto-di-armi-le-autorita.html?m=1

https://www.novaradio.info/2026/08/26/armi-militari-movimentate-allaeroporto-galilei-pisa-non-sia-hub-logistico-della-guerra-globale-ascolta/

https://www.controradio.it/podcast/diritti-in-comune-laeroporto-di-pisa-viene-usato-per-il-trasporto-di-armi/

https://www.gonews.it/2026/08/25/armi-aeroporto-pisa-diritti-comune/

Indirizzo

Via Luigi Bianchi, 8
Pisa

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