02/06/2026
La festa del 2 giugno Festeggiamo il 2 giugno, Festa della Repubblica, sapendo che è una delle date più importanti della nostra storia. Ottant'anni fa, nel 1946, gli italiani e le italiane furono chiamati a scegliere il futuro del nostro Paese dopo gli anni drammatici della guerra e della dittatura. Ma quella consultazione non fu importante soltanto perché segnò la nascita della Repubblica: fu anche la prima volta in cui le donne italiane poterono votare ed essere votate.
La storia ci dice che il 1° febbraio 1945, con un decreto legislativo luogotenenziale, fu concesso il suffragio universale alle donne. Erano escluse le minori di 21 anni e le pr******te. Bisogna tuttavia arrivare al marzo del 1946 perché le donne potessero essere anche elette.
Quel 2 giugno 1946, al referendum istituzionale, votarono 24.946.878 italiani e italiane su 28.005.449 aventi diritto. Furono 12.998.131 le donne che entrarono nelle cabine elettorali non come spettatrici della vita pubblica, ma come protagoniste della democrazia. Quel semplice gesto, apparentemente ordinario, rappresentò invece una conquista storica di libertà, dignità e uguaglianza: un passaggio che segnò l'affermazione di un nuovo protagonismo femminile.
Furono elette 21 donne all'Assemblea Costituente: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste e una del Fronte dell'Uomo Qualunque. Quattordici di loro erano laureate, ma tutte portarono nella Costituzione e nelle istituzioni temi fondamentali come la parità, la tutela della famiglia, il diritto al lavoro e l'istruzione.
Alle elezioni amministrative della primavera del 1946 furono inoltre elette circa 2.000 consigliere comunali.
Le donne italiane avevano già dimostrato, negli anni difficili della guerra e della Resistenza, coraggio, responsabilità e spirito di sacrificio. Avevano lavorato, sostenuto le famiglie, aiutato le comunità e partecipato alla lotta per la libertà. Con il diritto di voto venne finalmente riconosciuto ciò che era evidente: senza le donne non può esistere una democrazia piena.
Ma celebrare il passato non basta. La memoria ha valore solo se ci aiuta a costruire il presente e il futuro. A ottant'anni da quella conquista, il diritto di voto ci ricorda che la partecipazione è il cuore della democrazia. Ogni volta che una cittadina o un cittadino sceglie di votare, di impegnarsi, di informarsi e di partecipare alla vita civile, rinnova lo spirito di quel 2 giugno.
Noi oggi abbiamo il dovere di trasmettere soprattutto ai più giovani il valore della libertà, dell'uguaglianza e della responsabilità, perché i diritti che possediamo non sono mai scontati: sono sempre il frutto di battaglie civili e di scelte coraggiose.
Celebriamo dunque la Repubblica, ma celebriamo anche il cammino delle donne italiane verso la piena cittadinanza. La storia delle pari opportunità è una storia che ancora oggi stiamo scrivendo. È importante che il ricordo di quel primo voto delle donne sia per tutti noi un esempio di partecipazione, di coraggio e di fiducia nella democrazia.
Viva le donne che hanno aperto la strada. Viva la Costituzione. Viva la Repubblica Italiana.
Conferenza Provinciale Donne Democratiche.