29/08/2026
Questo di Mariangela Di Marco è un articolo importante, perché ci ricorda non soltanto una pagina a lungo rimossa della repressione fascista, ma anche quanto sia stata difficile, nel dopoguerra, la costruzione di una memoria pienamente consapevole di ciò che il fascismo era stato.
Per molti anni sono rimaste ai margini o nell'ombra esperienze fondamentali della nostra storia: la partecipazione delle donne alla Resistenza, ridimensionata spesso dentro una narrazione prevalentemente maschile; la scelta degli Internati Militari Italiani, ai quali fu riconosciuto solo molto più tardi il valore resistenziale del rifiuto di collaborare con il nazismo e la Repubblica sociale; la persecuzione degli omosessuali, che il fascismo volle cancellare persino dal discorso pubblico, mentre li colpiva con il confino, l'internamento e l'emarginazione.
Non erano rimozioni prive di rapporto tra loro. Sopravvisse anche dopo la caduta del regime una parte di quella cultura che aveva costruito il proprio modello di società intorno al mito dell'uomo forte e virile, soldato e capofamiglia, alla subordinazione della donna e alla negazione di tutto ciò che non rientrava in quel modello.
Per questo la storia raccontata da Patria Indipendente parla anche al nostro presente.
Quando oggi tornano nel linguaggio politico l'esaltazione dei «maschi forti» e del «patriarcato mediterraneo», la rappresentazione della donna come soggetto da proteggere anziché come persona pienamente autonoma, l'ostilità verso le unioni civili e la pretesa di sottrarre alla visibilità pubblica contenuti definiti «omosessualisti», non siamo davanti soltanto a provocazioni linguistiche.
Riemerge una concezione della società che credevamo consegnata alla storia: gerarchica nei rapporti tra i sessi, discriminatoria verso chi non corrisponde a un modello prestabilito di famiglia e di identità, fondata ancora una volta sull'esaltazione della virilità.
Conoscere fino in fondo la storia del fascismo, comprese le pagine che per troppo tempo abbiamo lasciato nell'ombra, serve anche a questo: riconoscere le idee quando ritornano, anche se si presentano con parole nuove.