08/06/2026
Parco della Resistenza: un banco di prova per la nuova amministrazione
Sicurezza, inclusione e memoria democratica: il più grande parco urbano della città può diventare una delle prime sfide del nuovo sindaco.
Le recenti notizie di cronaca riguardanti episodi di violenza, degrado e disturbo della quiete pubblica nel Parco della Resistenza, insieme con le preoccupazioni espresse da residenti della zona, impongono una riflessione che va oltre la pur necessaria cronaca quotidiana.
La questione riguarda certamente la sicurezza urbana, ma anche il significato che attribuiamo agli spazi pubblici e alla memoria civile della nostra città.
Le preoccupazioni espresse dai residenti meritano ascolto e rispetto. Ignorarle significherebbe lasciare spazio alla sfiducia nelle istituzioni e alle semplificazioni di chi alimenta la paura senza offrire soluzioni.
Il sindaco Capecchi ha indicato nel proprio programma la riqualificazione del verde urbano e la realizzazione di nuovi spazi verdi come luoghi di socializzazione, incontro e benessere collettivo. È una scelta importante e condivisibile. Proprio per questo credo che una delle prime sfide debba riguardare il più grande parco urbano cittadino.
Non si tratta infatti di una semplice area verde.
Al suo interno si trova il monumento ai Caduti della Resistenza. Lungo il viale centrale sorgono i cippi dedicati alle vittime delle persecuzioni nazifasciste: un cittadino ebreo pistoiese deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, i Rom e Sinti vittime del Porrajmos, gli omosessuali perseguitati, deportati e uccisi dal nazismo. Presto vi troverà posto anche un cippo dedicato agli Internati Militari Italiani, i soldati che dopo l'8 settembre 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e che per questo furono deportati nei campi di prigionia tedeschi.
In pochi luoghi della città la memoria democratica è così visibilmente rappresentata. Per questo il degrado che interessa il parco non può essere considerato soltanto una questione di manutenzione o di ordine pubblico.
Quando un luogo dedicato alla libertà, alla dignità della persona e alla convivenza democratica diventa teatro di violenze, illegalità e paura, la ferita riguarda l'intera comunità cittadina.
Sarebbe però un errore affrontare questa situazione attraverso le semplificazioni propagandistiche dell'estrema destra, che trasforma ogni problema sociale in una campagna contro i migranti e invoca esclusivamente misure repressive.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato negare o minimizzare le difficoltà vissute da chi abita nelle zone circostanti o, specialmente in estate, rinuncia a frequentare il parco nelle ore serali e notturne.
La presenza di persone provenienti da altri Paesi non dovrebbe essere letta come un problema in sé. Molti cittadini di origine straniera vivono, lavorano e contribuiscono alla vita della nostra comunità. Il problema nasce quando situazioni di emarginazione sociale, abbandono e illegalità vengono lasciate sedimentare nel tempo, fino a produrre tensioni, insicurezza e conflitti.
Per questo le soluzioni non possono essere affidate né alla retorica securitaria né alla semplice buona volontà delle associazioni. Occorre una politica dell'accoglienza seria e governata, accompagnata da una stretta collaborazione tra Prefettura, Questura, Amministrazione comunale, servizi sociali, associazionismo e Terzo settore.
L'obiettivo deve essere quello di prevenire l'emarginazione sociale, contrastare i fenomeni criminali e intervenire tempestivamente quando si manifestano situazioni di degrado, garantendo al tempo stesso il rispetto delle regole comuni e la tutela dei diritti fondamentali delle persone.
Il Parco della Resistenza potrebbe diventare, in tale ottica, un laboratorio cittadino di questa idea di convivenza. Un luogo nel quale la memoria non sia affidata soltanto alle commemorazioni, ma trovi espressione concreta nella cura degli spazi pubblici, nel rispetto reciproco e nella capacità delle istituzioni di garantire diritti e doveri per tutti.
Restituire pienamente il Parco della Resistenza alla città significa valorizzare uno dei luoghi più significativi della memoria democratica pistoiese e restituirlo alla sua funzione di spazio pubblico aperto, sicuro e condiviso.
È una sfida che attende il nuovo sindaco di Pistoia e che riguarda insieme qualità della vita urbana, sicurezza, inclusione e capacità delle istituzioni di custodire i luoghi della memoria democratica.
Se questo spazio tornerà ad essere pienamente vissuto e rispettato, Pistoia avrà compiuto un passo importante verso quell'idea di città solidale, coesa e democratica che il nuovo sindaco ha indicato nel proprio programma.
Rosalba Bonacchi
Presidente Provinciale ANPI Pistoia