Pontedera Civitas

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Il 5 Novembre è una giornata entrata di diritto nella storia inglese per via della ‘congiura delle polveri’, un attentat...
05/11/2022

Il 5 Novembre è una giornata entrata di diritto nella storia inglese per via della ‘congiura delle polveri’, un attentato mai riuscito orchestrato da Guy Faekes nel 1605 per assassinare re Giacomo I d’Inghilterra e distruggere il Parlamento inglese, eppure tale data ha assunto risalto mondiale a partire dal 2005 grazie alla fortunata pellicola ‘V per Vendetta’ diretta da James Mc Teigue.

Tutta la trama del film ruota, appunto, attorno alla data del 5 Novembre, giorno in cui il protagonista, il tenebroso ‘V’, iconicamente celato da una maschera che ricorda i tratti somatici dello stesso Guy Faekes, promette al mondo intero di completare l’opera del defunto cospiratore, perché “un palazzo è un simbolo, come lo è l’atto di distruggerlo, sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli, ma con un bel numero di persone alle spalle far saltare un palazzo può cambiare il mondo.”

Oggi, 5 Novembre, ricordiamo questo celebrato capolavoro con una delle sue scene cult, il discorso di V ad una fantascientifica Londra orwelliana, distopica e piegata dalla tirannia, di cui riportiamo i tratti salienti:

”Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi.

Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio.”

Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicu...

02/11/2022

PONTEDERA CIVITAS, PER RIPARTIRE

Era il 31 maggio 2021 quando il Movimento 5Stelle lasciava il consiglio comunale di Pontedera per mezzo dello scioglimento del gruppo consiliare, una scelta, certo, dolorosa, ma frutto di una profonda riflessione interna al nostro gruppo di attivisti e che, a distanza di mesi, ci sentiamo di rivendicare con orgoglio; peraltro, rileggendo le parole di quel post del 26 maggio, nel quale preannunciavamo quello che sarebbe accaduto nei giorni successivi, (https://www.facebook.com/534960089894389/posts/4370946766295683/)
sentiamo di aver adempiuto in pieno alle istanze che ci eravamo prefissati di perorare anche fuori dal Movimento.

Non nascondiamo che i mesi alle spalle si sono rivelati difficili e che la disillusione e lo sconforto sono stati sgraditi compagni di viaggio per chi, come noi, aveva deciso di rimboccarsi le maniche in prima persona al solo scopo di dare ai pontederesi un’alternativa politica vera, basata sull’impegno civico in nome del bene comune. Ma, finalmente, inizia per noi una nuova fase, una fase di ripartenza: lo spirito di servizio che ci ha portato ad intraprendere questo percorso è ancora vivo dentro di noi e non intendiamo fare un solo passo indietro!

Ripartiamo da un nuovo nome, PONTEDERA CIVITAS, un termine che riporta al centro il senso del singolo non meramente come semplice individuo, ma facente parte di una di un’ampia coralità di PERSONE, ognuna portatrice di diritti insopprimibili, ognuna chiamata a dare il proprio contributo al bene comune, è questo il senso profondo intrinseco dell’essere CITTADINO.
Ripartiamo dal nostro programma, quel faro che ci ha rischiarato il cammino dal primo giorno nel quale i nostri rappresentanti sono entrati in consiglio comunale, e che non abbiamo MAI abbandonato, al di là di sigle partitiche o convenienze di sorta.

Ripartiamo da quelle che sono le nostre battaglie: la tutela dell’ ambiente, l’assoluta intransigenza ad ogni tipo di discriminazione, l’attenzione all’inclusivita’, la difesa ed il rilancio del settore pubblico, il rilancio del patrimonio culturale e della vocazione commerciale del nostro territorio.
Ripartiamo con uno sguardo rivolto al futuro: quel sogno di dare un’alternativa ai pontederesi è ancora vivo in ognuno di noi e siamo aperti a chiunque abbia voglia di condividere questo cammino con noi, apportando il proprio contributo. Vi aspettiamo, abbiamo bisogno di voi!

Nelle prossime settimane e mesi, il gruppo “Pontedera Civitas” continuerà ad elaborare progetti ed iniziative sempre mettendo al centro il cittadino, potete continuare a contare su di noi. Noi vi aspettiamo, per ripartire insieme.

"Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata...
01/11/2022

"Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara."

Tredici anni fa, all'età di 78 anni, ci lasciava Alda Merini.

Sono già passati due anni, caro Marco. Quanto ci sei mancato e quanto ci manchi ancora lo sappiamo solo noi, con il tuo ...
28/10/2022

Sono già passati due anni, caro Marco. Quanto ci sei mancato e quanto ci manchi ancora lo sappiamo solo noi, con il tuo entusiasmo, la tua schiettezza, la tua determinazione. Inesauribile, impagabile, come sapevi esserlo solo tu. Manchi, caro Marco, davvero sei volato via troppo presto. Noi proviamo ad andare avanti, anche per te, per quello che ci hai lasciato col tuo insegnamento di vita. Arrendersi mai. Grazie amico, ti portiamo tutti nel cuore, non ti dimenticheremo mai. Un gigantesco abbraccio, ovunque tu sia

Semplicemente, Ciao Marco: semplice come eri tu;
lascia un vuoto incolmabile un uomo leale, onesto, retto, sincero, di una schiettezza unica, quasi disarmante.
A te Marco non riusciva proprio "addolcire la pillola". Anche i bocconi più amari, quelli indigeribili, tu rifiutavi di edulcorarli. Nella vita ci stavi dentro sempre, assaporandone pienamente ogni sfumatura nel bene e nel male. Tra i tanti mi viene in mente un aneddoto: si stava definendo la mia candidatura a Sindaco, tu ne eri partecipe e felice; tutto il gruppo ti apprezzava e più volte siamo tornati ad insistere affinchè tu accettassi di far parte della squadra in vista delle amministrative.
Tu Marco non eri uno di noi, eri tutti noi: avevi entusiasmo, determinazione, lungimiranza e una passione ardente. Di fronte all'ennesima insistenza, davanti a molte persone, alcune semi sconosciute, tuonasti: "Fabiola, ma lo sai o no quanto dura una legislatura? Io quando prendo un impegno lo porto avanti, non posso prendere un impegno sapendo già che non potrò sicuramente portare a termine perchè questo è certo!" Ci gelasti, fosti perentorio. Tu sapevi, noi cercavamo di incoraggiarti, di sdrammatizzare ma ognuno di noi, sebbene con la fiammella della speranza sempre accesa, era cosciente che avevi maledettamente ragione tu.
Avevi qualità assai rare: eri obiettivo, sincero, realista, talvolta ti mostravi un po' burbero ma dietro la maschera c'era un cuore d'oro e un'umanità sconfinata, sensibile e dolce.
Chiunque parlasse con te, voltate le spalle poteva esser certo di sapere esattamente come la pensavi, nel bene e nel male, non conoscevi nè "fronzoli" nè sotterfugi tu...
Eri schivo, riservato, ma quando si trattava di Franca eri un libro aperto, un romanzo d'amore con un epilogo triste, una favola interrotta da un crudele destino ma destinata ad andare oltre, oltre com'eri tu, come eravate voi, oltre...dove vi immaginiamo ora. Una parte di te, quella più bella, se n'era andata con lei e con lei da sempre voleva disperatamente risorgere.
Solo per le vostre "bimbe" ti sei sforzato di lottare e probabilmente anche di sperare sebbene prevalesse una consapevole rassegnazione in quanto, dicevi sempre tu: "Prima o poi si sveglia, è solo questione di tempo ma quando si sveglierà la fine sarà scritta". Quante volte ci siamo attardati a parlare...infilando la chiave nella serratura mentre tu ripartivi, puntualmente mi chiedevo dove tu trovassi la forza di interessarti a noi, di incoraggiare me, di dedicare così tanto tempo al prossimo, cosciente com'eri di quanto poco ne restasse da vivere a te. Una volta mi hai detto che in casa il tuo pensiero andava sempre a Franca...adesso siete insieme, finalmente ricongiunti in un mondo che per voi sarà sicuramente meno avaro di questo.
Noi vi immaginiamo accoccolati su una stella e vi chiediamo di fare il possibile per proiettare un po' di quella luce quaggiù, sulle vostre ragazze perchè possano continuare a sentirsi al sicuro e protette, inondate di tutto l'amore che avete riversato su di loro ogni giorno della vostra vita.
Ci manchi Marchino, stiamo tutti terribilmente male ma tu ormai lo sai. Grazie da parte di tutti per il bene immenso che ci hai dato, per l'esempio e per la più alta lezione di vita che senza volerlo ci hai impartito. Buon viaggio amico caro, resterai sempre con noi.

"Faceva comodo al colonialismo incoraggiare la fatalità, la rassegnazione. Io leggo sempre i vostri discorsi e quello ch...
27/10/2022

"Faceva comodo al colonialismo incoraggiare la fatalità, la rassegnazione. Io leggo sempre i vostri discorsi e quello che più mi ha colpito è la lotta contro la fatalità e la rassegnazione. Ho lottato anch'io contro l'idea fissa che esisteva nel mio Paese: che l'Italia fosse condannata a essere povera per mancanza di materie prime e di fonti energetiche. Queste fonti energetiche le ho individuate e le ho messe in valore e ne ho tratto delle materie prime. Ma prima di far tutto questo: ho dovuto fare anch'io della decolonizzazione perché molti settori dell'economia italiana erano colonizzati."

Il 27 Ottobre 1962 moriva coinvolto in un controverso incidente aereo Enrico Mattei, un grande italiano.

05/04/2022
05/04/2022

Toni Capuozzo
DOPO L’ORRORE
La prima domanda che mi sono fatto è : pensi che sia impossibile che i russi, ritirandosi, abbiano fatto, per vendetta e odio, una strage di civili ? Non lo ritengo impossibile, ho visto troppe volte che la guerra porta a dare il peggio di sé. La seconda domanda è stata: pensi che sia impossibile che gli ucraini, aggrediti, bisognosi di aiuto, ansiosi di coinvolgere la comunità internazionale, abbiano “costruito” la scena ? Ho una lunga esperienza, dal Kossovo al Libano, da Betlemme a Belgrado, di situazioni forzate, modificate, usate: in guerra ogni mezzo è buono. In più, in questo caso, ci sono i precedenti della ragazza di Mariupol (diceva la verità allora, o la dice adesso ?), il mistero del teatro di Mariupol, i numeri che vengono forniti dalle Nazioni Unite e dagli ucraini su vittime civili e perdite militari russe (sarebbero morti 400 militari russi per ogni civile ucciso….). Il mestiere del giornalista è farsi domande, anche quelle scomode. E allora mi ha sorpreso una sequenza di date:
- il 30 marzo le truppe di Putin abbandonano Bucha
- il 31 marzo il sindaco, davanti al municipio, rilascia una dichiarazione orgogliosa, sul giorno storico della liberazione. Non parla di vittime per le strade.
-il 31 marzo Maxar Technologies pubblica le foto satellitari che rivelano l’esistenza di fosse comuni attorno alla chiesa. E’ una scoperta che poteva essere fatta a terra: è la fossa che pietosamente gli abitanti del posto hanno iniziato a scavare il 10 marzo per seppellirvi i propri morti nella battaglia – siamo poco lontani dall’aeroporto di Hostomel- in cui nessuno avrebbe fatto distinzioni tra civili e militari.
Il 1 aprile va in onda a Ukraine TV24 l’intervista al sindaco. Non è accompagnata da alcun commento su morti per strada.
Il 1 aprile un ne***zi che si fa chiamare Botsman posta su Telegram immagini di Bucha. Dice solo di aver trovato un parlamentare, in città, non parla di morti. Ma lo si sente rispondere a una domanda: “Che facciamo con chi non ha il bracciale blu’?” “Sparate”, risponde.
Il 2 aprile la Polizia ucraina gira un lungo filmato sul pattugliamento delle strade di Bucha (che non è enorme:28mila abitanti). Si vede un solo morto, un militare russo, ai bordi della strada. Nel filmato, lungo 8 minuti ci sono abitanti che escono dalle case, e passanti che si fermano a parlare con la polizia. Lieti di essere stati liberati, ma nessuno parla di morti per strada. La cosa peggiore è quando uno racconta di donne costrette a scendere in una cantina, e uomini prelevati per essere interrogati.
Il 3 aprile il ne***zi su Telegram incomincia a postare le foto dei morti. A tre giorni pieni dalla Liberazione.
Il 4 aprile, ieri, il New York Times pubblica una foto satellitare che riprende i morti per strada, spiegando che è stata scattata il 19 marzo (quindi i corpi sarebbero per strada da quasi due settimane, sembrano le armi chimiche di Saddam).
Va da sé che onestà e indipendenza (che poi uno scambi l’indipendenza come dipendenza da Mosca mi fa solo ridere amaramente) impongono domande. Com’è che gli abitanti di Bucha che, sotto la dura occupazione russa, seppellivano i propri morti, questi invece, pur liberi, li lasciano sulle strade ? Com’è che attorno ai morti non c’è quasi mai del sangue ? Se una vittima viene sparata alla tempia, è una pozza, finchè il cuore batte. Se gli spari che è già morto, niente sangue. Com’è che in una cittadina piccola e in guerra, dove nessuno presumibilmente si allontana da casa, nessuno ha un gesto di pietà, per tre giorni, neanche uno straccio a coprire l’oscenità della morte ? Erano morti nostri o altrui ? Se uno vuole credere, se cioè è questione di fede, anche l’osservazione che i morti, per bassa che sia la temperatura non si conservano così, è inutile. Morti pronti per il camera car che è una gimkana tra i corpi. Una volta tirai un sasso a un randagio, io che amo gli animali, perché si stava cibando del corpo di un terrorista, e non era in una città affamata.
Purtroppo mi interessano poco le testimonianze de relato – “mi hanno raccontato che”- o i servizi che aggiungono alla scena solo rabbia e indignazione, e pietà all’ingrosso. Ricordo ancora a Gerusalemme il responsabile della sede RAI scrivere una mail privata ai dirigenti palestinesi attorno alle immagini di un linciaggio a Ramallah: “La Rai non avrebbe mai mandato in onda immagini che vi danneggino”. I gonzi pubblicarono la mail di solidarietà sui giornali. Né mi turbano le accuse dei tifosi, dei trombettieri e dei tamburini. Senza insulti sono disposto a discutere con chiunque, e so che quelle persone, chiunque fossero, in qualunque circostanza fossero state uccise, a qualunque scopo venissero esibite (i russi per terrorizzare, gli ucraini per emozionare il mondo) sono morte nel modo peggiore, e meritano pietà e giustizia, non propaganda
Resta l’orrore, e la speranza che commissioni severe indaghino e la facciano pagare ai responsabili. Se sono russi, irraggiungibili, resteranno nell’album delle infamie. Se qualche ucraino ha abbellito o costruito la cosa, è giusto almeno porsi un altro paio di domande scomode.
Come fai a non mandare armi a un popolo così martoriato, come fai a non reagire all’orrore ?
Come fai a convincere l’opinione pubblica mondiale che bisogna mandare altre armi e puntare a punire l’invasore, non a negoziarne il ritiro ? Come si giustifica un’escalation ?
In poche parole: a chi giova ? Ma, attenzione, anche rispondere a questa domanda non dà alcuna certezza. Perché la guerra è calcolo, ma ancora di più follia e stupida ferocia.

05/04/2022

LA GUERRA DI PROPAGANDA FA UN'ALTRA VITTIMA ECCELLENTE: IL GIORNALISMO

Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male.

Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniata dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi.

Abbiamo fotografato moltitudini in fuga, visto bambini straziati dalle mine antiuomo. Abbiamo recuperato foto di figli stipate nel portafogli di qualche soldato morto ammazzato. Qualcuno di noi è stato rapito, qualcun altro si è salvato a mala pena uscendo dalla sua auto qualche secondo prima che venisse disintegrata da una bomba.

Ecco, noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro.Proprio per questo non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata.
Siamo inondati di notizie ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico.

Inondati di notizie, dicevamo, ma nessuno verifica queste notizie. I media hanno dato grande risalto alla strage nel teatro di Mariupol ma nessuno ha potuto accertare cosa sia realmente accaduto. Nei giorni successivi lo stesso sindaco della città ha dichiarato che era a conoscenza di una sola vittima. Altre fonti hanno parlato di due morti e di alcuni feriti. Ma la carneficina al teatro, data per certa dai media ha colpito l’opinione pubblica al cuore e allo stomaco.
La propaganda ha una sola vittima il giornalismo.

Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile?

I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’inevitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL.

Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione.

L’emergenza guerra sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre. Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina.

Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin.
Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo.

Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada ancora in futuro.

Massimo Alberizzi ex Corriere della Sera
Remigio Benni ex Ansa
Giampaolo Cadalanu – Repubblica
Tony Capuozzo ex TG 5
Renzo Cianfanelli Corriere della Sera
Cristano Laruffa Fotoreporter
Alberto Negri ex Sole 24ore
Giovanni Porzio ex Panorama
Amedeo Ricucci RAI
Eric Salerno ex Messaggero
Giuliana Sgrena Il Manifesto
Claudia Svampa ex Il Tempo
Vanna Vannuccini Ex Repubblica
Angela Virdò ex Ansa

Conoscere e riflettere.....poi ognuno tiri le proprie somme
05/03/2022

Conoscere e riflettere.....poi ognuno tiri le proprie somme

di Silvia Truzzi F.Q. 3 Marzo
Luciano Canfora – storico, filologo, professore dal lunghissimo curriculum, autore prolifico sia per il sacro (l’accademia) che per il profano (noi), oggi emerito all’Università di Bari – ha il guaio dell’autorevolezza nell’epoca buia del pensiero unico.
Un cortocircuito non nuovo, acuito in questi giorni dall’emotività suscitata dall’invasione russa in Ucraina. Lo chiamano in tivù per parlare della storia dell’Ucraina e poi, se poco poco esprime un’opinione dissonante o anche solo laterale, lo tacciano (quando va bene) di veterocomunismo nostalgico. Non sarà invece che è il “luogocomunismo” il problema del dibattito?
La prima risposta del professore è questa: “Premessa: quella in corso è una guerra tra potenze. Le guerre tra potenze non sono ideologiche. Le persone dotate di pensiero critico hanno il diritto di farsi delle domande. E chiedersi se una potenza ha provocato l’altra”.
Questa affermazione, conoscendo l’italiano, non dovrebbe tradursi in un appoggio alla Russia di Putin.
Esatto: dire questo non significa schierarsi, significa fare un’analisi. Solo gli stupidi dicono che gli ex comunisti, o i tuttora comunisti, sono automaticamente filorussi o antiamericani. È un pensierino da gallina, se le galline non si offendono dato che oggi si offendono tutti. Quello che rivendico è la possibilità di osservare e analizzare lucidamente i fatti per come si sono succeduti. Da quando è caduta l’Urss il metodo dell’Occidente è stato demolire tutto il blocco ex sovietico, pezzo per pezzo, facendo avanzare minacciosamente il confine della Nato fin sotto Pietroburgo. Questo è accaduto, perché la Russia è l’unica altra potenza che ha un deterrente atomico pari a quello americano. Aggiungo che in Siberia c’è uno dei giacimenti di terre rare – cioè minerali preziosi e, appunto, rari – più importanti del mondo e quindi ovviamente fa gola.
Perché non si tollerano analisi e posizioni diverse?
Nessuno è più intollerante dei cosiddetti liberali. A questo proposito mi torna alla mente una felice battuta di Gabriel García Márquez che una volta parlò di “fondamentalismo democratico”. Sembra un ossimoro, eppure è ciò con cui ci confrontiamo ogni giorno. L’intervista al grande scrittore colombiano, cui mi riferisco, apparve su un giornale certamente non “ultrasinistro” come la scalfariana Repubblica.
In Italia esiste ancora un movimento pacifista?
Sì, ma lo vorranno ridimensionare perché non è aria. Ma torniamo sul problema delle responsabilità. Della guerra del 1914 ebbero responsabilità tutti, ma nei Paesi che poi furono vincitori si accusarono gli imperi centrali: perché persero. Fu anche quella una guerra di cui tutti ebbero colpa, a partire dall’Inghilterra che la volle fortissimamente (come recita il titolo di un celebre libro) e infatti la ebbe. Nel momento in cui si entra in guerra, arriva sempre (sempre!) il momento in cui si denuncia il “nemico interno”. Ricordiamo il “taci, il nemico ti ascolta”, collocato persino nei bar: i fascisti non inventarono nulla. Ma, a proposito di ossimori, l’intolleranza, quando è supportata dal pensiero liberale, è ancora più intollerante.
Nel ’14 gli interventisti hanno avuto, in gran parte, il buon gusto di arruolarsi. I commentatori che oggi auspicano un intervento armato non sembrano intenzionati a sperimentare in prima persona la linea del fronte.
È probabile, ma questa isteria è talmente volgare che passa anche la voglia di discutere. Qualche giorno fa al Tg2 il ministro Daniele Franco escludeva con toni perentori l’eventualità di un blocco del sistema Swift. Poi Biden ha dettato la linea – “sanzioni o terza guerra mondiale” – e tutto è cambiato. Ma queste cose si possono dire, o no?
C’è un vaccino all’incapacità di sopportare un pensiero critico?
Non lo so. Chiedo, piuttosto, razionalità e possibilità di verificare i fatti. Ricordiamo il bel libro di Marc Bloch, La guerra e le false notizie. E Bloch in guerra ci era andato davvero! False notizie pullularono anche all’epoca del conflitto nei Balcani. Ne abbiamo viste molte. La coniugazione televisiva tra immagini e parole è perfetta per creare falsi. Ci indigniamo a giorni alterni. Vuole un esempio? Al Sisi. Non è un dittatore? Il suo regime non processa Zaki? Non ha ucciso Giulio Regeni? Eppure, a parte qualche stilettata di prammatica, abbiamo e coltiviamo intensi rapporti con l’Egitto. Ci dicono ora che avremo il gas dall’Algeria: il governo militare algerino mise fuori legge, a suo tempo, il partito che aveva vinto le elezioni (esattamente come ha fatto Al Sisi in Egitto). Evviva i modelli di democrazia con cui facciamo affari!

04/03/2022

Per questo articolo pubblicato su Ilfattoquotidiano, Barbara Spinelli, è stata diffamata in rete. Vi invito a leggerlo. Le sue parole sono parole di pace, di azione, di saggezza. Perché “ammettere i nostri errori sarebbe un contributo non irrilevante alla pace che diciamo di volere”.

LA PREVEDIBILE AGGRESSIONE RUSSA E LA CECITA' DI STATI UNITI E UNIONE EUROPEA. ECCO PERCHE' COMINCIARE AD AMMETTERE I PROPRI ERRORI E' IL PRIMO PUNTO PER COSTRUIRE LA PACE

«Paragonando l’invasione russa dell’Ucraina all’assalto dell’11 settembre a New York, Enrico Letta ha confermato ieri in Parlamento che le parole gridate con rabbia non denotano per forza giudizio equilibrato sulle motivazioni e la genealogia dei conflitti nel mondo. Perfino l’11 settembre aveva una sua genealogia, sia pure confusa, ma lo stesso non si può certo dire dell’aggressione russa e dell’assedio di Kiev. Qui le motivazioni dell’aggressore, anche se smisurate, sono non solo ben ricostruibili ma da tempo potevano esser previste e anche sventate. Le ha comunque previste Pechino, che ieri sembra aver caldeggiato una trattativa Putin-Zelenski, ben sapendo che l’esito sarà la neutralità ucraina chiesta per decenni da Mosca.

Il disastro poteva forse essere evitato, se Stati Uniti e Unione europea non avessero dato costantemente prova di cecità, sordità, e di una immensa incapacità di autocritica e di memoria. È dall’11 febbraio 2007 che oltre i confini sempre più agguerriti dell’Est Europa l’incendio era annunciato. Quel giorno Putin intervenne alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e invitò gli occidentali a costruire un ordine mondiale più equo, sostituendo quello vigente ai tempi dell’URSS, del Patto di Varsavia e della Guerra fredda. L’allargamento a est della NATO era divenuto il punto dolente per il Cremlino e lo era tanto più dopo la guerra in Jugoslavia:
“Penso sia chiaro – così Putin – che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o con la garanzia di sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello della reciproca fiducia. E noi abbiamo diritto di chiedere: contro chi è intesa quest’espansione?
E cos’è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali fatte dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia? Dove sono oggi quelle dichiarazioni? Nessuno nemmeno le ricorda. Ma io voglio permettermi di ricordare a questo pubblico quello che fu detto. Gradirei citare il discorso del Segretario generale NATO, signor Wörner, a Bruxelles il 17 maggio 1990. Allora lui diceva: ‘Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della NATO fuori dal territorio tedesco offre all’URSS una stabile garanzia di sicurezza’. Dove sono queste garanzie?”.

Per capire meglio la sciagura ucraina, proviamo dunque a elencare alcuni punti difficilmente oppugnabili.

Primo: né Washington né la NATO né l’Europa sono minimamente intenzionate a rispondere alla guerra di Mosca con una guerra simmetrica. Biden lo ha detto sin da dicembre, poche settimane dopo lo schieramento di truppe russe ai confini ucraini. Ora minaccia solo sanzioni, che già sono state impiegate e sono state un falso deterrente (“Quasi mai le sanzioni sono sufficienti”, secondo Prodi). D’altronde su di esse ci sono dissensi nella NATO. Alcuni Paesi dipendenti dal gas russo (fra il 40 e il 45%), come Germania e Italia, celano a malapena dubbi e paure. Non c’è accordo sul blocco delle transazioni finanziarie tramite SWIFT. Chi auspica sanzioni “più dure” non sa bene quel che dice. Chi ripete un po’ disperatamente che l’invasione è “inaccettabile” di fatto l’ha già accettata.

Secondo punto: l’Occidente aveva i mezzi per capire in tempo che le promesse fatte dopo la riunificazione tedesca – nessun allargamento NATO a est – erano vitali per Mosca. Nel ’91 Bush Sr. era addirittura contrario all’indipendenza ucraina. L’impegno occidentale non fu scritto, ma i documenti desecretati nel 2017 (sito del National Security Archive) confermano che i leader occidentali – da Bush padre a Kohl, da Mitterrand alla Thatcher a Manfred Wörner Segretario generale NATO – furono espliciti con Gorbaciov, nel 1990: l’Alleanza non si sarebbe estesa a est “nemmeno di un pollice” (assicurò il Segretario di Stato Baker). Nel ’93 Clinton promise a Eltsin una “partnership per la pace” al posto dell’espansione NATO: altra parola data e non mantenuta.

Terzo punto: la promessa finì in un cassetto, e senza batter ciglio Clinton e Obama avviarono gli allargamenti. In pochi anni, tra il 2004 e il 2020, la NATO passò da 16 a 30 Paesi membri, schierando armamenti offensivi in Polonia, Romania e nei Paesi Baltici ai confini con la Russia (a quel tempo la Russia era in ginocchio economicamente e militarmente, ma possedeva pur sempre l’atomica). Nel vertice NATO del 2008 a Bucarest, gli Alleati dichiararono che Georgia e Ucraina sarebbero in futuro entrate nella NATO. Non stupiamoci troppo se Putin, mescolando aggressività, risentimento e calcolo dei rischi, parla di “impero della menzogna”. Se ricorda che le amministrazioni USA non hanno mai accettato missili di Paesi potenzialmente avversi nel proprio vicinato (Cuba).

Quarto punto: sia gli USA che gli europei sono stati del tutto incapaci di costruire un ordine internazionale diverso dal precedente, specie da quando alle superpotenze s’è aggiunta la Cina e si è acutizzata la questione Taiwan. Preconizzavano politiche multilaterali, ma disdegnavano l’essenziale, cioè un nuovo ordine multipolare. Il dopo Guerra fredda fu vissuto come una vittoria USA e non come una comune vittoria dell’Ovest e dell’Est. La Storia era finita, il mondo era diventato capitalista, l’ordine era unipolare e gli USA l’egemone unico. La hybris occidentale, la sua smoderatezza, è qui.

Il quinto punto concerne l’obbligo di rispetto dei confini internazionali, fondamentale nel secondo dopoguerra. Ma Putin non è stato il primo a violarlo. L’intervento NATO in favore degli albanesi del Kosovo lo violò per primo nel ’99 (chi scrive approvò con poca lungimiranza l’intervento). Il ritiro dall’Afghanistan ha messo fine alla hybris e la nemesi era presagibile. Eravamo noi a dover neutralizzare l’Ucraina, e ancora potremmo farlo. Noi a dover mettere in guardia contro la presenza di ne***zisti nella rivoluzione arancione del 2014 (l’Ucraina è l’unico Paese europeo a includere una formazione ne***zista nel proprio esercito regolare). Noi a dover vietare alla Lettonia – Paese membro dell’UE – il maltrattamento delle minoranze russe. Non abbiamo difeso e non difendiamo i diritti, come pretendiamo? Nel 2014, facilitando un putsch anti-russo e pro-USA a Kiev, abbiamo fantasticato una rivoluzione solo per metà democratica. Riarmando il fronte est dell’UE foraggiamo le industrie degli armamenti ed evitiamo alla NATO la morte celebrale che alcuni hanno giustamente diagnosticato.

Ammettere i nostri errori sarebbe un contributo non irrilevante alla pace che diciamo di volere».

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