21/08/2026
I nomi delle nostre città, delle nostre vie e dei nostri luoghi raccontano la nostra storia. Sono l’eredità dei nostri antenati e ciò che, a nostra volta, consegneremo ai nostri figli. Per questo deturpare i nostri simboli è inaccettabile. Chiamare Pontedera “Pontenegra” è un gesto che condanniamo senza esitazioni.
Pontedera è una grande città operaia, costruita dai “pontaderesi” con il lavoro, il sudore e i sacrifici di intere generazioni. Noi pontaderesi abbiamo superato le bombe e la miseria della guerra. Ci siamo rialzati dopo una tragica alluvione e abbiamo affrontato la dura stagione dei grandi scioperi operai. Pontedera ha una grande storia che merita rispetto.
E Proprio per il rispetto che nutriamo verso la nostra storia, abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà che oggi viviamo. Questo gesto - che condanniamo - porta all’estremo un malumore che in città esiste ed è ormai diffuso. E questo malessere non può essere semplicemente liquidato come razzismo. I pontaderesi non sono razzisti. Sono stanchi.
Da anni denunciamo una gestione dell’immigrazione che ha cambiato profondamente interi quartieri, modificandone identità e vivibilità. Stazione, Villaggi e altre zone della città convivono quotidianamente con problemi di sicurezza, degrado e marginalità.
Gli episodi di violenza alla stazione, i furti e le aggressioni in centro, lo spaccio fuori del ponte, le baby gang al Villaggio Scolastico e sui pullman e molti altri episodi, sono una realtà che non può più essere ignorata. Sono fatti sotto gli occhi di tutti. Chi continua a negarli o a minimizzarli non vuole vedere ciò che accade a Pontedera.
E il malcontento non appartiene soltanto alla “destra”. Lo si può incontrare tra persone che votano a destra, a sinistra o che semplicemente non si riconoscono più nella politica. Basta guardare i commenti e le discussioni sui social, a partire proprio da quelle nate sotto il post del PD pontederese, fino ai vari gruppi social e i giornali online, per rendersene conto. Perché sicurezza, degrado e integrazione riguardano tutti.
E se le critiche alle amministrazioni di sinistra che si susseguono da decenni a Pontedera arrivano anche da persone lontane dalle “opposizioni”, questo certifica il fallimento del cosiddetto “modello Pontedera”. Un modello che denunciamo da anni e che ha fatto perdere alla nostra città la sua identità.
Per il rispetto che nutriamo verso la nostra Pontedera, invitiamo quindi chi fino ad oggi ha liquidato ogni problema come semplice razzismo a smettere di chiudere gli occhi.
Il malcontento esiste. I problemi esistono. E continuare a negarli non li farà scomparire.
Pontedera merita di essere ascoltata.