01/09/2026
Il deserto oltre la festa: Porto San Giorgio.
La causa principale dello spopolamento a Porto San Giorgio non è la mancanza fisica di case, ma la loro destinazione d'uso. Ecco i dati del questionario sulla condizione abitativa, a cui hanno risposto 190 persone, presentato il 24 agosto a piazza Bambinopoli:
• 96,8%: degli abitanti considera impossibile trovare casa.
• 86,8%: considera l’industria turistica la causa del caro affitti.
• Oltre il 61%: dei proprietari non specula ma vive in case ereditate o dei genitori. Solo un terzo (32,6%) è riuscito a comprare casa da solo: il diritto all’abitare è sbarrato.
• 65,8%: ha un reddito netto inferiore a 1.800€ al mese (il 26% meno di 1.200€ tra gli under 40, il famoso’indotto dell’industria turistica).
• 600€: canone mensile medio per un bilocale tutto l’anno, insostenibile per monoreddito e under 40.
• 21,6%: più di 1 abitante su 5 è costretto a vivere con la famiglia d'origine. Con un'età media superiore ai 50 anni, l'emancipazione è un miraggio.
• ERP: case popolari statisticamente inesistenti.
• 92,6%: denunciano l'inerzia di chi ha governato Porto San Giorgio negli ultimi 10 anni.
La casa è ridotta a speculazione privata che impoverisce chi lavora. Gli abitanti sono schiacciati da canoni folli e contratti transitori: la città invecchia e gli under 40 vengono espulsi dalla speculazione di pochi saccheggiatori non residenti.
Il welfare familiare di chi ha ereditato un immobile maschera solo una crisi gigantesca: per chi parte da zero, restare e abitare qui è impossibile.
L'edilizia pubblica convenzionata NON è la risposta. Delegare ancora ai privati significa affidare la cura alla stessa causa che ha generato il problema. Il privato cerca il profitto, noi rivendichiamo il diritto sociale all'abitare. I parametri della Regione Marche per i "canoni calmierati" arrivano a soglie così elevate da permettere ai privati prezzi comunque inaccessibili (intorno ai 3.000€ al mq).
La vera battaglia deve essere interamente pubblica, netta e strutturale. La città va rivoltata: le risorse ci sono ma sono vincolate all’economia dell’industria turistica: fragile, truccata e predatoria.
Dobbiamo subito smontare la narrazione tossica del "c'è gente, va tutto bene", usata per nascondere il deserto economico e sociale.
Basta soldi pubblici per gonfiare la retorica dei grandi eventi, delle proloco in festa e delle notti rosa: i fondi vanno dirottati sulle reali necessità degli abitanti:
- Controllo pubblico dei canoni d'affitto per bloccare i prezzi speculativi e rendere chiara la destinazione degli oltre 3.200 appartamenti ufficialmente vuoti (più di 1 casa su 3, dati OpenPolis/Istat 2025).
- Rilancio radicale e diretto dell'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), l'unica legata a reali fasce protette e oggi ridotta a uno scandaloso minimo storico.
Basta speculazione sul futuro della città: riprendiamoci il diritto all'abitare!