06/09/2026
PERCHÉ IL PRIDE SERVE ANCORA. E PERCHÉ NON SI PUÒ GENERALIZZARE. 🏳️🌈
Prima di dire che il Pride “non serve più”, forse bisognerebbe ricordare perché è nato.
Il Pride affonda le sue radici nei moti di Stonewall del 1969, quando una comunità continuamente repressa, discriminata e costretta all’invisibilità decise di scendere in strada e dire: non vogliamo più vivere nascondendoci.
Da allora sono passati decenni e sono stati conquistati diritti importantissimi. Ma pensare che oggi non ci sia più bisogno di sensibilizzare significa non guardare quello che ancora accade.
Nel 2026, in Italia, Arcigay ha documentato 127 episodi di violenza, discriminazione e odio contro persone, luoghi e simboli LGBTQIA+ nell’arco di un anno. Tra questi ci sono aggressioni fisiche, minacce, insulti, discriminazioni, violenze familiari e attacchi rivolti anche a persone transgender.
E non parliamo soltanto di episodi lontani.
Parliamo di ragazzi aggrediti per strada perché si tengono per mano.
Di persone insultate sul posto di lavoro.
Di giovani che hanno paura di dichiararsi a scuola o in famiglia.
Di persone trans che continuano a subire violenza e discriminazione.
Di coppie che ancora oggi devono chiedersi se sia sicuro mostrare pubblicamente il proprio amore.
E ci sono anche esempi molto concreti nel nostro territorio: il monitoraggio di Arcigay ha registrato episodi di violenza e discriminazione anche a Napoli, dimostrando che il problema non appartiene soltanto alle grandi capitali o ad altri Paesi.
Ecco perché il Pride non è semplicemente una festa.
Può essere colorato, può avere musica, può essere gioioso. Ma alla sua origine c’è una rivendicazione politica e sociale: il diritto di essere se stessi, di amare chi si vuole e di vivere senza paura.
E proprio per questo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Ci sono Pride e Pride.
Ci sono manifestazioni diverse per organizzazione, dimensioni, modalità e obiettivi. Alcune sono più spettacolari, altre più politiche, altre ancora nascono direttamente dalle associazioni e dalle comunità del territorio.
Criticare una scelta organizzativa è legittimo.
Dire invece che tutti i Pride sono inutili, strumentali o soltanto spettacolo significa cancellare la loro storia e, soprattutto, ignorare che la discriminazione esiste ancora.
Il Pride non pretende che tutti la pensino allo stesso modo.
Chiede una cosa molto più semplice: che nessuno debba avere meno libertà, meno dignità o meno diritti perché ama una persona dello stesso sesso, perché è transgender o semplicemente perché non corrisponde a ciò che qualcuno considera “normale”.
Finché questo non sarà davvero normale per tuttɜ, il Pride continuerà ad avere un motivo per esistere. 🏳️🌈
E forse la cosa più importante è proprio questa: prima di giudicare un Pride, conosciamo quel Pride. Perché esistono Pride diversi, e non tutti raccontano la stessa storia.
Vi aspettiamo sabato ore 17 a Bacoli al belvedere del Castello di Baia