Archivio di Stato di Prato

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✨ Luci, fuochi e tradizione: l’8 settembre a Prato, ieri e oggiQuest’anno, in occasione delle celebrazioni pratesi dell’...
01/09/2026

✨ Luci, fuochi e tradizione: l’8 settembre a Prato, ieri e oggi
Quest’anno, in occasione delle celebrazioni pratesi dell’8 settembre, torneranno a illuminare il cielo i fuochi d’artificio. Ma la tradizione dei festeggiamenti della Madonna della Fiera ha radici ben più lontane.
📜 8 agosto 1855. Il Consiglio Comunale discute l’istanza presentata dai fuochisti Raffaello Lombardi e Pietro Nardi, che chiedono di poter eseguire, “come di consueto”, i fuochi d’artificio sulla piazza del Mercatale in occasione della festa dell’8 settembre.
Alla richiesta è allegato il Prospetto dello spettacolo, un vero e proprio programma di 32 giochi luminosi: “granate con serpentini”, “aste vulcaniche”, “ghirlande di rose”, “fiamme del Bengala” e, per concludere, un “finale di foco cinese”. 🎆
Il costo dello spettacolo? 600 lire.
Dopo il confronto tra le parti, il Consiglio Comunale approva: la Madonna della Fiera potrà così splendere ancora una volta di luce.

Le foto della seconda slide sono di Angela Bartoletti, che ringraziamo per la gentile collaborazione.
Fonte: ASPo, Comune e Comunità di Prato, 796, 8 agosto 1855.

“Al nome di Dio, amen. Anno della sua incarnatione millequattrocentodieci, inditione terza, a dì ultimo di luglio, facto...
16/08/2026

“Al nome di Dio, amen. Anno della sua incarnatione millequattrocentodieci, inditione terza, a dì ultimo di luglio, facto nella terra di Prato, nella casa dell’abitagione di Francescho ....
Sia a tutti manifesto sì come el discreto e honorevole huomo Francescho di Marcho Datini da Prato predecto, cittadino e mercatante fiorentino, sano, per la gratia di Dio, della mente, sentimento e intellecto, avegnia Idio che infermo del corpo, considerato che la morte per modi inumerabili gli uomini uccide, per la qual cosa necessario è, i mentro che la ragione reggie la mente, a la salute della sua anima provedere e i suoi fatti ordinare; e però per lo presente suo nuncupativo testamento … la sua ultima ordinando volontà, quello fecie, compuose, ordinò in questo modo, cioè:
in prima, l’anima sua a Dio e a tutta la celestial corte racomandando, la sepultura del suo corpo elesse, quando avvenisse che morisse, in San Francescho di Prato …”

Francesco nel suo testamento esprime la volontà di essere sepolto al momento della morte, avvenuta il 16 agosto 1410, nella sua amata San Francesco.

Già nel 1407 il mercante aveva acquistato il marmo di Carrara per la sua lastra sepolcrale, successivamente scolpita da Niccolò di Piero Lamberti, detto il Pela.
Francesco, posto all’interno di un’edicola cuspidata con pinnacoli e decorazioni fogliacee, è rappresentato in posa sul lectus funebris con la testa adagiata su un prezioso cuscino, le braccia conserte.
La lastra presenta un’iscrizione, che descrive il defunto, ed è impreziosita da un raffinato decoro a tarsia.

Sulla lastra sono scolpiti anche lo stemma di Francesco Datini e lo stemma del Ceppo di Francesco Datini a indicare come il patrimonio del ricco mercante pratese sia divenuto con il suo erede, il Ceppo, patrimonio di un’intera comunità.

Fonte: ASPo, Datini, 1193

Come influisce l’evoluzione della morale dominante sull’applicazione delle leggi a tutela del “buon costume”?🗞️ Nel 1950...
05/08/2026

Come influisce l’evoluzione della morale dominante sull’applicazione delle leggi a tutela del “buon costume”?

🗞️ Nel 1950, dodici edicolanti pratesi furono processati con l’accusa di aver venduto riviste contenenti immagini ritenute oscene (nell’immagine, una raccolta del materiale sequestrato).
La difesa sostenne che il concetto di oscenità dovesse essere valutato alla luce dell’evoluzione sociale dei costumi, “onde, avendo la nuova generazione spostato i confini fra il lecito e l’illecito, niente di osceno trovasi nelle immagini di giovani donne nude”.
Il giudice respinse questa tesi, obiettando che non possono essere i mutamenti sociali a determinare ciò che la legge considera lecito. Altrimenti, aggiungeva, se un popolo fosse stato dedito in maggioranza al furto, “l’impossessarsi della cosa mobile altrui” non avrebbe più dovuto essere considerato reato.

👨‍⚖️ Alla fine, pur riconoscendo il carattere osceno della gran parte delle riviste incriminate - “Nessun buon padre di famiglia desidererebbe trovare una di quelle riviste nelle mani del proprio figlio” -, il tribunale assolse gli imputati: quelle pubblicazioni, per lo più importate dalla Francia, si presumevano regolarmente autorizzate e mancava la prova della volontà cosciente di diffondere materiale illecito.

🔎 Un caso che restituisce uno spaccato del dibattito tra morale, diritto e trasformazioni della società nell’Italia del dopoguerra.
Fonti: ASPo, Pretura di Prato, Sentenze penali, sentenza n. 280 del 3/11/1950 e ivi, Criminale, 1950, fasc. 199A.

“Più giorni fa che a Vervi s’apresse fuocho e, perché le chase il forte erano di lengname coperte di paglia, traendo gra...
31/07/2026

“Più giorni fa che a Vervi s’apresse fuocho e, perché le chase il forte erano di lengname coperte di paglia, traendo grande vento, non vi si poté rimediare che non ardessi tutto. Salvaronsi il forte de’ panni ch’erano conpiunti; ma tra quelli erano in su’ telai e pure ve n’arse buona somma de’ conpiunti.”

Nell’aprile del 1397 un incendio devastò Wervicq, centro delle Fiandre caratterizzato da una fiorente industria tessile, i cui panni, i “panni di Vervi”, venivano esportati fino al mondo musulmano.

Il rogo distrusse oltre 800 abitazioni in legno e paglia, causando la perdita di un’ingente quantità di tessuti.
In città operavano alcuni mercanti fiorentini, rappresentanti delle loro compagnie con sede a Bruges; tra questi figuravano i fratelli Diamante e Altobianco degli Alberti, che subirono importanti perdite a causa del disastro.

Dai documenti del fondo Datini si può ricostruire l’impatto di tale incendio sulle compagnie fiorentine: un evento catastrofico locale con immediate ripercussioni sugli scambi commerciali internazionali.

Fonte: ASPo, Datini, 979, codice 801932

Per saperne di più: I. Houssaye Michienzi, Wervicq, 1397: l’incendio della città tessile e il suo impatto sull’organizzazione mercantile fiorentina , in Il fuoco e la città. Storia, memoria, architettura, a cura di F. Benucci [et al.], Roma, CROMA-Università Roma Tre, 2016, pp. 45-54.

📜 È online un nuovo percorso virtuale nella sezione Mostre del nostro sito: Per lettera.Il percorso esplora forme e moda...
24/07/2026

📜 È online un nuovo percorso virtuale nella sezione Mostre del nostro sito: Per lettera.

Il percorso esplora forme e modalità della comunicazione epistolare dal ‘300 all’800, presentando documenti prodotti da soggetti diversi – enti pubblici e religiosi, mercanti e famiglie nobiliari – e offrendo uno sguardo sulla storia della scrittura e delle relazioni attraverso le lettere.

📸 Nella foto, un dettaglio del Quaderno di entrate e uscite del vetturale della Compagnia Datini di Firenze, 1401-1402 (ASPo, Datini, 619/2.
🫏 I vetturali erano professionisti del trasporto via terra, che potevano svolgere con l’ausilio di muli o cavalli.

Ci piace ricordare Rita Iacopino soddisfatta e sorridente dopo l’ultimo progetto fatto insieme, il recupero e lo studio ...
21/07/2026

Ci piace ricordare Rita Iacopino soddisfatta e sorridente dopo l’ultimo progetto fatto insieme, il recupero e lo studio dei materiali del Museo del Risorgimento.

Anche in questo lavoro Rita ci ha mostrato le sue doti professionali e umane: competenza, passione, curiosità e sensibilità.

Ci mancherà moltissimo!

Alla fine di luglio del 1630 Galileo Galilei - da poco reduce dalla stesura del Dialogo sopra i due massimi sistemi del ...
07/07/2026

Alla fine di luglio del 1630 Galileo Galilei - da poco reduce dalla stesura del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, la cui pubblicazione avrebbe presto segnato profondamente la sua vita - fu invitato a trascorrere alcuni giorni nella villa dei Buonamici a San Gaudenzio, Sofignano (oggi nel comune di Vaiano, in Val di Bisenzio).

A invitarlo fu Alessandra Bocchineri, moglie di Giovan Francesco Buonamici e sorella di Sestilia, che aveva sposato Vincenzo Galilei, figlio dello scienziato.

Non conosciamo con certezza le date né la durata del soggiorno. Sappiamo però che Galilei intratteneva con i coniugi Buonamici rapporti di amicizia e di corrispondenza. E sembra che apprezzasse anche il vino prodotto a Sofignano, nella celebre Vigna delle Veneri.

Verso la metà dell’Ottocento Ranieri Buonamici volle ricordare quel legame con un’iscrizione destinata a un monumento commemorativo, di cui si conservano alcuni progetti nell’archivio di famiglia (ASPo, Buonamici, 110, fasc. 192).

L’iscrizione recita:
«Questa Vigna… rallegrava col succo delle sue uve la mente e il core di Galileo…».

Il prossimo giovedì 2 luglio l’Archivio di Stato sarà eccezionalmente aperto la sera, dalle 20 alle 23, con visite guida...
29/06/2026

Il prossimo giovedì 2 luglio l’Archivio di Stato sarà eccezionalmente aperto la sera, dalle 20 alle 23, con visite guidate alla mostra “Il tiratoio di piazza Mercatale: un edificio scomparso al servizio della lana pratese”.
L’iniziativa si svolge nell’ambito della presentazione dell’ultimo numero di Notizie nostre, storica rivista dell’Associazione degli ex Allievi dell’Istituto “Buzzi” di Prato.
Nell’immagine che vi proponiamo, una selezione di documenti estratti dall’archivio del senatore pratese Guido Bisori. In primo piano, il numero della rivista pubblicato nell’autunno del 1957, insieme alle copie dei regi decreti del 1886 e del 1933 (rispettivamente, per l’istituzione della scuola e per la sua conversione in Regio istituto tecnico industriale) e ad articoli di giornale degli anni ‘50 del ‘900: oltre al tema dell’ampliamento e ristrutturazione dell’antica sede del Buzzi in piazza Ciardi, ritenuta ormai inadeguata, viene documentata una “provvida iniziativa” di solidarietà degli allievi a favore delle popolazioni abruzzesi colpite dal gelo nell’inverno del ‘56, per le quali furono spediti 25 colli di indumenti raccolti dai ragazzi presso industrie ed enti pratesi.
Fonte: ASPo, Bisori Guido, Pratiche 1953-1958, fasc. 293.

A Prato, come a Firenze, il 24 giugno era fin dall’epoca medievale un giorno di festa. San Giovanni Battista era infatti...
24/06/2026

A Prato, come a Firenze, il 24 giugno era fin dall’epoca medievale un giorno di festa. San Giovanni Battista era infatti il patrono dell’Arte della Lana, la più importante corporazione cittadina medievale, che a lui aveva dedicato il proprio oratorio nei pressi del Duomo e che ogni anno, dalla fine del ‘300, organizzava per l’occasione festiva un palio, «a reverentia di decto sancto et per honore del magnifico popolo et comune di Firenze et del comune di Prato».
L’immagine che vi mostriamo è tratta dal registro degli statuti dell’Arte e, in particolare, fa riferimento a una riforma del 1454 che concedeva alla corporazione, a sostegno delle spese necessarie per «far correre più bello palio e fare più bella festa», il diritto di poter utilizzare gratuitamente un’area comunale, il Galceto, strategica per le attività tessili, poiché da lì proveniva «la terra da purgare panni lani».
Più tardi il palio pratese fu spostato al mese di luglio, per evitare di far concorrenza alla festa fiorentina.

Fonti: ASPo, Comune di Prato, Arti, 42, Riforma del 17 novembre 1454.
Per approfondire: G. Nigro, Il tempo liberato. Festa e svago nella città di Francesco Datini, Prato, Istituto internazionale di storia economica F. Datini, Azienda di promozione turistica 1994, pp. 63-66.

Nel 1383 la famiglia Datini fece ritorno da Avignone per stabilirsi nei luoghi di origine, nell’attesa che potesse reali...
22/06/2026

Nel 1383 la famiglia Datini fece ritorno da Avignone per stabilirsi nei luoghi di origine, nell’attesa che potesse realizzarsi il sogno di Francesco di Marco: la costruzione di un palazzo nella sua Prato, là dove la sua famiglia era attestata sin dal XIII secolo.
Una tappa importante nella costruzione dell’edificio fu raggiunta nel di cinque anni più tardi, quando si predisposero i lavori di copertura del tetto: il 20 giugno 1388 Francesco Datini stipulò un contratto con Domenico di Perone per l’acquisto, presso la sua fornace di Impruneta, di oltre 3.500 embrici, che dovevano essere “netti e saldi e ben sonanti”. Perone era il medesimo fornitore dell’Arte della lana fiorentina per il cantiere di Santa Maria del Fiore.

Fonte: ASPo, 1170, cod. 1182.
Nella foto anche la trascrizione manoscritta allegata al fascicolo, databile tra la prima e la seconda metà del ‘900.
Per saperne di più: Palazzo Datini a Prato. Una casa fatta per durare mille anni, a c. di J. Hayez, D. Toccafondi, Firenze, Polistampa, 2012, tomo II, p. 419.

Indirizzo

Via Ser Lapo Mazzei, 41
Prato
59100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:30
Martedì 09:00 - 14:00
Mercoledì 09:00 - 17:30
Giovedì 09:00 - 14:00
Venerdì 09:00 - 14:00

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