Toscana Possibile

Toscana Possibile L'uguaglianza di come motore, la diversità come innovazione, l'alternativa per costruire insieme la politica "La ricerca, insomma, invita al confronto.

E all'individuazione della soluzione dei problemi, sulla base di uno schema libero e curioso del meglio, che è il primo punto da recuperare se vogliamo ripartire, prendendo la rincorsa sotto il profilo dei contenuti e delle strategie organizzative. Perché vogliamo ripartire, giusto?"

02/09/2026

Ve lo ripeteremo ogni giorno.

Giuseppe Civati

02/09/2026

Come anticipato al Politicamp nel discorso della nostra Segretaria Francesca Druetti, e come già annunciato il 10 agosto, sabato 24 ottobre a Roma (Monk, Via Mirri 35) sono convocati gli Stati Generali di Possibile.

Per permettere a iscritte e iscritti di organizzarsi con anticipo, vi comunichiamo gli orari:

- 10.30 Accoglienza
- 11.00 Inizio Stati Generali
- Pausa pranzo in loco
- 18.00 Fine Stati Generali

Su https://www.monkroma.it/contatti/ trovi le indicazioni su come arrivare al Monk. Gli spazi sono privi di barriere architettoniche e accessibili.

Gli Stati Generali si terranno per "determinare con la Segretaria l’indirizzo politico di Possibile" (come previsto dal nostro Statuto) e per prepararci, insieme e al meglio, alla sfida elettorale del 2027.

In quella occasione vogliamo portare il contributo di anni di pratica politica, di ascolto, studio ed elaborazione. Le battaglie che abbiamo già affrontato, la mobilitazione delle persone che sono state in piazza in questi anni con i nostri corpi e la nostra urgenza di cambiamento. Vogliamo portare il nostro modo di fare politica, come una comunità di persone che scelgono di impegnarsi perché è insopportabile non farlo quando l’ingiustizia e le disuguaglianze sembrano essere insormontabili. Vogliamo portare la classe dirigente su cui abbiamo lavorato in questi anni abbiamo lavorato sulla classe dirigente e la rappresentanza di questa comunità. E vogliamo dare protagonismo e diffusione ai progetti dei comitati e alle campagne locali, per raccogliere competenze, energie e disponibilità.

Cambiare punto di vista è possibile così come è possibile introdurlo in un mondo di parole confuse, interessate, per cambiarlo in profondità.

02/09/2026
01/09/2026

Sarà sempre troppo tardi. Marco Vassalotti

01/09/2026

A fine agosto, al Sud, le partenze hanno il loro spazio, le stazioni si riempiono, le case tornano più vuote, gli amici ricominciano a contare chi se ne va e chi rimane. Finisce l’estate e una parte di chi era tornato riparte verso le città in cui studia, lavora, costruisce relazioni, prova a immaginare il proprio futuro. Ogni anno raccontiamo questa scena con la nostalgia. Abbiamo costruito persino un vocabolario rassicurante intorno a ciò succede in questo periodo; la restanza, il ritorno, la vita lenta, i paesi da riscoprire, tutte parole che raccontano anche cose bellissime, finché non diventano il modo per rendere poetica una disuguaglianza.

Noi al Sud non siamo lenti, sono lenti i treni, sono lenti i collegamenti, sono lente le risposte della pubblica amministrazione, quando arrivano. È lento raggiungere un aeroporto, un ospedale, un’università. È lenta la costruzione dei servizi che altrove costituiscono semplicemente la normalità.

La lentezza, purtroppo, è una disuguaglianza territoriale, quando non è una scelta e sicuramente non è una filosofia dell’abitare.
Per questo parlare di diritto a restare e diritto a partire richiede qualcosa oltre la retorica. Una scelta esiste soltanto quando esistono alternative reali, diffuse e accessibili, altrimenti partire diventa necessità e restare una possibilità concessa soprattutto a chi possiede già le condizioni economiche e familiari per farlo.

Costruire una possibilità è entrare nella materialità delle vite, garantire ai fuorisede di votare per il proprio territorio di residenza dal luogo in cui vivono temporaneamente, senza trasferire la loro rappresentanza politica altrove, garantire mobilità, sanità, cultura, formazione, lavoro dignitoso, connessioni e spazi pubblici, garantire il diritto ad abitare la città contemporanea anche a Reggio Calabria, a Cosenza, a Catanzaro, a Palermo, a Taranto, a Napoli, senza dover necessariamente cambiare latitudine per accedere alla contemporaneità del nostro tempo.

Vuol dire tornare a parlare seriamente di diritto alla famiglia, con affitti che assorbono una parte enorme degli stipendi, lavoro precario, asili insufficienti e reti familiari distanti centinaia di chilometri, continuare a chiedere alla nostra generazione di fare figli, restare, tornare, investire, aprire un’impresa e contemporaneamente arrangiarsi è un esercizio di deresponsabilizzazione politica. Abbiamo già chiesto abbastanza sacrifici a chi sta sostenendo sulla propria vita il costo delle disuguaglianze del Paese.

Chi rimane non è un eroe, chi parte non è un traditore e le startup non ci salveranno dallo spopolamento. Nessuna somma di storie individuali virtuose può sostituire una politica industriale, un sistema di welfare, infrastrutture, servizi, università, ricerca, salari e diritto alla casa. Per troppo tempo il Mezzogiorno è stato trattato come una questione particolare dentro la questione italiana; un territorio da recuperare, assistere, incentivare, raccontare attraverso bandi, bonus, eccezioni e progetti pilota. Bisognerebbe rovesciare completamente questa prospettiva, perché la politica italiana deve partire obbligatoriamente dal Mezzogiorno. Un Paese che procede a due velocità, alla fine, rimane fermo. Non possiamo più permetterci un’Italia nella quale il luogo in cui nasci determina quanto tempo impiegherai per raggiungere un ospedale, quali università potrai frequentare, quali lavori troverai, quanto ti costerà spostarti, se potrai costruire una famiglia e perfino quanto sarà complicato esercitare il tuo diritto di voto. Il Mezzogiorno rende visibili prima e con maggiore violenza le grandi questioni che riguardano l’intero Paese: inverno demografico, crisi della natalità, diritto alla casa, salari, mobilità, accesso ai servizi, disuguaglianze territoriali, fuga delle competenze. Affrontarle dal Sud sarebbe creare un modello capace di funzionare ovunque.
La questione meridionale, a mio avviso riguarda il modello di Paese che vogliamo diventare. Settembre ce lo ricorda ogni anno, mentre qualcuno chiude una valigia e riparte. Possiamo continuare a trasformare quella valigia in una fotografia malinconica della fine dell’estate, oppure domandarci quanta libertà possa contenere quella valigia: la libertà di restare, la libertà di partire, la libertà di tornare. La libertà di scegliere di avere una possibilità.

Silvia Giandoriggio
Possibile Calabria

01/09/2026

Il riscaldamento globale è indubbiamente la cronaca di stagione: il caldo che a fine agosto non molla, le alluvioni, le frane, gli incendi, i disastri che si accavallano. Davanti a un dato di realtà diventato così ingombrante, la destra ha fatto una cosa interessante. Ha smesso di negarlo.

Per anni la strategia era stata epistemica: non sta succedendo niente, sono cicli naturali, allarmismo. Quando negare è diventato insostenibile, bisognava trovare velocemente una nuova strategia: e quale migliore dell'attaccare la legittimità della reazione al fatto? Old but gold. Non ti dicono più che il clima non cambia, ti dicono che fa caldo, embè, rilassati, catastrofista.

Il motore di questo spostamento è l'ironia, e conviene guardare come lavora, perché è precisa. Disinnesca, perché a una battuta non puoi rispondere con i dati senza diventare quella che non capisce lo scherzo. Divide, perché fabbrica un dentro e un fuori, e chi si allarma finisce fuori, catalogato come iettatore, allarmista, isterico. E lascia sempre una via di fuga, perché era solo una battuta, si ritira quando serve. È così che la finestra si sposta davvero: puoi dire quella cosa, prima inaccettabile, tenendo aperta la porta per rimangiartela.

Lo stesso vale per altri temi. Vannacci, nel programma del suo partito, mette nero su bianco una formula che dovrebbe gelarci: patriarcato mediterraneo. Basta quell'aggettivo e una struttura di potere si traveste da tradizione di famiglia, prende il sapore rassicurante del prodotto tipico. Nello stesso documento, intanto, la parola femminicidio viene esplicitamente rifiutata. Ti forniscono “la versione instagrammabile” per poterti sottrarre la legittimità a nominare le cose come stanno. Si chiama gaslighting.

Il gaslighting non lavora sul fatto, lavora sulla percezione della tua reazione. “Ti allarmi per niente”. “Esageri sempre”. L'effetto è l'erosione del reality testing, cioè della capacità di fidarti di quello che vedi: cominci a chiederti se il problema sei tu, che senti troppo. Ed è esattamente ciò che sta accadendo su scala pubblica. Nessuno nega più il caldo, ti fanno sentire ridicola perché te ne preoccupi. Nessuno rivendica la disuguaglianza a voce alta, te la incartano in un aggettivo che profuma di casa.

Contro il gaslighting esiste una sola difesa, ed è la meno spettacolare: continuare a dire. Tenere il nome esatto sulle cose mentre provano a incartarle, alzare la voce nel punto in cui la battuta pretende che la si abbassi, pretendere che a quel nome segua una risposta, non un'altra battuta. In una relazione, chi resiste così si salva la lucidità. Su questa scala, con lo stesso gesto, ci si gioca la sopravvivenza. Letteralmente.

Sara Facchini

01/09/2026

Ve lo ripeteremo ogni giorno.

Giuseppe Civati

31/08/2026

Foodinho (società italiana di Glovo) è in amministrazione giudiziaria da febbraio, a seguito di un'indagine legata a caporalato e sfruttamento di oltre 20.000 persone.

Secondo la Procura, le retribuzioni in alcuni casi erano inferiori del 90% rispetto ai minimi contrattuali.

A maggio, Foodinho ha presentato alla Procura il piano per uscire dal controllo giudiziario: retribuzione minima aumentata a 14 € all’ora e pagamento di 3€ a consegna. Questi miglioramenti, però, sono rimasti sulla carta.

La procura ha infatti esaminato i guadagni di 26mila rider nel mese di giugno e constatato che, a conti fatti, circa il 30% delle ore lavorate non venga retribuito.

Il nuovo sistema di calcolo dei compensi poggia infatti sul meccanismo del "tempo effettivo calmierato". Sentite puzza di fregatura? Fate bene.

In sostanza, il tempo di lavoro viene retribuito solamente entro un certo limite "statistico" determinato da Glovo. Se la consegna o l'attesa eccedono questo limite, si lavora gratis.

Come Possibile ribadiamo un concetto elementare: i fattorini non sono lavoratori autonomi. Hanno diritto a ferie, malattia, contributi e soprattutto a essere pagati per ogni minuto in cui sono al servizio delle piattaforme.

Non occorrono né tavoli di lavoro, né strumenti innovativi - il contratto c'è già ed è il CCNL della Logistica. Non si perda altro tempo.

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Prato

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