12/01/2026
Oggi all'ex ILVA di Taranto è morto un operaio putignanese di 46 anni. E no, nessuno osi parlare di fatalità.
Si continua a morire di lavoro mentre governi, commissari, aziende e istituzioni si rimpallano colpe e promesse.
Qui non c'entra il destino. C'entrano le scelte. C'entrano i controlli che non bastano, la prevenzione che manca, il ricatto del "meglio lavorare così che non lavorare affatto".
La verità è che nello stabilimento la sicurezza viene dopo tutto il resto. E a pagare sono sempre i lavoratori.
Un uomo è morto facendo il suo lavoro, vittima di scelte precise.
Aveva 46 anni. Una famiglia. Una vita. E domani si andrà avanti come se fosse normale.
Non servono minuti di silenzio né comunicati di cordoglio, ma responsabilità e cambiamenti radicali.
Serviva fermarsi prima, investire in sicurezza e scegliere le persone invece dei profitti.
Ogni morte sul lavoro è un omicidio sociale.
Alla famiglia dell'operaio va il nostro dolore e la nostra rabbia.
Perché morire lavorando è una scelta politica e sociale.