Potere al Popolo Ravenna

Potere al Popolo Ravenna Basta teatrini, basta prese in giro, "democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo.

Il cambiamento si può ottenere, ma dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà al posto nostro.A questo serve Potere al Popolo!

06/06/2026

🔴PATRIMONIALE SUI MILIONARI: ECCO PERCHÉ È NECESSARIA ED ECCO PERCHE' NON VIENE ATTUATA

Ognuno di noi possiede 210MILA EURO, dalla nascita.

Secondo l'ultimo rapporto di Bankitalia sul 2025, la ricchezza netta dei residenti in Italia è pari a 12.326 MILIARDI DI EURO. Una cifra enorme, che fa dell'Italia uno dei paesi più ricchi d'Europa e del mondo. Dividendo questa cifra per la popolazione italiana residente (quasi 59milioni di persone), comprendente dunque neonati e stranieri, ognuno di noi possiede in teoria 210mila euro NETTI (al netto cioè di mutui e debiti).

NON CE LI AVETE? Vuol dire che ce li ha qualcun altro.

BANKITALIA ci dice infatti che questa ricchezza enorme è concentrata nelle mani del 10% più ricco delle famiglie, che possiede il 60,6% della ricchezza totale. Mentre i più poveri detengono, se va bene, la prima casa (ma solo la parte che hanno pagato, il resto è ancora della Banca), e il proprio conto corrente, i più ricchi detengono attività finanziarie (azioni) e partecipazioni in imprese. Sono imprenditori, che secondo Bankitalia hanno visto crescere la quota di ricchezza negli ultimi anni, mentre i lavoratori, chi viveva di salario, si è impoverito. La ricchezza degli uni si è alimentata dell'impoverimento degli altri.

COME DITE? VI HANNO DETTO FINORA CHE NON CI SONO I SOLDI? BEH, VI HANNO MENTITO

I soldi per finanziare i salari, per servizi pubblici funzionanti, per la transizione ecologica, per costruire un milione di case popolari, per risolvere le grandi questioni ambientali come Ilva e realizzare le tante opere utili che servono al paese, per far funzionare sanità e scuola, per rendere vivibili e funzionali le nostre città, ci sono eccome.

La destra ci fa credere che i soldi siano pochi perché vengono spesi per mantenere i migranti. Puntano il dito contro chi sta in basso per evitare che guardiamo in alto, dove ogni giorno si concentra la ricchezza prodotta da tutte e tutti noi. È il trucco del potere più vecchio del mondo.

Nel centrosinistra, i "progressisti" 5 stelle si dimostrano di destra: Conte ha ribadito di essere radicalmente contrario a una redistribuzione della ricchezza, stessa posizione di Renzi, con l'aggravante che Conte civetta col razzismo della destra.

Schlein "solo a livello europeo", ma la materia fiscale è di pertinenza nazionale, per cui si tratta di una supercazzola. Avs predica a favore della patrimoniale, ma non ha il coraggio di staccarsi dal centrosinistra e quindi funge solo da specchietto per le allodole, come sempre.

EPPURE UNA BILLIONAIRE TAX E' NECESSARIA E POSSIBILE. I tanti milionari italiani non hanno le risorse e la convenienza di spostare i propri patrimoni al di fuori del paese. Quella della fuga dei capitali è una favoletta che ci raccontiamo per nascondere la verità: tanto la destra quanto il centrosinistra, hanno negli imprenditori il proprio soggetto di riferimento e non vogliono pestare i piedi, nemmeno un po', a questa classe.

SERVE COSTRUIRE UN CAMPO POPOLARE CHE PORTI AVANTI UNA PROPOSTA DI BUONSENSO. SERVE CAMBIARE TUTTO. IL 14 GIUGNO CI VEDIAMO ALL'HOTEL HIVE A ROMA PER PORTARE AVANTI QUESTA PROPOSTA, DALLE H 10:00.

06/06/2026

Fuori la guerra dal porto di Ravenna:
depositata la petizione popolare.

In questi mesi abbiamo continuato con determinazione la nostra iniziativa politica contro la guerra promossa dagli Stati Uniti e dal governo israeliano e contro il genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese.
Lo abbiamo fatto con la coerenza di chi, fin dall'ottobre 2023, è presente nelle mobilitazioni cittadine e nazionali a sostegno della Palestina, senza ambiguità e senza arretramenti. Presìdi, manifestazioni, campagne di boicottaggio, iniziative di informazione e denuncia si sono susseguiti senza interruzione, nella convinzione che la solidarietà internazionale e la difesa del diritto internazionale non possano essere subordinate a convenienze politiche o elettorali.
Abbiamo denunciato con chiarezza le responsabilità del governo Meloni, che continua a mantenere rapporti di collaborazione politico-militare con Israele, garantendo sostegno e cooperazione mentre proseguono le operazioni militari a Gaza, le violenze in Cisgiordania, gli attacchi contro la popolazione civile, l'assalto alla Freedom Flotilla e le aggressioni che hanno coinvolto il Libano e altri paesi della regione.
Ma le responsabilità non si fermano al livello nazionale. Esse riguardano anche le istituzioni locali, a partire dalle ambiguità e dalle contraddizioni del centrosinistra che governa il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna.
A Ravenna tali contraddizioni sono evidenti. Lo dimostrano il ruolo del porto nelle catene logistiche che movimentano armamenti, esplosivi e materiali dual use, il progetto Undersec e i rapporti intrattenuti dalla AUSL Romagna con la multinazionale farmaceutica israeliana TEVA. Di fronte a questi fatti non bastano dichiarazioni di principio, mozioni simboliche o prese di posizione prive di conseguenze concrete.
Per questo abbiamo promosso una petizione popolare, prevista dal regolamento comunale, che ha raccolto oltre 400 firme e che sabato mattina abbiamo ufficialmente depositata presso il Comune di Ravenna.
Con questa iniziativa chiediamo alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità e di adottare atti concreti, verificabili e coerenti con le dichiarazioni pubbliche. Comune e Regione non sono soggetti estranei o privi di strumenti di intervento: attraverso le proprie partecipazioni e quote di controllo in realtà come SAPIR e AUSL Romagna dispongono di leve politiche e amministrative che possono e devono essere utilizzate.
Non servono iniziative isolate, né gesti simbolici pensati per rassicurare l'opinione pubblica senza modificare realmente lo stato delle cose. Non servono parole di circostanza, né operazioni di consenso costruite attorno a dichiarazioni prive di conseguenze pratiche. È necessario aprire una discussione pubblica trasparente sul ruolo del porto di Ravenna nelle filiere della guerra e assumere decisioni politiche all'altezza della gravità della situazione internazionale.
Di fronte a un genocidio documentato da organismi internazionali e alle crescenti tensioni belliche che attraversano il Mediterraneo e il Medio Oriente, il tempo delle ambiguità è finito. Servono scelte chiare, responsabilità istituzionale e atti conseguenti.




Fuori la guerra dal porto di Ravenna: depositata la petizione popolare.In questi mesi abbiamo continuato con determinazi...
06/06/2026

Fuori la guerra dal porto di Ravenna: depositata la petizione popolare.

In questi mesi abbiamo continuato con determinazione la nostra iniziativa politica contro la guerra promossa dagli Stati Uniti e dal governo israeliano e contro il genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese.
Lo abbiamo fatto con la coerenza di chi, fin dall'ottobre 2023, è presente nelle mobilitazioni cittadine e nazionali a sostegno della Palestina, senza ambiguità e senza arretramenti. Presìdi, manifestazioni, campagne di boicottaggio, iniziative di informazione e denuncia si sono susseguiti senza interruzione, nella convinzione che la solidarietà internazionale e la difesa del diritto internazionale non possano essere subordinate a convenienze politiche o elettorali.
Abbiamo denunciato con chiarezza le responsabilità del governo Meloni, che continua a mantenere rapporti di collaborazione politico-militare con Israele, garantendo sostegno e cooperazione mentre proseguono le operazioni militari a Gaza, le violenze in Cisgiordania, gli attacchi contro la popolazione civile, l'assalto alla Freedom Flotilla e le aggressioni che hanno coinvolto il Libano e altri paesi della regione.
Ma le responsabilità non si fermano al livello nazionale. Esse riguardano anche le istituzioni locali, a partire dalle ambiguità e dalle contraddizioni del centrosinistra che governa il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna.
A Ravenna tali contraddizioni sono evidenti. Lo dimostrano il ruolo del porto nelle catene logistiche che movimentano armamenti, esplosivi e materiali dual use, il progetto Undersec e i rapporti intrattenuti dalla AUSL Romagna con la multinazionale farmaceutica israeliana TEVA. Di fronte a questi fatti non bastano dichiarazioni di principio, mozioni simboliche o prese di posizione prive di conseguenze concrete.
Per questo abbiamo promosso una petizione popolare, prevista dal regolamento comunale, che ha raccolto oltre 400 firme e che sabato mattina abbiamo ufficialmente depositata presso il Comune di Ravenna.
Con questa iniziativa chiediamo alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità e di adottare atti concreti, verificabili e coerenti con le dichiarazioni pubbliche. Comune e Regione non sono soggetti estranei o privi di strumenti di intervento: attraverso le proprie partecipazioni e quote di controllo in realtà come SAPIR e AUSL Romagna dispongono di leve politiche e amministrative che possono e devono essere utilizzate.
Non servono iniziative isolate, né gesti simbolici pensati per rassicurare l'opinione pubblica senza modificare realmente lo stato delle cose. Non servono parole di circostanza, né operazioni di consenso costruite attorno a dichiarazioni prive di conseguenze pratiche. È necessario aprire una discussione pubblica trasparente sul ruolo del porto di Ravenna nelle filiere della guerra e assumere decisioni politiche all'altezza della gravità della situazione internazionale.
Di fronte a un genocidio documentato da organismi internazionali e alle crescenti tensioni belliche che attraversano il Mediterraneo e il Medio Oriente, il tempo delle ambiguità è finito. Servono scelte chiare, responsabilità istituzionale e atti conseguenti.




ASSEMBLEA NAZIONALEPER UN CAMPO POLITICO INDIPENDENTE Perché vogliamo costruire un campo popolare indipendente?Perché cr...
05/06/2026

ASSEMBLEA NAZIONALE
PER UN CAMPO POLITICO INDIPENDENTE
Perché vogliamo costruire un campo popolare indipendente?
Perché crediamo che le classi subalterne, i settori popolari, il cosiddetto ceto medio sempre più impoverito dall’incrudirsi dei fattori di crisi economica e le giovani generazioni che affrontano il futuro prossimo con crescenti fattori di incertezza ideale, di ansia, angoscia e di emancipazione negata, scontino un’assenza di rappresentanza.
Per questo intendiamo contribuire alla costruzione organizzata di un soggetto politico che si rivolga ai settori di classe in tutti gli ambiti della società.
Un soggetto, per l’appunto, indipendente.
Ma che significa “indipendente”?
Certo, un soggetto che sia indipendente sul terreno elettorale: fuori dai due schieramenti del bipolarismo. Ma l’indipendenza elettorale è “solo” l’indispensabile conseguenza di un’esigenza di fondo.
Per indipendenza intendiamo una capacità autonoma della classe di organizzarsi su tutti i fronti del conflitto; un impegno che si snodi dal versante sociale e sindacale a quello politico fino a quello culturale, mediatico e ideologico, con l’obiettivo di ricostruire quella sedimentazione articolata delle forze che puntano a essere sì un efficace argine di resistenza, ma soprattutto di prospettiva di offensiva politica, per un socialismo di tipo nuovo.
Dobbiamo davvero cambiare tutto!
👇comunicato completo
https://poterealpopolo.org/.../campo-politico-indipendente/



03/06/2026

5-6 GIUGNO
GIORNATE NAZIONALI DI ADESIONI

👉a breve tutti gli eventi su poterealpopolo.org

ADERISCI A POTERE AL POPOLO!
CAMBIAMO TUTTO!

Se sei stanco o stanca di guerre, carovita, di un governo che pensa solo agli interessi di pochissime persone e che sparge odio e paura; di una finta opposizione in Parlamento incapace di immaginare una vera alternativa, allora sei nel posto giusto.
Potere al popolo non è un partito come gli altri, siamo un movimento sociale, culturale e politico che cerca di mettere insieme le tante persone che resistono, che hanno competenze e idee per cambiare il Paese, che hanno il bisogno di maggiore libertà e giustizia sociale, che sono stanchi delle disuguaglianze che ci circondano.

Noi crediamo in una cosa: solo unendoci possiamo batterci per una vita bella, degna, felice. Per quello che ci meritiamo e che ogni giorno ci tolgono.

ADERISCI A POTERE AL POPOLO!
Insieme, possiamo cambiare tutto!

👉ADERISCI QUI: https://poterealpopolo.org/aderisci/

03/06/2026

Avete presente le fragole che vi siete mangiati ieri?
Potrebbero essere state raccolte da Ullah o da Safi, Amin, Waseem.

Ullah, Safi, Amin e Waseem lavoravano senza contratto per ore sotto al sole per raccogliere quelle fragole.

La paga?
Nessuna da un mese e mezzo.

Vivevano in una casa con altre 10 persone e dovevano pagare 5 euro per andare nei campi.

Cosa chiedevano Ullah, Safi, Amin, Waseem?
Volevano essere pagati e avere un contratto.

Per questo sono stati chiusi in una macchina, cosparsi di benzina, e bruciati vivi dai loro capolari.

Sono stati bruciati vivi da un italianissimo sistema di sfruttamento che va ben oltre i confini nazionali.

Tutti lo sanno, in tanti vengono schiavizzati, in pochi ci fanno un sacco di soldi.
Sul sangue di tantissime persone, ancora una volta, si regge una parte della filiera agroalimentare italiana, orgoglio Made in Italy.

Dietro i prodotti, dietro i profitti, dietro i prezzi bassi, c’è il lavoro schiavizzato istituzionalizzato. L’Italia è una Repubblica che si basa sul lavoro, sullo sfruttamento e sulla schiavitù.

Chi non cambia e non ha mai agito per cambiare questa situazione è complice della barbarie che è avvenuta.

Un sistema che si basa sul nostrano decreto flussi, sul controllo da parte delle organizzazioni criminali locali e sullo sfruttamento di proprietari che sono italianissimi (a differenza dei braccianti e molto spesso dei loro caporali, anche loro parte della filiera).

Nessun funerale di Stato, nessuna visita istituzionale, nessun atto concreto per una barbarie che avviene ogni giorno dietro alle nostre case.

Non basta commuoversi o fare politiche umanitarie.
Servono diritti veri, controlli veri, salari veri, tutele vere.

Ullah Ismat Qiemi, Safi Amjad, Fazal Amin Khogjany e Waseem Khan non sono morti per caso o per la cattiveria di un singolo.

Sono vittime di un sistema fatto di caporalato, razzismo e sfruttamento.

Otto anni fa veniva ucciso Soumaila Sacko.
Otto anni dopo, nulla è cambiato.

Dobbiamo davvero cambiare tutto.

03/06/2026

LIBERTA' PER GLI ATTIVISTI DELLA GLOBAL SUMUD SEQUESTRATI E INCARCERATI IN LIBIA!
LIBERTA' PER I PALESTINESI, PALESTINA LIBERA!

E' gravissimo quanto sta accadendo, ormai da dieci giorni, a dieci attivisti appartenenti al convoglio che si muoveva nel nord Africa per rompere l'assedio di Gaza, tra cui due italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia. Il convoglio di terra era partito il 15 maggio dalla Mauritania con oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi e trasportava 7 ambulanze, 20 case mobili e 10 camion carichi di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza.
Gli attivisti sono stati attaccati, sequestrati e trasferiti su mezzi militari all'altezza del valico di Sirte. Le operazioni sono state condotte da milizie libiche che non si sono identificate, nell'area sotto controllo del generale Haftar.
In dieci giorni, al di là di una sola visita consolare, tutte le richieste avanzate da amici, parenti, legali della missione, di ricevere informazioni sul loro stato di salute e sui motivi della loro detenzione sono state respinte. Nessuna o pochissime notizie fino ad oggi: qualche ora fa uno stringatissimo comunicato della Farnesina ha annunciato che il procuratore libico ha prolungato la detenzione dei due attivisti italiani fino alla prossima udienza.

Riteniamo tutto questo inaccettabile. Il governo italiano non ha speso una parola di fronte al rapimento e alla detenzione degli attivisti del convoy.
Eppure le relazioni con Haftar e famiglia esistono eccome quando si tratta di addestrare le milizie del generale nei centri italiani o stringere accordi per il respingimento e la detenzione di migliaia di migranti che provano ad attraversare il mediterraneo e vengono torturati quando riescono a scampare al fondo del mare.
Il convoglio via terra e quello via mare sono stati bloccati illegalmente, gli attivisti picchiati e incarcerati, mentre in Palestina la pulizia etnica e la colonizzazione israeliana avanzano senza sosta.
Il genocidio a Gaza non è mai terminato, così come le complicità dei governi, delle istituzioni e dei capitali delle nostre latitudini, che lo rendono possibile. Migliaia di palestinesi sono strutturalmente privati di cibo, acqua, cure mediche, istruzione. Quasi 10mila sono detenuti e sottoposti ad ogni tipo di torture e abusi da parte dell'esercito israeliano.
Ogni azione e ogni iniziativa tesa a denunciare l'assedio criminale di Gaza, a mettersi in marcia per romperlo, a raccogliere gli appelli e le voci dei palestinesi che quotidianamente vengono silenziati, non può che trovarci complici.

Invitiamo tutte e tutti a seguire le informazioni e le iniziative diffuse dai canali della Global Sumud Italia per restare aggiornati e contribuire alla mobilitazione per la liberazione degli attivisti trattenuti: Alicia Armesto Nuñez, Laura Kwoczała, Jenelle Jones, Maria Paula Giménez, Lucas Ezequiel Aguilera, Matias Alvarez Rodriguez, Ana Margarida França Santana Baptista, Ashraf Khoja, Domenico Centrone, Leonarda Alberizia!

Palestina libera, liberi tutti!

03/06/2026

Oggi è il , si festeggia la vittoria della Repubblica contro la monarchia, in quel lontano 1946 di 80 anni fa.

Vinse l'Italia migliore, che aveva combattuto contro tedeschi e fascisti, non per spirito nazionalistico, ma perché non ci fossero più re e duci che potessero trascinare un popolo nella follia della guerra.

L'Italia migliore uscita dalla Resistenza riconobbe che i Savoia avevano collaborato attivamente all'ascesa del fascismo (inscenando un finto colpo di stato), al suo consolidamento e alla rovinosa avventura bellica al fianco dei nazisti.

Due anni dopo, nonostante l'emergere della guerra fredda e l'appoggio soverchiante degli USA e della Chiesa all'ideologia anticomunista, tra i principi fondamentali della Costituzione venne inscritto il ripudio della Guerra (art.11).

Non con le parate militari, ma lottando contro l'ennesimo aumento delle spese in armamenti richiesto dalla Nato, contro la guerra e la complicità del nostro paese con essa, possiamo e dobbiamo ricordare quel 2 giugno di tanti anni fa.

Indirizzo

Ravenna

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