21/07/2026
Una coalizione senza ambiguità sulla Russia di Putin esiste.
Le norme europee vietano di diffondere in tutto il territorio dell’Unione i contenuti di emittenti radiotelevisive, testate giornalistiche e piattaforme mediatiche (complessivamente 32 soggetti, a partire da Russia Today) utilizzate dal regime del Cremlino per operazioni di influenza, manipolazione e sovversione contro l’ordine politico democratico degli stati europei (regolamento (UE) n. 833/2014, all’articolo 2-septies, paragrafo 1, introdotto dal regolamento (UE) 2022/350 dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina).
Di fronte all’accusa di un’arbitraria compressione della libertà di espressione – l’intendenza goebbelsiana di Mosca predilige, come è noto, il vittimismo libertario – il Tribunale dell’Unione europea con la sentenza del 27 luglio 2022, resa nel ricorso T-125/22 promosso da RT France confermò la legittimità di questo divieto e la sua piena compatibilità con la libertà di espressione e di informazione garantita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
D’altra parte, solo gli impresari del caos russo-sino-americani possono rubricare alla voce “free speech” la manipolazione industrializzata e ingegnerizzata dei media di massa, cioè la principale infrastruttura operativa della guerra non convenzionale.
All’Italia, come agli altri Stati membri, da quattro anni toccava solo di dare applicazione a queste previsioni, individuando le autorità chiamate ad intervenire e stabilendo le sanzioni per la violazione dei divieti previsti dal regolamento europeo. Il governo Meloni si è dimenticato di farlo e l’opposizione del campo largo si è dimenticata di rimproverarglielo, così i contenuti di Russia Today e delle emittenti e piattaforme consorelle hanno continuato a essere diffusi in rete e a essere distribuiti in eventi pubblici.
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