Laboratorio Politico-Patto Civico

Laboratorio Politico-Patto Civico Finalità aggregativa di singoli cittadini e persone che provengono da associazioni intorno ad un progetto politico per il riscatto di Reggio Calabria.

DAL DEGRADO ALLA PARTECIPAZIONE: SI PUO’. Le drammatiche condizioni di degrado che ormai da molti anni vivono la nostra città e la nostra provincia interrogano la coscienza di ogni cittadino: come arrestare il degrado? Possono i singoli – non impegnati partiticamente e comunque non organicamente legati a schieramenti politici – assolvere al diritto/dovere civico di partecipare alla gestione della

cosa pubblica per garantire un’esistenza libera e dignitosa ad ogni persona della nostra comunità? Si può, se lo vogliamo e se quindi siamo disposti a correre insieme il rischio della speranza. In gran parte il futuro è nelle nostre mani. REGGIO E LA SUA PROVINCIA SONO STREMATE, SFIDUCIATE, RIPIEGATE SU SE STESSE. Agli effetti devastanti della crisi economica si sono aggiunti quelli, ancor più gravi, del predominio della ‘ndrangheta e di una pessima gestione amministrativa degli enti locali, quasi sempre clientelare, spesso caratterizzata da una diffusa illegalità, in molti casi addirittura permeabile alle infiltrazioni mafiose: basti pensare ai tanti Consigli comunali sciolti per mafia. Il commissariamento del Comune Capoluogo – per quanto talora burocratico-ragionieristico – è stato inevitabile ed è servito a fermare temporaneamente un sistema di governo, il c.d. “modello Reggio”, che non assicurava condizioni minime di legalità, avendo letteralmente depredato e dissipato le finanze locali, distribuendo favori ed incarichi: abbiamo così un enorme debito di cui non si è in grado di determinare l’entità certa! E purtroppo, a pagare il prezzo più alto dell’attuale disastro politico, amministrativo e finanziario sono soprattutto i ceti più deboli che vivono in condizioni di crescente povertà. E’ la città intera ad essere ripiegata in se stessa, a vivere un disagio sociale che frustra persino le speranze per un futuro migliore.

20/03/2026

Le motivazioni del mio NO:
attualmente, il Consiglio superiore della magistratura è uno solo, competente per tutti i magistrati, sia quelli requirenti (pubblici ministeri) che giudicanti (giudici). Questo organo viene individuato dalla Costituzione appositamente per preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, un proposito che si riflette anche nella sua composizione. Oggi, il CSM conta 33 membri, di cui 3 di diritto:

il Presidente della Repubblica che lo presiede;
il Primo presidente in carica della Corte di Cassazione;
il Procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri 30 membri, invece, vengono eletti. Per 2/3 l’elezione avviene da tutti e tra tutti i magistrati ordinari, si scelgono così i 20 membri togati del CSM. I restanti 10 sono scelti dal Parlamento da un elenco comprendente professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, che diventano i membri laici del CSM. Quest’ultima componente serve proprio a garanzia dell’indipendenza dell’organo, tant’è che fra i membri laici viene nominato un vicepresidente.
La riforma Nordio propone innanzitutto di istituire due CSM distinti per pubblici ministeri e giudici, relegando peraltro le funzioni di controllo disciplinare a un’Alta Corte da istituire appositamente. Per farlo ha individuato il
metodo del sorteggio, tanto tra i membri togati (da scegliere sempre fra tutti i magistrati) che tra quelli laici, questi ultimi con elenco formato dal Parlamento, come avviene ora.
Su questo aspetto c’è un elemento molto delicato da analizzare che rischia di passare inosservato. Intanto, bisogna sapere che la Costituzione non prevede un numero di membri del CSM, ma individua semplicemente il rapporto tra membri laici e togati: questi ultimi devono essere 2/3 del totale. Le leggi in vigore attualmente prevedono come premesso 20 membri togati e 10 laici, oltre ai 3 componenti di diritto, ma non è noto quanti sarebbero con l’approvazione della riforma, poiché il referendum rimanda le questioni specifiche a una legge ordinaria successiva.

Lo stesso accade per il sorteggio dei membri laici, che ora richiede il Parlamento in seduta comune e la maggioranza assoluta, criterio che appunto potrebbe cambiare. Il rischio, secondo gli oppositori, è che venga preferita la maggioranza semplice, la quale consentirebbe alla maggioranza di governo (qualsiasi) di scegliere la lista per il sorteggio (di cui non si sa ancora la quantità di nomi). Le perplessità, a mio avviso, sono più di una.

20/02/2026
23/12/2025

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open

*✍️ _REFERENDUM OPPOSITIVO_ ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA MAGISTRATURA - _raccolta firme ✍️_*

_Ecco il *link* alla piattaforma di *raccolta firme* per la promozione del *referendum oppositivo* alla riforma costituzionale della magistratura._

_✍️ Per *firmare* la richiesta di referendum segui questi *passaggi*_:

- 👉🏻 clicca sul tasto *accedi* e inserisci le tue credenziali (tramite SPID/CIE/CNS);
- ⁠👉🏻 clicca sul campo ‘*Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"*
- ⁠👉🏻 clicca sul tasto ‘*sostieni l’iniziativa*’ e segui le istruzioni finali

_Alla richiesta di *referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura* é possibile dare la propria adesione *fino al 30 gennaio 2026*._

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open

06/12/2025

CEI: meno spese per militari e armi
Servizio civile obbligatorio, riduzione delle spese militari e degli investimenti in armamenti. È la riposta della Conferenza episcopale italiana all’aumento dei finanziamenti per le forze armate e ai piani di riarmo del governo Meloni e alla proposta del ministro della Difesa Crosetto di reintrodurre il servizio militare. Tutto scritto nero su bianco in una nota pastorale approvata dall’Assemblea generale dei vescovi italiani a fine novembre ad Assisi (“Educare a una pace disarmata e disarmante”) e resa pubblica ieri pomeriggio dall’ufficio comunicazioni della Cei. In un tempo segnato «dall’“inutile strage” di persone, per lo più civili e bambini», contraddistinto «da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi», e caratterizzato «da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani», è «necessario» rimettere al centro il discorso sulla pace, spiega il cardinale Zuppi, presidente della Cei.

Ed è quello che prova a fare la nota pastorale dei vescovi italiani, con un’analisi che parte dall’Ottantanove, ovvero dal crollo del Muro di Berlino e dalla fine dell’Urss. «Momenti che hanno fatto sperare in una pace perpetua aprendo, dopo il 1989, una fase di contrazione delle spese militari. Si era convinti che tutti i conflitti, anche quelli sociali, andassero verso la dissoluzione, in una società globale centrata sui valori dell’autoespressione individuale, dell’autonomia, dell’espansione dei diritti civili». Invece, quegli stessi Paesi occidentali che avevano costruito il nuovo ordine mondiale, hanno in realtà contribuito al suo «deterioramento», seguendo due direttrici: un «modello economico che accresceva le diseguaglianze, rivelando la fallacia della promessa di benessere globale del liberismo»; e la guerra, «giustificata come umanitaria o perché esercitata a difesa dell’ordine internazionale». Il risultato è quello che oggi appare evidente: la «guerra mondiale a pezzi» – denunciata anche da papa Francesco – e la «minaccia nucleare».

È proprio in questo difficile contesto che bisogna tornare a «educare alla pace» – del resto quella della Cei è una nota pastorale, non una risoluzione politica – rilanciando il «primato della fraternità» e il comandamento del «non uccidere», prendendo spunto dal magistero di due vescovi, che sono stati anche presidenti di Pax Christi: Luigi Bettazzi e Tonino Bello. Con alcune proposte che i vescovi rivolgono alla Chiesa, alla società e anche alla politica, a partire dall’introduzione non di un servizio militare alla Crosetto, ma di un servizio civile per tutti. «Oggi, di fronte al mondo in guerra, dovremmo poter declinare il valore della “difesa della patria” in un servizio civile obbligatorio per ogni giovane, come momento che accompagna la maturità politica della maggiore età con quella civile e morale – si legge nella nota –. Un servizio civile obbligatorio sarebbe un investimento per dare alle prossime generazioni l’occasione di praticare la cura per la dignità della persona umana e per l’ambiente, per opporsi all’ineguaglianza che si fa sistema sociale, all’inimicizia come qualifica delle relazioni fra esseri umani e popoli, alla soggezione dell’altro alle proprie ambizioni».

Poi la riduzione delle spese militari e per gli armamenti – in Italia come in Europa – e «la presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono la produzione ed il commercio di armi», rafforzando i controlli della legge 185/90 (di nuovo sotto attacco delle lobby armiere e del governo) e sostenendo la campagna contro le “banche armate”. «Si parla talvolta di obiezione bancaria per indicare il disinvestimento, da parte di singoli ed istituzioni, da quei soggetti finanziari coinvolti in tali dinamiche – scrivono i vescovi –. È un’opzione importante, che singoli e comunità possono valorizzare per esprimere una volontà di pace attenta a quei fattori strutturali che contribuiscono a dinamiche conflittuali».

Infine, e questa è una proposta che la Cei potrebbe attuare in tempi brevi (se davvero volesse e riuscisse a vincere le resistenze interne), la smilitarizzazione dei cappellani militari, che oggi hanno i gradi e lo stipendio (pagato dallo Stato) di ufficiali e sottoufficiali. «Guardiamo con gratitudine all’opera dei cappellani militari», ma ci chiediamo «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici».

02/12/2025

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