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Mentre le scuole calabresi si preparano a riaprire, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato 20 mili...
04/09/2026

Mentre le scuole calabresi si preparano a riaprire, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato 20 milioni di euro per l'acquisto di dispositivi di raffrescamento nelle aule, rivendicandolo come una promessa mantenuta. Nella stessa nota il ministero ammette che il caldo estremo a scuola non è una novità, ma una conseguenza ormai strutturale dei cambiamenti climatici — eppure il sistema scolastico italiano continua a farsi trovare impreparato. Divisi tra gli oltre 8.000 istituti scolastici italiani, quei 20 milioni equivalgono a circa 2.500 euro a istituto, secondo alcune stime appena 50 euro a classe: il prezzo di un ventilatore da tavolo.

È una cifra che va confrontata con i dati del XXIII Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza a scuola: nell'anno scolastico 2024-2025 si sono registrati 71 crolli negli edifici scolastici italiani e oltre 78.000 infortuni tra studenti e personale. Solo il 7,42% delle sedi scolastiche ha un impianto di climatizzazione, quasi la metà degli edifici è precedente al 1976 e il 46% si trova in zone ad alta sismicità, ma appena il 3% ha ricevuto interventi di adeguamento. Non a caso la stessa Cittadinanzattiva non chiede microstanziamenti spot ma tre miliardi di euro in tre anni per un piano strutturale. I 20 milioni di Valditara, dunque, non sono un intervento contro il caldo: sono l'ammissione pubblica che lo Stato preferisce un tampone temporaneo a un patrimonio edilizio scolastico vecchio, mai messo in sicurezza, mai adeguato al clima che cambia.

E il clima, appunto, non concede più margini: agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato in Italia dal 2000 e l'inizio di settembre porta la sesta ondata di calore della stagione, con punte fino a 45°C al Sud nei giorni scorsi. Discutere se posticipare l'apertura delle scuole di dieci o quindici giorni significa affrontare il sintomo, non la causa: il problema si ripresenterà identico l'anno prossimo e un rinvio comporterebbe comunque uno slittamento equivalente della chiusura a giugno, comprimendo nel frattempo il diritto degli studenti alla didattica in presenza. Non è la prima volta che, davanti a un costo imprevisto, la prima risposta sia tagliare il tempo scuola invece di investire: nella primavera 2026, con il rincaro dei carburanti legato alla crisi energetica in area SWANA, il sindacato Anief aveva ipotizzato un ritorno alla didattica a distanza per l'ultimo mese di scuola, poi escluso da Valditara. E nel 2023 l'esame di Stato per gli studenti delle zone alluvionate dell'Emilia-Romagna fu modificato — scritti sostituiti da un colloquio orale per circa 7.000 maturandi — con una misura presentata come agevolazione ma che generò proteste tra gli stessi studenti, al punto da spingerli a chiedere di poter sostenere comunque le prove scritte. Il filo che lega questi episodi è lo stesso: di fronte a un problema strutturale, la risposta istituzionale interviene sulla forma del servizio scolastico, mai sulla sua sostanza materiale.

In Calabria la situazione è ancora più critica e riguarda in modo trasversale tutte le province. La rete scolastica regionale conta 288 istituzioni: 108 nella provincia di Cosenza, 77 in quella di Reggio Calabria, 51 in quella di Catanzaro. La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di enti locali in crisi finanziaria: 217 comuni, il 53,7% del totale, sono coinvolti in procedure di dissesto o riequilibrio, per una popolazione di 1,2 milioni di abitanti. Tra questi figurano la Città metropolitana di Reggio Calabria, il Comune di Cosenza e Lamezia Terme, nella provincia di Catanzaro: non solo piccoli centri, ma gli stessi capoluoghi che dovrebbero fare da traino per la manutenzione della rete scolastica. Sul fronte dei fondi, il plafond ministeriale 2026-2028 assegna 96,8 milioni di euro a Cosenza, 59,58 a Reggio Calabria e 37,6 a Catanzaro — cifre importanti sulla carta, ma a febbraio 2026 solo il 22,8% dei fondi PNRR calabresi per l'edilizia scolastica riguardava progetti conclusi e la legge di bilancio 2026 non prevede continuità di finanziamento per il triennio 2027-2029.

C'è infine un aspetto che il dibattito sul rinvio tende a rimuovere: la scuola pubblica è anche una delle poche infrastrutture sociali che permette a chi lavora di conciliare l'impiego con la cura dei figli. In Italia il divario occupazionale tra padri e madri è tra i più alti d'Europa (84,4% contro 56,3%) e pesa ancora di più in Calabria, dove la copertura degli asili nido per la fascia 0-2 anni si ferma al 5,9% contro una media nazionale del 18,5% e dove il tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro è il più alto d'Italia, al 38,3%. Rinviare l'apertura delle scuole senza alternative per l'infanzia significa scaricare ulteriormente sulle famiglie lavoratrici — e in particolare sulle donne — il costo di una crisi che lo Stato non affronta.

Come Potere al Popolo Calabria chiediamo una Legge di Bilancio che preveda uno stanziamento strutturale e pluriennale per l'edilizia scolastica, sul modello dei tre miliardi in tre anni richiesti da Cittadinanzattiva; che lo Stato centrale si assuma la responsabilità finanziaria della manutenzione degli edifici, senza scaricarla su Comuni e Province calabresi già in dissesto; un piano di investimento sui servizi per l'infanzia in Calabria, a partire dagli asili nido; e che la crisi climatica nella scuola smetta di essere trattata come un'emergenza stagionale da tamponare ogni settembre, per diventare finalmente una priorità di programmazione pubblica su tutto il territorio regionale.

27/08/2026

🔴Come costruire un campo indipendente verso il 2027?
👉Manifestazione nazionale d'autunno, scadenze elettorali e ruolo di Potere al Popolo

📅 Sabato 29 agosto, ore 18:00
📍 Pap Camp – Camping La Giara, Paestum

Nel corso del 2025/2026 abbiamo visto una parte della popolazione italiana riattivarsi, prima nelle piazze del "Blocchiamo tutto" contro il genocidio in Palestina, poi con il grande NO alla riforma del Governo Meloni.

Due momenti di attivazione che, per quanto diversi, hanno dimostrato che una parte significativa del paese è stanca di questo Governo e delle quotidiane trovate fasciste, e forse vuole, più in generale, un cambiamento della politica su temi fondamentali come la guerra, la crisi climatica - che quest'estate ha dimostrato tutta la sua tragica potenza - il lavoro, la casa, lo stato delle nostre città in cui vivere è diventato troppo faticoso. Ma questa aspirazione al cambiamento rischia di restare frustrata, perché l'opposizione "ufficiale" alla destra è un centrosinistra compromesso con gli stessi poteri economici e internazionali di Meloni, che non è in grado di attaccare, di avere un progetto alternativo di società.

Sabato cercheremo quindi di pensare insieme a come dare forza a questo desiderio di cambiamento, a come suscitare - insieme ad altre forze, sindacali, studentesche, sociali - una mobilitazione senza la quale è impossibile produrre nulla di nuovo.

Ma ragioneremo anche su come costruire un campo politico indipendente che possa rappresentare un'alternativa alla destra e al centrosinistra alle importante elezioni che costelleranno il 2027: da quelle dei principali nodi metropolitani, a quelle nazionali.

Sabato 8 agosto Potere al Popolo Calabria sarà a Messina, in Piazza Cairoli alle 18:30, per il corteo nazionale No Ponte...
08/08/2026

Sabato 8 agosto Potere al Popolo Calabria sarà a Messina, in Piazza Cairoli alle 18:30, per il corteo nazionale No Ponte. Non è una presenza simbolica né un'uscita estemporanea: è la continuità di una battaglia che portiamo avanti da anni, sui due lati dello Stretto, perché sappiamo bene che quello che si decide a Messina riguarda direttamente Reggio Calabria, Villa San Giovanni, l'intera Calabria.

Ci arriviamo con un'inchiesta della Procura di Roma ancora aperta: prima che venga posato un solo pilone, prima che si scavi un solo metro di cantiere, sul Ponte si indaga già per corruzione. I nomi che circolano — l'avvocato Giacomo Saccomanno, l'imprenditore Vincenzo Virgiglio, l'ex magistrato Tommaso Miele — riguardano presunti tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità penali, ma il fatto politico è già scritto e non ci sorprende affatto: lo diciamo da anni e continuiamo a ripeterlo, quest'opera non nasce per la Calabria, nasce per alimentare un flusso di soldi pubblici verso consulenze, appalti e subappalti.

Non è la prima volta che la storia si ripete. Basta guardare al precedente della Salerno-Reggio Calabria: ogni grande opera calata dall'alto sul territorio meridionale è stata puntualmente un moltiplicatore di corruzione e un banchetto per le cosche, che attraverso appalti, subappalti e controllo capillare del territorio si sono arricchite e hanno consolidato il proprio potere. Un'opera da oltre 14 miliardi di euro, nella terra dove operano 'ndrangheta e associazioni mafiose più radicate del paese, non è un rischio: è un invito.

E non è solo una questione di soldi e di appalti. Da oltre quarant'anni — dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 fino ad oggi — questo progetto viene riproposto, affossato, rilanciato, sempre uguale a se stesso nelle sue criticità irrisolte. Gli stessi consulenti tecnici della Stretto di Messina e del ministero avevano concluso, anni fa, sull'impossibilità di realizzare l'opera: né nella versione a campata unica, né in quella con piloni nello Stretto, per le condizioni sismotettoniche e meteoclimatiche dell'area. Nel 2013, non a caso, si arrivò alla cancellazione ufficiale del progetto e alla liquidazione della società concessionaria. Oggi si insiste per riaprire i cantieri su un progetto esecutivo che ancora non dimostra la propria fattibilità. Chi oggi grida al "Ponte cantierabile" lo sa benissimo.

Mentre si trovano 14 miliardi per un'opera che i suoi stessi progettisti hanno più volte messo in discussione, nella Piana di Gioia Tauro braccianti migranti continuano a vivere senza una sistemazione dignitosa, gli ospedali della provincia sono allo stremo, le scuole cadono a pezzi, il dissesto idrogeologico resta senza risposta strutturale. Non è una contraddizione: è la stessa identica logica. Come insegnava Gramsci, il conflitto vero non è mai stato Nord contro Sud, ma tra chi subisce il modello di sviluppo capitalista e chi ne trae profitto. Il Mezzogiorno è storicamente una colonia interna, sfruttata dall'alleanza tra il grande capitale del Nord e i poteri locali che ne gestiscono le briciole. Il Ponte, con la sua retorica del "declino demografico" e della "modernizzazione", non fa che riproporre questo schema in forma aggiornata: spreco di risorse pubbliche in Grandi Opere mentre crollano sanità e scuola, devastazione ambientale a beneficio delle lobby del cemento e della finanza, attacco di classe mascherato da progresso.

Per questo l'8 agosto non scendiamo in piazza solo contro un ponte, ma contro un modello di sviluppo che sceglie sempre le stesse vittime — chi lavora la terra, chi aspetta una visita medica che non arriva, chi vive nei territori considerati sacrificabili — per far ingrassare sempre gli stessi interessi. E per questo andiamo a Messina anche in continuità e in solidarietà con chi in queste settimane resiste in Val Susa contro un'altra grande opera imposta con la forza, tra sgomberi, divieti di campeggio e massiccio dispiegamento di polizia. Non sono lotte separate: sono la stessa lotta contro lo stesso modello, da un capo all'altro del paese. Uniamo i movimenti No Ponte ai sindacati di base, ai comitati per la casa, a chi lotta contro la devastazione ambientale e sociale: solo un blocco sociale unito può rovesciare l'attuale rapporto di forza e imporre priorità diverse.

Vogliamo investimenti nelle ferrovie, nella sanità pubblica, nella messa in sicurezza del territorio, nelle scuole, nel lavoro stabile e utile socialmente. Vogliamo che siano le comunità a decidere del proprio futuro, non i comitati d'affari che da decenni si contendono una delle più grandi mangiatoie della storia repubblicana.

Vi aspettiamo numerosi: non deleghiamo una battaglia che riguarda chi questi territori li abita davvero.

L'8 agosto, ore 18:30, Piazza Cairoli, Messina. Ci siamo.

SI SGOMBERA LA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO. E DA SETTEMBRE?A sedici anni dai fatti di Rosarno e dall'avvio del modello d...
25/07/2026

SI SGOMBERA LA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO.
E DA SETTEMBRE?

A sedici anni dai fatti di Rosarno e dall'avvio del modello dei campi istituzionali, la tendopoli di San Ferdinando viene smantellata. A Rosarno, intanto, aprono finalmente le palazzine di Contrada Serricella, rimaste ferme e vuote per anni.

È una buona notizia per chi ne chiede l'apertura da anni.
Ma troppe domande restano senza risposta.

Le sei palazzine, 36 alloggi, dovrebbero ospitare oltre 150 persone. Ma una delle palazzine sarà destinata a uffici e al Polo Sociale, non ad alloggi: la capienza reale scende quindi a circa 140 posti.
Nei mesi della raccolta, nella Piana di Gioia Tauro, i braccianti sono tra 600 e 800. La tendopoli verrà sgomberata a fine luglio, nel momento di minimo stagionale. Già a settembre arrivano i primi lavoratori per le prime lavorazioni, e da lì in avanti i posti non basteranno più. E allora? Chi resterà fuori finirà nei casolari abbandonati, si ammasserà nei garage affittati a caro prezzo o costruirà nuove baracche.

Si sgombera il campo.
Ma se non si costruisce una politica abitativa, il problema si sposta soltanto di qualche chilometro, come già successo due volte prima d'ora.

Venti milioni del Decreto Caivano-bis per smantellare e "mettere in sicurezza".
Intanto in Calabria duemila alloggi popolari restano inagibili o abbandonati e altri quindicimila avrebbero bisogno di manutenzione, su un patrimonio ATERP di circa 35mila unità; a gennaio 2025 risultavano oltre 11mila domande inevase per una casa popolare. Si finanziano le ruspe e si lasciano marcire le case che già esistono.

E soprattutto resta intatto il sistema economico che produce lo sfruttamento. Secondo l'ultimo rapporto di MEDU sulla Piana (dati raccolti tra ottobre 2023 e marzo 2024), il 69% dei braccianti intervistati aveva un contratto e il 72% di questi riceveva la busta paga, ma restano rarissimi i casi in cui la busta paga registri le giornate di lavoro effettivamente svolte.
Su quel margine, chi ci rimette per primo sono i lavoratori: cottimo, giornate non registrate, buste paga false, salari da fame.

Nessuna palazzina, da sola, può cambiare questo sistema.
E vale per tutti i braccianti della Piana, italiani e stranieri.

Il Patto Territoriale della Piana una proposta l'ha messa sul tavolo e va detto con chiarezza che è una proposta loro, non nostra: un'agenzia pubblica per l'abitare che prenda case in affitto, garantisca i proprietari, finanzi le ristrutturazioni e lavori insieme ai centri per l'impiego. Non un'agenzia di intermediazione che distribuisce contributi, ma uno strumento di garanzia stabile.

Una proposta concreta.
Va finanziata. Va fatta partire. E va fatta prima dell'inizio della raccolta.

Intanto chiediamo risposte pubbliche: con quali criteri si assegnano gli alloggi, chi gestisce le palazzine e con quali risorse dopo il primo anno. E che non si chieda né residenza né contratto regolare, perché così si escludono proprio i più sfruttati.

Soumaila Sacko è stato ucciso il 2 giugno 2018 mentre cercava lamiere per costruire una baracca. Quelle lamiere servivano perché non c'erano case. Otto anni e milioni di euro dopo si sceglie ancora tra una baracca, un casolare diroccato e un garage.

DAL DIPLOMA ALLA LAUREA: LA RIFORMA CHE CAMBIA IL NOME E LASCIA INTATTA LA PRECARIETÀIl 30 giugno 2026 la Ministra dell'...
10/07/2026

DAL DIPLOMA ALLA LAUREA: LA RIFORMA CHE CAMBIA IL NOME E LASCIA INTATTA LA PRECARIETÀ
Il 30 giugno 2026 la Ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha annunciato che i diplomi accademici rilasciati dalle istituzioni AFAM (Conservatori, Accademie di Belle Arti, ISIA, Accademie di Danza e Arte Drammatica) diventeranno "a tutti gli effetti lauree".
Le dichiarazioni che sono seguite parlano di "passaggio storico", di riconoscimento atteso da decenni, di dignità accademica finalmente restituita. Il Consiglio Nazionale per l'Alta Formazione Artistica e Musicale ha parlato di traguardo storico, i vertici degli istituti fiorentini di passo decisivo, i parlamentari di Fratelli d'Italia di un impegno mantenuto.
Nello stesso giorno, la Corte dei Conti ha approvato la relazione sul sistema AFAM, restituendo un quadro definito "complessivamente positivo".
Il copione è chiaro: un annuncio a effetto, un coro istituzionale compatto, una narrazione di progresso condivisa da Ministero, sindacati di categoria più moderati e partiti di maggioranza. Ma un anno fa, in questo stesso spazio, denunciavamo che il problema del comparto AFAM non è mai stato il nome del titolo di studio.

UN'OPERAZIONE DI PURO RINOMINARE
Il percorso di studi resta identico: stesso triennio, stesso biennio, stessi crediti formativi. A cambiare è soltanto la dicitura finale sul pezzo di carta. Nessun decreto attuativo pubblicato finora prevede un piano di stabilizzazione per i precari storici, un rifinanziamento strutturale degli organici, o una revisione del monte ore dedicato alla pratica strumentale. L'unica misura economica citata nell'annuncio riguarda 100 milioni di euro per i dottorati di ricerca: utili, ma indirizzati a una fascia già relativamente ristretta e privilegiata del sistema, non ai precari storici del corpo docente né agli studenti alle prese con una formazione strumentale sempre più compressa.

I NUMERI DIETRO IL "DIPLOMA DIVENTATO LAUREA"
Sul monte ore riservato alla pratica strumentale — il cuore della formazione di un musicista — i dati ufficiali dei singoli conservatori raccontano una realtà che nessun cambio di nome tocca. Il DPR 212/2005, che ancora oggi regola gli ordinamenti didattici AFAM, stabilisce che ai decreti ministeriali spetti fissare per ogni credito formativo la quota da destinare a lezioni teoriche, attività teorico-pratiche e studio individuale. In concreto, per l'insegnamento principale di strumento questo si traduce in cifre come quelle pubblicate dal Conservatorio "Casella" dell'Aquila: il corso di "Prassi esecutiva e repertori" di Pianoforte al terzo anno di triennio vale 21 CFU per 32 ore di lezione individuale annue. Al Conservatorio di Salerno, la stessa disciplina per il Canto al biennio vale 15 CFU per 30 ore. Spalmate su un anno accademico di circa 28-30 settimane di didattica effettiva, sono cifre che si aggirano attorno a una sola ora di lezione individuale la settimana per la disciplina che dovrebbe essere il baricentro dell'intera formazione.
Non è un'impressione isolata. Un docente di Storia della musica del Conservatorio di Messina, commentando il recente riassetto dei settori artistico-disciplinari AFAM (Decreto direttoriale n. 205/2025), ha segnalato come l'espansione delle materie musicologiche a scapito del tempo dedicato alla pratica comprometta la possibilità per gli studenti italiani di competere alla pari con i coetanei stranieri, che entrano nel circuito professionale e nei grandi concorsi anni prima.
È la controprova istituzionale di quello che sotto ogni post sulla riforma ripetono studenti e docenti: si può rinominare un titolo quante volte si vuole, ma un conservatorio che concede un'ora a settimana di strumento non forma nello stesso modo di uno che ne concedeva il doppio o il triplo nel vecchio ordinamento.
IL VERO NODO: PRECARIATO E DEFINANZIAMENTO
Il problema resta quello che descrivevamo un anno fa: gli studenti che si diplomano trovano un'occupazione stabile prima dei loro stessi insegnanti, un paradosso che la retorica della "laurea" non scalfisce di un millimetro. Il problema è la chiamata diretta e l'uso sistematico dei contratti a termine, che non riducono solo il salario ma la capacità stessa del corpo docente di organizzarsi.
Il problema è che, mentre il pubblico viene tenuto a dieta, il finanziamento agli istituti privati continua a crescere: oltre 700 milioni di euro l'anno agli istituti paritari, mentre AFAM e università statali restano sotto costante pressione di tagli.

PERCHÉ CONVIENE
Un docente precario è, per definizione, meno incline a contestare le direttive ministeriali o a scioperare, perché il suo futuro lavorativo dipende dalla discrezionalità di chi lo valuta.
Cambiare il significante senza toccare i rapporti di produzione non è una svista, è un metodo: rinominare "diploma" in "laurea" costa zero e produce visibilità mediatica immediata; stabilizzare centinaia di precari, rifinanziare gli organici, ripristinare un monte ore di strumento degno di questo nome ha un costo politico ed economico che nessun governo di questa legislatura ha mostrato intenzione di sostenere. La riforma di giugno funziona così da valvola di consenso: dà l'impressione di un problema chiuso, mentre il nodo materiale — chi insegna e chi suona con un contratto, un salario e un monte ore reali — resta esattamente dove stava un anno fa.
C'è un ultimo filo che vale la pena ti**re. La svalutazione del lavoro artistico non è mai stata neutra rispetto al genere: storicamente, ovunque un mestiere si è trovato ridefinito come "vocazione" o "passione" invece che come lavoro salariato, è stato più facile giustificarne la sotto-remunerazione, lo stesso meccanismo retorico che per secoli ha reso invisibile il lavoro delle musiciste e che oggi rende invisibile il lavoro di chi insegna in conservatorio con un contratto a termine rinnovato di anno in anno. Chiamarlo "laurea" non cambia questa cornice: la cambia solo un piano di stabilizzazione vero.
Le nostre rivendicazioni restano quelle di un anno fa, e oggi hanno un motivo in più per essere rilanciate: un piano straordinario di stabilizzazione per tutti i docenti precari con almeno tre anni di servizio; l'abolizione dell'uso sistematico dei contratti a termine nella scuola e nell'AFAM; un rifinanziamento strutturale del settore pubblico, con l'eliminazione dei fondi alle scuole e agli istituti privati; il ripristino di un monte ore di pratica strumentale degno di questo nome.
Senza questo, la "laurea" resta un titolo di carta — prezioso per la propaganda di chi la firma, indifferente per chi continua a vivere di supplenze, chiamate dirette e cachet incerti.
L'arte e la musica sono lavoro. Un titolo nuovo sulla carta non basta a farlo riconoscere.

04/07/2026
In data 16 maggio 2026 abbiamo inoltrato come pazienti e genitori al Dirigente Generale del Dipartimento Salute e serviz...
26/06/2026

In data 16 maggio 2026 abbiamo inoltrato come pazienti e genitori al Dirigente Generale del Dipartimento Salute e servizi sanitari una richiesta di incontro per comprendere i motivi della sospensione e per rocedere immediatamente alla riattivazione del progetto DCA al Consultorio familiare di Via Sirleto-Mater Domini – Catanzaro, senza ottenere alcuna risposta.
Rammentiamo che il progetto è stato sospeso improvvisamente a partire dal mese di aprile, lasciando numerosi pazienti senza un punto di riferimento fondamentale per il proprio percorso di cura e di sostegno psicologico.
Come sappiamo si tratta un servizio delicato, necessario, spesso vitale. I D.N.A non sono semplici disagi alimentari, ma patologie complesse che coinvolgono corpo, mente, relazioni e dignità personale. Anoressia, bulimia, binge eating e altri disturbi colpiscono oltre il 5% della popolazione italiana, più di tre milioni e mezzo di persone, soprattutto donne ma anche di sesso maschile e cosa più allarmante, sempre più giovanissimi (l' età d'esordio dei sintomi si è abbassata tra gli otto e i dodici anni), richiedono percorsi multidisciplinari, continuità terapeutica e soprattutto accessibilità pubblica, perché la salute non può diventare un privilegio riservato a chi può permettersi cure private. Il servizio per i D.N.A, situato presso il Consultorio di Via Sirleto, è un ambulatorio dedicato, di primo livello.
Per le ragioni su esposte, giorno 24 giugno alle ore 10 abbiamo organizzato un sit-in di protesta presso la Cittadella regionale, con richiesta di incontro al Dirigente Generale del Dipartimento Salute e servizi sanitari con una delegazione di pazienti e genitori.

Siamo giunti al terzo appuntamento di questo ciclo di conferenze promosse sulla cultura cittadina dalle sue origini attr...
26/06/2026

Siamo giunti al terzo appuntamento di questo ciclo di conferenze promosse sulla cultura cittadina dalle sue origini attraverso i secoli d'oro del rinascimento fino ai giorni nostri! Le tematiche di questa conferenza chiudono la storia della nostra città e ci portano a trarre conclusioni su quante differenze o analogie la stessa abbia riportato per 1200 anni nl suo corpus urbano nonostante i terremoti del 1784 i piani regolatori scellerati e lo sventramento architettonico novecentesco, è proprio in qst sede che andremo a scoprire quanto di originale sia rimasto nel tessuto urbano e quanto sia stato distrutto o riadattato nel grande passaggio dalla città dell'arte della seta alla città amministrativa e capoluogo di regione! Il tutto attraverso una serie di focus e curiosità che andranno a ricostruire sotto i vostri occhi la storia degli ultimi 300 anni del nostro capoluogo! Quali siano i motivi di vantaggio di ricchezza o di povertà e di decadenza che qst città ha subito storicamente, urbanisticamente e politicamente.

Da oltre sessant'anni il popolo cubano resiste a un blocco economico che continua a colpire duramente la vita quotidiana...
26/06/2026

Da oltre sessant'anni il popolo cubano resiste a un blocco economico che continua a colpire duramente la vita quotidiana di milioni di persone, limitando l'accesso a beni essenziali, medicinali e risorse fondamentali.

Nonostante l'inasprimento del Bloqueo da parte degli Stati Uniti e di tutto l' occidente complice, Cuba continua a rappresentare un esempio di resistenza, solidarietà e difesa dei diritti sociali, dimostrando che la salute, l'istruzione e il benessere collettivo possono essere posti al centro delle scelte politiche.

📍Il 19 GIUGNO Alle 18.30 a Catanzaro,presso la "CASA DEL POPOLO THOMAS SANKARA " ci incontreremo per approfondire la situazione dell'isola, comprendere gli effetti concreti del blocco e confrontarci sulle forme di solidarietà che possiamo costruire dal nostro territorio.

Lo faremo attraverso testimonianze dirette, racconti di esperienze sul campo e il contributo di chi ha partecipato alle iniziative di sostegno al popolo cubano, portando aiuti concreti e rafforzando i legami di cooperazione internazionale e di solidarietà tra i popoli.

Crediamo sia necessario trasformare l'indignazione in impegno e la vicinanza in azione concreta.
Per questo vi invitiamo a partecipare: per conoscere, discutere e contribuire alla costruzione di una solidarietà internazionalista che non si fermi alle parole ma si traduca in gesti concreti a sostegno del popolo cubano.

Durante la serata sarà possibile contribuire alla raccolta farmaci e approfittare per fare la tessera all' Associazione di amicizia Italia-Cuba e a Potere al Popolo!,che con la sua campagna "non potete bloccare il sole" sta lavorando attivamente alla raccolta fondi da destinare all' acquisto di pannelli solari per Cuba.

Ti aspettiamo,non mancare!

✊🇨🇺 Viva Cuba socialista!

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12/06/2026

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ASSEMBLEA NAZIONALE
PER UN CAMPO POLITICO INDIPENDENTE

Perché vogliamo costruire un campo popolare indipendente?

Perché crediamo che le classi subalterne, i settori popolari, il cosiddetto ceto medio sempre più impoverito dall’incrudirsi dei fattori di crisi economica e le giovani generazioni che affrontano il futuro prossimo con crescenti fattori di incertezza ideale, di ansia, angoscia e di emancipazione negata, scontino un’assenza di rappresentanza.

Per questo intendiamo contribuire alla costruzione organizzata di un soggetto politico che si rivolga ai settori di classe in tutti gli ambiti della società.
Un soggetto, per l’appunto, indipendente.
Ma che significa “indipendente”?

Certo, un soggetto che sia indipendente sul terreno elettorale: fuori dai due schieramenti del bipolarismo. Ma l’indipendenza elettorale è “solo” l’indispensabile conseguenza di un’esigenza di fondo.

Per indipendenza intendiamo una capacità autonoma della classe di organizzarsi su tutti i fronti del conflitto; un impegno che si snodi dal versante sociale e sindacale a quello politico fino a quello culturale, mediatico e ideologico, con l’obiettivo di ricostruire quella sedimentazione articolata delle forze che puntano a essere sì un efficace argine di resistenza, ma soprattutto di prospettiva di offensiva politica, per un socialismo di tipo nuovo.

Dobbiamo davvero cambiare tutto!

👇comunicato completo nei commenti

Indirizzo

329 Corso Giuseppe Garibaldi
Reggio Di Calabria
89125

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