Condividete le nostre foto, raccontate ai posteri la storia della Città medievale lombarda più antica... L’origine dell’antica famiglia Crivelli, nobile casato lombardo e parte del patriziato
milanese, risalirebbe all’epoca di S. Il 27 dicembre 1662, il commendatore
Giorgio Crivelli, feudatario d’Uboldo, confermò che la famiglia Crivelli, fin dall’anno
377, venne iscritta, nelle tavole della ch
iesa Metropolitana Milanese, tra le famiglie
nobili che dovevano eleggere il vescovo di Milano. Le tavole furono stilate il 7
dicembre 374 dopo la consacrazione di S. Come ramo
principale della famiglia Crivelli, nei documenti trovati, si insiste su quello di Uboldo
(anticamente Ugobaldo già citato nel documento del 1005, ed ora semplice
frazione di Saronno). La casa padronale dei Crivelli si conserva ancora oggi a
Uboldo, sicuramente uno dei primi luoghi dove abitò la famiglia. Resta comunque
storicamente provato che la famiglia sia di origine antichissima, ma è difficile
determinare l’esatto luogo d’origine. La famiglia vanta il suo più antico avo nella ieratica figura d’Assuano, ventottesimo arcivescovo di Milano dall’anno 566 all’anno 567, successivamente proclamato santo. Il suo corpo venne sepolto nell'urna sotto l’altare maggiore della chiesa Santo Stefano Maggiore di Milano, come ricorda la lapide depositata in Duomo, già appartenente alla "Gens Nobili". Il 13 giugno 809 a Ortega Crivelli, per mano di Carlo Magno, fu riconfermato il feudo di Nerviano, e assegnato il titolo di conte della sua contea. Entrò presto nella storia anche Uberto Crivelli (arcidiacono di Bourges, nominato da Alessandro III cardinale di San Lorenzo di Damasco e vescovo di Vercelli) che, l'8 giugno del 1184, si recò, con nove cardinali al seguito di papa Lucio III nella città di Verona per un incontro con Federico Barbarossa, del quale si lamentava perché, oltre ai beni matildini, usurpava le eredità dei vescovi, disponeva a capriccio delle monache nei monasteri, rilasciava ai laici decime delle chiese, privava della libertà le elezioni dei vescovi e si intrometteva in molti altri affari della chiesa. Durante quel soggiorno, papa Lucio III, morì nella città scaligera. Il 25 novembre 1185, l’arcivescovo Uberto Crivelli fu eletto pontefice con il nome di Urbano III, ma volle conservare anche la carica di arcivescovo di Milano. Venne consacrato il 1° dicembre 1185 nella stessa città, diventando il primo, nella chiesa di San Pietro, a ricoprire, nello stesso tempo, la figura di papa e arcivescovo. Nel 1186, fece costruire un pulpito di marmo rosso nella chiesa maggiore, che fece ornare riccamente con statue di marmo, piccoli leoni e grifoni. Successivamente incoronò imperatore Enrico, Re di Germania e d'Italia. Nello stesso anno venne eletto primo podestà di Milano. In quel periodo i milanesi, sotto la sua benedizione, iniziarono la costruzione del Ticinello, il Naviglio. Che Urbano III fosse un uomo di polso si capì subito quando pensò di scomunicare Federico Barbarossa, e, se non fosse stato per la popolazione, lo avrebbe fatto davvero; poi, però, all'ultimo momento si fermò temendo la rappresaglia dell’imperatore. Tempi difficili per il nuovo papa, Gerusalemme cadde il 3 ottobre 1187, Urbano III probabilmente si preparava a bandire la terza crociata, quando la morte lo colse a Ferrara il 10 ottobre 1187. Fu sepolto nella Cattedrale della stessa città dove un’epigrafe lo ricorda. Muratori, nei suoi annali, riferisce che papa Innocenzio IV, durante il suo lungo soggiorno milanese nel 1251 chiese alle famiglie patrizie milanesi chi fosse la famiglia più potente di Milano, la risposta fu unanime: i Crivelli. La denominazione del cognome Crivelli deriva dal latino cribellum, diminutivo cribum, setaccio vaglio, strumento generalmente tondo, forato, di pelle o di metallo cerchiato di legno usato per setacciare granaglie in genere. I Crivelli d’Agliate sono una diramazione della linea di Nerviano alla quale appartennero i conti di Lomello e di Dorno, estinti verso la fine del sec XVII. Il Marchese Enea Crivelli dal 1500 fu segretario Ducale di Ludovico Moro. La famiglia si estese nei rami d’Agliate; e proprio da quel ramo deriva la documentazione che il fondo Crivelli – Giulini, ha depositato presso l’Archivio di Stato di Milano. I Crivelli d’Agliate furono molto ricchi e potenti sul territorio milanese ed in Brianza, tra il XVII e XVIII secolo. Il 23 gennaio 1609, il Marchese Flaminio I Crivelli1 (1570 – 1626), con la moglie, Anna Gallina (1583 – 1637), acquistò i primi possedimenti nel territorio di Rho (allora chiamato Raudo), dai fratelli Marco Antonio e Francesco Gamberana; detti beni consistevano in una casa con quattro botteghe, corte, giardino, un’altra casa a pigione con corte, orto, pozzo, vigna, bosco, prato e acquitrino con acque dell’Olona. I Crivelli a Rho perseguirono, per tutto il corso del 600, una politica fondiaria coerente, avente per oggetto aree già ben determinate, e conclusero il primo acquisto il 10 ottobre 1616, (certificato dal Notaio Carlo Francesco Ferrario). Il Marchese Flaminio morì il 22 febbraio 1626, lasciando il patrimonio ai figli, Tiberio I (1597 -1647), e Giovanni Battista II (1608 - 1674), i quali, in seguito, furono i promotori della costruzione del castello di Rho. La parte più vecchia a forma di "U" verso la corte, oggi denominata Via Tibaldi, fu costruita tra l’8 maggio 1629 e il 5 settembre 1637, come „Palazzo Crivelli", sfruttando solo un edificio preesistente verso la strada chiamata allora Contrada de Pasquè, oggi denominata Via Matteotti. La torre denominata Viscontea che serviva principalmente per la difesa militare, e dalla quale si poteva controllare l'attività agricola venne costruita nel 1540
Il 29 dicembre 1638 Tiberio I fu nominato “fabbricante” e deputato del Santuario della Beata Vergine denominata “dei miracoli” presso Rho, con sottoscrizione autografata e sigillata dal cardinale Monti, arcivescovo di Milano, come attesta un documento nella Araldica della famiglia, depositata presso l'Archivio di Stato di Milano. I fratelli Marchesi Enea II (1639 - 1697), e Flaminio II (1632 -1694), figli del Tiberio I, nel 1657, dopo aver raggiunto l'età legittima, finirono definitivamente la divisione del patrimonio. Il 30 settembre 1672, iniziarono i lavori per terminare la seconda parte del loro castello, acquistando una casa rustica, con corte e giardino, dal Conte Carlo Maria Simonetta, questi beni servirono all’ampliamento del nuovo fabbricato di Rho. Nel 1675, il Marchese Flaminio II acquistò una casa a pigione da Carlo Federico Chinati, incorporandola poi nello stesso palazzo di Rho. Il nuovo fabbricato nel 1681 diventò, il castello della famiglia Crivelli, (com’è scritto nel libro provinciale del 1666, intitolato: libro dell’entrate). Il castello venne costruito nel più ristretto ambito dell’architettura residenziale milanese, a carattere urbano a cavallo del XVII secolo. Inizialmente era concepito come "corte" tipicamente lombarda, azienda agricola con elementi specifici con funzione di residenza aristocratica, un portico con torchio per produzione di vini, lavanderia, un prestino, un mulino e tre stalle. Già dal 1930, in Via Matteotti fu aperto al pubblico il portale della nobile casa Crivelli, costruito nel 1670. Il 28 novembre 1694, muore il questore Don Flaminio II, che era stato uno dei più potenti feudatari della Brianza tra i 1657 e il 1694, ed aveva possedimenti in cinquantadue località brianzole. I passaggi ereditari dal 1609 fino al 1750 vennero documentati accuratamente all’interno della famiglia. Nel 1729, il Marchese Enea III fu delegato dal senato all’amministrazione ereditaria dei fratelli e fece l’inventario dei beni, e tra questi vi era il castello di Rho. Il castello fu venduto l’11 agosto 1750. Il borghese Antonio Carbone, fu il primo proprietario del castello dopo la famiglia Crivelli. Nel 1763 Carbone vendette il castello al Signor Antonio Cucchi, il quale nello stesso anno lo diede al conte Francesco Pierini in cambio dell’osteria "Segno del Gallo" antico possedimento dei Crivelli. Successivamente il castello passò al conte Pietro Pierini, fratello di Francesco, il quale lo tenne fino al 1795, per poi cederlo, (come documentato in un testamento del 1793) al nipote Signor Gio Andrei Besozzi Maggi. Il castello venne venduto alla famiglia Tosi, proveniente da Milano, nel 1806. Giovanni Tosi (1782 – 1861), non poté però, per volontà del padre Gaudenzio Tosi espressa nel suo testamento, amministrare i suoi beni fino al 1813. Poi, tra il 1813 e il 1824, fece diversi lavori nel castello, fra cui la demolizione della parte divisoria del salone principale per realizzarne uno, molto più vasto, che, fra il 1824 e il 1827 fece affrescare. In passato la famiglia Crivelli ebbe legami con i Tosi, tanto è vero che nel 1607, il Conte Francesco Tosi sposò la bellissima Donna Margherita Crivelli, come sostiene il noto storico Giovanni Sitoni di Scozia nel " Theatrum genealogicum familiarum illustrium nobilium et civium inclytae urbis mediolani" depositato presso l’Archivio di Stato di Milano. Gli affreschi presenti nel grande salone rappresentano, la storia d’amore di Anna Crivelli (1632 – 1679), figlia di Giovanni Batista II, e un contadino di Rho, fatto poco conveniente in quell’epoca, perché le figlie di buona famiglia prendevano spesso come sposo un membro dello stesso rango. La Marchesa Fulvia Bigli Crivelli dopo la morte della figlia Anna Crivelli , fece rappresentare la storia d’amore della figlia con affreschi da valenti pittori nel grande salone del castello di Rho, insieme agli emblemi delle tre famiglie: Crivelli, Bigli e Visconti.
Nel 1861 Giovanni Tosi morì, lasciando il castello ai propri figli; dopo la divisione del patrimonio fra i fratelli, il castello rimase di proprietà del figlio Carlo. Il cavaliere Davide Magnaghi nel 1910, acquistò il castello da Carlo Tosi, in seguito una parte del castello, fu usata come teatro e cinema. Il castello fu sottoposto, nel 1973, a vendita frazionata.
Oggi il palazzo è vincolato dalla sovrintendenza ai beni culturali e la porzione più pregiata è sede di un ristorante.