06/02/2023
STUDENTE O LAVORATORE, IL TEMPO PRODUTTIVO TI UCCIDE!
La notizia del suicidio della studentessa universitaria ci addolora, consapevoli, come probabilmente lo era lei, dei grandi sacrifici della sua famiglia per pagare i suoi studi universitari.
Una studentessa che si uccide, da quanto dicono le fonti ufficiali, perché non aveva rispettato i tempi imposti dal sistema, aveva saltato un esame.
Siamo talmente concentrati a produrre per il sistema capitalista da non accorgerci che i modelli che ci impone ci stanno uccidendo e uccidono il nostro futuro da uomini nuovi e liberi: liberi dall’alienazione, liberi dallo sfruttamento, liberi dal ricatto del lavoro, liberi di scegliere di usare il nostro tempo-vita per ciò che è bene collettivo e non individuale.
Siamo indotti a produrre più degli altri e prima degli altri affinché il nostro lavoro venga riconosciuto come un merito, quando invece è solo schiavitù.
E infatti, contemporaneamente alla notizia del suicidio della studentessa di Milano, sulle prime pagine delle maggiori testate giornalistiche troviamo il percorso 'strabiliante' di un ventunenne neo-laureato in giurisprudenza; ovviamente viene omesso il fatto che abbia frequentato fin dall'infanzia scuole private ed abbia avuto il privilegio di trasferirsi a Roma per continuare il suo percorso accademico.
Il messaggio veicolato è quello che 'lui ci ha battuti sul tempo' ed il nostro ritardo va vissuto come un fallimento totale, personale, familiare, sociale.
La classe dirigente borghese ci vuole sempre più specializzati per essere sempre più sfruttati, capaci solo di guardare al dito e non alla luna.
Mentre si riempie le tasche con le nostre tasse, ci nega il diritto al tempo studio, al tempo vita, al tempo cultura, al tempo di scegliere.
Il ricatto diventa strozzinaggio quando, se non rispetti i tempi, interviene la sanzione pecuniaria da pagare per la tua inettitudine.
Il tempo, questo concetto che ci dicono essere astratto ma che invece è un concetto chiave per i capitalisti e per noi comunisti, é l’unità di misura dello sfruttamento; il tempo-lavoro produce quel plusvalore di cui il capitalismo ci deruba retribuendoci con il solo reddito di sussistenza.
Ci ruba il tempo e ciò che produciamo.
Ma prima di diventare lavoratori dobbiamo essere sufficientemente professionali: ci fanno studiare, con le facoltà a numero chiuso, non per diventare ciò che vogliamo ma solo per essere ciò che serve al loro sistema produttivo e dobbiamo rispettare i tempi del sistema perché dobbiamo iniziare a produrre prima possibile e più a lungo possibile.
Il tempo, quel tempo che noi invece vogliamo liberare dal lavoro sfruttato, lo vogliamo usare per comprendere e costruire un futuro libero per tutti. Quel tempo che la giovane studentessa di Milano sentiva di non avere più e di cui solo una nuova generazione di studenti proletari coscienti e organizzati può riappropriarsi.
SEZIONE GIOVANE DEL FRONTE MILITANTE PER LA RICOSTRUZIONE DEL PARTITO COMUNISTA