05/09/2026
POMATE NATURALI NEL CAVALLO: FUNZIONANO DAVVERO?
Arnica, Boswellia, Artiglio del Diavolo e altri rimedi: cosa dice la scienza
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Nelle scuderie vengono utilizzati da decenni gel, creme, lozioni e impacchi con l’obiettivo di ridurre dolore, gonfiore e infiammazione dopo il lavoro o in presenza di problemi muscolari, tendinei e articolari.
Alcuni sono rimedi tradizionali, altri sono entrati in formulazioni moderne sempre più elaborate.
Ma la domanda è semplice:
funzionano davvero? E soprattutto, una sostanza che possiede proprietà antinfiammatorie riesce, una volta spalmata sulla cute, ad arrivare dove dovrebbe agire?
MA UNA POMATA ARRIVA DAVVERO DOVE SERVE?
Questo è probabilmente il punto più importante.
Che una sostanza abbia dimostrato proprietà antinfiammatorie in laboratorio o dopo somministrazione orale non significa che produca lo stesso effetto applicata sulla cute.
Deve essere assorbita e raggiungere il tessuto interessato in quantità sufficienti. Contano concentrazione, formulazione, veicolo e caratteristiche della molecola.
Nel cavallo sappiamo che questo è possibile: formulazioni specifiche di alcuni farmaci antinfiammatori applicati localmente hanno mostrato effetti clinici. Ma proprio questi studi dimostrano quanto sia importante non soltanto cosa mettiamo sulla cute, ma anche come è formulato.
Per molti estratti vegetali presenti nelle comuni pomate equine, invece, questi dati sono molto più scarsi.
ARNICA
Probabilmente è la regina delle pomate da scuderia.
L’Arnica montana contiene sostanze biologicamente attive, in particolare lattoni sesquiterpenici, con un razionale antinfiammatorio interessante.
Esistono studi sull’uomo che suggeriscono effetti delle formulazioni topiche, ma la letteratura clinica specificamente equina è molto più povera rispetto alla diffusione dell’Arnica nelle nostre scuderie.
Manca soprattutto una dimostrazione convincente che una comune crema all’Arnica raggiunga tendini, legamenti o articolazioni del cavallo in concentrazioni terapeutiche.
In pratica: razionale interessante e lunghissima esperienza d’uso, ma poche prove cliniche equine per l’applicazione topica.
ARTIGLIO DEL DIAVOLO
Harpagophytum procumbens è molto utilizzato anche nel cavallo e il suo componente più conosciuto è l’arpagoside.
Le sue proprietà biologiche sono interessanti e abbiamo dati sulla somministrazione orale nel cavallo.
Il passaggio alla pomata, però, non è automatico.
Per uso topico equino abbiamo molti meno dati sulla penetrazione cutanea e soprattutto sulla quantità di principio attivo che può raggiungere strutture profonde.
In pratica: buon razionale biologico, ma evidenza specifica sull’efficacia topica nel cavallo ancora limitata.
BOSWELLIA
Anche Boswellia serrata compare sempre più frequentemente nei prodotti destinati all’apparato locomotore.
Gli acidi boswellici possiedono proprietà antinfiammatorie biologicamente interessanti e la Boswellia è stata studiata soprattutto per somministrazione sistemica.
Ma per l’applicazione sulla cute equina torniamo al problema precedente: non sappiamo con sufficiente certezza quanta sostanza attraversi la cute e raggiunga i tessuti profondi.
Non significa che non funzioni.
Significa che le prove disponibili non consentono ancora di affermarlo con sicurezza.
In pratica: sostanza promettente, ma prove cliniche equine topiche insufficienti.
MENTOLO
Con il mentolo cambiamo leggermente categoria.
Agisce su recettori termosensibili, in particolare TRPM8, producendo la caratteristica sensazione di fresco e modificando la percezione sensoriale.
Questo può contribuire a un effetto analgesico locale.
Attenzione però a un equivoco molto comune:
sentire freddo non significa necessariamente aver raffreddato profondamente il tendine.
Un gel al mentolo e la crioterapia non sono quindi la stessa cosa.
In pratica: effetto sensoriale e analgesico plausibile, ma non va confuso con un vero raffreddamento dei tessuti profondi.
CANFORA
Altro ingrediente storico dei linimenti.
La canfora produce effetti sensoriali locali ed è utilizzata come contro-irritante e rubefacente. Spesso viene associata a mentolo, estratti vegetali e salicilati.
Il beneficio percepito dopo l’applicazione e il massaggio può quindi essere reale.
Ma ridurre temporaneamente la sensazione di dolore o rigidità non equivale necessariamente a ridurre il processo infiammatorio che l’ha provocata.
In pratica: utile soprattutto per gli effetti locali e sensoriali; molto più difficile attribuirle un’azione terapeutica sui tessuti profondi.
CAPSAICINA: UN CASO DIVERSO
La capsaicina, derivata dal peperoncino, è particolarmente interessante perché qui disponiamo anche di dati sperimentali nel cavallo.
Agisce sui recettori TRPV1 e può modificare la trasmissione dello stimolo doloroso.
In uno studio equino, l’applicazione topica in corrispondenza dei nervi digitali palmari ha prodotto una riduzione misurabile della zoppia e del dolore per alcune ore.
Questo però dimostra soprattutto un effetto analgesico, non la guarigione della causa della zoppia.
E nel cavallo sportivo la capsaicina pone anche problemi regolamentari e antidoping.
In pratica: effetto analgesico documentabile, ma non è una terapia della lesione e richiede particolare attenzione nelle competizioni.
METIL-SALICILATO
Il metil-salicilato merita attenzione perché compare in numerosi linimenti, spesso insieme a mentolo e canfora.
È una sostanza farmacologicamente attiva e può essere assorbita attraverso la cute.
Questo ci porta a una considerazione interessante.
Se una pomata contiene contemporaneamente Arnica, Artiglio del Diavolo, mentolo, canfora e metil-salicilato e il cavallo sembra stare meglio dopo l’applicazione, attribuire automaticamente il risultato all’Arnica è impossibile.
Potrebbero contribuire diversi ingredienti, il veicolo utilizzato e anche il massaggio.
In pratica: componente farmacologicamente attivo che non dovrebbe essere considerato semplicemente un ingrediente “naturale” della pomata.
OLI ESSENZIALI
Eucalipto e numerosi altri oli essenziali vengono frequentemente aggiunti alle preparazioni topiche.
Molti mostrano attività biologiche interessanti in laboratorio, ma ancora una volta un risultato in vitro non dimostra che l’applicazione sull’arto del cavallo abbia un effetto antinfiammatorio clinicamente significativo.
Inoltre, concentrazioni elevate possono provocare irritazione o sensibilizzazione cutanea.
In pratica: possibili effetti locali interessanti, ma attenzione a non trasformare dati sperimentali in efficacia clinica dimostrata.
E L’ARGILLA?
Argilla dopo il lavoro, sui tendini, sotto fascia. Un classico delle scuderie.
Può contribuire alla dispersione del calore quando viene applicata umida, soprattutto grazie all’acqua e all’evaporazione.
Molto meno scientifica è l’idea tradizionale che possa “tirare fuori l’infiammazione” dai tessuti.
Se l’obiettivo è realmente abbassare la temperatura di un tendine, la crioterapia dispone di basi sperimentali equine decisamente più solide: il raffreddamento applicato esternamente può diminuire significativamente anche la temperatura interna del tendine flessore superficiale.
In pratica: argilla utile soprattutto come impacco fresco; se vogliamo una vera crioterapia, acqua fredda e ghiaccio hanno prove decisamente più solide.
QUINDI LE POMATE SERVONO?
Sì, ma bisogna capire per fare cosa.
Possono avere effetti analgesici, rinfrescanti, riscaldanti, rubefacenti o contribuire al comfort locale. Anche il massaggio associato all’applicazione può avere un ruolo.
Quello che non possiamo fare è trasformare automaticamente ogni miglioramento percepito in una dimostrazione di azione antinfiammatoria sui tessuti profondi.
E soprattutto una pomata non dovrebbe diventare il sistema per continuare ad allenare un cavallo senza aver capito perché un tendine è caldo, un’articolazione è gonfia o compare dolore.
COSA GUARDARE SULL’ETICHETTA?
Non fermiamoci alla fotografia della pianta sul barattolo.
Sarebbe utile conoscere principi attivi, concentrazioni, standardizzazione degli estratti e formulazione.
Scrivere semplicemente “con Arnica, Boswellia e Artiglio del Diavolo” dice relativamente poco se non sappiamo quanto ce n’è e in quale forma.
E per il cavallo sportivo rimane un’ultima regola importante:
naturale non significa automaticamente consentito in competizione.
Prima di utilizzare un prodotto nei giorni precedenti una gara è opportuno controllarne tutti gli ingredienti e verificare il regolamento della propria disciplina.
IN CONCLUSIONE
Arnica, Boswellia, Artiglio del Diavolo e gli altri rimedi topici non sono necessariamente inutili.
Ma nemmeno diventano automaticamente antinfiammatori efficaci semplicemente perché provengono da una pianta.
Per alcune sostanze abbiamo un buon razionale biologico. Per altre effetti analgesici o sensoriali documentabili. Per molte, invece, le prove dell’efficacia clinica topica nel cavallo sono ancora sorprendentemente limitate.
La domanda quindi non dovrebbe essere:
“Qual è la migliore pomata naturale?”
ma:
“Cosa voglio ottenere applicandola e il principio attivo può realmente arrivare dove serve?”
E voi, quale gel, pomata o vecchio rimedio utilizzate abitualmente sui vostri cavalli e con quali risultati?
Dr Ettore Ballardini DVM
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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