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POMATE NATURALI NEL CAVALLO: FUNZIONANO DAVVERO?Arnica, Boswellia, Artiglio del Diavolo e altri rimedi: cosa dice la sci...
05/09/2026

POMATE NATURALI NEL CAVALLO: FUNZIONANO DAVVERO?

Arnica, Boswellia, Artiglio del Diavolo e altri rimedi: cosa dice la scienza

CONDIVIDETE SE POTETE

Nelle scuderie vengono utilizzati da decenni gel, creme, lozioni e impacchi con l’obiettivo di ridurre dolore, gonfiore e infiammazione dopo il lavoro o in presenza di problemi muscolari, tendinei e articolari.

Alcuni sono rimedi tradizionali, altri sono entrati in formulazioni moderne sempre più elaborate.

Ma la domanda è semplice:

funzionano davvero? E soprattutto, una sostanza che possiede proprietà antinfiammatorie riesce, una volta spalmata sulla cute, ad arrivare dove dovrebbe agire?

MA UNA POMATA ARRIVA DAVVERO DOVE SERVE?

Questo è probabilmente il punto più importante.

Che una sostanza abbia dimostrato proprietà antinfiammatorie in laboratorio o dopo somministrazione orale non significa che produca lo stesso effetto applicata sulla cute.

Deve essere assorbita e raggiungere il tessuto interessato in quantità sufficienti. Contano concentrazione, formulazione, veicolo e caratteristiche della molecola.

Nel cavallo sappiamo che questo è possibile: formulazioni specifiche di alcuni farmaci antinfiammatori applicati localmente hanno mostrato effetti clinici. Ma proprio questi studi dimostrano quanto sia importante non soltanto cosa mettiamo sulla cute, ma anche come è formulato.

Per molti estratti vegetali presenti nelle comuni pomate equine, invece, questi dati sono molto più scarsi.

ARNICA

Probabilmente è la regina delle pomate da scuderia.

L’Arnica montana contiene sostanze biologicamente attive, in particolare lattoni sesquiterpenici, con un razionale antinfiammatorio interessante.

Esistono studi sull’uomo che suggeriscono effetti delle formulazioni topiche, ma la letteratura clinica specificamente equina è molto più povera rispetto alla diffusione dell’Arnica nelle nostre scuderie.

Manca soprattutto una dimostrazione convincente che una comune crema all’Arnica raggiunga tendini, legamenti o articolazioni del cavallo in concentrazioni terapeutiche.

In pratica: razionale interessante e lunghissima esperienza d’uso, ma poche prove cliniche equine per l’applicazione topica.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO

Harpagophytum procumbens è molto utilizzato anche nel cavallo e il suo componente più conosciuto è l’arpagoside.

Le sue proprietà biologiche sono interessanti e abbiamo dati sulla somministrazione orale nel cavallo.

Il passaggio alla pomata, però, non è automatico.

Per uso topico equino abbiamo molti meno dati sulla penetrazione cutanea e soprattutto sulla quantità di principio attivo che può raggiungere strutture profonde.

In pratica: buon razionale biologico, ma evidenza specifica sull’efficacia topica nel cavallo ancora limitata.

BOSWELLIA

Anche Boswellia serrata compare sempre più frequentemente nei prodotti destinati all’apparato locomotore.

Gli acidi boswellici possiedono proprietà antinfiammatorie biologicamente interessanti e la Boswellia è stata studiata soprattutto per somministrazione sistemica.

Ma per l’applicazione sulla cute equina torniamo al problema precedente: non sappiamo con sufficiente certezza quanta sostanza attraversi la cute e raggiunga i tessuti profondi.

Non significa che non funzioni.

Significa che le prove disponibili non consentono ancora di affermarlo con sicurezza.

In pratica: sostanza promettente, ma prove cliniche equine topiche insufficienti.

MENTOLO

Con il mentolo cambiamo leggermente categoria.

Agisce su recettori termosensibili, in particolare TRPM8, producendo la caratteristica sensazione di fresco e modificando la percezione sensoriale.

Questo può contribuire a un effetto analgesico locale.

Attenzione però a un equivoco molto comune:

sentire freddo non significa necessariamente aver raffreddato profondamente il tendine.

Un gel al mentolo e la crioterapia non sono quindi la stessa cosa.

In pratica: effetto sensoriale e analgesico plausibile, ma non va confuso con un vero raffreddamento dei tessuti profondi.

CANFORA

Altro ingrediente storico dei linimenti.

La canfora produce effetti sensoriali locali ed è utilizzata come contro-irritante e rubefacente. Spesso viene associata a mentolo, estratti vegetali e salicilati.

Il beneficio percepito dopo l’applicazione e il massaggio può quindi essere reale.

Ma ridurre temporaneamente la sensazione di dolore o rigidità non equivale necessariamente a ridurre il processo infiammatorio che l’ha provocata.

In pratica: utile soprattutto per gli effetti locali e sensoriali; molto più difficile attribuirle un’azione terapeutica sui tessuti profondi.

CAPSAICINA: UN CASO DIVERSO

La capsaicina, derivata dal peperoncino, è particolarmente interessante perché qui disponiamo anche di dati sperimentali nel cavallo.

Agisce sui recettori TRPV1 e può modificare la trasmissione dello stimolo doloroso.

In uno studio equino, l’applicazione topica in corrispondenza dei nervi digitali palmari ha prodotto una riduzione misurabile della zoppia e del dolore per alcune ore.

Questo però dimostra soprattutto un effetto analgesico, non la guarigione della causa della zoppia.

E nel cavallo sportivo la capsaicina pone anche problemi regolamentari e antidoping.

In pratica: effetto analgesico documentabile, ma non è una terapia della lesione e richiede particolare attenzione nelle competizioni.

METIL-SALICILATO

Il metil-salicilato merita attenzione perché compare in numerosi linimenti, spesso insieme a mentolo e canfora.

È una sostanza farmacologicamente attiva e può essere assorbita attraverso la cute.

Questo ci porta a una considerazione interessante.

Se una pomata contiene contemporaneamente Arnica, Artiglio del Diavolo, mentolo, canfora e metil-salicilato e il cavallo sembra stare meglio dopo l’applicazione, attribuire automaticamente il risultato all’Arnica è impossibile.

Potrebbero contribuire diversi ingredienti, il veicolo utilizzato e anche il massaggio.

In pratica: componente farmacologicamente attivo che non dovrebbe essere considerato semplicemente un ingrediente “naturale” della pomata.

OLI ESSENZIALI

Eucalipto e numerosi altri oli essenziali vengono frequentemente aggiunti alle preparazioni topiche.

Molti mostrano attività biologiche interessanti in laboratorio, ma ancora una volta un risultato in vitro non dimostra che l’applicazione sull’arto del cavallo abbia un effetto antinfiammatorio clinicamente significativo.

Inoltre, concentrazioni elevate possono provocare irritazione o sensibilizzazione cutanea.

In pratica: possibili effetti locali interessanti, ma attenzione a non trasformare dati sperimentali in efficacia clinica dimostrata.

E L’ARGILLA?

Argilla dopo il lavoro, sui tendini, sotto fascia. Un classico delle scuderie.

Può contribuire alla dispersione del calore quando viene applicata umida, soprattutto grazie all’acqua e all’evaporazione.

Molto meno scientifica è l’idea tradizionale che possa “tirare fuori l’infiammazione” dai tessuti.

Se l’obiettivo è realmente abbassare la temperatura di un tendine, la crioterapia dispone di basi sperimentali equine decisamente più solide: il raffreddamento applicato esternamente può diminuire significativamente anche la temperatura interna del tendine flessore superficiale.

In pratica: argilla utile soprattutto come impacco fresco; se vogliamo una vera crioterapia, acqua fredda e ghiaccio hanno prove decisamente più solide.

QUINDI LE POMATE SERVONO?

Sì, ma bisogna capire per fare cosa.

Possono avere effetti analgesici, rinfrescanti, riscaldanti, rubefacenti o contribuire al comfort locale. Anche il massaggio associato all’applicazione può avere un ruolo.

Quello che non possiamo fare è trasformare automaticamente ogni miglioramento percepito in una dimostrazione di azione antinfiammatoria sui tessuti profondi.

E soprattutto una pomata non dovrebbe diventare il sistema per continuare ad allenare un cavallo senza aver capito perché un tendine è caldo, un’articolazione è gonfia o compare dolore.

COSA GUARDARE SULL’ETICHETTA?

Non fermiamoci alla fotografia della pianta sul barattolo.

Sarebbe utile conoscere principi attivi, concentrazioni, standardizzazione degli estratti e formulazione.

Scrivere semplicemente “con Arnica, Boswellia e Artiglio del Diavolo” dice relativamente poco se non sappiamo quanto ce n’è e in quale forma.

E per il cavallo sportivo rimane un’ultima regola importante:

naturale non significa automaticamente consentito in competizione.

Prima di utilizzare un prodotto nei giorni precedenti una gara è opportuno controllarne tutti gli ingredienti e verificare il regolamento della propria disciplina.

IN CONCLUSIONE

Arnica, Boswellia, Artiglio del Diavolo e gli altri rimedi topici non sono necessariamente inutili.

Ma nemmeno diventano automaticamente antinfiammatori efficaci semplicemente perché provengono da una pianta.

Per alcune sostanze abbiamo un buon razionale biologico. Per altre effetti analgesici o sensoriali documentabili. Per molte, invece, le prove dell’efficacia clinica topica nel cavallo sono ancora sorprendentemente limitate.

La domanda quindi non dovrebbe essere:

“Qual è la migliore pomata naturale?”

ma:

“Cosa voglio ottenere applicandola e il principio attivo può realmente arrivare dove serve?”

E voi, quale gel, pomata o vecchio rimedio utilizzate abitualmente sui vostri cavalli e con quali risultati?

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

* Lynn RC et al. Double-blinded placebo-controlled clinical field trial to evaluate the safety and efficacy of topically applied 1% diclofenac liposomal cream for the relief of lameness in horses. Veterinary Therapeutics, 2004.
* Frisbie DD et al. Evaluation of topically administered diclofenac liposomal cream for treatment of horses with experimentally induced osteoarthritis. American Journal of Veterinary Research, 2009.
* Seino KK et al. Effects of topical perineural capsaicin in a reversible model of equine foot lameness. Journal of Veterinary Internal Medicine, 2003.
* Petrov R et al. Influence of topically applied cold treatment on core temperature and cell viability in equine superficial digital flexor tendons. American Journal of Veterinary Research, 2003.
* Haussler KK et al. Contrast therapy: Tissue heating and cooling properties within the equine distal limb. Equine Veterinary Journal, 2021.
* van Eps AW, Orsini JA. Prolonged, continuous distal limb cryotherapy in the horse. Equine Veterinary Journal, 2004.

TERAPIE INTRA-ARTICOLARI NEL CAVALLO: COSA FUNZIONA DAVVERO?CONDIVIDETE SE POTETEQualche anno fa avevo già affrontato il...
29/08/2026

TERAPIE INTRA-ARTICOLARI NEL CAVALLO: COSA FUNZIONA DAVVERO?

CONDIVIDETE SE POTETE

Qualche anno fa avevo già affrontato il tema delle nuove terapie per l’osteoartrosi equina.

Nel frattempo le possibilità terapeutiche sono aumentate, sono stati pubblicati nuovi studi e alcune procedure inizialmente considerate molto promettenti hanno mostrato risultati più complessi del previsto.

Questo argomento meritava quindi un aggiornamento.

Oggi possiamo utilizzare corticosteroidi, acido ialuronico, PRP, siero autologo condizionato, soluzioni proteiche autologhe, cellule mesenchimali, idrogel di poliacrilammide, alfa-2-macroglobulina, ozonoterapia e, più recentemente, si parla anche di esosomi e secretoma.

La domanda è inevitabile:

Qual è la terapia intra-articolare migliore?

La risposta è meno semplice: non esiste un prodotto migliore in assoluto. Esiste il trattamento più adatto a quella specifica articolazione, in quel cavallo e in quella fase della malattia.

E soprattutto:

ridurre dolore e sinovite non significa necessariamente rigenerare la cartilagine o arrestare l’osteoartrosi.

NON TUTTE LE ARTICOLAZIONI DOLORANTI SONO UGUALI

Prima di scegliere cosa infiltrare bisogna capire cosa stiamo realmente trattando.

Una sinovite iniziale, una lesione cartilaginea, una sofferenza dell’osso subcondrale e un’osteoartrosi avanzata sono condizioni differenti.

Il miglioramento della zoppia dopo un trattamento non dimostra automaticamente che la malattia articolare sia stata arrestata.

CORTICOSTEROIDI: EFFICACI, MA NON INNOCUI

I corticosteroidi intra-articolari rimangono tra i trattamenti più utilizzati per controllare rapidamente dolore e infiammazione.

Triamcinolone, metilprednisolone e betametasone hanno caratteristiche differenti e non dovrebbero essere considerati intercambiabili.

Il beneficio è prevalentemente antinfiammatorio e sintomatico. Dose, frequenza e molecola utilizzata sono importanti perché un impiego inappropriato può avere conseguenze negative sui tessuti articolari.

Particolare prudenza è inoltre necessaria nei cavalli con problemi metabolici, insulino-resistenza o precedente laminite.

Il cortisone quindi non deve essere demonizzato, ma nemmeno utilizzato come una sorta di “manutenzione periodica” dell’articolazione.

ACIDO IALURONICO

L’acido ialuronico può migliorare la viscosità del liquido sinoviale, la lubrificazione e l’ambiente biologico articolare.

Può essere utilizzato da solo o associato a corticosteroidi.

Non tutti i preparati sono però equivalenti: peso molecolare, concentrazione e caratteristiche fisiche possono essere differenti.

È particolarmente interessante nelle articolazioni con sinovite e alterazione del liquido sinoviale, ma non può ricostruire una cartilagine gravemente danneggiata.

PRP: NON ESISTE UN SOLO PRP

Il PRP contiene piastrine e numerose molecole bioattive potenzialmente capaci di modulare infiammazione e riparazione.

Il problema è che sotto la stessa sigla troviamo preparazioni molto diverse per concentrazione piastrinica, presenza di leucociti e globuli rossi, metodo di preparazione e attivazione.

Gli studi sono complessivamente promettenti, ma molto eterogenei.

Dire semplicemente “abbiamo fatto il PRP” significa quindi poco.

Bisognerebbe chiedersi: quale PRP, in quale articolazione e con quale obiettivo?

ACS E APS: UTILIZZARE IL SANGUE DEL CAVALLO

Il siero autologo condizionato (ACS) viene ottenuto dal sangue cercando di aumentare alcune proteine antinfiammatorie, in particolare quelle capaci di contrastare l’attività dell’interleuchina-1.

La soluzione proteica autologa (APS) concentra invece piastrine, leucociti e diverse proteine con potenziale attività antinfiammatoria.

Entrambe rappresentano interessanti strategie biologiche, soprattutto nelle sinoviti e nelle forme iniziali o moderate di osteoartrosi.

Ma “autologo” significa semplicemente che deriva dal paziente: non significa automaticamente efficace o superiore agli altri trattamenti.

CELLULE MESENCHIMALI

Le cosiddette “cellule staminali” hanno generato enormi aspettative.

Oggi sappiamo che probabilmente il loro effetto più interessante non deriva dalla trasformazione diretta in nuova cartilagine, ma dalle molecole che rilasciano e dalla loro capacità di modulare infiammazione e risposta immunitaria.

Esistono però preparazioni molto differenti e i risultati clinici non sono sempre prevedibili.

Per questo parlare genericamente di “cellule staminali che rigenerano la cartilagine” è una semplificazione che la letteratura attuale non giustifica.

IDROGEL DI POLIACRILAMMIDE

Gli idrogel sono materiali sintetici biocompatibili e scarsamente degradabili.

Non sono farmaci antinfiammatori tradizionali né prodotti biologici. Il loro effetto sembra essere legato all’interazione con la sinovia e alla modifica dell’ambiente articolare.

Alcuni studi sulle formulazioni al 2,5% hanno riportato miglioramenti anche prolungati della zoppia. Per le formulazioni al 4%, studi sperimentali recenti hanno fornito dati interessanti sulla sicurezza articolare.

Possono rappresentare un’opzione nelle osteoartrosi croniche o poco responsive alle terapie tradizionali, ma sicurezza ed efficacia non sono la stessa cosa, né è stata dimostrata una superiorità universale rispetto agli altri trattamenti.

ALFA-2-MACROGLOBULINA

È una proteina plasmatica capace di inattivare alcune proteasi coinvolte nella degradazione della matrice articolare.

Il razionale biologico è interessante, ma nel cavallo le evidenze cliniche sono ancora limitate.

Indicazioni, dosaggio, numero di infiltrazioni e durata del beneficio devono essere meglio definiti.

Per ora può essere considerata promettente, ma non ancora consolidata.

OZONOTERAPIA INTRA-ARTICOLARE

L’ozonoterapia intra-articolare non agisce semplicemente “ossigenando la cartilagine”.

Il principio è quello di indurre uno stimolo ossidativo controllato capace di influenzare sistemi antiossidanti, mediatori dell’infiammazione e risposta cellulare.

Nella pratica clinica può trovare spazio nelle sinoviti, nelle osteoartrosi iniziali o moderate, nelle articolazioni già trattate con risultati incompleti e all’interno di protocolli multimodali.

L’esperienza clinica può essere favorevole, ma la letteratura equina rimane meno ampia rispetto a quella disponibile per corticosteroidi, acido ialuronico e alcuni ortobiologici.

Sono necessari studi che standardizzino concentrazione, volume e numero di trattamenti e che valutino oggettivamente zoppia, biomarcatori sinoviali e risultati a lungo termine.

Anche l’ozono, quindi, non deve essere presentato come una sostanza capace di ricostruire automaticamente una cartilagine gravemente danneggiata.

ESOSOMI E SECRETOMA: IL FUTURO?

Gli esosomi sono piccole vescicole rilasciate dalle cellule contenenti proteine, lipidi, RNA e altre molecole biologicamente attive.

L’idea è interessante: ottenere parte degli effetti delle cellule mesenchimali senza dover somministrare cellule vive.

Gli studi sperimentali sono promettenti, ma mancano ancora protocolli uniformi, dosaggi definiti e sufficienti studi clinici controllati nel cavallo.

Interessanti? Sicuramente. Terapia consolidata? Non ancora.

QUINDI, COSA SCEGLIERE?

La scelta dovrebbe considerare diagnosi, sede e gravità della lesione, stato della cartilagine e dell’osso subcondrale, età e carriera del cavallo, trattamenti precedenti, rischio metabolico, regolamenti antidoping, costi e prognosi sportiva.

Nessuna terapia dovrebbe essere scelta semplicemente perché è la più nuova, la più costosa o quella di moda in quel momento.

CONCLUSIONI

Corticosteroidi e acido ialuronico rimangono le terapie con maggiore esperienza clinica alle spalle.

PRP, ACS, APS, cellule mesenchimali, idrogel, ozonoterapia e alfa-2-macroglobulina offrono approcci differenti e interessanti, ma con livelli di evidenza non equivalenti.

Esosomi e secretoma rappresentano invece una prospettiva futura ancora da definire.

La domanda quindi non dovrebbe essere:

“Qual è il prodotto più moderno?”

ma:

“Quale problema stiamo trattando e quali prove abbiamo che questa terapia sia adatta a quel problema?”

Ridurre dolore e infiammazione è importante. Migliorare la funzione articolare è importante.

Ma una risposta clinica favorevole non equivale necessariamente a rigenerazione della cartilagine.

La vera medicina non consiste nell’infiltrare il prodotto più moderno, ma nel formulare una diagnosi corretta, scegliere una terapia proporzionata e verificare nel tempo se il beneficio ottenuto sia reale, duraturo e clinicamente utile.

E nella vostra esperienza, quale di queste terapie ha dato i risultati più interessanti?

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Bensa A. et al. Intra-articular corticosteroids for the treatment of osteoarthritis: systematic review and meta-analysis. 2024.
Nedergaard A. et al. Evidence of the clinical effect of commonly used intra-articular treatments in horses with osteoarthritis: a systematic review. 2024.
McClure S.R. et al. Serial injections of 4% polyacrylamide hydrogel have no detrimental effects in equine joints. AJVR, 2024.
Contentin R. et al. Bone marrow mesenchymal stromal cell secretome increases equine articular cartilage functionality markers and cell migration. 2022.
McIlwraith C.W. et al. Joint Disease in the Horse. Elsevier.

DOPING NEL CAVALLO: QUANTO SI DOPA DAVVERO?Migliaia di controlli, milioni di euro investiti e relativamente poche positi...
26/08/2026

DOPING NEL CAVALLO: QUANTO SI DOPA DAVVERO?
Migliaia di controlli, milioni di euro investiti e relativamente poche positività. Cosa ci raccontano realmente i numeri europei?

Condividete se potete: sul doping si parla moltissimo, ma raramente si parte dai numeri.

Il doping nel cavallo atleta è uno degli argomenti che più facilmente genera sospetti, polemiche e generalizzazioni.
“Nel mondo delle corse sono tutti dopati.”
“Se controllassero davvero, li troverebbero tutti.”
“Le sostanze nuove tanto non vengono trovate.”
Sono frasi che chi frequenta da molti anni ippodromi e competizioni equestri avrà sentito decine di volte.
Ma cosa succede se, invece delle opinioni, proviamo a guardare i numeri?
In Europa vengono investiti ogni anno milioni di euro, vengono analizzati migliaia di campioni biologici e i sistemi antidoping stanno diventando sempre più sofisticati.
I risultati, però, sono molto più complessi di quanto possa sembrare.
E soprattutto esiste una distinzione fondamentale che accompagnerà tutto questo articolo:
un cavallo positivo a un controllo non equivale automaticamente a un cavallo deliberatamente dopato.�
GRAN BRETAGNA: 11.155 TEST E 18 POSITIVITÀ NEL 2025
La British Horseracing Authority pubblica statistiche particolarmente chiare.
Nel 2025 sono stati effettuati:
* 8.237 test nelle giornate di corsa
* 2.918 test fuori competizione
per un totale di:
11.155 test
Le positività riportate sono state:
18
Il semplice rapporto numerico tra positività e test è quindi circa:
0,16%
Il dato diventa ancora più interessante osservandone l’evoluzione:
Anno Test in corsa Fuori competizione Positività
2022 9.424 1.406 22
2023 9.387 1.353 15
2024 9.040 2.174 23
2025 8.237 2.918 18
Si nota immediatamente un cambiamento di strategia.
I controlli fuori competizione sono passati da 1.353 nel 2023 a 2.918 nel 2025, più che raddoppiando.
L’antidoping moderno non cerca quindi soltanto una sostanza proibita dopo la corsa.
Cerca sempre più di controllare anche ciò che avviene durante la preparazione del cavallo.
Fonte: British Horseracing Authority, Testing Data.

FRANCIA: 11,45 MILIONI DI EURO PER L’ANTIDOPING
Se la Gran Bretagna impressiona per la chiarezza delle statistiche, la Francia impressiona per le dimensioni dell’investimento.
Nel piano antidoping 2024 della Fédération Nationale des Courses Hippiques è indicato un budget di:
11,45 milioni di euro
con quasi 200 collaboratori coinvolti nel sistema.
I controlli possono essere effettuati:
* prima delle corse;
* dopo le corse;
* durante l’allenamento;
* nell’ambito dell’allevamento.
La Francia identifica inoltre diversi obiettivi della lotta antidoping:
salute e benessere dei cavalli e delle persone, equità delle competizioni, tutela degli scommettitori, immagine delle corse e correttezza della selezione dei riproduttori.
Quest’ultimo punto viene spesso sottovalutato.
Un risultato sportivo artificialmente modificato non altera soltanto l’esito di una corsa.
Può modificare anche il valore economico e genetico attribuito a un futuro riproduttore.
Fonte: France Galop/Fédération Nationale des Courses Hippiques.�
GERMANIA: I CONTROLLI NON FINISCONO ALL’IPPODROMO
Anche la Germania dispone di un sistema antidoping strutturato.
Nello sport equestre la Deutsche Reiterliche Vereinigung applica specifiche Anti-Doping- und Medikamentenkontroll-Regeln (ADMR).
Sono regolamentati:
* sostanze proibite;
* metodi proibiti;
* procedure di controllo;
* controlli durante l’allenamento;
* controanalisi;
* procedimenti disciplinari.
Nel galoppo opera parallelamente il sistema regolamentare di Deutscher Galopp.
Anche qui emerge la tendenza comune ai sistemi antidoping più moderni:
non limitare il controllo alla giornata della competizione.
Il controllo fuori competizione rende molto più difficile utilizzare durante la preparazione sostanze o metodiche cercando semplicemente di arrivare “puliti” alla gara.
Fonti: Deutsche Reiterliche Vereinigung, NADA Deutschland, Deutscher Galopp.�
E IN ITALIA?
Anche l’Italia dispone di un sistema antidoping strutturato.
Nell’ippica il sistema fa capo al MASAF, mentre le analisi vengono effettuate attraverso UNIRELAB, laboratorio specializzato nella diagnostica e nella tossicologia antidoping.
Esiste quindi una vera organizzazione che comprende:
prelievo → identificazione del campione → trasporto → analisi → eventuale seconda analisi → procedimento conseguente.
E soprattutto esiste un dato pubblico particolarmente interessante.�
ITALIA 2025: 42 CAVALLI NELL’ELENCO DEI POSITIVI
Interrogando il portale ministeriale per il periodo compreso tra:
1 gennaio 2025 – 31 dicembre 2025
e selezionando:
Trotto + Galoppo + Sella
il sistema restituisce:
42 cavalli
Per ogni soggetto vengono pubblicati diversi elementi:
* nome;
* ippodromo e data del prelievo;
* sostanza rilevata;
* data di pubblicazione;
* periodo di sospensione;
* eventuale seconda analisi;
* note.
L’informazione disponibile è quindi piuttosto dettagliata.
Tra le sostanze riportate nell’elenco 2025 troviamo, tra le altre:
fenilbutazone, acido clodronico, morfina, altrenogest, cobalto, acepromazina e suoi metaboliti, triamcinolone acetonide, sotalolo, levamisolo, lamotrigina, flunixin, desametasone, prednisolone, diclofenac, ketoprofene, clenbuterolo, caffeina, procaina e TCO₂.
L’elenco mostra quindi situazioni farmacologicamente molto differenti tra loro.
Ed è proprio qui che bisogna evitare il primo grande errore interpretativo.�
42 POSITIVI NON SIGNIFICA 42 “DOPATORI”
Lo stesso elenco ministeriale dimostra quanto sarebbe semplicistico utilizzare questi numeri come sinonimo di doping intenzionale.
Sono presenti infatti casi nei quali la seconda analisi risulta:
* positiva;
* negativa;
* ancora in corso;
oltre a situazioni derivanti da controlli effettuati durante l’allenamento o caratterizzate da specifiche annotazioni procedurali.
Il numero 42 indica quindi i cavalli restituiti dall’elenco ministeriale dei positivi per prelievi effettuati nel 2025.
Non significa automaticamente:
42 casi definitivamente accertati di doping intenzionale.
È una distinzione fondamentale.�
E NEL 2026? PER ORA 13
Possiamo guardare anche il dato più recente.
Interrogando lo stesso portale per:
1 gennaio – 31 luglio 2026
sempre considerando Trotto, Galoppo e Sella, risultano:
13 cavalli
Tra le sostanze riportate compaiono, tra le altre:
flunixin, betametasone, metilprednisolone, cobalto, morfina, levamisolo, idrossimepivacaina, ambroxol/metabolita della bromexina, cortisolo e destrometorfano.
Naturalmente non possiamo confrontare direttamente 42 nel 2025 con 13 nei primi sette mesi del 2026 come se fossero due annualità complete.
Non sappiamo inoltre se frequenza dei controlli e pubblicazione dei risultati siano uniformi durante tutto l’anno.
Il dato 2026 deve quindi essere considerato semplicemente come aggiornamento parziale.�
QUANTO INVESTE L’ITALIA?
Anche sul piano economico i numeri sono significativi.
Per il 2025 risultano stanziati:
5,719 milioni di euro
alla voce:
“Controlli identificativi cavalli e antidoping”.
La cifra non è direttamente confrontabile con gli 11,45 milioni francesi, perché le due voci di spesa non sono necessariamente costruite secondo gli stessi criteri e quella italiana comprende anche i controlli identificativi.
Ci permette però di comprendere un aspetto importante:
anche l’Italia investe diversi milioni di euro ogni anno nel sistema di controllo.
Documenti contrattuali degli anni precedenti mostrano inoltre volumi programmati nell’ordine di circa 14.300 prime analisi antidoping su campioni biologici equini.
Non possiamo utilizzare quel numero come denominatore dei risultati 2025, perché appartiene a un periodo contrattuale differente.
Ci dice però quale può essere l’ordine di grandezza dell’attività analitica italiana.
Per calcolare correttamente una percentuale italiana analoga allo 0,16% britannico avremmo bisogno del numero esatto dei controlli effettuati nel 2025 secondo criteri comparabili.
Senza quel denominatore, qualsiasi percentuale sarebbe soltanto una stima. Se qualche responsabile di UNIRELAB volesse aiutarci ad approfondire questi numeri con dati ufficiali ancora più completi, il contributo sarebbe molto gradito.�
POSITIVO, VIOLAZIONE E DOPING INTENZIONALE NON SONO LA STESSA COSA
Probabilmente questo è il punto centrale dell’intero articolo.
Una sostanza può essere rilevata per ragioni molto differenti:
* somministrazione deliberata per modificare la prestazione;
* trattamento terapeutico effettuato troppo vicino alla competizione;
* errore nella valutazione dei tempi di sospensione;
* persistenza inattesa di un metabolita;
* contaminazione ambientale;
* contaminazione di mangimi o integratori;
* altre circostanze che devono essere valutate nel procedimento.
Bisogna quindi distinguere almeno tre concetti:
POSITIVITÀ ANALITICA
Il laboratorio identifica una sostanza o un suo metabolita.
VIOLAZIONE REGOLAMENTARE
L’autorità competente stabilisce che quella presenza costituisce una violazione delle norme.
DOPING INTENZIONALE
La sostanza o il metodo sono stati utilizzati deliberatamente per alterare la prestazione o ottenere un vantaggio illecito.
Le tre condizioni possono coincidere.
Ma non sono sinonimi.�
PERCHÉ ALLORA SPENDERE MILIONI PER TROVARE POCHI POSITIVI?
Questa è probabilmente la domanda più interessante.
La Francia investe oltre 11 milioni di euro.
L’Italia stanzia 5,719 milioni per controlli identificativi e antidoping.
La Gran Bretagna effettua oltre 11.000 test annuali e nel 2025 registra appena 18 positività.
Laboratori, veterinari, kit, trasporto dei campioni, controanalisi, apparecchiature e ricerca costano milioni.
Per trovare relativamente pochi positivi.
È uno spreco?
Probabilmente sarebbe sbagliato ragionare in questi termini.
Lo scopo dell’antidoping non dovrebbe essere trovare più dopati possibile.
Dovrebbe essere soprattutto rendere il doping sempre meno conveniente.
Se un allenatore sa che il cavallo può essere controllato:
* dopo una corsa;
* durante l’allenamento;
* senza preavviso;
e che le tecnologie analitiche continuano a migliorare, esiste un effetto che nessuna statistica riesce a misurare:
LA DETERRENZA
Forse il sistema antidoping più efficace non è quello che trova più positivi.
È quello nel quale sempre meno persone ritengono conveniente provare a barare.

LA NUOVA FRONTIERA: IL GENE DOPING
Nel frattempo la tecnologia continua ad avanzare.
La British Horseracing Authority ha sviluppato metodiche finalizzate all’identificazione del gene doping.
Anche le normative internazionali FEI contemplano oggi metodiche quali:
* gene doping;
* gene editing;
* genome editing.
La lotta antidoping del futuro non riguarderà quindi soltanto corticosteroidi, analgesici, broncodilatatori o stimolanti.
Dovrà confrontarsi anche con tecnologie biologiche capaci potenzialmente di modificare la risposta dell’atleta.
La competizione tra chi cerca nuove modalità per alterare artificialmente la prestazione e chi sviluppa sistemi per identificarle probabilmente non finirà mai.

ANCHE UNA TERAPIA PUÒ ESSERE PROIBITA
Esiste infine una questione particolarmente importante per noi veterinari.
Una procedura può avere un razionale terapeutico e contemporaneamente essere proibita dal regolamento della disciplina nella quale compete il cavallo.
Per questo la domanda non può essere soltanto:
“Questa terapia può essere utile?”
Bisogna sempre aggiungerne una seconda:
“Questa terapia è consentita dal regolamento sportivo applicabile a questo cavallo?”
Sono due questioni differenti.
E nel cavallo atleta devono essere valutate entrambe.

QUINDI QUANTO SI BARA DAVVERO?
Questa era la domanda iniziale.
E dopo tutti questi numeri la risposta più scientificamente corretta probabilmente è:
non lo sappiamo con precisione.
Sappiamo quanti test vengono effettuati in alcuni Paesi.
Sappiamo quante positività vengono rilevate.
Sappiamo quali sostanze vengono identificate.
Ma nessun sistema antidoping può misurare direttamente tutto il doping realmente praticato.
Un test identifica ciò che la tecnologia disponibile è capace di ricercare e rilevare, nella matrice biologica utilizzata e all’interno di determinate finestre temporali.
Perciò sarebbe scorretto concludere:
“Ci sono pochi positivi, quindi il doping non esiste.”
Ma è altrettanto scorretto sostenere:
“Non trovano tutto, quindi sono tutti dopati.”
Tra queste due affermazioni esiste ciò che dovrebbe interessarci davvero:
i dati.

UNA RIFLESSIONE FINALE
Combatto da molti anni l’utilizzo improprio dei farmaci nel cavallo atleta e considero la lotta al doping indispensabile per la credibilità delle corse e dello sport equestre.
Proprio per questo credo sia importante evitare anche processi sommari.
Un cavallo positivo merita un’indagine.
Una violazione merita l’applicazione delle regole.
Il doping intenzionale merita di essere combattuto con decisione.
Ma terapia veterinaria, errore sui tempi di sospensione, contaminazione e tentativo deliberato di alterare una prestazione non possono essere automaticamente considerati la stessa cosa.
La medicina veterinaria moderna dispone di farmaci e tecnologie sempre più sofisticati.
Il nostro compito non è rinunciare alla medicina.
È curare il cavallo quando ne ha bisogno, rispettare rigorosamente i regolamenti e permettergli di competere soltanto quando è realmente nelle condizioni di farlo.
La lotta al doping non dovrebbe essere una guerra contro la medicina veterinaria.
Dovrebbe essere uno strumento per proteggere contemporaneamente:
il cavallo, il professionista corretto, lo scommettitore e la credibilità dello sport.
E forse il dato più importante non è quanti positivi troviamo.
È quante persone, grazie all’esistenza dei controlli, decidono di non provare nemmeno a barare.
�Dr ETTORE BALLARDINI DVM�
FONTI PRINCIPALI
* British Horseracing Authority – Anti-Doping and Medication Control, Testing Data.
* France Galop / Fédération Nationale des Courses Hippiques – documentazione sulla politica antidoping e Plan annuel de lutte contre le dopage.
* Deutsche Reiterliche Vereinigung (FN) – Anti-Doping- und Medikamentenkontroll-Regeln (ADMR).
* NADA Deutschland – controlli farmacologici nel cavallo sportivo.
* Deutscher Galopp – regolamenti e procedure antidoping.
* MASAF – Elenco cavalli positivi al doping, regolamenti, documentazione relativa ai controlli e stanziamenti.
* UNIRELAB S.r.l. – documentazione relativa all’attività analitica e tossicologica antidoping.
* FEI – Equine Anti-Doping and Controlled Medication Regulations.

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