NOME - Officina Politica

NOME - Officina Politica Pagina della Associazione politico-cuturale NOME officina politica, dal 2016 a Rieti

Agli albori della consiliatura Sinibaldi (FdI), uno dei fattori di ottimismo che traspariva dalle dichiarazioni politich...
31/07/2026

Agli albori della consiliatura Sinibaldi (FdI), uno dei fattori di ottimismo che traspariva dalle dichiarazioni politiche era la fiducia nella cd. “filiera istituzionale” di Fratelli d’Italia, che avrebbe portato un valore aggiunto a Rieti.

Il 27 Luglio, l’on. Paolo Trancassini (FdI), presso la Camera dei deputati, presentava la 34ª edizione della Scopigno Cup, insieme al presidente del Consiglio regionale Aurigemma (FdI), citando:
“Ci sono eventi che vanno oltre il campo e i risultati: la Scopigno Cup è uno di questi, un appuntamento che ha saputo portare Rieti nel mondo e il mondo a Rieti”

Nelle stesse ore, la amministrazione Sinibaldi negava alla Scopigno Cup l’utilizzo dello stadio, a causa della sovrapposizione di tempi per la manutenzione del manto erboso post concerto dei Negramaro. Alla luce di questo pasticcio c’è da chiedersi come la “filiera” gestisca il proprio coordinamento, oltre la propaganda.

In particolare ci chiediamo se vi sia una diversa attenzione e cura per eventi direttamente riconducibili ad iniziative promosse dalla compagine comunale (in questo caso il concerto Negramaro finanziato con i fondi di l’Aquila capitale della cultura) rispetto ad altri che abbiano una vita autonoma alle varie fasi amministrative e politiche locali (in questo caso la Scopigno cup, ma potremmo richiamare anche il pluriennale Festival della piccola editoria “Liberi sulla carta”, migrato altrove).

A causa del diniego ricevuto, gli organizzatori annunciano che dopo 34 anni la Scopigno Cup lascerà Rieti spostandosi a Roma, paventando il rischio che posa trattarsi di una decisione definitiva citando la perdita del Festival dei due mondi che scelse Spoleto.

In termini di ricadute dirette ed indirette, Rieti perde l’ospitalità di squadre ed accompagnatori, con trasmissione delle partite più significative in diretta RAISport e visibilità sulle piattaforme sportive, essendo ormai qualificato come prestigioso appuntamento nel panorama Internazionale calcistico giovanile.

Nella polemica sorta tra il presidente della Scopigno Cup Formichetti e il sindaco Sinibaldi, traspare l’approssimazione con cui il Comune sostenga concretamente la manifestazione.
A quanto riferito nel comunicato stampa del Sindaco e dell’assessore Mestichelli infatti, il ruolo del Comune è stato UNICAMENTE quello di inoltrare una PEC al concessionario dello stadio (ottenendo il diniego) e non piuttosto quello di programmare ed organizzare l’utilizzo delle infrastrutture sportive, nel rispetto dei contratti di concessione, al fine di ottenere il massimo tornaconto pubblico.
Tutto questo mentre Trancassini lanciava la Scopigno Cup a Montecitorio!!

Se la “filiera” si concretizza nelle attività di un ufficio protocollo, non c’è molto altro da dire.

Peraltro, questo non è l’ultimo “pasticcio” cucinato dal Sindaco e dalla sua giunta nell’utilizzo dello stadio: ricordiamo la partita di Rugby Italia-Scozia “A” del 6 febbraio, recuperato last minute, anche con esborso di risorse pubbliche per il ripristino del campo di gioco.

Proponiamo all’on. Trancassini, assieme al sindaco Sinibaldi, di proporre una conferenza stampa riformulando la propria citazione:
“Ci sono danni e figuracce che vanno oltre il campo e i risultati: la Scopigno Cup è uno di questi”

Robot chirurgico al De’ Lellis: 2,4 milioni di euro per risultati (per ora) quasi inesistenti Quello che avrebbe potuto ...
22/06/2026

Robot chirurgico al De’ Lellis: 2,4 milioni di euro per risultati (per ora) quasi inesistenti

Quello che avrebbe potuto essere un importante passo avanti per la sanità reatina - l’acquisto di un robot chirurgico, pagato dalla generosità della Fondazione Varrone, a beneficio di tutta la comunità - rischia di diventare l’ennesimo caso di inefficienza della sanità reatina, oltre che sollevare dubbi sull’inadeguato utilizzo di soldi pubblici. NOME Officina Politica chiede conto delle decisioni prese e del mancato raggiungimento degli obiettivi di cura.

Cosa è un robot chirurgico
Il robot chirurgico è un sistema di chirurgia robotica mininvasiva. Permette ai chirurghi di eseguire interventi complessi ad altissima precisione attraverso piccole incisioni, traducendo i movimenti delle mani del medico in tempo reale su braccia robotiche dotate di strumenti articolati. A giugno 2025 Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) ha pubblicato il primo report HTA (Health Technology Assessment) sulla chirurgia robotica in Italia. Ad aprile 2026 la cabina di regia del Ministero della Salute lo ha tradotto in raccomandazioni preliminari: il robot può avere un senso per sole 6 procedure su 21 esaminate. Nonostante questi dati, Consip ha indetto nel 2025 una gara di 157 milioni di euro per l’acquisto di 36 robot. Oggi, in Italia, si contano oltre 200 sistemi attivi su tutto il territorio nazionale, prevalentemente in ospedali pubblici.

Potenziale spreco di soldi pubblici si è manifestato in diversi aspetti dell’operazione:
1 - La trasformazione della donazione da bene (il robot) a denaro
La ASL ha chiesto e ottenuto una donazione in denaro, poi spesa su piattaforma Consip per 2,4 milioni di euro. La Fondazione Varrone avrebbe invece potuto acquistare direttamente il robot e donarlo in natura alla ASL — come ha fatto, ad esempio, la Fondazione CR Firenze, che ha acquistato una versione più evoluta del robot ad un prezzo più basso, 2.2 milioni di euro. Il risultato? Un costo più elevato per ottenere uno strumento meno evoluto. Perché? Nessuna risposta. Nessuna giustificazione pubblica. Solo silenzio.
2 - L’urgenza di completare l’acquisto entro il 2025. A vantaggio di chi? Di certo non dei pazienti.
La ASL ha completato l’acquisto entro il 2025. Ma una più attenta verifica delle dinamiche del mercato avrebbe potuto produrre ulteriori risparmi. Infatti, mentre il prezzo Consip sarebbe rimasto valido per anni, già a gennaio 2025 Intuitive Surgical, l’azienda che produce il robot, aveva annunciato l’eliminazione del rivenditore italiano AB Medica, con la prospettiva di trattare direttamente a condizioni assai probabilmente migliori dal 2026. Invece di aspettare solo qualche mese in funzione di un potenziale risparmio, si è scelto di correre. A beneficio di chi? Non dei reatini, visto che di interventi robotici se ne sono fatti finora pochissimi.
3 - La scelta del robot acquistato: la definizione di avanguardia tecnologica è una mezza verità.
La ASL e la Fondazione Varrone hanno comunicato ai cittadini di aver investito in tecnologia d’avanguardia, ma il Da Vinci Xi è sul mercato dal 2014, cioè da ben dodici anni. Il suo successore, il Da Vinci 5, è approvato in Europa dal luglio 2025. L’ospedale di Campobasso lo ha acquistato di recente e si pubblicizza come “il primo ospedale del centro-sud ad offrire il Da Vinci 5”. Rieti ha comprato un modello superato, significativamente migliorato dalle versioni successive. Questo non è progresso, è un passo indietro. Questa non è comunicazione, è propaganda.
4 - L’assenza di una gara vera, nessun confronto: perché?
ANAC e AGCM dal 2024 raccomandano procedure volte ad assicurare la massima apertura del mercato per i robot chirurgici, perché sono ormai disponibili più modelli fungibili tra loro. Non è un obbligo, ma una raccomandazione motivata dalle dinamiche di mercato. Il Toumai MT-1000 di Microport, ad esempio, è uno dei robot usati al Gemelli con risultati clinici, secondo dati riportati su una loro recente pubblicazione scientifica, identici al Da Vinci Xi, pur costando meno della metà! Viene da pensare che, rivolgendosi direttamente a Consip per l’acquisto, la ASL abbia ritenuto che il prodotto non fosse invece fungibile, oppure che abbia preferito evitare una gara ad evidenza pubblica con confronto aperto e concorrenziale per avere il robot in tempi più rapidi. Per essere più chiari: non vi è un obbligo a fare una gara, così come non vi è però un obbligo a non farla aderendo a Consip. L’adesione alla gara Consip scelta dalla ASL è pertanto legittima, ma a nostro avviso inopportuna. Si è preferito infatti avere subito il robot accontentandosi di pagare il prezzo Consip, anziché adottare procedure di acquisto alternative, che avrebbero rinviato la consegna di qualche mese, ma a fronte di un potenziale risparmio. L’inopportunità della scelta ASL sta nei fatti: robot acquistato, installato e collaudato assai velocemente, ma ad oggi ancora non utilizzato, se non in pochissimi casi. Se il motivo della ostinata scelta del Da Vinci era infine anche quello di avere una doppia console per finalità didattiche e sinergie tra ospedale e università, facciamo notare che esistono comunque altri robot a console multipla più economici.

L’ennesimo caso di inefficienza nella sanità reatina: il robot è fermo. Questo è il vero e più grave spreco.
A mesi dall’installazione, il robot ha trattato solo una manciata di pazienti. All’ospedale di Viterbo, partito con la chirurgia robotica quasi in contemporanea con Rieti, sono già stati eseguiti trenta interventi in tre mesi. In Puglia, anni fa, un sottoutilizzo analogo fu definito pubblicamente, in una seduta del consiglio regionale, “spreco immorale”. Quella definizione oggi rischia, giorno dopo giorno, di applicarsi a Rieti. La Commissione Salute del Comune ha convocato due sedute con il robot all’ordine del giorno: il Direttore Generale della ASL Maccari non ha dato risposte concrete, nonostante alcuni consiglieri di opposizione abbiano posto diverse domande e chiesto chiarimenti. Il silenzio davanti a 2,4 milioni di euro di fondi della comunità è inaccettabile.

La Fondazione Varrone ha abdicato al suo ruolo
Una fondazione bancaria non è uno sportello erogatore. Deve vigilare che i fondi donati producano beneficio reale per i cittadini. La Fondazione Varrone, per quanto di nostra conoscenza, non ha posto condizioni sull’utilizzo del robot, non ha chiesto rendicontazione, non ha verificato i risultati. Il nuovo Presidente Costanzo Truini ha invece ribadito pubblicamente la narrazione propagandistica dell’avanguardia tecnologica, anche quando i fatti la smentivano. Questa posizione non è responsabilità verso la comunità, bensì sostegno a scelte prese altrove e considerate valide a prescindere.

Le nostre richieste
1. La ASL di Rieti renda pubblico immediatamente un piano operativo con obiettivi di utilizzo del robot, tempi certi per la formazione del personale e indicatori di performance verificabili.
2. La Fondazione Varrone eserciti formalmente la propria funzione di vigilanza, pretendendo dalla ASL una rendicontazione periodica sull’utilizzo delle risorse donate.
3. Il Sindaco di Rieti porti urgentemente il caso all’attenzione del Presidente della Regione Rocca: senza una scelta politica regionale che riconosca Rieti come un centro laziale di chirurgia robotica per smaltire le liste d’attesa romane, il robot è destinato a rimanere inutilizzato.
4. Si apra una verifica indipendente sulle modalità di acquisto, per accertare se siano stati appieno rispettati i principi di economicità, efficienza, trasparenza e convenienza (opportunità), nella gestione di fondi destinati al bene comune.
La comunità reatina ha diritto a una sanità migliore. Le risorse ci sono: manca la volontà di usarle bene. NOME Officina Politica continuerà a vigilare e a pretendere risposte. Riteniamo un dovere civico adoperarci per il raggiungimento di un obiettivo costruttivo: che il robot chirurgico del De' Lellis smetta di servire i comunicati stampa e cominci a servire i pazienti. Nel 2014 un'interrogazione in Regione Lombardia sul sottoutilizzo del robot al Sant'Anna di Como (solo 78 casi in quattro anni), spinse quell'ospedale a potenziare la formazione e ad estendere la chirurgia robotica a più discipline, fino a realizzare centinaia di interventi l'anno. Anche Rieti può farcela. Serve però la stessa determinazione politica: noi facciamo la nostra piccola parte e non ci fermeremo.

L’appassionato dibattito rilanciato dal Sindaco riguardo i  4 pali di illuminazione a porta Cintia (pezzi unici), a quan...
02/04/2026

L’appassionato dibattito rilanciato dal Sindaco riguardo i 4 pali di illuminazione a porta Cintia (pezzi unici), a quanto pare ispirati alle ceramiche di Depero, ci consente di approfondire il rapporto tra “cittadini” e “città”, e la differenza tra “comunicazione” e “dialogo”.

Il Sindaco chiarisce che le scelte progettuali rimandano al Futurismo, senza contenuti politici (riferendosi evidentemente al ventennio fascista), come parte della produzione artistica italiana, che "dialoga con gli edifici esistenti" per "costituire una appartenenza di luogo", con lo scopo di “costruire appartenenza e cittadinanza attraverso il linguaggio della contemporaneità”.

Sulla evocazione del senso di appartenenza, viste le reazioni dei cittadini, possiamo sin d’ora affermare che il Sindaco, che rivendica tale scelta, sia promotore di un tentativo fallito, proprio nei giorni in cui a Roma si chiude la mostra “il Tempo del Futurismo” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, promossa dal Ministero della Cultura.

Volendo giocare con le delucidazioni rilanciate nella scelta delle "plafoniere", la spiegazione offerta ci pare però più un rimando al vicino pub Depero, piuttosto che una annotazione storica.

Incuriosisce infatti il fatto che gli "'imbuti futuristi" debbano "dialogare" con palazzi edificati dopo il 1950, quando il futurismo italiano aveva ormai perso qualsiasi spinta propulsiva, mentre la corrente architettonica del “razionalismo” o del “funzionalismo”, in questo caso impropriamente messa a braccetto del “futurismo” seguiva la sua evoluzione sui binari delle architetture internazionali.

Peraltro, i due palazzi all’ingresso di Porta Cintia non sono qualificabili di particolare pregio storico od architettonico, né risulta furono mai celebrati, sin dalla edificazione, per un presunto “carattere identitario”.

Sul tema rimandiamo alla bella pubblicazione “Rieti Ieri e Oggi” nelle foto del compianto Luigi Berardinetti, che, anche dal punto di vista iconografico, racconta vicende e motivazioni con cui la città subì lo scempio della demolizione della porta preesistente, integrata nelle mura medioevali.

Berardinetti, rimarcò una scarsa partecipazione della Città del 1950 allo stravolgimento edilizio e viario di uno degli ingressi principali al Centro storico, spiegandolo con le difficoltà materiali di una popolazione fiaccata dal dopoguerra, che non si oppose a tale scelta, fiduciosa nell’operato dei propri rappresentanti in un mutato contesto politico.

Nell'epoca odierna, all’assalto ai “pali futuristi” a colpi di meme, la maggioranza consiliare risponde difendendo le proprie scelte con i rendering pubblicati sui social mesi addietro, e talvolta rivolgendosi con dubbio gusto alle critiche popolari.

Dovrebbe sapere, il Sindaco e la sua maggioranza, che l’onore del governo prevede l’onere di ascoltare ed elaborare la critica.

Se il governo, legittimamente, sceglie percorsi in cui la Città, in questo come in altri casi, non viene preventivamente coinvolta, deve mettere in conto il fatto che la responsabilità di scelte che vanno contro il sentire o le esigenze popolari è propria, e di nessun altro.

Conferenze stampa a progetti chiusi, se vogliono essere passerelle celebrative di avvio lavori, sono anche un'aggravante, perché suonano come prese in giro.

PALACORDONI DA STRISCIA LA NOTIZIAAbbiamo denunciato vicende sul PalaCordoni degne di Striscia la Notizia. Dopo milioni ...
10/02/2026

PALACORDONI DA STRISCIA LA NOTIZIA
Abbiamo denunciato vicende sul PalaCordoni degne di Striscia la Notizia.
Dopo milioni spesi sulla struttura, abbiamo un campo troppo corto per i campionati di basket, e infiltrazioni di acqua di pioggia.

Le risposte delle due assessore su "il Messaggero" di oggi qualificano meglio di ogni altra cosa la visione politica nella spesa di soldi pubblici.

Chiarinelli ammette che hanno speso milioni ma il tetto non era incluso nei lavori.

Mestichelli scarica su Cattani. La Npc avrebbe preferito investire sul settore femminile, per il quale le misure del campo risultano regolamentari. Nel momento in cui sarà necessario rendere il campo regolamentare anche per il settore maschile, il Comune si attiverà per reperire i fondi necessari.

PalaCordoni: uno sfregio alla città, alla pallacanestro e al denaro pubblico.Il PalaCordoni ha rappresentato un pezzo im...
10/02/2026

PalaCordoni: uno sfregio alla città, alla pallacanestro e al denaro pubblico.

Il PalaCordoni ha rappresentato un pezzo importante della storia sportiva reatina. Nel campionato 1972-1973 la Brina Rieti, in questo “palazzetto” gremito di tifosi, batté la Ivlas Vigevano di un punto (58-57), vittoria che poi portò la squadra reatina alla bella a Pesaro e quindi per la prima volta in serie A. Negli anni recenti questa struttura sportiva è stata purtroppo protagonista di continui rimaneggiamenti e spese.

Con l’ultimo intervento, finanziato con il fondi del “parco dello sport” di Rieti2020, la passata Giunta di cdx appaltò alla ditta Roversi una ristrutturazione con un finanziamento di oltre 1 milione di Euro. Ma – incredibile a dirsi –ottenendo a fine lavori un campo di gioco inadeguato, per dimensioni, allo svolgimento di incontri ufficiali, salvo deroghe FIP.

Queste norme erano note, ma anziché progettare i lavori nel loro rispetto, si deviò nella speranza di una deroga della FIP. Ma per quale motivo la FIP avrebbe dovuto concedere una deroga? Nessuno. Infatti non la concesse, e al PalaCordoni i tornei di categoria superiore non si possono disputare.

La società sportiva NPC, che ha in concessione la struttura sportiva, è stata costretta ad accorciare il campo (ripitturando un parquet appena ripitturato) per poter almeno renderlo a norma per la serie D. Per poter ospitare partite di tornei superiori alla serie D (ma anche di eccellenza giovanile), il PalaCordoni appena ristrutturato, dovrebbe subire opere importanti e costose per allungare l’area di sfogo sulla linea dei canestri.

Su tali fatti NOME Officina Politica espresse già nel 2022 le proprie censure, ottenendo in rimando accuse di “disfattismo”. Non fummo ascoltati e si è compiuto così un vero capolavoro della politica.

Ma sabato scorso è giunta un’altra beffa. In occasione di una partita della squadra femminile, durante il Gio’ Day, una bella iniziativa di commemorazione di Gioacchino Fusacchia, alla fine del primo tempo la partita si interrompe, perché inizia a piovere sul parquet dal soffitto. Insomma milioni spesi per avere un PalaCordoni nuovo di pacca, inadeguato e con un tetto non impermeabile.

Un capolavoro dell’edilizia moderna e di lungimiranza politica. Insomma, un disastro totale, di cui nessuno parla in città, perché pare che ormai i reatini si siano abituati a tutto nella totale rassegnazione. Forse è bene ricordare loro che stiamo parlando di denaro pubblico: non sia mai qualcuno, oltre a noi, si possa all’improvviso indignare.

NOME Officina Politica apprezza ed appoggia il lavoro del consigliere di opposizione Maurizio Vassallo. Vi invitiamo a l...
06/02/2026

NOME Officina Politica apprezza ed appoggia il lavoro del consigliere di opposizione Maurizio Vassallo. Vi invitiamo a leggere con attenzione una sintesi dell'interpellanza, documenti densi di informazioni frutto di una meticoloso lavoro.
Se ne condividete i contenuti, diffondete anche voi.

Gruppo Per il Bene Comune:
“Un’interpellanza consiliare porta alla luce le criticità dell’operazione “Rigenerazione Urbana N. 17”. Dietro la definizione di un intervento di recupero, si configura un’operazione che solleva dubbi e interrogativi sulla sua piena conformità al quadro normativo di riferimento. Si sta realizzando un intervento che di rigenerazione sembra avere solo il nome, ma che nei fatti concretizza maggiori criticità per il territorio. L’intervento impone attenzione e approfondimento, poiché consuma una vasta quantità di suolo “vergine” e stravolge il volto della nostra città. La realizzazione, fra l’altro, di un edificio alto 20 metri, in forte scostamento rispetto a quelli in prossimità, risponde ad evidenti logiche di mercato e appare distante dalla necessità di sanare ambiti degradati.
I FATTI, CHIARI E INCONFUTABILI
CONSUMO DEL SUOLO VS. SOSTENIBILITÀ
Mentre si parla di sostenibilità, si assiste al consumo di suolo: trasferimento di volumi da aree già urbanizzate in area agricola totalmente inedificata a Campo Saino, in Zona C5 “Servizi Privati” di Piano Regolatore, in apparente contrasto con scopo e obiettivi della legge sulla rigenerazione.
DISCREPANZA CON LE PREVISIONI DEL PIANO REGOLATORE GENERALE
Il complesso edificato in zona C/5 presenta un edificio alto 20 metri, in palese contrasto con il limite di 8 metri fissato dalle N.T.A. del P.R.G. per tale zona a bassissima densità e destinata a “Parco privato”, con gravissimo impatto paesaggistico e ambientale, in netto scostamento da quanto previsto dallo strumento urbanistico. Ne consegue che l’altezza di 20 metri assentita con il Permesso di Costruire Convenzionato costituisce una deroga che appare priva dei necessari presupposti normativi.
ASSENZA DI STRUMENTI ATTUATIVI PER AREE DI NUOVA ESPANSIONE (C5-CAMPO SAINO) Il P.R.G. prescrive l’obbligo della redazione di uno strumento attuativo (Piano Particolareggiato, Piano di Lottizzazione); per l’intervento in questione si è fatto ricorso a un semplice “Permesso di Costruire Convenzionato”, agendo in assenza della pianificazione obbligatoria. Tale modus operandi, ricorrente nel Comune di Rieti, è già stato oggetto di censura dalla magistratura in altre zone (es. “Porrara”), dove è stato chiarito che senza strumenti attuativi sono consentiti solo interventi di manutenzione e ristrutturazione di edifici esistenti, il Comune continua ad autorizzare interventi episodici in territori privi di pianificazione organica.
CRITICITÀ PROCEDURALI: LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)
Il progetto, che altera radicalmente densità e parametri di Piano Regolatore, doveva essere sottoposto alla verifica dell’impatto sull’ambiente. Tale verifica è stata ingiustificatamente omessa, senza evidenti motivazioni tecniche a supporto, contrariamente a quanto avvenuto per altro progetto nella stessa zona, sottoposto a verifica di assoggettabilità.
RICONOSCIMENTO E PREMIALITÀ DI UN VOLUME TECNICO
Il compendio riguardante una cabina elettrica – e quindi un volume tecnico – solleva forti dubbi se è stato conteggiato come volume urbanistico esistente, al quale si è aggiunto un volume premiale pari al 30%. Tale interpretazione non appare aderente alle disposizioni normative di riferimento.
STANDARD INADEGUATI
Gli spazi pubblici ceduti al Comune (parcheggi e verde pubblico) rappresentano una palese criticità: non essendo fruibili da parte degli abitanti del nuovo insediamento, sembrano disattendere il principio di funzionalità richiamato nel Decreto che li stabilisce.
IL RICORSO ALLA RIGENERAZIONE URBANA
Sussistono ragionevoli perplessità che l’intervento persegua effettivi e preminenti interessi pubblici, evidenziando piuttosto oggettivi vantaggi per la parte privata. La Corte Costituzionale (analoghi pareri rilasciati dalla Regione Lazio, noti al Comune di Rieti che continua a ignorarli) ha recentemente ribadito che gli interventi di rigenerazione urbana non possono prescindere dalla pianificazione urbanistica comunale e devono essere giustificati da un chiaro interesse pubblico. A Rieti, una carenza di trasparenza su tale interesse rischia di farlo apparire soccombente rispetto alle logiche private.
CONSENSO ALLA DEROGA: con quale atto puntuale e con quali presupposti si è concessa la deroga nella vasta zona di Campo Saino per consentire la realizzazione di un edificio di 20 metri? Tale deroga riguarda la sola cubatura premiale?
TITOLO EDILIZIO: il Piano Regolatore prevede per edificare nella zona C5 di Campo Saino l’approvazione di uno strumento attuativo; è stato rilasciato un semplice Permesso di Costruire Convenzionato. Per quale motivo? (Il T.A.R. e il Consiglio di Stato hanno precisato i limiti e l’inadeguatezza del ricorso al Permesso a costruire convenzionato nelle zone soggette a strumenti attuativi, censurando il Comune di Rieti).
VALUTAZIONE AMBIENTALE: perché un intervento con forte impatto ambientale, peraltro in deroga alle Norme del Piano Regolatore e che ne altera i parametri essenziali, sia stato esentato dal richiedere il parere sulla V.A.S. o quantomeno la Valutazione di Assoggettabilità? E se tale mancanza non costituisca un vizio procedurale invalidante?
INESISTENZA DEGRADO: vi sono indagini, relazioni tecniche che comprovano il degrado socio-economico che rappresenta la condizione obbligatoria per attivare le previsioni della legge sulla rigenerazione urbana di due distinte aree la cui vocazione è implicita nella destinazione stabilita dal Piano Regolatore.
LA CABINA ELETTRICA: il progetto include una porzione di fabbricato precedentemente adibita a cabina elettrica. Trattandosi di un volume tecnico, tale porzione è stata considerata nel calcolo della volumetria trasferita e delle relative premialità del 30%?”

Indirizzo

Via Pennina, 19
Rieti
02100

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