02/08/2026
🔵 «𝐔𝐍 𝐁𝐄𝐋 𝐓𝐀𝐂𝐄𝐑 𝐌𝐀𝐈 𝐒𝐂𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐅𝐔» Cit.
C’è un vecchio detto popolare che invita a riflettere prima di parlare: «𝐔𝐧 𝐛𝐞𝐥 𝐭𝐚𝐜𝐞𝐫 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐟𝐮».
La risposta del Sindaco Lorenzo Pinna alle osservazioni di "Arriora" sembra fatta apposta per ricordarcelo.
𝐈𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐠𝐫𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐢𝐥 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐡𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐫𝐚 “𝐜𝐡𝐢 𝐟𝐚” 𝐞 “𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚”.
🔵🔵 Cominciamo proprio da questa ovvietà.
La maggioranza ha l’onore e l’onere di amministrare. Deve decidere, spendere le risorse pubbliche e realizzare il proprio programma. 𝐌𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
La minoranza ha un altro compito: leggere, controllare e verificare gli atti. 𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐩𝐫𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚.
Il Sindaco sostiene che gli atti siano regolari perché sono stati preparati dagli uffici, controllati dai responsabili e, quando necessario, esaminati dal revisore o da professionisti esterni.
Ma noi non abbiamo chiesto chi abbia preparato i documenti. Abbiamo chiesto perché nei documenti siano scritte cose diverse.
𝑷𝒓𝒐𝒗𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂 𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒓𝒍𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂, 𝒄𝒐𝒏 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒊.
🔵1. 𝐋𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐡𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞
Nella relazione sul servizio dei rifiuti il contratto scade il 30 novembre 2026. Nel file Excel lo stesso contratto arriva fino al 31 maggio 2028.
Non possono essere corrette entrambe le date.
Nello stesso fascicolo, inoltre, oltre 82 mila euro di costi per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti vengono attribuiti una volta al Comune e un’altra volta al gestore.
Non abbiamo detto che quei costi siano scomparsi. Abbiamo chiesto chi debba realmente sostenerli e quale dei due documenti racconti la situazione corretta.
Dire che gli atti sono stati controllati non risponde alla domanda.
🔵2. 𝐔𝐧 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨, 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚, 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞
Il bonus sociale nazionale sui rifiuti è stato creato per aiutare le famiglie con un reddito basso e riguarda le abitazioni.
Nella proposta del Comune viene invece riferito alle utenze non domestiche, cioè a negozi, attività economiche e imprese.
Il Comune può decidere di aiutare anche le imprese, ma deve seguire un altro percorso: stabilire chi ne ha diritto, con quali criteri e con quali risorse.
Non si può prendere un’agevolazione destinata alle famiglie in difficoltà e scrivere semplicemente che viene riconosciuta alle attività economiche.
Nello stesso documento la terza rata del 2026 viene perfino indicata come TARI 2025.
Sono domande concrete. La “scena” non c’entra nulla.
🔵3. 𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢
Al Consiglio è stato chiesto di ratificare la deliberazione di Giunta n. 41 del 17 giugno. Ma l’allegato consegnato ai consiglieri riportava, in ogni pagina, la deliberazione n. 45 del 16 giugno.
Un numero diverso e una data diversa.
È come chiedere a una persona di firmare l’acquisto di un terreno mostrandole i documenti di un altro terreno.
Quale deliberazione stavamo realmente ratificando?
Il Sindaco afferma inoltre di aver mostrato durante la seduta i pareri del revisore. Ne prendiamo atto. Noi abbiamo detto una cosa diversa: quei pareri non erano compresi nella documentazione ufficialmente consegnata ai consiglieri prima del Consiglio.
Un documento che deve essere studiato non si mostra per qualche minuto mentre si sta già discutendo e votando.
🔵4. 𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐢𝐚 𝐢𝐥 “𝐬𝐢̀” 𝐬𝐢𝐚 𝐢𝐥 “𝐧𝐨”
Nella relazione sugli equilibri di bilancio erano rimaste contemporaneamente risposte opposte.
In alcuni passaggi il documento diceva che non esistevano criticità; subito dopo lasciava aperta anche la risposta contraria. Lo stesso accadeva per i debiti fuori bilancio, i programmi di spesa e la situazione di cassa.
È come compilare un modulo mettendo la croce sia sulla casella “sì” sia sulla casella “no” e poi chiedere al Consiglio di approvarlo.
C’era inoltre un progetto PNRR da 480 mila euro per l’asilo nido che non aveva raggiunto un obiettivo previsto entro il 30 giugno. Abbiamo chiesto di conoscere lo stato dei lavori e le possibili conseguenze per il Comune.
Anche su questo nessuna risposta.
🔵5. 𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐜𝐲 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜’𝐞̀
Il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali ordina agli uffici di utilizzare uno schema chiamato “Allegato A”.
Ma l’Allegato A non era presente.
È come approvare un regolamento che obbliga i cittadini a compilare un modulo senza fornire quel modulo.
Il regolamento confonde inoltre due figure diverse: il DPO, che vigila e consiglia il Comune sulla protezione dei dati, e il Responsabile del trattamento, che utilizza i dati per conto del Comune.
Il Sindaco risponde che il testo è stato preparato da un professionista esterno esperto.
Non mettiamo in dubbio i titoli del professionista. Chiediamo semplicemente: dov’è l’Allegato A e perché due figure diverse vengono confuse nello stesso articolo?
Una firma o un curriculum non fanno comparire un allegato mancante.
Per proteggere il Comune abbiamo chiesto di rinviare il punto, completare il regolamento e correggere l’errore. Il Sindaco ha risposto: «No, lo portiamo ai voti».
I documenti possono arrivare anche con un carretto: devono però arrivare tutti
Il Sindaco precisa che non esiste l’obbligo di trasmettere gli allegati via e-mail.
Non abbiamo mai sostenuto il contrario.
I documenti possono essere inviati tramite PEC, posta elettronica, consegnati con una chiavetta USB o messi a disposizione negli uffici. Potrebbero arrivare anche con un carretto: il problema non è il mezzo.
Il problema è che i consiglieri devono ricevere tutti i documenti e avere il tempo di leggerli prima della votazione.
Il Capogruppo di "Arriora"