La casa comunale di Ripacandida è posta a 620 m s.l.m., il punto più alto del centro abitato corrisponde a Piazza del Popolo, sita a 622 m s.l.m., mentre, per ciò che riguarda l'intero territorio comunale, l'altitudine minima è di 397 m s.l.m., in località Piano dell'Altare e l'altitudine massima è di 976 m s.l.m., in località Serra Cocuzza. Ripacandida è, con 620 m s.l.m., il 74º comune della Bas
ilicata per altezza, il 68º a livello provinciale; inoltre, è, con 33,22 km², il 104º comune della Basilicata per superficie, e 76º a livello provinciale. Secondo la tradizione orale, sembra che l'abitato di Ripacandida sia stato edificato dai romani con il nome di Candida Latinorum (resti di acquedotto romano). Altri studiosi, invece, affermano che il nome derivi dal colle di colore bianco su cui sorge. Il centro attuale è situato in parte su un insediamento frequentato dal VII al IV sec.a.C. L'abitato moderno risale al tempo delle invasioni gotiche, quando gli abitanti dalla valle si trasferiscono sul colle, e costruiscono le loro case intorno al tempio dedicato a Giove (castello attuale e Chiesa Madre). I longobardi fortificano la zona con mura inframmezzate da torri. La costruzione dei primi edifici religiosi risale all’emanazione della bolla papale di Eugenio III, con la quale vengono costruite le chiese di San Donato, San Pietro, San Zaccaria, San Gregorio. Ripacandida partecipa alla prima crociata; dopodiché si iscrive nel catalogo dei Baroni con i suoi tredici nobili, per partecipare alla terza crociata, quella di Guglielmo il Buono. A Roberto di Ripacandida, Federico II incarica di custodire alcuni prigionieri lombardi; la zona sarà chiamata in seguito Massa Lombarda (l'odierna Ginestra). Si susseguono numerosi feudatari: i Caracciolo, i Grimaldi, i Boccapianola, i Tironi. L'ultimo padrone è il duca Mazzacara (1806). Una prima colonia di profughi albanesi nel 1482 viene ospitata in una zona periferica chiamata Cantone e successivamente trasferita a Massa Lombarda. Durante la Battaglia di Lepanto, Ripacandida ne partecipa attivamente; in questo periodo apparteneva ai Grimaldi, Principi di Monaco, Marchesi di Campagna e Signori di Ripacandida dal 1532 al 1641. Tra cinquecento e settecento è sede di uno studio di Teologia. Nell'aprile del 1861, si schierò con i briganti capeggiati da Carmine Crocco, in quell'occasione ci fu la prima vittima: il capitano della guardia nazionale Michele Anastasia. Alla fine dell'Ottocento inizia il fenomeno dell'emigrazione: si abbandona la terra in cerca di un futuro più dignitoso. Negli USA, precisamente nello Stato dell'Illinois, vi è una cittadina di nome Blue Island costituita da immigrati ripacandidesi. Oggi il centro abitato di Ripacandida sorge su una rupe immersa tra le colline della zona del Vulture-Melfese. Le produzioni più notevoli sono quelle l'aglianico del Vulture, l'olio extravergine d'oliva, il miele e lo zafferano: il comune, infatti, è città del miele dal 2003, città del vino dal 2003, città dell'olio dal 2005 e città dello zafferano dal 2020. Il piccolo borgo di Ripacandida è definito anche “piccola Assisi” della Basilicata per gli affreschi che decorano le pareti dello splendido santuario francescano dedicato a San Donato Vescovo, patrono della cittadina. Nel 2020 il comune di Ripacandida è entrato a far parte dei “Siti Storici dei Grimaldi di Monaco“. Il paese è noto come terra di santi: qui sono nati o hanno vissuto alcuni uomini di chiesa, quali i santi Donatello, Mariano e Laviero, il venerabile Giambattista Rossi e Maria Teresa Araneo, conosciuta come Suor Maria di Gesù. Nella parte inferiore dell’abitato scorre la fiumara di Ripacandida (l’Arcidiaconata), dove sono visibili i resti di un acquedotto romano. Di notevole interesse è la Chiesa di San Donato, la più antica tra le numerose chiese di Ripacandida. Il paese è gemellato con Anzi (dal 19 dicembre 2008), Assisi (dal 28 settembre 2008), Auletta (dal 9 agosto 1966), Blue Island (USA, dal 12 agosto 2006), Caposele (dal 2002), Contursi Terme (dal 10 marzo 1990) e Muro Lucano (dal 2002).