27/08/2026
LA POVERTÀ È UN OSTACOLO ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA
Durante il campo estivo che abbiamo organizzato quest'anno a Livingstone, in Zambia, un giorno si è parlato con i bambini della tutela dell'ambiente. Tra le altre cose, è stato spiegato loro che sarebbe importante ridurre l'uso della carbonella per cucinare, perché per produrla vengono tagliati molti alberi, contribuendo alla deforestazione e al cambiamento climatico. Sarebbe quindi preferibile utilizzare il gas o, ancora meglio dove è possibile, l'elettricità.
MA PERCHÉ LA CARBONELLA RAPPRESENTA UN PROBLEMA COSÌ SERIO? Per produrla non basta raccogliere qualche ramo secco. Si taglia il legname, lo si accumula e lo si ricopre generalmente di terra, lasciandolo bruciare molto lentamente con poco ossigeno per diversi giorni. È il processo di carbonizzazione: una parte del legno viene trasformata in carbone vegetale, mentre una grande parte della materia e dell'energia originaria viene dispersa durante il processo.
In Zambia questo sistema tradizionale è spesso molto inefficiente. I tradizionali forni di terra possono avere una resa di appena il 10% circa: significa che per ottenere 1 kg di carbonella possono essere necessari circa 10 kg di legna. In altre parole, da 100 kg di legname tagliato possono rimanere soltanto una decina di chili di carbonella. Per produrre relativamente poca carbonella occorre una quantità molto maggiore di legname.
Il danno ambientale avviene quindi in più momenti. Prima vengono abbattuti gli alberi; poi, durante la trasformazione della legna in carbonella, una parte consistente dell'energia viene persa e vengono prodotte emissioni; infine la carbonella viene nuovamente bruciata nelle case per cucinare. Se gli alberi vengono tagliati più velocemente di quanto la vegetazione riesca a rigenerarsi, il risultato è la progressiva riduzione delle foreste, con conseguenze sul terreno, sulla biodiversità e sulla capacità della vegetazione di assorbire CO₂.
C'è inoltre un problema che riguarda direttamente le persone. La combustione della carbonella e degli altri combustibili solidi in fornelli inefficienti produce particolato e altri inquinanti dannosi, soprattutto quando si cucina in ambienti poco ventilati. È un problema che colpisce in particolare donne e bambini, che trascorrono più tempo vicino al luogo dove si cucina.
Il ragionamento fatto con i bambini, quindi, è giusto. Ma, vivendo qualche giorno a contatto con la realtà locale, ci siamo posti una domanda: perché allora tante famiglie continuano a cucinare con la carbonella?
La risposta più immediata è: perché sono povere.
Abbiamo cominciato così a pensare a un piccolo progetto per aiutare alcune famiglie ad abbandonare la carbonella. Si potrebbe fornire, magari chiedendo anche una loro partecipazione alla spesa, un fornello a gas con due bombole. Oppure una piastra elettrica efficiente e una pentola a pressione elettrica, che permette di ridurre molto i tempi e i consumi per le cotture più lunghe.
Facendo qualche calcolo, l'elettricità, che a Livingstone a differenza del resto dello Zambia ha poche interruzioni, risulterebbe spesso conveniente anche economicamente. Eppure il problema non è risolto.
Una famiglia molto povera vive infatti in una situazione di continua emergenza. Se riceve un fornello, potrebbe essere costretta a rivenderlo perché improvvisamente servono soldi per il cibo, per una malattia, per la scuola dei figli o per qualche altra necessità urgente. Se utilizza il gas, quando la bombola finisce deve avere abbastanza denaro disponibile per ricaricarla. Se utilizza l'elettricità, deve acquistare in anticipo il credito necessario, perché il sistema è prepagato. Anche se alla fine del mese avrebbe speso meno, deve comunque avere oggi i soldi per poter risparmiare domani.
ED È PROPRIO QUESTO UNO DEI PARADOSSI DELLA POVERTÀ.
Chi ha una certa sicurezza economica può investire per spendere meno: può comprare un elettrodomestico più efficiente, installare pannelli solari, migliorare l'isolamento della casa o scegliere una fonte energetica più conveniente. Chi vive giorno per giorno, invece, spesso non può permettersi l'investimento iniziale, anche quando sa che nel lungo periodo gli farebbe risparmiare.
C'è poi un problema di abitudini e di fiducia. Se per generazioni si è cucinato con la carbonella, è difficile convincersi che per una lunga cottura l'elettricità possa costare meno. Non basta spiegare che una soluzione è più efficiente: bisogna poterla sperimentare e, soprattutto, avere una situazione economica sufficientemente stabile per adottarla.
Questa piccola esperienza africana ci ha fatto comprendere qualcosa di un problema molto più grande.
NON POSSIAMO AFFRONTARE SERIAMENTE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SENZA AFFRONTARE CONTEMPORANEAMENTE LA POVERTÀ.
Noi dei Paesi più ricchi possiamo chiedere di ridurre le emissioni, proteggere le foreste e utilizzare energie più pulite. Ma non possiamo pretendere che una famiglia che ogni giorno deve preoccuparsi di mettere qualcosa nel piatto dei propri figli faccia dell'ambiente la sua prima preoccupazione.
Per questo aiutare i Paesi più poveri a svilupparsi non è qualcosa di separato dalla lotta al cambiamento climatico. È parte della stessa sfida.
Una famiglia che raggiunge una maggiore stabilità economica può permettersi di scegliere una cucina più efficiente, consumare meno combustibile, usare energia più pulita e pensare non soltanto alla necessità di oggi, ma anche alle conseguenze di domani.
Forse una delle lezioni che abbiamo portato a casa dallo Zambia è proprio questa: per chiedere a una persona di pensare al futuro del pianeta, dobbiamo aiutarla ad avere un futuro a cui poter pensare.