09/05/2026
𝗕𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲, 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝗹𝗮𝗺𝗯𝗶𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗼. 𝗣𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮: «𝗖𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗮𝗶 𝗽𝗶𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶»
«Abbiamo passato momenti di paura, di terrore. I bambini che piangevano. Le fiamme a poca distanza dalle case. Mai vista una cosa del genere. Speriamo solo che sia tutto finito e che non ci siano nelle prossime ore riprese di focolai non definitivamente spenti».
Brucia da tre giorni il monte Camino, il massiccio montuoso che separa Lazio e Campania, e che si allunga e domina nei comuni di Galluccio, Rocca d'Evandro e Mignano Monte Lungo, teatro nell'inverno del 1943 di sanguinosi mesi di battaglie durante la Seconda guerra mondiale tra gli Alleati e l'esercito tedesco. E proprio la presenza di ordigni bellici - alcuni esplosi in queste ore - hanno reso particolarmente difficoltose e suggerito cautela durante le operazioni di spegnimento delle squadre impegnate sui vari fronti interessati dal fuoco.
A complicare poi il tutto, il forte vento che ha interessato l'area, con la preoccupazione principale, oltre ai danni ambientali, di un possibile coinvolgimento di alcuni adiacenti piccoli borghi, come Campo, Mieli, Saraceni e Calabritto. Il territorio maggiormente colpito - e da cui è partito l'incendio - è quello di Galluccio, che si ritrova dopo le tre giornate di fuoco con una montagna completamente distrutta dal punto di vista naturalistico, con uno scenario annerito che non sa più di bellezza, di vita, colori primaverili.
Per comprendere la gravità della situazione che ha vissuto il centro dell'Alto Casertano, in cui si è aperta anticipatamente la triste stagione degli incendi in Terra di Lavoro, basta vedere le forze che hanno operato per fronteggiare le fiamme, con due canadair ed un elicottero impegnati in centinaia di lanci, mentre a terra a difesa di residenti ed abitazioni, i vigili del fuoco, insieme alla Protezione civile.
«Non si riusciva neanche a respirare - sottolinea una signora di Calabritto - abbiamo temuto il peggio, poi fortunatamente la situazione è migliorata». Ore di angoscia anche a Campo, dove l'incendio ha lambito gli spazi esterni di alcune case: «Devo ringraziare i vigili del fuoco - evidenzia uno dei proprietari - perché sono prontamente intervenuti con i loro mezzi ed hanno spento il tutto».
Stesse scene e preoccupazione nei vicini centri di Saraceni e Mieli, da dove partono i sentieri per la vetta della montagna, un luogo amato, tra l'altro, per la presenza di un piccolo santuario meta di pellegrini nella festività dell'Ascensione. «Ci auguriamo che la chiesetta non abbia subito danni. Siamo certi che la Madonna di monte Camino ci ha protetti da lassù...».
Dura la presa di posizione sugli eventi da parte di Franco Zunino, segretario nazionale dell'associazione Wilderness: «L'area per l’importanza storico-ambientale che la caratterizza rientra da vari anni sotto la nostra tutela. Bisogna risalire a chi ha causato questo scempio. Noi faremo le nostre azioni, lo stesso ci aspettiamo dai sindaci».
Articolo di Ildebrando Caputi - pubblicato da IL MATTINO dell’8 maggio 2026