18/08/2026
✍🏻 Oggi la Gazzetta di Parma pubblica un’interessante provocazione per la politica locale parmense. La raccolgo con vivo interesse.
Il tema è sentito dagli amministratori pubblici, ma raramente raggiunge la sensibilità dei cittadini. Dovere della politica è anche presentare questi argomenti con responsabilità, in modo chiaro e comprensibile, a chi intenda approfondirli.
Premessa: le fusioni di Comuni non sono le Unioni di Comuni.
Le fusioni generano un unico nuovo Comune e comportano l’estinzione dei Comuni da cui la fusione ha origine. Per essere deliberate è previsto il referendum delle popolazioni interessate e la nuova amministrazione beneficia di contributi statali e regionali.
L’Unione di Comuni, invece, mantiene intatti i Comuni che la compongono. È per sua natura più dinamica rispetto alle funzioni che può svolgere ed è reversibile. La sua costituzione avviene attraverso i Consigli Comunali e il sistema di sostegno economico è legato al conferimento e all’effettivo esercizio delle funzioni.
Fermi restando i principi di efficienza ed economicità, le due soluzioni non sono necessariamente alternative. Talvolta le Unioni possono essere propedeutiche alle fusioni e talvolta possono essere composte da Comuni già fusi. La soluzione più appropriata va individuata in relazione alle caratteristiche del territorio e alla dimensione ottimale dei servizi, non in astratto.
Entro quest’anno la Regione Emilia-Romagna opererà una revisione della normativa regionale che disciplina Unioni e Fusioni. Servirebbe, tuttavia, anche una riforma della legislazione nazionale, per ridefinire il rapporto fra Stato e Comuni.
L’Italia è un Paese di quasi 8.000 Comuni, ma continua ad avere una struttura amministrativa pensata per un’Italia demograficamente ed economicamente molto diversa da quella di oggi.
Io non abolirei per legge i piccoli Comuni — ammesso e non concesso che una simile soluzione sia costituzionalmente possibile.
Farei invece aggregazioni funzionali, anche obbligatorie, per la gestione di quei servizi nei quali la dimensione amministrativa è determinante (Personale e Risorse Umane, Polizia Locale, Protezione Civile, Informatica, Appalti, Tributi, Servizi Tecnici) e lascerei ai Comuni la funzione politica di rappresentanza della comunità.
È una distinzione fondamentale: il Comune come comunità politica e l’Unione come macchina amministrativa.
Non tutte le comunità devono necessariamente avere una struttura amministrativa completa e autonoma per poter conservare la propria identità, la propria rappresentanza e la propria capacità di partecipare democraticamente alle decisioni che le riguardano.
Alla politica nazionale, come talvolta anche a quella locale, manca spesso una visione di lungo periodo. Inseguire i contributi economici è importante e necessario, ma non sprecare risorse lo è altrettanto, forse anche di più.
E soprattutto c’è un principio che dovrebbe guidare ogni scelta istituzionale: lasciare alle future generazioni la possibilità di determinare democraticamente il proprio interesse vale più di qualsiasi contributo economico.
—Alessandro Gattara
Gazzetta di Parma, ANCI Emilia-Romagna, Anci.