Scuola di roccia Roccamorice

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Scuola di roccia Roccamorice La scuola risale alla fine degli anni ‘70. Nei primi anni ‘90 la parete è stata meglio attrezzata Arrampicata outdoor a Roccamorice in Abruzzo, Italia

19/10/2026
13/10/2026

LA SCALA WELZENBACH E L’EQUIVOCO DEL SESTO GRADO

Oggi un 6a può essere un obiettivo, un riscaldamento o una bella batosta. Ma per decenni il sesto grado ha rappresentato il massimo della difficoltà concepibile. Oltre? Si pensava fosse impossibile.

• Una scala con un tetto. Presentata nel 1926 da Willo Welzenbach, classificava le difficoltà dal I al VI grado: quest’ultimo indicava il limite delle possibilità umane.

• L’equivoco. Gli alpinisti continuavano ad aprire vie più difficili, ma la scala restava ferma. Tutto finiva nello stesso contenitore: il VI grado. Con qualche sorpresa per chi ripeteva le vie!

• Messner rompe gli schemi. Con il libro “Settimo grado”, nel 1972, mette in discussione quel limite. L’UIAA riconosce il VII nel 1978 e apre definitivamente la scala verso l’alto nel 1985.

• E il nostro nome? Sestogrado nasce proprio da quel confine storico tra l’alpinismo conosciuto e le possibilità ancora da esplorare.

Il grado aiuta a scegliere una via. Ma quando diventa un limite nella nostra testa, rischia di impedirci persino di provare.

A te è mai capitato di rinunciare a un tiro solo per il numero sulla guida?

17/09/2026

Tre giorni da solo sul Paretone, in pieno inverno

Nel febbraio del 1980 Giampiero Di Federico realizzò una delle imprese più significative della sua storia alpinistica: la prima salita invernale in solitaria del Terzo Pilastro del Paretone del Gran Sasso.

Tre giorni sulla parete, due bivacchi, neve, ghiaccio, vento e temperature rigidissime. Nessun telefono, nessuna radio. Davanti a lui circa 550 metri di roccia, neve e ghiaccio mai saliti prima in inverno.

In questa lunga intervista abbiamo ripercorso direttamente con Giampiero quei giorni: il primo tentativo interrotto da una grave ustione alla mano, il ritorno pochi giorni dopo, l’avvicinamento di oltre sette ore nella neve profonda, le notti trascorse sulla parete e infine l’uscita sulla cresta dopo tre giorni di scalata.

Un racconto che non parla soltanto di alpinismo, ma anche di paura, rischio, solitudine, libertà e rapporto con la montagna.

👇 Leggi il racconto completo su Neve Appennino

FOTO DI DAMIANO TATULLI

14/09/2026

Il Comune di Isola del Gran Sasso chiude temporaneamente la Ferrata Bafile per un danneggiamento strutturale. Nei giorni scorsi era stata chiusa anche la Ferrata dei Ginepri

22/06/2026
16/06/2026

La partita era finita.

Un intenso 2-2 tra Giappone e Paesi Bassi aveva regalato emozioni, applausi e migliaia di tifosi in festa al Dallas Stadium.

Quando l’arbitro ha fischiato la fine, la maggior parte del pubblico ha iniziato a lasciare gli spalti.

I tifosi giapponesi, invece, sono rimasti.

Uno dopo l’altro hanno preso dei sacchetti e hanno iniziato a raccogliere bottiglie, bicchieri, cartacce e ogni rifiuto trovato tra i sedili e nei corridoi.

Nessuno glielo aveva chiesto.

Non c’era una telecamera che li stesse aspettando.

Non c’era una ricompensa.

Solo la convinzione che un luogo utilizzato da migliaia di persone debba essere lasciato nelle stesse condizioni in cui è stato trovato.

Molti hanno utilizzato gli stessi sacchetti blu che poco prima agitavano per sostenere la propria squadra.

Una scena semplice, ma capace di raccontare molto più di una partita di calcio.

Dietro quel gesto c’è una cultura che insegna il rispetto fin dall’infanzia. In Giappone, infatti, i bambini imparano a pulire le proprie aule e gli spazi comuni della scuola. Non perché manchi qualcuno che possa farlo, ma perché prendersi cura di ciò che appartiene a tutti è considerato parte dell’educazione.

Per questo, ovunque vadano nel mondo, molti tifosi giapponesi portano con sé la stessa abitudine.

Che la loro squadra vinca, perda o pareggi, il comportamento non cambia.

Prima di andare via, raccolgono ciò che altri hanno lasciato.

Anche i giocatori della nazionale sono conosciuti per questo spirito. In più occasioni hanno lasciato gli spogliatoi perfettamente ordinati, accompagnando il gesto con messaggi di ringraziamento e piccole gru di carta realizzate con l’origami.

A Dallas, la scena ha colpito così tanto da coinvolgere anche il giocatore di football americano Jameis Winston, che si è unito ai tifosi aiutandoli a pulire gli spalti.

In un’epoca in cui si parla spesso di diritti, quel gesto ha ricordato qualcosa di altrettanto importante: i doveri.

Perché la civiltà non si misura nei grandi discorsi.

Si riconosce nei comportamenti che nessuno è obbligato a fare.

Raccogliere un rifiuto lasciato da altri non cambia il mondo.

Ma racconta il rispetto che si ha per gli altri, per i luoghi condivisi e per la comunità.

E forse è proprio per questo che, ancora una volta, quei tifosi hanno lasciato il segno ben oltre il risultato della partita.

Piccole Storie

13/03/2026

In questo ultimo episodio ripercorriamo gli ultimi anni di carriera di Giampiero e i suoi progetti futuri, tra imprese incredibili e attimi di paura.Racconte...

Indirizzo

Roccamorice
65020

Telefono

3406650939

Sito Web

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