02/09/2026
𝐕𝐞𝐫𝐛𝐮𝐧𝐝 𝐫𝐚𝐝𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚: 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐮 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐬 𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐚 𝐕𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐯𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Mentre a Romans continua il contestato iter autorizzativo per l’impianto proposto da Verbund Gree Power Italia (diramazione italiana dell’omonima austriaca) tra via del Castelliere e viale Trieste (poi diremo), negli ultimi giorni d’agosto è spuntata una nuova proposta la cui collocazione -un po’ a sorpresa di questi tempi- va a toccare la martoriata Versa. Di fronte agli affari non c’è dramma che tenga, con buona pace dei residenti, che vivono momenti di grande difficoltà e assieme all’amministrazione comunale chiedono a gran voce opere di difesa idraulica.
A presentare l’iniziativa, per essere corretti, è la società DR1 Srl con sede a Milano, partecipata però al cento per cento sempre da Verbund Green Power Italia, che ha messo gli occhi su un terreno a nord di Versa, nel pieno di quella che è già di fatto una zona di accumulo delle acque meteoriche, ma che -anche sulla base degli stretti contatti intervenuti con i tecnici regionali sino a qualche settimana fa- è destinata e dovrà diventare una zona di allagamento controllato a difesa dell’abitato.
Solito schema: zona agricola idonea per legge, limitrofa ad attività produttive (in questo caso una cava e un impianto di biogas), stavolta certamente lontana dagli abitati, ma in un ambito molto particolare e attraversato dall’ultima alluvione che, oltre al paese di Versa, ha devastato anche la strada SRGO6 rimasta chiusa per mesi. Unica differenza dovrebbe trattarsi di un impianto agrivoltaico (il nome indicato dalla società proponente: PV33 Baracca) su un area da 58.004 mq e con una potenza produttiva pari a 4.998,24 kW; la zona di consegna, invece, invece, sarebbe individuata nella cabina della zona produttiva di Cormons, attraverso il territorio comunale di Medea.
Ad ogni modo, pare incredibile che qualcuno ancora oggi non tenga conto di quanto avvenuto, ma ad un primo confronto online con i tecnici regionali è stato espresso chiaramente un concetto: 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞, 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐟𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐞 𝐢𝐝𝐫𝐚𝐮𝐥𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞!
Anzi, l’innalzamento dell’argine nord e la creazione della zona di allagamento controllata, con annesse stazioni di pompaggio e scarico, sono opere urgentissime che vanno finanziate e realizzate con priorità massima. Capiremo cosa ne pensa la Direzione ambiente che sovraintende a entrambe le materie, la difesa del suolo e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
Tutto questo, comunque, avviene in contemporanea con la ripresa dell’iter autorizzativo dell’impianto PV39 Romans, che su un area più ampia di 100.540 mq e una potenza pari a 5.999,04 kW, Verbund vorrebbe realizzare tra via del Castelliere e viale Trieste (con collegamento alla cabina di San Pier d'Isonzo).
Una proposta che ha subito diversi ridimensionamenti, ma che si pone tutt’ora in una posizione confinate con il centro urbano di Romans e per questo da subito e dai più ritenuta indigesta, Consiglio comunale compreso.
In questo caso, dopo diverse fasi istruttorie, tra osservazioni e integrazioni, si va verso la conferenza dei servizi che determinerà l’esito da parte della Regione.
La posizione del Comune di Romans d’Isonzo resterà coerente e negativa rispetto alla realizzazione di un siffatto impianto in quel determinato luogo. Una soluzione che, oltre a mortificare la funzione pianificatoria locale, nel caso di Romans toglie valore e significato anche alle previsioni del Piano paesaggistico regionale e incrina ogni logica di sviluppo territoriale.
𝐍𝐎𝐓𝐀: purtroppo entrambi i procedimenti autorizzatori e le relative proposte progettuali non sono accessibili pubblicamente sui portali regionali, ma ciascun interessato può presentare istanza di acceso documentale alla Direzione regionale ambiente in base al d.lgs. 195/2005, che attua la direttiva 2003/4/CE e garantisce il diritto di accesso (entro 30 giorni) alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche, oppure (anche in parallelo) attraverso una istanza di accesso civico generalizzato ex d.lgs. 33/2013.