28/06/2026
Una riflessione del nostro Claudio Marotta.
Buona lettura.
La destra, il colpevole che al cinema non vedrete. Una mia riflessione pubblicata su HuffPost Italia.
Buona lettura
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Ho seguito in questi giorni la polemica sul cinema Metropolitan. Senza capirne fino in fondo obiettivi e contorni.
Polemica in ogni caso legittima. Perché quando una sala storica viene snaturata, quando un luogo di cultura rischia di diventare l’ennesimo esercizio commerciale, non si può far finta di nulla.
Colpisce però un dettaglio.
In questa discussione, molto social, si parla molto del sindaco Gualtieri, delle forze progressiste romane, delle divisioni della sinistra, dei festival, delle arene, dei rapporti tra politica e cultura.
Si parla di tutto, insomma. Tranne dell’essenziale: della destra che governa la Regione.
Ed è curioso. Anzi, quasi geniale: un delitto urbanistico, quello del Metropolitan, con il principale indiziato che esce di scena al primo atto, mentre tutti litigano sulle luci di sala.
Perché, in realtà, sulla trasformazione del Metropolitan pesano responsabilità precise: un cambio di destinazione d’uso avviato nel 2019 dall’ex Sindaca Raggi e, soprattutto, un intervento normativo del 2025 con cui la destra regionale ha riaperto la strada a questa operazione.
La Regione Lazio governata da Francesco Rocca e da Fratelli d’Italia non è un passante distratto in questa sceneggiatura. È uno dei protagonisti della vicenda.
Lo dico perché c’ero.
C’ero nei giorni della durissima battaglia in Consiglio regionale contro la proposta di legge 171, poi diventata legge sull’urbanistica. Un testo con cui la destra ha provato ad allargare le maglie della cosiddetta rigenerazione urbana fino a trasformarla, troppo spesso, in una parola gentile per intendere “sacco edilizio”.
Le opposizioni — tutte — hanno fatto una battaglia seria. Il Partito Democratico, Sinistra Civica Ecologista, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Azione. Abbiamo costruito una barricata consiliare e politica per salvare il salvabile.
Abbiamo impedito che dentro quel testo finissero norme pericolose su paesaggio e agro romano. Abbiamo contrastato l’allargamento indiscriminato della rigenerazione urbana su Roma. E abbiamo evitato che oltre 50 sale cinematografiche chiuse a Roma e nel Lazio potessero essere trasformate, da un giorno all’altro, in supermercati, sale bingo o contenitori qualsiasi. Un successo abbastanza clamoroso perché costruito dall’opposizione che tutti dovrebbero rivendicare. E invece nulla.
Evidentemente, non abbiamo vinto su tutto. Sarebbe falso dirlo.
Dentro quella legge, infatti, è rimasta una norma che ha inciso proprio sulla vicenda del Metropolitan. E oggi ne vediamo gli effetti.
Ma se si racconta questa storia senza nominare la destra regionale, senza nominare i numeri schiaccianti che questa destra ha in consiglio regionale, si fa un torto alla verità. E anche alla città.
A Roma non è una novità l’emergere di ambienti e protagonisti che si esercitano nel tiro al bersaglio contro il proprio campo mentre la destra governa, decide, modifica le regole, orienta il futuro. Dimostrando ancora una volta che, nella bolla di una certa sinistra, esiste una cerchia ristretta di rumorosi professionisti della resa dei conti ad ogni tornante.
Noi tutti abbiamo bisogno di una sinistra esigente, certo. Capace di criticare anche il proprio campo. Ma non smemorata. Non narcisista. Non così innamorata della propria purezza da dimenticare chi, concretamente, sta governando il Paese e la Regione.
I cinema non sono solo sale.
Sono luoghi dove le persone imparano a guardarsi, a discutere, a restare comunità. Per questo chi riveste ruoli nelle istituzioni ha il compito di difenderli, anzi, direi di più, di rafforzarli. Proprio come abbiamo fatto con la nostra proposta in consiglio regionale di destinare 4 milioni di euro per sostenere la rete delle sale cinematografiche attraverso il modello dei terzi luoghi.
In consiglio regionale, le opposizioni tutte, il nostro lavoro l’abbiamo fatto. Non con sterili polemiche, ma con la chiarezza degli atti votati.
Tutto il resto è un brusio di sottofondo che non può fare altro che gonfiare il consenso di quella destra che vorrebbe cambiare la destinazione d’uso di tutti i cinema chiusi, non solo del Metropolitan di Roma.