11/07/2025
Basta bambini strappati ❤️
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COMUNICATO STAMPA
Quando un Bambino dice “NO”
Vietato l’uso della forza, della violenza e della costrizione per sottrarre un Bambino ai suoi genitori e per prelevarlo dalla sua casa.
Tanto più quando viene attivato un Progetto di Sostegno Familiare (Corte d’Appello di Torino)
Quando un Bambino dice “no”, ha un significato. E, quando lo dice, non lo dice solo per sé stesso ma anche per tutti gli altri bambini del mondo. Quando un Bambino dice “no”, bisogna ascoltarlo. E trovare, tra le sue parole, la soluzione alla questione che si vorrebbe risolvere.
Questa è l’ennesima storia di una Bambina – la chiameremo Marielle – che un plotone di persone (tutti gli anelli della Filiera Psichiatrica) è andato a prelevare più volte con la forza dalla propria casa e dalla propria famiglia.
Una Bambina che era stata indirizzata a una “Struttura Protetta”, a carattere sanitario.
In un primo momento era stata indirizzata verso una Comunità ma poi – vista l’asserita gravità della situazione – si è disposto che dovesse essere collocata direttamente in una Struttura Sanitaria.
Oggi, “Struttura Sanitaria” è il nome gentile e ufficiale di quelle che sono a tutti gli effetti MANICOMI PER BAMBINI. Ovvero luoghi in cui, oltre alla costrizione, c’è la contenzione e una pesante somministrazione di farmaci, prescritta da Psichiatri e Neuropsichiatri che determinano il futuro di questi Bambini.
In Italia sono stati chiusi i manicomi. Ma sono stati aperti e si sono moltiplicati i Manicomi per Bambini.
Perché questa storia ci interessa particolarmente? Non solo perché configura l’ennesimo caso emblematico di infrazione dei Diritti Umani ai danni dei nostri Bambini, ma anche per un motivo – invece – straordinariamente positivo e innovativo.
Cosa è accaduto?
La Famiglia ha cercato risposte. Ha ascoltato il “no” della figlia e ha cercato una soluzione, una risposta all’altezza del grido di dolore della ragazzina.
Ecco, allora, che lo scorso anno, invece di recarsi con la figlia a un appuntamento in cui avrebbero dovuto consegnarla agli Operatori Sanitari, hanno deciso di contattare l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare per trovare un’alternativa.
Il punto non è tanto dove la cosa sia avvenuta, ma che questa alternativa abbia funzionato.
Il Progetto Pedagogico Familiare, su questo nucleo, ha sostituito totalmente l’internamento della Bambina e ha dato dignità a tutta la Famiglia.
Di questa bambina si diceva che fosse “gravissima”. E la cosa peggiore è che tale definizione fosse stata riferita anche personalmente a lei. Che in un primo momento si era quasi convinta che per la sua gravità non avesse altra soluzione che essere strappata via e ricoverarsi “per il suo bene”.
E la cosa ancora più atroce è che il primo decreto disponeva che tale internamento dovesse avvenire attraverso il prelevamento della Bambina facendo ricorso “alla Forza Pubblica”. In barba a ogni Diritto Umano.
Ma la squadra composta dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri, dall’Avvocato Francesco Morcavallo – difensore della mamma – e dalla stessa Marielle con i suoi genitori è stata forte.
Ha seguito il programma costruito assieme con totale coinvolgimento.
E ci piace sottolineare il fatto che non ci sia voluto chissà quale programma speciale, per questa Famiglia, non è stata inventata alcune “scalata sulla luna” per ottenere i miglioramenti di cui la Famiglia aveva bisogno; sono bastati dei colloqui, degli indirizzi, delle attività, piccoli suggerimenti sull’educazione genitoriale, alcune strategie di studio, alcuni accorgimenti da osservare nella comunicazione con i compagni, utilizzando la parte più bella di sé: la sua capacità creativa, che la rende una grande artista con un uso dei colori che arriva a toccare l’anima, la sua danza leggera, il suo canto allegro.
Focalizzandosi sull’aspetto migliore della ragazzina, la si è resa capace di prendere buoni voti a scuola, di diventare parte di un gruppo di amici e di ritrovare un nucleo familiare coeso, al di là del fatto che i genitori siano separati come coppia.
È UNA STORIA SEMPLICE. EPPURE È UNA STORIA UNIVERSALE PERCHÉ, ALLA FINE, LA CORTE DI APPELLO DI TORINO HA SANCITO CHE LA BAMBINA POTESSE FINALMENTE RESTARE A CASA E SOPRATUTTO, HA ACCOLTO IL RECLAMO PER CUI MAI UN BAMBINO DEBBA ESSERE PRELEVATO CON LA FORZA PER ESSERE TRASCINATO IN UN MANICOMIO
Questa sentenza, allora, non riguarda solo Marielle e la sua Famiglia.
Riguarda tutti i Bambini d’Italia, per i quali farà giurisprudenza, ma anche tutti i Bambini del mondo. Perché rappresenta un Modello che si tradurrà in prassi e poi in Legge.
Da oggi, tutti i bambini, tutte le mamme, tutti i papà possono appellarsi e ricorrere a una Giustizia che li tuteli e affermi i loro Diritti Umani fondamentali, inalienabili.
E se in Italia rappresenta una garanzia formale – quella del precedente giuridico – nel resto del Mondo rappresenta una garanzia di sostanza: perché afferma e ricalca quegli stessi Diritti Umani Universali che sono sovraordinati a qualunque altra legge nazionale.
Tutelare i Bambini e i Ragazzi significa scrivere il nostro futuro.
Da oggi, il nostro futuro esprime ancor di più, con forza, i Diritti Umani Universali.
Perché quando un Bambino dice “no”, è sempre vero.
E il nostro compito è quello di diffondere la voce dei Bambini, in ogni angolo del Mondo.
Ufficio stampa Inpef