26/11/2022
Morti per lo Stato (immobile)
Di MassimoLucidi.it
direttore editoriale di The Map Report
A caldo scrivo questo editoriale. Con le lacrime agli occhi, per l'ingiustizia subita. L'ennesima morte ingiusta e ingiustificabile di innocenti... quanti bambini... che stamane all'alba sono stati dati per dispersi per poi scoprire che hanno perso la vita con le proprie mamme e papà. Perché la violenza delle acque piovose, oramai tropicalizzate, non poteva far altro che spazzare via ogni abusivismo dell'uomo, abusi costruiti su terreni sempre più fragili dalla facile compromissione di tubi, scoli e canali. Eppure, mi viene da dire subito che non basta prendersela con la pioggia e con l'uomo - un uomo avido e ignorante che fa dell'abuso edilizio la misura della propria libertà. No, questa volta non basta. Oggi, dinanzi a questo spettacolo di morte e distruzione, prevale il senso della responsabilità collettiva. Sono morti di Stato. Anzi, per lo Stato (immobile), che non ha saputo e, a questo punto persino voluto, gestire delle emergenze trasformandole in opportunità. Lo scrivo senza mezzi termini. Sono morti per lo "Stato immobile", rappresentato da una Istituzione incapace di dare risposte, di agire, che oggi perde il diritto di piangere i morti- diritto già perduto in passato dal Commissario straordinario di Governo per gli eventi sismici sull'isola d'Ischia del 21 agosto 2017. Urge, ancora una volta, l'intervento del Presidente della Repubblica, perché la Repubblica è in crisi. E non si tratta di crisi ambientale con gravissimi strascichi nel sociale e nel campo economico. È crisi civile: come possiamo spiegare al mondo, ai sopravvissuti, alla nostra comunità che un Commissariamento in 5 anni non sappia affrontare il pericolo imminente e cogliere l'opportunità di cambiare registro e ricostruire il territorio che è icona turistica di caratura internazionale? Quanti morti servono in Italia per muovere l'azione amministrativa contro pericoli imminenti? E quanta consapevolezza manca nei percorsi mentali di noi cittadini? Al tempo del cambiamento climatico dobbiamo inserire nel nostro pensiero quotidiano nuovi diritti - diritti che, inevitabilmente, si accompagnano a nuovi doveri ambientali. Dobbiamo avere consapevolezza, se non contezza tecnica, che in Italia ci sono altre colline franose, altri abusi edilizi; ed è ora che il commissariamento e gli enti immobili si diano da fare.
Foto da Corriere della Sera