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Basta con le bugie! A Roma negli ultimi 4 anni sono stati piantati 67.640 alberi, in oltre 600 luoghi diversi, tra strad...
08/08/2026

Basta con le bugie!

A Roma negli ultimi 4 anni sono stati piantati 67.640 alberi, in oltre 600 luoghi diversi, tra strade e parchi, con un aumento del 499% rispetto ai periodi precedenti.

Roma fa crescere il verde.

"Il fatto è la cosa più ostinata che esista"

C'è una bugia che sta circolando sui social secondo la quale a Roma ci sarebbero meno alberature rispetto al passato. Non è così: negli ultimi 4 anni sono stati piantati 67.640 alberi a fronte di circa 29.000 abbattimenti, effettuati esclusivamente per motivi di sicurezza o perché le piante erano ormai compromesse; abbattimenti che vengono fatti solo dopo due pareri concordi da parte di due diversi agronomi.

Il saldo complessivo è quindi positivo: +37.800 alberi.

C'è un solo modo di rispondere alle fake news: con i fatti

Come sono stati spesi i fondi del Pnrr?  Ecco una risposta: Per nidi e scuole d'infanzia, a Roma,  arrivano  400 posti i...
27/07/2026

Come sono stati spesi i fondi del Pnrr?
Ecco una risposta:

Per nidi e scuole d'infanzia, a Roma, arrivano 400 posti in più.

Si tratta di un piano da 70 milioni di euro finanziato dal Pnrr e fondi ordinari del Comune e dei Municipi.

A settembre, le porte si apriranno Al Fantabosco (90 tra bambini e bambine) e a Val Cannuta (fino a 120 posti) nel XIII Municipio.

Entro gennaio apriranno altre tre nuove strutture.

Per l'Assessora alla scuola Claudia Pratelli (RF) è un "passaggio concreto dalle infrastrutture al servizio vero e proprio"- Ma è solo il primo passo: ora, occorrono fondi per la gestione ordinaria. Gli enti locali hanno bisogno di risorse stabili per dare continuità ai servizi.

In particolare, le Nta si occupano del contenimento degli affitti turistici quando depauperano il tessuto sociale della ...
24/07/2026

In particolare, le Nta si occupano del contenimento degli affitti turistici quando depauperano il tessuto sociale della città allontanando i residenti, una delle battaglie di Roma Futura.

L’emergenza abitativa è una realtà: in dieci anni gli immobili residenziali romani destinati alla locazione turistica sono passati da 4mila a 45mila; l’aumento è stato del 1125 per cento.

Roma è la prima grande città a prevedere delle limitazioni nelle Nta introducendo la categoria urbanistica delle abitazioni a uso ricettivo: un riconoscimento che consente di porre limiti anche grazie a una legge regionale del 2022.

Infine, nelle Nta un articolo rimanda a un regolamento sugli affitti brevi che Roma si è impegnata a redigere. Un’ipotesi discussa con il comitato del centro storico Grorab, Gruppo romano regolamentazione affitti brevi.
Ora deve essere emanato il regolamento

Riportiamo, qui, l'articolo di Giovanni Caudo, capogruppo di Roma Futura, apparso oggi su Il Manifesto."L’Assemblea capi...
16/07/2026

Riportiamo, qui, l'articolo di Giovanni Caudo, capogruppo di Roma Futura, apparso oggi su Il Manifesto.

"L’Assemblea capitolina discute questa settimana le controdeduzioni alle osservazioni sulla variante alle Norme tecniche di attuazione (Nta) del piano regolatore generale. É un atto politico sull’idea di città che si vuole perseguire. Le norme urbanistiche non risolvono da sole le crisi abitative né fermano automaticamente la rendita. Fissano però dei limiti e aprono delle possibilità, stabiliscono priorità. È da qui che bisogna ripartire per discutere di radicalità a sinistra. Roma è in forte trasformazione: investimenti publici, Pnrr, Giubileo, pressione turistica, crisi climatica, consumo di suolo…Un ciclo che richiede un forte presidio del rapporto tra pubblico e privato. Per noi di Roma Futura radicalità significa stare nel problema. A volte la soluzione è già prevista nelle norme o determinata dai rapporti di forza. Altre volte si creano condizioni nuove. Anche questo è governo di sinistra: agire dentro i processi per contrastare le disuguguaglianze.
Sbaglia chi legge l’amministrazione Gualtieri come una riproposizione del vecchio modello Roma, una replica del “ma anche” veltroniano. Le contraddizioni esistono perché questa amministrazione sceglie di stare nei problemi.
La variente alle Nta è un esempio concreto. Non è un nuovo Prg, ma un terreno su cui imprimere una direzione politica: edilizia residenziale sociale, limiti all’uso turistico, regole per le abitazioni a uso ricettivo, stop a nuovo consumo di suolo agricolo. La radicalità non consiste nel dire “tutto o niente” ma nel riconoscere dove il rapporto di forza ha prodotto avanzamenti e dove va riaperto.
Dire “Roma per chi?” è giusto. Ma rispondere “per i residenti” impone altre domande: quali residenti, quali quartieri, con quali bisogni e condizioni sociali?
Roma cambierà quando le diagnosi entreranno nelle regole, nei bilanci, nei limiti alla rendita, nei servizi e negli spazi pubblici. È così che la critica più esigente diventa capacità di governo.
Per questa radicalità non serve l’ennesima distinzione a sinistra, ma un dialogo con la città che vuole sperimentare questo modo di governare.
Per questo, a ottobre, Roma Futura promuove “Roma prossima”, un confronto pubblico sul futuro della città, da fare insieme ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, alle forze sociali e politiche, per discutere non solo di ciò che è stato fatto, ma soprattutto di come esercitare una radicalità di governo."

Il 30 giugno si è chiusa la stagione del Pnrr. Per anni ne abbiamo discusso con parole tecniche: risorse, scadenze, mile...
09/07/2026

Il 30 giugno si è chiusa la stagione del Pnrr. Per anni ne abbiamo discusso con parole tecniche: risorse, scadenze, milestone, target, gare, cantieri, capacità di spesa. Era inevitabile. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato il più grande programma di investimenti pubblici della storia recente del Paese e la prima preoccupazione era capire se le amministrazioni sarebbero state in grado di trasformare quelle risorse in opere, servizi e risultati concreti.

Ora, però, la domanda cambia. Non basta chiedersi quanto si è speso o quanti interventi avviati. La vera questione è che cosa resta. Quale eredità lascia il Pnrr alle città, ai Comuni, alle comunità? E soprattutto: chi garantirà che ciò che è stato costruito continui a funzionare?
Il Pnrr prima che un piano di investimenti è stato un laboratorio di governo pubblico. Ha obbligato Unione europea, Stato, Regioni e Comuni a lavorare dentro un quadro comune di obiettivi, monitoraggio e responsabilità. Ha compresso i tempi, introdotto una cultura della misurazione dei risultati e chiesto alle amministrazioni non solo di spendere, ma di dimostrare che quella spesa producesse effetti.
Molte critiche sono state ingenerose. Non perché il Piano non abbia avuto limiti, ritardi o contraddizioni. Li ha avuti. Ma troppo spesso il giudizio pubblico ha confuso livelli diversi di responsabilità, mettendo sullo stesso piano chi ha programmato, chi ha finanziato e chi ha dovuto realizzare gli interventi nei territori. I Comuni si sono trovati in prima linea, con strutture amministrative già sotto pressione.
Roma è un esempio evidente, ma il punto riguarda tutte le città italiane che, grazie al Piano, hanno potuto realizzare scuole, asili nido, poli civici, impianti sportivi, spazi pubblici, servizi di prossimità e interventi nelle periferie.
Ora arriva il passaggio più delicato: trasformare investimenti straordinari in servizi ordinari e permanenti. Una scuola va aperta, un asilo va gestito, un impianto sportivo va mantenuto, uno spazio civico va animato, un servizio sociale va sostenuto nel tempo. Il valore di un investimento non si misura nel giorno dell’inaugurazione, ma nella sua capacità di cambiare stabilmente la vita delle persone.
Sarebbe una beffa se proprio chi ha fatto funzionare il Pnrr, contribuendo in modo decisivo al successo italiano del Piano, si ritrovasse ora con i debiti per mantenere i servizi che quel Piano ha reso possibili. Sarebbe paradossale chiedere ai Comuni di essere protagonisti dell’attuazione e poi lasciarli soli nella fase più importante: quella della continuità. Se questa viene meno, non si perde solo l’efficacia dell’investimento: si indebolisce la credibilità dell’azione pubblica.
Per questo la spesa corrente non è una questione contabile, ma politica. Riguarda il futuro della finanza locale, il ruolo dello Stato, la manutenzione delle infrastrutture, il personale necessario a far vivere i servizi. Dopo il Pnrr non serve soltanto chiedersi quali nuovi fondi arriveranno. Serve prima di tutto garantire che ciò che è stato realizzato non si spenga.
Qui il rapporto con il governo nazionale diventa decisivo. I Comuni hanno fatto uno sforzo enorme, spesso superiore alle proprie forze ordinarie, per una sfida che riguardava l’intero Paese. Ora il Paese deve riconoscere quello sforzo e costruire strumenti stabili per accompagnarlo. La continuità degli asili, dei poli civici, degli spazi rigenerati e dei servizi di prossimità non può dipendere solo dai singoli bilanci comunali.

C’è poi un secondo lascito da non disperdere: il legame più diretto tra Europa e città. Il Pnrr, nato come risposta europea alla crisi pandemica, ha mostrato che le grandi sfide contemporanee passano dai territori urbani: transizione ecologica, mobilità, inclusione sociale, casa, servizi, digitalizzazione, riduzione delle disuguaglianze. Per la prima volta i Comuni non sono stati soltanto destinatari di risorse europee, ma attori operativi di una strategia comune.
Questa relazione va conservata e rafforzata. Mentre si discute il futuro bilancio europeo e la prossima stagione delle politiche di coesione, sarebbe un errore tornare a un modello in cui le città restano ai margini della programmazione. L’Europa ha bisogno delle città non come terminali amministrativi, ma come luoghi in cui le politiche diventano vita quotidiana.
Il Pnrr non va celebrato acriticamente. Va valutato con serietà. Dovremo capire quali interventi hanno funzionato, quali disuguaglianze sono state ridotte e quali sono rimaste aperte. Ma il giudizio non può fermarsi alla contabilità delle opere. Il vero bilancio comincia adesso: nella capacità di rendere permanente ciò che è nato come straordinario.
Il Piano è finito. I servizi, i diritti e le aspettative che ha generato non possono finire con lui.

L'articolo è di Giovanni Caudo di Roma Futura e Presidente della Commissione PNRR

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Quale eredità il PNRR consegnerà a Roma?Su questo ci siamo interrogati oggi durante l'incontro promosso dalla Commission...
22/06/2026

Quale eredità il PNRR consegnerà a Roma?

Su questo ci siamo interrogati oggi durante l'incontro promosso dalla Commissione speciale Pnrr e dal sindaco Roberto Gualtieri "Il futuro non è ordinario - Roma dopo il PNRR".

Ecco quello che ha precisato
Giovanni Caudo, Presidente della commissione speciale Pnrr, nel suo intervento:

"La sfida del dopo-PNRR consiste in questo: trasformare investimenti straordinari in servizi ordinari e permanenti.

Dobbiamo interrogarci sulla
capacità degli investimenti di incidere sulla struttura economica, sociale e istituzionale della città, riducendo le disuguaglianze urbane.

Ma il PNRR è stato anche un grande laboratorio di governo pubblico. Ha costretto istituzioni appartenenti a livelli diversi – Unione Europea, Stato e Comuni – a operare all’interno di un sistema condiviso di obiettivi, monitoraggio, valutazione e responsabilità. Ha richiesto forme di coordinamento amministrativo che raramente avevano raggiunto una tale intensità. Ha imposto tempi, procedure e modalità di lavoro.

La nuova normalità che si apre dopo il PNRR ora richiede una responsabilità condivisa: istituzioni capaci di orientare e programmare e un sistema economico disposto a investire nella competitività della città senza separarla dalla coesione sociale."

APPROVATA MOZIONE ADEGUAMENTO MULTILINGUISTICO DEI SERVIZI PUBBLICI E MODULISTICA DI ROMA CAPITALE, PER UNA WELFARE CITT...
18/06/2026

APPROVATA MOZIONE ADEGUAMENTO MULTILINGUISTICO DEI SERVIZI PUBBLICI E MODULISTICA DI ROMA CAPITALE, PER UNA WELFARE CITTADINO SOLIDALE

Roma Futura esprime grande soddisfazione per l’approvazione oggi in Aula della mozione con cui è stato richiesto l’adeguamento multilinguistico della modulistica pubblica e dei servizi informativi di Roma Capitale.

Questo atto darà la possibilità di utilizzare lingue come l'arabo, l'inglese, lo spagnolo e il francese come lingue ponte che aiutino le persone arrivate a Roma da vaste aree geografiche come il Nord Africa, il Medio Oriente, il Sud America e l’Africa Subsahariana, risultando così cruciali per i servizi socio-sanitari e amministrativi; a produrre gli atti utili e necessari affinché ogni comunicazione al pubblico venga programmata, fornita e distribuita in forma multilingue; ad adottare tali procedure in tutti i servizi al Cittadino e ad aprire interlocuzioni con le altre Istituzioni Pubbliche, Amministrative e Sanitarie (ASL) affinché accolgano nelle proprie procedure un approccio analogo.

L’adozione del multilinguismo nella modulistica e nei materiali informativi è fondamentale alla luce del fatto che nel territorio di Roma risiedono dai 350.000 ai 390.000 cittadini stranieri, che rappresentano circa il 13-14% della popolazione totale. Una platea ancora più ampia, se si includono coloro che sono in attesa di regolarizzazione, senza contare che con questa iniziativa si dà concretezza alla promozione di una città a misura di persona attraverso la lotta alle disuguaglianze con un welfare fondato sull'ascolto dei bisogni come contenuto nelle Linee programmatiche del sindaco Gualtieri.

📌 Lunedì 22 giugno 🕒 Ore 15:00 - Sala della Protomoteca, Palazzo SenatorioIl Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha ...
17/06/2026

📌 Lunedì 22 giugno 🕒 Ore 15:00 - Sala della Protomoteca, Palazzo Senatorio

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato per Roma Capitale una leva straordinaria di trasformazione, attivando investimenti rilevanti nella mobilità, nel trasporto pubblico locale, nella rigenerazione delle periferie e nelle politiche sociali.

Un ciclo di risorse senza precedenti che ha inciso in modo significativo sul tessuto urbano ed economico della città, nonché sull’intera struttura capitolina che ha risposto in modo altamente professionale all’enorme sfida che ha rappresentato il PNRR per Roma Capitale.

Un lavoro straordinario svolto dai dipendenti tutti e a tutti i livelli di responsabilità sia nei Dipartimenti che nei Municipi.

Oggi, dunque, con l’avvicinarsi della fase conclusiva del Piano – pur nella consapevolezza che alcuni interventi proseguiranno nei mesi successivi – si apre una nuova stagione, ancora tutta da interpretare.

È il tempo di interrogarsi su quale ‘normalità’ attenda Roma: una condizione che non potrà semplicemente coincidere con il ritorno al passato, ma che richiederà nuove chiavi di lettura e nuove politiche.

Le attività di monitoraggio svolte da Roma Capitale, anche attraverso la Commissione Speciale PNRR, hanno evidenziato non solo lo stato di avanzamento degli interventi, ma anche alcune questioni di fondo, a partire dall’impatto che tali investimenti potranno avere sulla gestione ordinaria e sulla sostenibilità della spesa corrente.

Con l’evento IL FUTURO NON È ORDINARIO. ROMA DOPO IL PNRR – promosso dal Sindaco e dalla Commissione Speciale PNRR – ci si propone di avviare un momento di confronto aperto tra istituzioni nazionali ed europee, rappresentanze economiche e sociali e grandi operatori economici, con l’obiettivo di sviluppare una riflessione condivisa sul futuro della città: quali traiettorie di sviluppo potranno consolidare i risultati raggiunti? Quali strumenti saranno necessari per accompagnare Roma oltre la fase straordinaria del PNRR?

Interrogativi sui cui dibatteranno tra gli altri – oltre al sindaco Roberto Gualtieri, alla presidente Svetlana Celli e agli assessori capitolini Silvia Scozzese (Bilancio) e Pino Battaglia (PNRR) – Mary Donnay, direttrice SG Reform Commissione Europea-Capo negoziatrice per l’Italia (PNRR)-Task Force Riforme e Investimenti, Daria Perrotta, Ragioniere Generale dello Stato, Antonio Palmisano, responsabile della Cabina di Regia Nazionale, Pierciro Galeone, direttore Fondazione IFEL

Indirizzo

Via Della Greca, 5
Rome
00186

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