07/08/2026
Ci sono luoghi che, prima ancora di essere edifici, diventano intrecci di relazioni e altri mondi possibili. Spin Time è uno di questi.
Le giornate trascorse in via Santa Croce in Gerusalemme resteranno nella memoria collettiva di Roma. Non soltanto per la preoccupazione e l’incertezza, ma per la straordinaria capacità di tante persone di riconoscersi parte della stessa comunità. Abitanti, associazioni, realtà sociali, volontari, cittadine e cittadini hanno dimostrato che una città continua a vivere quando sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
In questi giorni Roma capitale ha compiuto ogni sforzo possibile per costruire una soluzione. Ha cercato fino all’ultimo un punto di incontro con la proprietà, mettendo sul tavolo una proposta seria, fondata sul diritto e sull’interesse pubblico, che avrebbe consentito il rientro delle famiglie e l’avvio del percorso di acquisizione dell’immobile da parte di Roma Capitale.
Lo hanno fatto con serietà, senza strumentalità, e per questo ringraziamo sindaco e amministrazione capitolina che ha fatto sul diritto all’abitare più di qualsiasi altra esperienza di governo in questa città.
Il rifiuto della proprietà di aderire alla proposta del sindaco è una notizia che lascia amarezza. Non soltanto perché impedisce una soluzione possibile, ma perché racconta una difficoltà sempre più diffusa nelle nostre città: quella di far prevalere l’interesse collettivo quando le grandi proprietà vengono considerate esclusivamente come asset finanziari. È una contraddizione che riguarda tutte le città europee, dove il mercato immobiliare rischia di svuotare lentamente i luoghi della loro funzione sociale.
Proprio per questo è importante riconoscere ciò che, invece, è stato costruito grazie alla mobilitazione e all’interlocuzione con Roma Capitale.
Per circa centocinquanta nuclei familiari si apre finalmente un percorso concreto verso una casa popolare. Non è un punto di arrivo, ma rappresenta un passo importante per tante persone che da 13 anni si battono e che oggi vedono riconosciuto un diritto fondamentale.
Allo stesso modo è importante l’impegno assunto dal Campidoglio affinché l’esperienza sociale e culturale di Spin Time possa continuare. Perché Spin Time non coincide con un immobile. È una rete di relazioni, di cultura, di mutualismo, di accoglienza, di partecipazione. È uno di quei luoghi nei quali una città impara ogni giorno che la convivenza e la coesione nascono dalla cura reciproca.
Ora occorre accompagnare con determinazione questo impegno, individuando uno spazio nel quale questa esperienza possa continuare a crescere e a mettersi al servizio della città, senza disperdere il patrimonio relazionale costruito in tredici anni.
Ma sarebbe un errore considerare conclusa questa vicenda.
Via Santa Croce in Gerusalemme continua a interrogare tutti noi. Ci ricorda che il diritto alla casa, la funzione sociale della proprietà, la ripubblicizzazione del patrimonio dismesso, il valore dei beni comuni non possono dipendere esclusivamente dalle logiche della rendita. Sono temi che riguardano la qualità della nostra democrazia e l’idea stessa di città che vogliamo costruire.
Per questo c’è ancora bisogno di una mobilitazione ampia, intelligente e plurale su Spin Time, per Spin Time, con Spin Time e per una chiara idea di città. Una mobilitazione capace di unire, senza trasformare nessuno in un nemico; capace di tenere aperto il dialogo, senza rinunciare alle proprie ragioni; capace di continuare a illuminare quel luogo, perché nessuno possa pensare che questa storia sia stata dimenticata.
Sinistra Civica Ecologista continuerà a fare la propria parte, nelle istituzioni e accanto alla comunità di Spin Time. Saremo presenti all’assemblea pubblica di oggi ore 17:00 in via Santa Croce in Gerusalemme, convinti che le città cambino davvero quando le istituzioni e le comunità imparano a camminare insieme.