31/07/2026
I gravissimi fatti avvenuti a Ceuta rappresentano l’ennesimo segnale di una crisi migratoria che richiama inevitabilmente quanto accadde nel maggio del 2021.
In appena tre giorni, circa 8.000 persone entrarono nell’enclave sp****la. La Spagna attribuì quell’ondata migratoria al deterioramento dei rapporti diplomatici con il Marocco, accusato di aver allentato i controlli alle frontiere.
Oggi, mentre Ceuta affronta una nuova gravissima emergenza migratoria, c’è un dato che merita particolare attenzione.
Nel 2026 il Re Mohammed VI ha concesso la Grazia Reale a 1.533 condannati, di cui 1.414 detenuti. Parallelamente, con l’entrata in vigore della riforma sulle pene alternative, il ministro della Giustizia Abdellatif Ouahbi ha reso noto che circa 88.000 persone sono state interessate dal nuovo sistema e che 8.947 detenuti sono stati immediatamente rimessi in libertà nelle prime settimane di applicazione della riforma.
Non esistono elementi per affermare un collegamento diretto tra tali provvedimenti e quanto sta accadendo a Ceuta. Tuttavia, si tratta di dati che impongono una riflessione seria sulla sicurezza, sul controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea e sulla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo occidentale.
L’Europa non può permettersi di intervenire solo quando l’emergenza è già esplosa. Difendere efficacemente le frontiere esterne significa tutelare la legalità, garantire la sicurezza dei cittadini e preservare la credibilità delle istituzioni europee.