19/04/2021
LA SCUOLA SI-CURA!
Neanche il Covid e la regola del distanziamento ferma le “classi-pollaio”. A settembre, quando ricomincerà il nuovo anno scolastico, ci saranno ancora aule in cui si troveranno stipati 27-30 alunni: assembramenti che non consentiranno una didattica veramente inclusiva ed efficace; e che, in caso di ripresa dei contagi, apriranno di nuovo la strada alla Dad, ormai unanimemente ritenuta non solo poco utile, ma anche dannosa.
Per questo motivo oggi pomeriggio le associazioni e i gruppi promotori della campagna “Scuola zona rossa” (fra cui Comunità educante 100celle, CAOS - Coordinamento Aec Operatori sociali autorganizzati, Collettivo Ninanda, Cattive Ragazze, Noi Restiamo, OSA - Opposizione studentesca d’alternativa, Collettivo studentesco Kant, Coordinamento regionale sanità) si sono ritrovate davanti all’Ufficio scolastico regionale - Ambito territoriale di Roma (via Frangipane 41) in un presidio per consegnare all’Usr una lettera con una serie di rivendicazioni, a cominciare proprio dalla chiusura della classi-pollaio.
Proprio in questi giorni, infatti, l’amministrazione scolastica la determinando l’organico «di diritto», cioè il numero di docenti in servizio presso ciascuna scuola, che di conseguenza stabilirà il numero degli alunni per classe. E dati primi dai arrivati alle segreterie scolastiche, si prevedono ancora classi di 27-30 alunni.
«L’Usr, attraverso l’ambito territoriale, svolge un’importante funzione, apparentemente solo burocratica, di redistribuzione delle risorse alle scuole in termini soprattutto di organico. È infatti all’Usr che le dirigenze scolastiche inviano tramite apposite tabelle la richiesta della formazione delle classi. Ed è dall’Usr che arrivano indicazioni puntuali, tramite circolari, di come affrontare situazioni di carenza di insegnanti e di risorse», si legge nella lettera consegnata alla Ufficio guidato da Rocco Pinneri.
«L’Usr, che ha anche la funzione di monitorare cosa succede nelle scuole della regione, dovrebbe elevare, almeno quest’anno, un grido di dolore, per quello che è successo e sta succedendo nelle scuole – tale da sentirsi da ogni scuola al ministero».
Conclude la lettera: «Non possiamo accettare che ogni organo sia un mero esecutore e vogliamo oggi, attraverso questa lettera, risposte su tante e tante decisioni che sono partite anche da questi uffici e dalle loro dirigenze. Ma non solo, la lettera è indirizzata alle lavoratrici e lavoratori tutti, affinché, anche loro, si rendano parte attiva in questo processo di ricostruzione della scuola pubblica, non limitandosi ad eseguire i compiti loro assegnati, ma a porre riflessioni sullo scempio patito dalla scuola pubblica negli ultimi trent’anni».
Oltre alla diminuzione degli alunni e alunne per classe e all’aumento dell’organico, nella lettera della campagna “Scuola zona rossa” si chiede il «corretto utilizzo degli insegnanti di sostegno e di potenziamento, del personale Covid e del personale educativo»; «maggiore attenzione e rispetto del principio di inclusione» degli alunni con disabilità; un argine alle «derive autoritarie» di alcuni dirigenti scolastici e «all’indebolimento degli organi collegiali».
Scuola Zona Rossa