25/05/2026
Quella appena trascorsa è stata, senza dubbio, una delle notti più buie per Kyiv.
Sulla capitale ucraina si sono riversati circa 600 tra droni e missili, in appena 100 secondi. Un’apocalisse bellica figlia dell’isteria e del nervosismo che, da molto tempo, attraversa le stanze del Cremlino. Si è trattato infatti, con ogni evidenza, di una rappresaglia punitiva contro le ultime stangate subite dall’esercito ucraino che, nonostante tutto, resta in piedi e non arretra.
Sotto il mirino della furia di Vladimir Putin sono finiti, nell’ordine: un centro commerciale, un mercato, alcuni musei, due scuole, una decina di condomini multipiano, una stazione delle fogne, box auto, qualche magazzino, teatri, ministeri, uffici, bar e ristoranti. Non una singola base militare, una raffineria, una fabbrica, un deposito o un obiettivo che possa essere definito “strategico”.
Il bersaglio scelto, in modo deliberato, sono stati edifici civili, con un bilancio di 4 morti e oltre 100 feriti non gravi che, se vogliamo, rappresenta un numero irrisorio rispetto la pioggia di droni.
Eppure, nonostante la città sia stata invasa dallo zolfo dei missili e dalle polveri dei detriti, questa mattina gli ucraini si sono alzati e hanno continuato a vivere . Perché gli eroi veri non sono soltanto i partigiani del fronte, ma anche coloro che cercano, ogni giorno, di preservare la normalità.
Per la Russia, oltre all’ennesima macchia su un curriculum criminale e, questa rappresenta un’ulteriore sconfitta: un impiego massiccio di mezzi bellici (pari a due bilanci regionali) per colpire un centro commerciale e un parcheggio.
Così la “super potenza” dimostra, ancora una volta, come gli ucraini siano impiegabili.