ROMA Boicotta Israele

ROMA Boicotta Israele "Un vincitore è un sognatore che non ha smesso mai di sognare". Nelson Mandela
Vittorio Arrigoni

03/09/2026

La Palestina è sparita dai libri di scuola
L'Espresso

La Palestina è sparita dai libri di scuola
Per un accordo con l’Unione europea, parole e simboli dell’identità del Paese scompaiono dai testi. Con il beneplacito dell’Anp che solo così ottiene i fondi necessari a pagare i professori

«Se dovessi morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia. / Se dovessi morire, fa’ che io sia un racconto». Dentro i versi di questa celebre poesia palestinese si avverte l’eco di un grido. Rafaat Al Areer, poeta e professore universitario di Gaza, non temeva la morte. Temeva, una volta ucciso, di mutare in un numero senza volto e senza nome, di essere narrato nel modo sbagliato o peggio, di non essere del tutto raccontato. Lo insegnava ai suoi studenti: «Prima di essere stata colonizzata fisicamente, la Palestina è stata colonizzata nei libri di storia».



Nel dicembre del 2023 è stato ucciso e le sue poesie sono un testamento che ci ricorda che le parole sono più che semplice inchiostro sulla carta. Sono armi, mani che modellano costantemente la nostra conoscenza del mondo e la nostra più intima, profonda coscienza. Talvolta sono anche scudi. Vengono utilizzate in modo astuto da chi, per coprire i suoi crimini, le utilizza per vestire i panni da vittima. Così, mentre un’annessione de facto della Cisgiordania sembra ormai vicina, mentre la violenza dei coloni aumenta ogni giorno di più e mentre Gaza vive una gravissima catastrofe umanitaria, la priorità dell’Unione europea è modificare i testi scolastici palestinesi.



Secondo documenti trapelati e ottenuti dal giornale palestinese Quds Network, i testi delle scuole palestinesi subiranno ampie modifiche secondo le volontà dell’Unione Europea, principale finanziatore dell’Autorità nazionale Palestinese (Anp). Una lettera datata 19 gennaio 2026, inviata dal ministro dell’Istruzione palestinese Amjad Barham al Ministro delle Finanzee Istifan Salameh, descrive le cancellazioni e le modifiche richieste dalle autorità europee. Si tratta di revisioni che riguardano testi dalla prima alla decima classe, di materie come arabo, storia, geografia, matematica, educazione civica. Sarebbero circa 300 le richieste di modifiche, molte di natura esplicitamente politica, che mirano a cancellare sistematicamente i riferimenti alla memoria nazionale e ad attaccare l’identità nazionale palestinese. Verranno eliminati i termini “Nakba”, e “rifugiato”, due parole che sono scatole contenenti le radici della causa palestinese.



Rimuoverle significa cancellare la memoria dell’occupazione e fare in modo che le nuove generazioni non comprendano di essere al centro di un progetto di colonizzazione. Difatti, il termine “sionismo” non ci sarà più. Cancellato da tutti i libri. Tra gli interventi più simbolici, la richiesta di rimuovere l’inno nazionale palestinese dai testi della prima elementare, insieme a immagini della bandiera e all’emblema dell’aquila. Cancellate anche poesie come "Ala Dal'ouna" dedicate alla patria e alla sua difesa, così come lezioni su Giaffa descritta come città palestinese. La frase «Gerusalemme è la capitale della Palestina» verrà modificata in una formulazione che enfatizza il carattere religioso della città per le tre religioni monoteiste. Anche riferimenti ai prigionieri nelle carceri israeliane e agli scioperi della fame verranno rimossi o sostituiti con contenuti incentrati su concetti astratti di pace e convivenza.



Secondo i documenti ottenuti da Quds Network, alcuni libri di testo subiranno revisioni superiori al 30% del loro contenuto originario. Una pressione che, per molti osservatori palestinesi, si traduce in una vera e propria cancel culture. Secondo l’Ue, questa operazione è semplicemente un tentativo di adeguare agli standard dell’Unesco su «pace, tolleranza e non discriminazione» i testi palestinesi che, secondo l’Ue, non li rispetterebbero e rischiano di fomentare odio, antisemitismo e violenza verso lo Stato d’Israele.



L’Unione Europea premeva già da molti anni affinchè avvenissero queste modifiche. Alcune erano state già apportate negli anni e nel 2024, a causa delle pressioni europee, l’Anp aveva firmato una “Lettera di Intenti” per adeguare i testi alle richieste di Bruxelles. La leva politica utilizzata per fare pressioni all’Anp sono i fondi europei dai quali l'associazione dipende fortemente. Nel 2021, l’Unione Europea aveva congelato oltre 220 milioni di euro di assistenza all’Anp: il blocco era durato 13 mesi, dopodiché una parte degli aiuti aveva cessato di essere erogata in attesa di riforme ai testi. Il 7 maggio 2025, il Parlamento Europeo ha votato nuovamente una risoluzione formale, dove chiedeva che i finanziamenti all’Anp fossero congelati fin quando i testi scolastici non fossero in linea con gli standard dell’Unesco. Nelle scuole palestinesi questa mancanza di fondi si avverte.



A causa della crisi finanziaria che attraversa la Palestina e a causa degli oltre 4 miliardi di euro delle tasse tenute in ostaggio da Israele, i salari dei professori sono tagliati di almeno un terzo da anni e in segno di protesta gli scioperi sono continui. Da mesi gli studenti vanno a scuola solo tre giorni a settimana, per mancanza di professori. L’intero sistema scolastico sta giungendo al collasso. Forse anche per questo, una quindicina tra professori e dirigenti di scuole in Cisgiordania, in particolare nella città di Al Khalil-Hebron, hanno rifiutato di concederci un’intervista:. «Ogni critica, ogni informazione rischierebbe di mettermi contro l’Anp, rischierei di perdere il lavoro, anzi, di essere imprigionato in detenzione amministrativa», dice un professore che chiede di restare anonimo. Questi professori saranno obbligati ad insegnare cose sbagliate ai loro studenti, a utilizzare termini astratti, che sradicano la causa palestinese della sua essenza. Toccherà agli studenti capire nei silenzi tra le parole le origini della loro storia. A metà gennaio di quest’anno, gli studenti palestinesi dei campi profughi in Libano hanno fatto esplodere una protesta quando si sono resi conto che il libro di geografia Unrwa era stato modificato cancellando la parola “Palestina”, e sostituendola con i termini “Gaza” e “Cisgiordania”.



In numerose scuole del Paese gli studenti hanno dato fuoco ai testi, rifiutandosi di accettare la modifica, che finirebbe per normalizzare l’occupazione israeliana e cancellare l’idea di uno Stato palestinese e il diritto al ritorno dei profughi.

articolo del 25 marzo 2026, foto e articolo:
https://lespresso.it/c/mondo/2026/3/24/palestina-programmi-scuola-accordo-unione-europea/60711

03/09/2026
03/09/2026

"What is behind the violence and terror carried out by settlers? Behind this terror stands an army, a police force, a justice system, and an entire state. What does that mean? Is this terror, or is it actually a state's war crimes? I want to ask this of ourselves, and not let us pin it on a handful of people.

I'm asking us to recognize that the State of Israel doesn't just look away or allow this. It actively carries out this violence. And IDF soldiers, who are truly our children, mine specifically and many of ours, become, whether against their will or often willingly, along with commanders in the field, partners in these crimes.

It's harder to look at terror this way. It isn't a handful of masked men on pickup trucks whom a commander can simply neutralize with a decision. The commander in the field is part of this thing.

Is this the state we dreamed of? Because we once said, "if you will it, it is no legend," and we built a sovereign state. I still believe that if we will it, it is no legend. I think we're still capable of being a humane, democratic state that doesn't rule over another people, and without the war crimes that necessarily follow from this situation.

So I'm truly calling on everyone here: as citizens of a state that behaves this way, we must act to stop it. It isn't enough to condemn "terror"; that's good, we're already doing that, but please ask yourselves how you're taking part in stopping it. Every pair of helping hands, every voice reporting what's happening on the ground, every public demand to stop it, can help.

So we need to look bravely at reality, act through peace and nonviolence, through respect for others and recognition of them, and change this reality.

May peace yet come upon us. Amen.

Rabbi Ruti Bidatz, part chair and board member, RHR, speaking at the "We Will Not Turn a Blind Eye to Settler Terror" protest organized by English page נשים עושות שלום نساء يعملن السلام Women Wage Peace and Rabbis for Human Rights

הטרור היהודי בגדה הוא חלק ממנגנון מדינתי שמאפשר ומגבה אותו. '
הצבא, המשטרה ומערכת המשפט עדים לאלימות, מגנים על מבצעיה ונמנעים מאכיפה אפקטיבית — ובכך הופכים לשותפים לפשע. קשה לומר זאת, אבל זו המציאות.

האחריות שלנו כבני אדם וכיהודים היא להמשיך להיאבק, לחשוף את האחראים לטרור ואת העוול המתמשך, ולעמוד לצד החלש. היהדות שלנו מחייבת אותנו לבחור בחיים, בצדק ובשלום — ולפעול בהתאם. כך היה וכך יהיה. נמשיך ונעמוד לצד הפלסטינים, לפעול למען זכויות אדם, בתוך שטח ישראל ובגדה המערבית.'

03/09/2026

In memoria di Alex, condividiamo il QR code e il link al salvadanaio Satispay di BDS Italia, insieme all’IBAN del movimento, per chi desidera contribuire alla causa in cui ha creduto e per cui si è impegnato con tanta determinazione.

Grazie alle donazioni raccolte continueremo a sostenere e realizzare le iniziative, le mobilitazioni e gli eventi di BDS Italia, portando avanti un impegno che è stato anche il suo.

Un modo concreto per ricordare Alex e continuare, insieme, la lotta per la libertà e la giustizia in Palestina. 🇵🇸

𝗜𝗻 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗔𝗹𝗲𝘅

03/09/2026

PLUS JAMAIS ÇÀ !

MANIFESTATION CE SAMEDI 05 SEPTEMBRE À PARIS - DÉPART 14H30 - PLACE DU CHÂTELET

Nous vous appelons à manifester avec nous ce samedi 5 septembre, car la mobilisation ne doit pas faiblir, alors que la répression et la dépossession des Palestiniens ne fait que s’accroitre.

A Gaza, les bombardements israéliens se répètent au quotidien, n’épargnant pas les enfants, les bébés. Les génocidaires, ne se contentent pas de bloquer l’aide humanitaire, ils détruisent des fournitures médicales comme des aliments dans les hôpitaux et les entrepôt. La faim, la soif, le manque d’hygiène, et la multiplication des épidémies sont alarmants

En Cisjordanie et à Jérusalem-Est, c’est la curée : une colonisation galopante en toute impunité avec l’aide de l’armée qui s’accompagne de victimes tuées ou blessées quand elles résistent à ceux qui veulent les voler ou les chasser. Les colons, enlèvent maintenant les militants internationaux qui viennent aider les villageois palestiniens et les journalistes qui veulent faire leur métier en documentant les atrocités commises et l’installation de nouvelles colonies ou d’ « avant-postes coloniaux » comme ils disent.

Al-Aqsa : des milliers de colons israéliens, Ben Gvir en tête, prônent désormais ouvertement la destruction de la mosquée Al-Aqsa, qu’ils envahissent tous les jours. L’armée israélienne a même cassé une centaine de chaises cette semaine, à l’intérieur du lieu saint musulman.

Dans les prisons de l’occupant, 10.000 otages subissent les coups, la torture, l’humiliation et la faim. La situation du Dr. Abu Safiya ne cesse d’empirer. Battu sur tout le corps, y compris les parties les plus sensibles, il est est doublement châtié après chaque visite de son avocat. Et dans la même situation que lui, 26 autres médecins palestiniens, des soignants, des journalistes.Fait positif : un nombre croissant de médecins français donnent l’alarme, et appellent à visage découvert à la libération de tous les soignants.
Au Liban, ce sont des dizaines de maisons qui sont bombardées chaque jour, et le paysage défiguré.

LIBAN : Une partie d’une montagne à Al-Qantara, au sud du Liban, se serait effondrée en raison des bombardements israéliens en cours. Près de 9.000 Libanais ont été tués et plus de 30.500 blessés par Israël en moins de 3 ans.

EDUCATION

L’ancien Premier ministre britannique Tony Blair a été envoyé par le « Conseil de la Paix » de Donald Trump pour demander à l’Autorité palestinienne de remplacer toute mention du mot « Palestine » dans les manuels scolaires par la désignation « Judée et Samarie » !

Et Israël contraint près de 45 000 élèves palestiniens de Jérusalem-Est occupée à suivre son programme scolaire, afin d’imposer son narratif et son récit mensonger sur la création d’Israël par le biais du système éducatif.

APPELS A DONS POUR LA RENTRÉE SCOLAIRE A GAZA

A propos d’éducation, c’est bientôt la rentrée scolaire à Gaza. Nous faisons appel à votre solidarité.Par chèque à l’adresse de notre association : CAPJPO-EuroPalestine : 16 bis rue d’Odessa. Boite 37- 75014 Paris. ou en ligne :
https://chuffed.org/project/183629-collecte-pour-gaza Sachez que vos dons seront bien utilisés !

ON NE LÂCHE RIEN !

CAPJPO-Europalestine

https://europalestine.com/2026/09/03/manifestation-ce-samedi-5-septembre-a-paris/

03/09/2026
03/09/2026



𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀' 𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗘𝗠𝗜𝗧𝗜𝗦𝗠𝗢
𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗦𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀' 𝗨𝗡 𝗥𝗘𝗔𝗧𝗢

Vogliono chiamare antisemitismo la critica a Israele.
Vogliono mettere sotto accusa chi denuncia l'occupazione, chi parla di apartheid, chi denuncia i crimini commessi a Gaza, chi difende il diritto del popolo palestinese alla libertà, chi critica il sionismo.

NON CI STIAMO!

L'antisemitismo è odio contro gli ebrei in quanto ebrei.

CRITICARE ISRAELE NON È ODIARE GLI EBREI.
ESSERE ANTISIONISTI NON È ESSERE ANTISEMITI.

IL DISSENSO NON È UN REATO!

Non permetteremo che la lotta contro il vero antisemitismo venga strumentalizzata per mettere a tacere chi esprime posizioni critiche o dissenzienti.

Perché oggi il bersaglio è chi parla della Palestina,
domani potrebbe essere chiunque.

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ROMA
9 SETTEMBRE ORE 13.00
PIAZZA CAPRANICA – MONTECITORIO

Saremo in piazza,
insieme a oltre cento associazioni e organizzazioni della società civile,

PER DIRE NO AL DDL 1004.
NO AL BAVAGLIO.
NO ALLA CENSURA.
NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO.

Nei mesi scorsi, come Freedom Flotilla Italia abbiamo predisposto una mozione contro il DDL 1004, già presentata in diversi Comuni.

PORTALA ANCHE NELLA TUA CITTÀ,
PRESENTALA AL TUO CONSIGLIO COMUNALE.

La trovi qui ↘️

https://freedomflotilla.info/contro-il-ddl-anti-dissenso/

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NON CI FARETE TACERE.








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30/08/2026

Sara Cecchetti, I coloni occupano un’altra casa a Qusra. Il proprietario: «Picchiato anche dai soldati», Il Manifesto, 30 agosto 2026

PALESTINA Al ventesimo giorno di assedio del villaggio palestinese, un gruppo di settler sferra un altro attacco e i soldati stanno a guardare. Parla Luay Bayrudi: «Non è la prima volta». E Netanyahu si "indigna"

Venti giorni dopo i primi attacchi, Qusra, villaggio palestinese a sud di Nablus in Cisgiordania, non trova ancora pace. Ieri una casa in costruzione è stata presa d’assalto da un gruppo di coloni israeliani. Non era la prima volta: porte e finestre dell’abitazione erano già state smantellate.
Luay Bayrudi, il proprietario, si trovava lì proprio per le riparazioni. «Abito ancora con mio padre, questa sarebbe dovuta essere la mia nuova casa, ma i coloni già da mesi ci tormentavano», racconta l’uomo al manifesto. Dopo circa otto mesi di pressioni e di impossibilità di accedere stabilmente all’edificio, è arrivato l’attacco diretto.
ALL’INTERNO, insieme a lui, c’erano altre sei persone, tra operai impegnati nei lavori e familiari. Bayrudi voleva installare nuove porte e finestre, nel tentativo di proteggere almeno in parte l’edificio ancora incompleto. «Prima abbiamo visto avvicinarsi un gruppo di cinque coloni, probabilmente per effettuare un controllo, poi sono tornati in circa quaranta. Hanno circondato la casa e cominciato a lanciare pietre. Sono rimasto ferito quando una mi ha colpito», ci dice Bayrudi.
I coloni hanno poi fatto ingresso nell’edificio, lasciando i presenti intrappolati. Sebbene l’uomo avesse chiamato l’esercito israeliano in cerca d’aiuto, all’arrivo dei soldati la situazione è precipitata. «Hanno utilizzato gas lacrimogeni per costringerci a uscire di casa. Una volta fuori ci hanno aggrediti e bendati. Solo dopo circa due ore siamo stati spostati e rilasciati all’ingresso di un altro villaggio», spiega ancora sconvolto.
Nonostante l’esercito neghi l’accaduto, sostenendo di essere intervenuto in difesa dei palestinesi sequestrati, Saddam Oday – medico intervistato da Reuters – ha riferito di aver soccorso due persone ferite dalle pietre e quattro che hanno subito gli effetti dei gas lacrimogeni. Niente di inaspettato, basta ricordare i video che durante le prime occupazioni di agosto mostravano i soldati pregare assieme ai coloni.
LA SITUAZIONE non sembra essere cambiata: «Ho riconosciuto lo stesso gruppo di coloni coinvolti negli altri assedi», racconta Bayrudi. Del resto la popolazione non aveva mai smesso di denunciare attacchi durante le settimane precedenti e l’episodio di ieri conferma che la tensione non è rientrata.
L’assalto è avvenuto a poche centinaia di metri dalle tre case della periferia di Qusra assediate all’inizio del mese, un episodio che aveva suscitato condanne internazionali e un massiccio dispiegamento militare, senza però interrompere le incursioni quasi quotidiane nella zona. «Spero di poter vivere nella mia casa. Voglio che le persone conoscano la nostra storia e che ci sia un intervento internazionale».
Questo il desiderio di Bayrudi che, come gli altri palestinesi a Qusra, dopo le prime giornate di clamore internazionale, si è visto completamente abbandonato. Così, mentre Israele continua a ritenere legittima l’occupazione, Netanyahu narra un’aggressione ormai sistemica come azione singola di «rivoltosi».
https://ilmanifesto.it/i-coloni-occupano-unaltra-casa-a-qusra-il-proprietario-picchiato-anche-dai-soldati

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